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COLLEZIONE
DI
OPERE INEDITE 0 RARE
NEI PRIMI TRE SECOLI DELLA LINGUA
PUBBLICATI PER CURA
DELLA Fi. COMMISSIONE PE' TESTI DI LINGUA
NELLE PROVINCIE DELL'eMILIA
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IL TESORO
DI
BRUNETTO LATINI
VOLGARIZZATO
DA
BONO GIAMBONI
RAFFRONTATO COL TESTO AUTENTICO FRANCESE
EDITO DA
|
p. EMENDATO |
CHABAILLE CON MSS. ED ILLUSTRATO DA LUIGI GAITER |
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VOL. IV. r/ |
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BOLOGNA Fresso Gaetano Roinagnoli 1883 |
Bolog-na — Regia Tipografia
IL TESORO
BRUNETTO LATINI
PARTE TERZA
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in 2010 with funding from
University of Toronto
http://www.archive.org/details/iltesoro04lati
LIBRO OTTAVO
Capitolo I.
Tratta della retorica, che e' insegna a ben parlare '.
Poi che '1 maestro Brunetto ^ ebbe compiuta la seconda parte del suo libro, nella quale divisò assai bene, quale dee essere 1' uomo morale, e com'ello dee vivere onestamente ^ e governare sé,
1) La stampa: Tratta della retorica, che c'insegna a ben parlare, e di governare città e popoli. Ommesso 1' ul- timo inciso, perchè non è del titolo del capitolo , ma del titolo della Parte III (Libro III nella divisione francese ) del Tesoro : Ci commence li tiers livres del Trésor, qui pa- role des enseignemens de bone parleure, et des governemenz des villes, et des cités. Il titolo del capitolo nel Tè: Ci co- mence rectoriqne, ce est li livres de bone parleìire, qui ensei- gne et monstre à bien parler.
2) Ut: Brunez Latins, il ms. Vis. Latino da Firenze.
3) Trasportato e, dopo onestamente , col ms. Vis. e col t: vivre honeslement, et governer sai, et sa maisnie.
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(j la sua famiglia, e le sue coso, secondo la scienza (Iflir etica, e tlella economica, della quale egli le' menzione colà, ov'egli divisò li membri della filosofia , e cir egli ebbe detto quali cose dis- fanno la legge, e guastano la città; a lui parve quasi un'opera guasta ' , se egli npn avesse de- terminato della terza parte, cioè della scienza po- litica, la quale insegna come l'uomo dee governare la città. Che città non è altro a dire, che una gente ordinata " per vivere ad una legge, e ad uno governamento.
Tullio disse, che la più nobile parte di tutte le scienze ^ di governare la città, si è la retorica, cioè la scienza del parlare. Però che se '1 parlare ordinato non fosse, la città non potrebbe avere alcuno stabilimento di * giustizia , né di umana compagnia. E conciossia cosa che il parlare sia dato a tutti gli uomini, Catone disse, che sapienza è donata a pochi. Però dico, che' parlari sono di quattro ragioni. La prima si è guernita di ^ gran senno o di buona parlatura, e questa è lo fiore
1) Il t: oevre coupée. i) Il t: assemblèe.
3) Il t: la plus haute science de citò governer.
4) Mutato da, ìq di col ms. Vis. e col t : de justise.
5) Mutato gwevnito, e poi queste, in guernita, e questa, colla grammatica e col ms. Vis. Ha riscontro cou l' altra è vuota ecc.
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del mondo. L'altra e vuota di senno e di buona parlatura, e questa è tragrande ig-noranza. L'altra è vuota di senno , olii sono troppo bene parlanti; e questo è grande pericolo. L'altra si è piena di senno , ma elli ' si tacciono per povertà di loro parlare; e ciò richiede aiuto. E per queste diversità, furono li savi in contenzione di questa scienza, se la è di natura, o di arte.
Ed alla verità dire, innanzi die la torre di Babel fosse fatta , tutti gli uomini aveano natu- ralmente una lingua, cioè la ebrea. Ma poi clie la diversità delle lingue venne sopra gli uomini; sopra tutte le altre ne sagrarono tre, cioè ebrea, greca, e latina.
E noi vediamo che per natura quelli che abitano in oriente, parlano nella gola sì come par- lano gli Ebrei. Gli altri, che sono nel mezzo della terra, parlano al palato, sì come sono li Greci. E quelli che nelle parti d' occidente, parlano a' denti sì come fanno gì' Italiani. E tutto che questa
1} Ag-giunto l'altra è vuota di senno; elli sono troppo bene parlanti; e questo è grande pericolo. L' altra è piena di senno, ma coi mss. M. 47 e 48 ed altri fiorentini, e col t: li autre sou toidic de sens, mais il sont trop lien par- lant, et ce est grandisme péril. Li autre sont plain de sens, mais. Nessuno si accorse, clie delle quattro ragioni, man- cava una!
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scienza non ' sin mA parlaro solamente , ma in ben pai-lare ; non per tanto ^ Platone disse, eh' ò per natura, e non per arte, però che V uomo trova molti l)oni parlatori naturalmente senza alcun in- segnamento. Aristotile dice, eh' ella è arte, ma ò ria ; però che per parlare è avvenuto alle genti più male che bene. Tullio dice, che ben si ac- corda, che sola la parola ò per natura. Ma al ben parlare conviene ^ tre cose; natura, uso, ed arte, perche uso ed arte sono pieni di molto grande insegnamento, e insegnamento ■* non ò altro che sapienza; e sapienza ò a ^ comprendere le cose secondo ch'elle sono. E però ò ella chiamata go- vernatrice delle cose, perchè la le prevede dinanzi, e menale a certo fine, ed a diritta misura. E là
1) Ag-giunto non , col senso, col ms. Vis. e col t : ne soit en parler seulement.
2) La stampa: nienlemeno ella è in ben parlare, e per- tanto. Corretto ma in ben parlare; non per tanto, col ms.
Vis. col Lau. 36, M 23, e col t: mais cu bien parler ; ne porquant Platons etc.
3) La stampa, ed il ms. Vis. ma dal ben parlare viene. Il Rice, vi ene, forse ci sono. Corretto ma al ben parlare conviene, col t: mais en la bone parleure convient III choses .
4) Aggiunto infiegnamenlc, col ms. Vis. e col t : einsei- (/ner.iens n' est eles.
5) Aggiunto e sapienza, cui ms. Vis. e col r: ti sa- piencc est. I mss. fiorentini concordano colle correzioni.
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ove sapienza e congiunta al parlare, chi ti dirà che ne possa nascere se non bene? Tullio dice, che al cominciamento gli uomini vivevano come bestie senza propria casa ', e senza ^ conoscenza di Dio, per li boschi e per li luoghi riposti ne' campi ^, sì che nullo guardava matrimonio, e non cono- sceva padre, né figliuolo. Allora fu un savio bene parlante \ che tanto consigliò gli altri, ^ e tanto mostrò la grandezza dell'uomo, e la dignità della ragione " e della discrezione, eh' egli li trasse di quello selvaggio nido \e ragunògli ad abitare in uno luogo, ed a mantenere ragione e giustizia. E così per lo bello parlare che in lui era col senno, fu questo uomo quasi un secondo * Iddìo, che ri-
1) Corretto cosa in casa, col ms. Vis. e Berg. e col t : sanz propres maisons.
2) Le stampe : senza cognoscimenlo , e senza conoscenza di Dio. Ommesso senza conoscimento , perchè manca al ms. Vis. ed al t, ed è ripetizione di ciò che vien dopo.
3) Corretto senza pastore che è pure nel ms. Vis. in ne' campi, col t : parmi les respostailles champestres.
4) Ag-ginnto bene col ms. Vis. e col t: «« sages hom bien parlans.
5) Aggiunto gli altri , col ms. Vis. e col t : conseilla les autres.
6) Corretto generazione, in ragione, col ms. Vis. M. 36, 23, Rie. e col T : raison.
7) Il t: les retraist de lor sauvagines. Corretto malvagio, delle stampe, in selvaggio. Il ms. Vis. concorda colla tanipa.
8) Aggiunto un, col ms. Vis. e col t : un sccons diex.
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lovi^ il monflo por l'ordine deirumana compnprnia. E <'iò ii'ì fa manifesto l'istoria d' Anifion, che fece la città di Tebe ', che faceva venire le pietre e' miii-atori pìr dolcezza del suo canto, cioò a dire, che por lo sue dolci parole e' trasse gli uomini da' selvaggi luoghi , ov' elli abitavano, e menolli ad abitazione comune di quella città*. E dall'altra parte s'accorda bene Tullio con quello che dice Aristotile del parlare, eh' esso è malvagia arte ; ma questo è parlare ^ senza sapienza , chò quando 1' uom'o ha buona lingua di fuore, e non ha punto di con- siglio dentro, la sua parola è fieramente .perico- losa alla città, ed agli amici suoi \
Dunque è provato , che la scienza della re- torica non ò in tutto acquistata per natura e per uso, ma per insegnamento e per arte. E per ciò dico, che ciascuno uomo dee istudiare, e mettere ^
1] Qui Bono corresse il t che dice: Meinc, come il ms. Vis. ed altri.
2| Aggiunto comune, col ms. Vis. e col t: commune hahilation de cele ette.
3) Aggiunto ch'esso è malvagia arie; ma questo è par- lare, col ms. Vis. e col t: que eie est maucaise art; mais ce est jjarleìire saìiz sapience.
4) Aggiunto suoi, che manca pure al ms. Vis. col t: à ses amis.
5) Aggiunto e mellere , che manca pure al ras. Vis. cui V : csluilier et mei re son enjiny.
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il suo intelletto ' e "1 suo ingegno a sapeila. Cliè Tullio disse, che l'uomo che in molte cose è minore, e più fievole " degli altri animali, gli avanza ^ di questa una cosa, che può parlare. Dunque si pare ^ manifestamente|, che quegli acquista nobile cosa , che di ciò avanza gli uomini, di che l'uomo sor- monta le bestie. Ne per niente non disse il pro- verbio, che nudritura passa natura ^, che, secondo quello che noi troviamo nella prima e nella se- conda parte di questo libro, l'anima d'ogni uomo è buona naturalmente; ma ella muta la sua na- tura per malvagità del corpo , nel quale ella sta rinchiusa, così come '1 vino si guasta per la ria botte. E quando il corpo è di buona natura, la
1) Intellello, manca al ms. Vis. ed al t.
2) La stampa ed il ms. Vis. V uomo che ha molle delle cose minori, è f ih fievole. Corretto /' ^^omo, che in molte cose è minore, e più Jìevole, col t: // hom, q ici en mult de cho- ses est maindres, et flus foihles.
3) Corretto fer la disusanza, in gli avanza coi mss. Amb. e Vis. e col t: les devance. Il Mussafia corregg-e cosi : Tullio disse che l' uomo che molto delle cose minori è più fievole degli altri animali, pur li distanza (codd. disuanza) di que- sta, una eosa, the pnò parlare manifestamente.
4) Aggiunto Dunque si pare, coi mss. Amb. e Vis. e col T : donc apert il manifestement.
5) Corretto pasce in passa, colla Crusca alla voce no- dritura, coi mss. Berg. e Vis. e col t : passe.
sua anima signoreggia, ed aiuta la sua bontà'. Ed allora gli vagliono 1' arte e 1' uso, però che arte insogna li comandamenti che a ciò si conviene, e lo uso lo la presto ed aperto * all'opera.
E però vole lo maestro ricordare al suo amico le regole ^ e T insegnamento dell' arte della re- torica, che molto aiuteranno alla sottilità eh' è in lui per la buona natura. Ma tuttavia vi dirà innanzi eh' è retorica, e sopra cui ella ò ; poi del suo ultìcio, e del suo fine *, e della sua natura ^ e, delle sue parti. Che chi bene sa ciò, egli in- tende meglio il compimento di questa arte.
1) Il t: il conorle $' ame.
2) Ut: apert et esraolu.
3) Corretto circostanze, che è pure nel ms. Vis. in re- gole, col T : règles.
4) Aggiunto e del suo fine , col ms. Vis. e col t : et de sa fin.
5) Corretto materia, che è pure nel ms. Vis. in natura, col T : nature.
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Capitolo li.
Della retorica, che cosa è , e di suo officio, e di suo fine \
Retorica è una scienza che insegna di dire bene pienamente e perfettamente " le cose comuni, e le private. E tutta sua intenzione è a dire pa- role,, e in tal maniera, c'ue lo uomo faccia credere lo suo detto a quelli che 1' odono. E sappiate, che retorica è sopra la scienza di governare la città, secondo che disse Aristotile qua addietro nel suo libro ^ , sì come 1' arte di fare freni e selle è sotto ^ r arte di cavalleria.
L' ufficio di questa arte , secondo che dice Tullio, è di parlare pensatamente , per fare cre- dere lo suo detto. E la sua fine è far credere quello chr dice, in tal maniera che sia onesta °.
1) Corretto sua arte in suo Jine, col t: sa fin.
2) Aggiunto e perfettamente col ms. Vis. e col t : et perfetement.
3) Il T ha di più: qui est translaté en arriéres en ro- mans. II ms. Vis. disse Tullio.
4) Corretto per in è sotto, il ms. Vis. e, col t : est souz.
5) In tal maniera che sia onesta, manca al ms. Vis. ed al T.
IO
Intra V ulìicio e la line ò questa dilteronza , che nell'ulìicio lia a p(.'nsare lo parlatore ciò che si conviene alia fine, ciò ò a dire, che parli in tal maniera, che sia creduto ; e nella fine pensa e' ' ciò che si conviene a suo ufficio, cioè a farsi cre- dere por suo parlare. Ragione come: L'ufficio del fisico si ò di fare medicine e cure appensa- tamente ^ per sanare, e '1 suo fine si è, sanare, per sue medicine, e brevemente l L' ufficio di re- torica ò di parlare appensatamente , secondo lo insegnamento dell'arte, e '1 fine V quella cosa, per che egli parla ^.
La materia di retorica è della cosa di che il parlatore dice, sì come l' infermità è materia di fisici. Onde Gorgia d.sse, che tutte le cose di che si conviene parlare, sono materia di questa arte. Ermagoras disse , che questa materia si è nelle
1) Corretto pensare, che è pure nel ms. Vis. in pensa e', col T : considère il.
2) Aggiunto appensatamente, che ha riscontro con altro appresso, col ms. Vis. e col t: apenseernent por sancr.
3) La stampa, ed il ms. Vis. e però è medicina. E bre- vemente. Corretto e per sue medicine , e brevemente, col t : par ses medicines, et briement.
4) Corretto il Jine in e' 'IJìne, col t: et la fins.
5) Corretto perchè in per che, col ms. Vis. e col t : por quoi el parole.
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cause e nelle questioni '. E disse, che cause sono quelle, sopra le quali li parlatori sono in conten- zione d' alcuna certa gente, o di altra cosa certa, e di ciò non disse egli male. Ma disse egli, che questione è quella sopra che li parlatori sono in contenzione, senza nominare certa gente, o * altre cose che appartengono a certo bisogno, sì come della grandezza del sole, e della forma del firma- mento. E di ciò dice egli troppo male , che tali cose non si convegnono a' governatori di città; anzi convegnono a' filosofi ^ che studiano in pro- fonda scienza. E però sono fuori della via quelli, che pensano che contare * favole , od antiche istorie, e ciò che l' uomo può dire, sia della ^ ma- teria di retorica. Ma ciò che 1' uomo dice di sua
1) Corretto e, ed alle in e nelle , col t: es causes, et es questions.
2) Corretto fu in o , col ms. Vis. e col t : ou autre chose.
3) Corretto conviene in convegnono , col t : sont de phi- losopJies. Qui il ms. Vis. è guasto.
4) Aggiunto che, col senso, col ms. Vis. e col t: qui cuident que raconter.
5) Corretto e in sia, col ms. Vis. e col t : soit. Fu cor- retta col T r interpunzione di questo brano, altrimenti oscurissimo. Legge infatti la stampa: E perù sono fuori della via quegli, che pensano contare favole, od antiche isto- rie. E ciò che l'uomo può dire, è della materia di retorica.
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hocca, 0 manda ' por lotterà pensataniento , por far credere, o per contenzione di lodare, o di bia- simare, 0 d'avere consiglio sopra alcuno bisogno, o di cosa che dimanda giudicio, tutto ciò è della materia di retorica. Ma tutto ciò che l'uomo non dice artificialmente , ciò è a dire, per nobili pa- role, gravi , e ripiene di buone sentenze, o por alcuna delle cose dinanzi dette, è fuori di questa scienza, e lungi delle sue regole ^ E però dice Aristotile, che la materia di questa arte ò sopra tre cose solamente ; cioò dimostramento, consiglio e giudicio. Ed in ciò medesimo s' accorda Tullio, e dice, che dimostramento ò , quando i parlaicri lodano o biasimano ^ uomo, od altra cosa general- mente, 0 particularmente. Ragione come * : Io lodo molto beltà di femina , dico ^ l'uno: Ed io bia- simo, dice l'altro. Quest'è detto generalmente. Ma particularmente dice l'uno: Giulio Cesare fu
1) Corretto comanda in o manda , coi mss. Amb. Vis. e Magi. 36, Laur. 23 e Rice, e col t : ou que l' on mande.
2) Corretto, come sopra, circostanze, che è pure nel ms. Vis. in regole, col t: révèles, colla variante di un codice règles.
3) Aggiunto lodano o, col i-ns. Ambr. (e Vis. e col t : loent, ou hlasment.
4) Aggiunto Ragione come, coìr: Raison comìnent. Il ms. Vis. Y eròi grazia.
5) Mutato disse in dice, che ha riscontro appresso, col ma. Vis. e col t: dil.
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prode uomo e molto valoroso'; dice l'altro: Non fu, anzi fu traditore e disleale. E questa questione non ha luogo se non nelle cose passate, e nelle presenti. Che di quello eh' è addivenire, non può nullo ^ essere lodato, ne biasimato.
Consiglio è, quando li parlatori consigliano sopra una proposta , eh' è posta dinanzi da loro generalmente ^ o particolarmente, per mostrar qual cosa sia utile, o no. Ragione come ^■ Dice uno de' cardinali di Roma generalmente ^: Utile cosa, è a metter pace tra' cristiani : Non è, dice l'altro. E particularmente dice l'uno: Utile cosa è la pace tra '1 re di Francia, e quello d' Inghilterra. Dice r altro: Non è. E questa questione non ha luogo se non sopra alle ^ cose che sono addive- nire. E quando ciascun ha dato lo consiglio ;
1) Aggiunto e molto valoroso, che manca pure al ms. Vis., col t: et muli vaillans.
2] Aggiunto nvJio, col Magi. 36, Laur. 23, Rice, e col t: ne pxiet nus hom esire.
3) Corretta la punteggiatura, mettendo la virgola dopo generalmenle : aggiungendo due punti prima di l'un dice; punto, prima di Non è, e così poi.
4) Aggiunto Ragione come , col t : Raison comment. Il ms. Vis. Verbi grazia.
5) Trasportati i due punti dopo generalmente, col senso, e col T.
G) Aggiunto se non, col senso , col ms. Vis. e col t; se es choses futures non. Il ms. Vis. se sopra.
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r uomo s'attiene a colui (;lio mostra più ferme le suo ragioni, e più credevoli '.
Giudicamento si ò in accusare o difendere , 0 in domandare , o in rifiutare , per mostrare dell'uomo, o d'altra cosa generalmente, o par- ticularmente , eh' elle siano giuste , o no. Ra- gione come ' : lo dico generalmente : L' un dice, che tutti li ladroni debbono essere impiccati. Dice l'altro: Non debbono. Dice l'uno: Quegli che governa bene la città, dee aver buon guiderdone. Dice mattamente ' 1' altro: Non dee. Ma particu- larmente dice 1' uno, che Golias dee essere im- piccato, però eh' egli è ladrone: Non è, dice l'al- tro. Ovvero *: Ho dimandato guiderdone, però che feci lo prò' del comune : Non hai, dice 1' altro. 0 rispondo per avventura : Tu hai diservito pena ^ E questa questione non ha luogo, se non nelle cose passate. Che nullo dee essere dannato, né guiderdonato, se non per le cose passate.
1) Corretto più ferme le sue ragioni. F più credevole ecc. in più ferme le sue ragioni, e più credevoli col ms. Vis. e col T : plus ferme raison, el plus creable.
2) Aggiunto Ragione come, col t : Reison commenl. Il ms. Vis. Verbi grazia.
3) Matlamenie , è giunte di Bono. Manca al ms. Vis.
4) Ag-g-iunto ovvero: col t: oti : ie demani. 11 ms. Vis. 0 io domando.
5) Il t: tu as desservie peine.
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Ma di ciò si tace il maestro, per divisare le parti di retorica '.
Capitolo III.
Delle cinque parti della retorica.
Tullio dice, che in questa scienza ha cinque parti, cioè trovamento, ordine, elocuzione, memo- ria, e parlare. Boezio disse , che queste cinque cose sì sono della sustanza del parlare, che se alcuna ne mancasse, non sarebbe compiuto. Così come '1 fondamento, le pareti e '1 tetto sono parti della casa, senza le quali non è compiuta la casa.
Trovamento è un pensamento di trovare nel suo cuore ^ cose vere, o verisimili, a provare sua materia ; e questo è fondamento e fermezza di tutta questa scienza, che innanzi che l'uomo dica, 0 scriva, dee trovare la ragione e gli argomenti per provare suo detto, e per farli credere a colui con cui parla.
Ordine è istabilire suoi detti , e suoi argo- menti, che ha trovati, ciascun in suo luogo, acciò
1) Corretto parok in parti, col ms. Vis. e col t: parties.
2) Nel suo cuore, manca al t. È nel ms. Vis.
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elio possano moglio valore ; cioò a diro, rlie in- nanzi dee mettere le forti ragioni intorno al co- Miinciamento, e nel mezzo le fragili, e nella fine li fortissimi ' argomenti, ne' quali egli più si fida, e * che il suo avversario non vi possa dire parola contraria.
Elocuzione è lo adornamento ^ del parlare, e di sentenze avvenevoli, a ciò ch'egli trovò *: che trovare e pensare poco varrebbero, senza accor- dare le parole a sua materia. Chò le parole deb- bono servire ^ la materia , e non la materia le parole; però che un bel ^ motto, o una buona sentenza \ o proverbio, o una similitudine, od uno esempio, ch'ò simile alla materia, conferma tutto il suo detto , e fallo bello e credevole. E però
1) Aggiunto fortissimi, col t: très fors argumens. Manca al ms. Vis.
2) Aggiunto e col ms. Vis. e col t: et que les adver- saires ne puisset contrester.
3) Corretto ritorno, che ò pure nel ms. Vis. in adorna- mento, col ms. Berg. e col t : li atornemens des paroles.
4) Mutato trova, che è pure nel ms. Vis. in trovò, col T : il a trovè.
5) Corretto seguire in servire, col t : servir, e coi mss. Magi- 47 e 48, e Laur. 23.
6) Mutato il in «w bel col ms. Vis. e Rie. e col t : un Hans moz.
7) Buona sentenza , o proverbio , manca al t. E nel ms. Vis.
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il parlatore , quando tratta di oste , o di forni- mento , dee dire parole di guerra , o di vittoria; ed in dolore, parole di cruccio; ed in gioia, pa- role d'allegrezza.
Memoria si è, ricordarsi fermamente di quello, eh' egli ha pensato, e messo in ordine ; però che tutto sarebbe niente, se non se ne ricordasse quando egli è venuto a parlare. E non pensi nessuno, che ciò sia naturale memoria, eh' è una virtù del- l'anima, che si ricorda di ciò che noi apprendiamo per alcun senso del corpo: anzi è memoria artifi- ciale, che r uomo imprende per dottrina di savi, a ritenere ciò che pensa ed apprende.
Parlatura è ^ a dire ciò eh' egli ha trovato e stabilito nel suo pensiero, e nella avvenevolezza del corpo, e della voce , e del movimento ^, se- condo la dignità delle cose e delle parole ^ Ed al vero dire , quando il dicitore viene a dire il suo conto, egli dee molto pensare sua materia, e
1) Corretto fer V opera ed, che è pure nel ms. Vis. in Parlahira è , col ms. Berg-. e col t : Parleure est. Nelle stampe qui il periodo è appiccicato col precedente, per cui sembra mancare una delle accennate cinque parti della re- torica. L'interpunzione è migliorata col t, e colla logica, in tutto il capitolo.
2) Il t: des mours.
3) Aggiunto delle cose, che manca pure nel ms. Vis. col T : des choses.
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suo essere. Altrimenti dee portare sue membra, e sua cera, e suo sguardo in doloro che in letizia; altrimenti in guerra che in pace '; ed altrimenti in un luogo che in un altro. E però dee ciascuno guardare eh' egli non levi la mano, nò * gli occhi, nò la fronte, in maniera che sia riprensibile, E sopra questa materia vale la dottrina, eh' è qua addietro nel libro de'vizii e delle virtù, nel ca- pitolo della guardia.
Capitolo IV. Di due maniere di parlare^ con lettere e con bocca \
Appresso dice il maestro, che la scienza della retorica è in due maniere. L' una si è dire con bocca; l' altra si è mandare per lettere. Ma lo in- segnamento si ò comune , perciò eh' ei ilon può calere che V uomo dica un conto, o che lo mandi
1) Aggiunto altrimenti in gxierra che in 'pace, col ms. Vis. e col T : et autrement en guerre que en pais.
2) Corretto verso in ne, colms. Vis. e col t : ne ses iex.
3) Corretto parole in parlare, col ms. Vis. e col t : De 11 manières de parler, ou de bouche, ou par letre, et sor quels choses.
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per lettere. Ma ' T una e l'altra maniera può essere dispersamente, s'ella è per contenzione, e senza contenzione. Ciò eh' è detto o scritto senza contenzione ^ non appartiene a retorica, secondo che Aristotile e Tullio dissero apertamente. Ma Gorgias disse , che tutto che li parlatori dicono, appartiene, a retorica/. Boezio stesso ben * si ac- corda a ciò, che ciò che a dire si conviene, puote essere materia del dettatore, E chi ben vole pen- sare la sottilità di quest' arte, sì trova che la prima sentenza è di maggior valore. Però chiunque dice di bocca, o manda lettere ad alcuno, egli il fa per muovere il cuore di colui , od a credere, od a volere quello che dice, o no. E s'egli no '1 fa, io dico che suo detto non appartiene alla scienza di retorica ; anzi è del comune parlare degli uomini , che sono senz' arte, o maestria. E
1) Aggiunto col ras. Rie. Ma lo insegnamento si è co- mme, perciò eh' ei non può calere che l'uomo dica un conto, 0 che lo mandi per lettere. Il t: 3Iais li enseignement sont commun; car il ne puet chaloir que r on die un conte, ou que on le mande par letres. Così anche il ms. Vis.
2) Aggiunto ciò eh' è detto o scritto senza contenzione, coi mss. Magi. 46 e 48, Rie. e col t : et ce qui est dit, au escrit sanz contens. Il ms. Vis. varia.
3) Corretto apertamente è in appartiene col ms. Berg. e Vis. e col t : apartient à rectorique.
4) Corretto disse ch'e' in stesso ben, col t : Boeces mel- smes s' accorde bien. 11 ms. Vis. Boezio medesim,o s'accorda.
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questo sia (lilunprato da noi, g rimanj^a alla som- plicità (lo! villani ' o del minuto popolo; però che a loro non appartengono le cittadine cose. Ma s' egli la artificialmente per muovere lo cuore di colui, a cui egli parla, o manda lettera; conviene che ciò sia in priego *, od in dimandare alcuna cosa, 0 per consiglio, o per minaccio, o per con- forto, 0 per comandamento, o per amoro ^ o per a tre simiglianti cose. Egli sa bene, che colui a cui manda lettere, farà dofensione contra quel ch'egli manda, e però li savi dettatori confermano le loro lettere con belle e * buone ragioni, e con forti argomenti, che 1' aiutano a ciò eh' egli vole, sì come fosse alla contenzione dinanzi lui. E cotal lettera appartiene a retorica, così come le canzoni, nelle quali l'un amante parla all'altro, sì come si fosse dinanzi a lui alla contenzione.
E però potemo noi intendere, che contenzioni sono in due modi, od in aperto, quando l'uomo si difende per bocca o por lettere, o non in aperto,
1) Il t: des femes. Il volgarizzatore parteggia per l'e- mancipazione delle donne? Il ms. Vis. delle femmine.
2) Corretto pret/io in priet/o, coi mss. Vis. Rice. Magi. 36, Amb. e Berg., e col t : eìi priant.
3) 0 per amore, manca al t. E nel ms. Vis. Il Rice. aìnonimento.
4) Agg-iunto belle e, che manca pure al ms. Vis. , col t: par beles et par bones raison.
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quando 1' uomo manda lettera fornita di buoni argomenti contro alla difesa che pensa che V altro abbia.
E tutte le contenzioni ' appartengono alla re- torica , e medesimamente se ciò è ' delle cose cittadine, e delle bisognoso a principi delle terre, e delle altre genti ; e non di favole, ne del mo- vimento del mare % né del compasso della terra, né del movimento della luna *, né delle stelle ; però che di tale contenzione non s' intramette questa scienza.
1) Coj-retto con lenzioìie in contenzioni, oolla grammatica, e col t: contentions.
2) Corretto cioè in medesimamente se ciò è, col t : mei- smemente si e' est.
3) Corretto dell' anno, che è pure nel ms. Vis. , in del mare, col t : de la mer.
4| Della luna , che manca pure al ms. Vis. è giunta di Bono, che la volle distinta dalle stelle.
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Capitolo V. Del oontendimento che nasce dalle parole scritte.
Però appare che tutte le contenzioni, od elle sono per parole scritte, od elle sono per parola a bocca, secondo che Tullio disse '. E quello eh' è per parole scritte , puote essere in cinque modi. Clio alcuna volta il parlare non si accorda alla sentenza di colui che lo ' scrive. Ed alcuna volta due parole, o due lcp:gi ' si discordano ■* intra loro. Ed alcuna volta pare , eh quello eh' è scritto si- gnifichi due cose, o più. Ed alcuna volta addi- viene, che di quello eh' è scritto l'uomo trae senno ed esempio di quello che debba fare in alcuna
1) Il T ed il ms. Vis.: dit en son livre.
2) Corretto la in lo, col testo di Cicerone Verha ipsa videntur cnm senlentia dissidere , e col t : la 'parole ne s' accorde pas à la sentence. Il ms. Vis. la parola ecc.
3) Corretto in due luoghi , che è pure nel ms. Vis. in 0 due leggi, col testo di Cicerone duae leges, e col t: ou li lois.
4) Ommesso spesso, che è pure nel ms. Vis. prima di si discordano, perchè contraddice con alcuna volta, e manca al testo.
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altra cosa ^ che non sia scritta. Ed alcuna volta è la contenzione su la forza lV una parola scritta, per saper quello eh' ella significa.
Capitolo VI. Come tutte contenzioni nascono in quattro cose.
Da altra parte e' insegna Tullio , che tutte contenzioni, o di bocca , o di scritta, nascono del fatto, 0 del nome di quel fatto, o di sua qualità, 0 di suo mutamento. Perchè se 1' una di queste quattro cose non fosse , non vi potrebbe nascere contenzione.
Ragione come ^: Io dico, che tu hai al- cuna cosa fatta, e sì ti mostrerò alcun segno per provare che tu 1' abbi fatto , in questa ma- niera. Tu uccidesti Giovanni, che io ti vidi trarre lo coltello sanguinoso del suo corpo. Ma tu di', che non vi fosti, e dici , che non 1' hai fatto, né ucciso ^ E così nasce la contenzione del fatto
1) Aggiunto altra, col ms. Vis. e col t : en ime autre
chose.
2) Aggiunto Ragione come, col t : Raison comment. Il
ms. Vis. Verbi gratia, come altre volte.
3) Il t: raais tu le nies, et diz que tu ne V a pas ocis.
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intra me o te, che è molto grave e forte a pro- vare, pero che 1' uno ha nlti'esì forti argomenti come r altro.
La contenzione che nasce del nome ' si è , quando ciascuna delle parti conosce il fatto ; ma egli son in discordia del nome * in questa ma- niera. Io dico, che questo uomo ha faUo sacri- legio, però che ha involato un cavallo dentro ad una chiesa '. Dice l'altro: Questo uomo non è sacrilego , anzi è ladrone, e così nasce la conten- zione per lo nomo * del fatto. E sopra ciò si con- vien pensare, che è l'uno nome ^ e l'altro, che sacrilegio si è furare le cose sagrate di luogo sa- grato ; ma tutte altre " maniere d' involare ò la- di'onezzo. Ed in ' questa contenzione conosce l'uomo
Ij Corretto no , che è pure nel ms. Vis. ed altri, in nome, col t : nom.
2) Corretto no in nome, come sopra.
3) li T : danz le mostier. Il ms. Vis. concorda colla stampa,
4) Corretto no in nome , che era una breviatura male intesa, come sopra.
5) Aggiunto nome, che manca pure al ms. Vis. col t. que monte li uns noms, et que li autres.
6) Aggiunto altre, col t: contre autre maniere. 11 ms. Vis. altra maniera.
7) Mutato a in in , col ms. Vis. e col t : en ce con- tention.
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lo folto; ma egli sono in discordia del nome di quel fatto solamente.
La contenzione che nasce della qualitade si è quando V uomo conosce il fatto e lo nome, ed egli si discorda della ' maniera del fatto, cioè della forza, e della quantità, e della comparazione. Ra- gione come : Io dico, che questo è un crudel fatto, 0 che è più crudele, che quanto è un crudel fatto, 0 che è pili crudele , che non è quell' altro, o che questo è. ben fatto, secondo ragione e secondo giustizia; e 1' altro dice , che non e. E quando Catenina disse a Tullio, che non era tanto valuto al comune di Roma, come egli: e quando un ' senatore dicea, meçrlio ^ vale a distrufr^-ere Carta- gine, che lasciarla: e quando Giulio Cesare di- ceva, io caccio ^ Pompeio giustamente : io dico , che queste ^ questioni tutte nascono della qualità del fatto, e non del fatto, e del suo nome \
1) Mutato dalla in della, clie ha riscontro nel medesimo periodo, con della forza, della quantità, e della comparazione.
2) Mutato il, che manca pure nel ms. Vis. in un, col t: v.ns senalor.
3j Corretto meno in meglio, coi mss. Ambr. Vis. Berg. e col T : riiieh vaut.
4) Corretto caccerai, che è pure nel ms. Vis. in caccio, col t: ie cace.
5) Corretto le in queste, col ms. Vis. e col t : tiiit cist content.
6) Corretto no in nome, come sopra.
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L:i contenzione clie nasce del mutamento si è, quando un comincia una questione; e l'altro dice, che la dee essere rimossa , o perdio non appartiene a colui che 1' ha mossa ', o però che non la mosse * contra colui a cui doveva; o non davanti quelli a' quali doveva ; o nel tempo che si conviene; o non di quella legge ^ , odi quel peccato, 0 di quella pena che deve *.
La contenzione che nasce della qualità del fatto, come che il fatto sia, Tullio dice, ch'ella si divide in due parti.
L' una si ò ^ di diritto, che pensa delle cose presenti, e delle future, secondo 1' uso ed il ^ di- ritto del paese. Ed a provare ciò sì si travagliano
1) Aggiunto 0 perchè non appartiene a colui che V ha mossa, col ms. Vis. e col t : cu porce que eie n' appartient pas à celui qui li esmnet.
2) Corretto si mutò, in la mosse, col ms. Vis. e col t : la esmnet.
3) Aggiunto quelli a' quali doveva, o nel tempo che si conviene, o non di quella, col ms. Vis. e col t ceulx qui i doivent estre, ou en celui tens qui convient , ou non de iteli loy. Concorda con questa correz.. il Laur. 46.
4) Aggiunto che deve, col ms. Vis. e col t : que il deust.
5) Aggiunto di, che manca pure al ms. Vis., col t: de droit. Questo di è nei mss. Magliab.
6) Corretto del in ed il, col ms. Vis. tre Magi, ed il t: selonc les us, et les droiz.
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i parlatori, per la comparazione che a loro cade a far delle simiglianti cose, o delie contrarie.
L'altra si è di legge, che considera sola- mente le ' cose passate, secondo legge scritta. Ed in ciò basta a dire quello eh' è scritto nella legge: secondo ciò sono le ^ cose giudicate, s' elle sono giustamente fatte , o contra a giustizia; e d'un uomo, s' egli è degno di pena, o di merito.
E questa medesima eh' è della legge, si è doppia: chiara, e che ^ per sua chiarezza mostra immantinente se la cosa è buona, o ria, o di ra- gione, 0 di torto. Ed è un' altra improntezza, che per se non ha nulla difesa s'ella non l'impronta di fuori. E questo * impronto è in quattro maniere; 0 per conoscenza, o per rimutanza, o per ven- detta, 0 per comparazione.
Conoscenza si è quando non nega , ne non difende lo fatto; anzi dimanda che 1' uomo gli per- doni. E può ciò essere in due maniere. L' una senza colpa, e 1' altra per preghiera. Senza colpa
1) Mutato nelle, che è pure nel ms. Vis., in le, col t: les choses alëcs.
2) Corretto uso delle in ciò sono le, col t: sont les choses jugies. Il ms. Vis. varia.
3) Govvtttoldoppia chiara in doppia : chiara, e che etc. col ms. Vis. e col T : est double: I clere, qui etc.
4) Corretto suo, che è pure nel ms. Vis. , in questo, col T : et cil emprunt.
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3t
è, (jiianiT cg-li «lieo, che no '1 foce sciont<Miiente; anzi pei- non sapeco, o per necessità, o por ini- pacciamento. Per preghiera ' è, quand' e^li prej^a clie gli perdoni la sua offesa , e questo non addi- viene spesse volte.
Capitolo VII.
Di rimutamento di molte maniere -.
Rimutanza si è, quando 1' uomo si vole ces- sare del misfatto ch'egli non fece, o ch'egli non ^'ebbe colpa, anzi lo mette sopra un altro, e così si sforza di rimutare lo fatto e la colpa da so ad un altro. E ciò può essere in due maniere; o mettendo sopra 1' altro la colpa , ^ e la cagione, 0 mettendovi * lo fatto. E certo la cagione, e la
1) Corretto è preghiera; e in per preghiera è , col ms. Vis. e col T : par prière est.
2) Il T qui non ha divisione di capitolo; 1' ha nel capi- tolo precedente, al capoverso. La contenzione che nasce, col titolo: Dote conlens qui naisl de la qualité clou fait, et de ses parties. Il ms. Vis. concorda col Volgarizzamento.
3) Corretto o in e, col x : et. Ha riscontro nel periodo appresso.
4) Corretto e mettevi in o mettendovi, col T : ott metant. Il ms. Vis. in questi due luoghi è conforme alla stampa.
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rolpa mette egli sopra all'altro, quando dice, ciò eli' è addivenuto è addivenuto per la forza, e per la signoria che quell'altro avea sopra colui diesi di- fende. Lo fatto puot' egli mettere sopra un altro, quand' egli dice, che no '1 fé, né non fu fatto per colpa, ne per cagione di lui : ma egli mostra , che queir altro lo fece, però che potea, e dovea farlo.
Vendetta si è quando 1' uomo conosce bene eh' egli fé ciò che 1' uomo dice di lui ; ma egli ' ne mostra che ciò fu fatto ragionevolmente , e per - vendetta, perchè dinanzi avea egli ricevuto lo perchè.
Comparazione è quando conosce che fé quello che r uomo gli appone ^ ; ma egli ne * mostra eh' egli lo facesse per compire un' altra cosa one-
1) Ommesso non dopo ma , perchè manca al t, ed è contro il buon senso. Sostituito egli ne, col ms. Berg. e Vis.
2) Corretto perciò è in per, col ms. Berg. e col t: par venjance.
3) Corretto oppone in appone, col ms. Laur. 19, e col t. 4| Corretto non che è pure nel ms. Vis. e manca nei
Magi. , in ne, col buon senso, il ms. Berg., ed il t : mais il riionstre.
m
sta e protiUovol<', ' elio altrimenti non potrebbe essere menata da buon fine *.
Capitolo Vili.
Delle cose, che 1* uomo dee considerare in sua materia ".
Anche ne insegna Tullio, che noi pensiamo sopra la * nostra materia , della quale noi do- vemo parlare , o scrivere lettere , s' ella è sem- plice, d' una cosa solamente , o di molte. E poi che noi avemo considerato diligentemente lo na- scimento ^ della contenzione , e tutto suo essere, e le sue maniere; anche ci conviene sapere che,
1) Aggiunto e 'profittevole col ms. Vis. e col t : et pro- JitaUe.
2) Corretto menato in menata, col t, e mss. Magi.
3) Corretto Di che in Delle cose, che, col ms. Vis. e col T : Des choses que.
4) Corretto questa in la, col t . nos regardons notre ma- tière. 11 ms. Vis. : sopra nostra materia. Questa manca ai mss. Magi. Rice. 23.
5) Corretto conoscimento in nascimento, col ms. Vis., e col T : la naissance.
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e come ò la questione, e la ragione ', e '1 giu- dicamento, e '1 confermamento della contenzione.
Capitolo IX. Come dee essere stabilito lo contendimento *.
Per questo insegnamento che '1 maestro di- visò ■'' qua a dietro, dovete voi intendere, che con- tenzione non è altra cosa, che la discordia eh' è intra due parti , o intra due dettatori, si come r uno dice ch'egli ha diritto *, e l'altro dice, non ha. E quando sono a ciò venuti, allora si convien vedere s'egli ha diritto, o se no; e que- st' è la questione della contenzione \ Ma però
\) l\ T : la tensons. Il ms. Vis. la ragione. Nel capi- tolo IX Brunetto ripete la ragione.
2) Corretto V intendiinento in lo eontendimento, col ms. Vis. e col t: Dou contens, qui est, et comment il doit estre e- stabli par parties.
3) Mutato divisa che è pure nel ms. Vis. , in divisò, col t: devisa.
4] Corretto detto in diritto, col ms. Vis. col Rice, e Magi, e col T : qu' il a droit.
5) Corretto la contenzione della questione in la questione delta contenzione, coi mss. Fiorentini, e col t.
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che poco pli ' vaio a diro, eh' pgli ha diritto, se non mostra ragione, perdio *; conviene che dica immantinente hi propria rag-ione per la quale egli sì si crede '* aver diritto nella sua questione ; però che s'egli non dicesse immantinente *, sua questione per mala difesa sarehhe fievole. E quando egli ha detto la sua ragione, perchè egli f^ ciò^ al suo avversario . dice altri suoi argomenti per infievolire la ragione che l' altro mostra ^ per avvilire sua difesa. Ed allora nasce il giudicio sopra il detto dell' uno e dell' altro, per giudi- care se quegli ha diritto per la cagione eh' egli ha dimostrata. E quando sono a c.ìb venuti, im-
1) Corretto si vale in y/i vale, coi mss. Fiorentini , e col T.
2) Corretto mostra ragione , perchè conviene in rnoslra ragione perchè, conviene, col x: se il ne monstre raison por- quoi, convieni. Si rammenti, la Ragione come, e la Ragione perchè degli scolastici, delle quali si parla nelle Illustra- zioni.
3) Corretto credea, che è pure nel ms. Vis. , in crede, col T : cuide.
A) Immantinente, manca al t, ed al ms. Vis.
5) Corretto ieri lo in fé ciò al , col ms. Vis. e col t : li fisi ce à son adversaire.
6) Ommesso e prima di avvilire, che è pure nel ms. Vis. perchè inceppa, e manca al t.
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raantinente dice lo suo ' confermamento, ciò è a dire, li forti argomenti, e le buone ragioni, che
più vagliono a giudicamento. In questa maniera ordinano li savi le lettere, e le parole, per mo- strar il diritto, e per confermare ^ la ragione.
E sappiate, che tutte maniere di contenzione, tanto quanto egli hanno di ' discordia e di capi- toli questionali, altrettanto vi conviene avere di questione, e di ragione, e di giudicio , e di con- fermamento ; salvo che , quando la contenzione nasce del fatto, che 1' uomo non conosce ^ Certo lo giudicio non può nascere ^ sopra la ragione, però chi nega , e' non insegna nulla ragione di
1) Corretto dicono loro, che è pure nel ms. Vis. in dice lo suo, col T : met il son confermement.
2i Corretto conformare in confermare , col ms. Vis. e col T : affermer lor raison.
3) Ag-g-iunto di , col senso , col ms. Vis. e col t : de descordes.
4) Corretto di che V uomo conosce in che l'uomo non co- nosce, col ms. Vis. e col t : fait que V un ne reconoist pas.
5) Corretto lo certo giudicio non può essere ( ms. Vis, può essere ) in Cerio lo giudizio non può nascere, premessovi il punto, col T : Certes te jugement ne pnet pas naître.
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sua negazione ', e allora ' il giudicamento è so- pra la ({iiestione ^ solamente, ciò ò a dire s' egli fece ciò, 0 no. E non dee 1' uomo follemente cre- dere *, che questo insegnamento sia solamente ^ do- nato in su le contenzioni , che sono in piazza * ed in corte; anzi sono in tutti i detti ', che l'uomo dice, consigliando, o pregando, od in messaggio, od in altra maniera. Ed in lettere che T uomo mandi altrui, osservi questo medesimo ordine, per- chè innanti ^ dimanda egli quello che vole; e questo si ò come questione, perchè egli è in que-
1) Corretto e non assegna ( assegna, anche il ms. Vis.) nulla di sua negazione in è non insegna nv.lla ragione di sua negazione, col ms. Vis. e col x : n' enseigne pas nule raison de sa négation.
2) Aggiunto e , prima di allora, col ms. Vis. e col t: et lors est.
3) Corretto ragione in questione , col ms. Vis. e col t: sor la question. I mss. Magi, e Rice, concordano colle cor- rezioni di questo periodo.
4) Corretto pensare in follemente credere , col Magi. 48 e Laur. 46.
5) Corretto follemente in solamente, col ms. Vis. e col t: seulement.
6) Corretto piato in piazza, col t: cn plaiz. Il ms. Vis. in praiti.
7) Corretto fatti in detti, col ms. Vis. e col t : en tout les diz.
8) Corretto non ti in innanti , col ms. Vis. Rice. 23 e Magi. 36. Il ms. Berg. tutti innani', ed il t: tout avant.
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stione, ed in paura che Ï altro si difenda per alcuna ragione contra sua richiesta. E però dice egli la ragione immantinente, per la quale F al- tro debba fare ciò che chere. E perchè 1' altro non possa infievolire ' quella ragione, mette egli forti argomenti, de' quali egli si fida più. ed alla fine della sua lettera, fa egli lo chiudimento *, là ove gli manda ^ che s' egli fa quello eh' egli ri- chiede, che ne nascerà questo e quello. E ciò è in luogo d giudicio, e di confermamento.
Ma di questo divisaraento tace il conto, per dire dell'altro parti di buona parlatura, che è bi- sogno del conto. Che alla verità dire, l'uomo non dee pensare solamente quello che dee contare di- nanzi ; ma conviene stabilire le primaie. parole, e le diretane, se egli vole che il suo detto sia bene accordante a sua materia.
1) Ommesso con prima di quella, col ms. Vis. e Fio- rentini, e col t: ne puisse afoieler cele raison.
2) Corretto lo accoglimento , in lo chindimento, col t : la conclusione, e ms. Rice. Laur. 23 e Magi. 47 e 48,
3) Corretto dimanda in ^li manda , coi mss. Magi. 47 e 48. e col t: fail il la conclusion, oh il li mande.
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Capitolo X.
Di duo maniere di parlamenti ', cioè in prosa ed in rima.
La grande divisiono " di tutti parlatori si è in due maniere. L' una ò in prosa, e l'altra in rima. Ma la dottrina della retorica è comune ad amendue; salvo che la via di prosa, è larga e piena ^, sì come la comune parlatura della gente. Ma lo sentiero di rima è più stretto e più forte, sì come quello eh' è chiuso e fermato di muri e di palizzi ■* , cioè a dire di peso e di misura e di numero certo, di che 1' uomo non può e non dee trapassare. Che chi vuol bene rimare, dee ordinare le sillabe delli suoi detti ^ in tal modo.
1) 11 t: Bc parler. Il ms. Vis. Di parlare.
2) Aggiunto grande , che manca pure al ms. Vis. col T : la gratis parlisons.
3) 11 ms. Vis. legge piniera in luogo di piena, e chia- risce una controversa piniera, che verrà poi.
4) Corretto palagi, che è cure nel ms. Vis. in palizzi , col T : paliz.
5) Aggiunto delli suoi detti, che manca pure nei ms. Vis. col ms. Mag-l, 48, e col t. de ses diz.
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che e' versi siano accordevoli in nunnero. e che l'uno non abbia più che l'altro. Appresso ciò gli convien misurare le due diretane sillabe del verso, in tal maniera , che tutte le lettere delle diretane sillabe siano simili, ed almeno le vocali della sil- laba che va dinanzi alla diretana. Poi gli conviene contrappesare l'accento e la voce, sì che sue rime si accordino co' suoi accenti '. Che se tu accordi le lettere e le sillabe, certo la rima non sarà di- ritto se l'accento si discorderà ^
E se ti conviene parlare, o per rima , o per prosa, guarda che '1 tuo detto non sia magro, ne semplice, anzi sia pieno di diritto ^ e di senno, ciò è a dire di senno "* e di sentenza. Guarda che' tuoi motti non sieno lievi, anzi sieno di
1] La stampa, |ed il ms. Vis. follemente: V intenzione. Che se tu ecc. Corretto, ed empiuta la lacuna, col ms. Vi.s. e col T : V accent et la vois, si que les accens.
2) La stampa , ed il ms. Vis. ancora follemente : ftr rima, non sia diritto alla intenzione. Corretto: certo la rima non sarà diritto se V accento , col ms. Magi. 48 e col t: certes la rime n' iertjà droite, se li accens se descorde.
3) Il T vis, colle varianti d' avis di un codice : de jus et de sane, di tre codici del Chabaille.
4) Corretto diritto, che è pure nel ms. Vis. in senno, col t: sens.
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gran poso ': mn non di sì firanclp, rlio li faccia' traboccar<\ E guarda, rho non apportino laido nullo; anzi abbiano ^ bel colore dentro e di fuore. E la scienza di retorica sia nelle tue dipinture ^ per dare colore in rima ed in prosa. Ma guarda di non troppo ^ dipignere, che alcuna fiata è co- lore lo schifare de' colori.
Capitolo XI.
Ora dirà il maestro dell'ordine '.
In questa parto passata ha divisato il mae- stro il fondamento e la natura di questa arte, e come r uomo dee stabilire sua materia per ordine
1) Il t: ffì'iez, et de gran fesantor.
2) Aggiunto li, col ms. Rice. Pai. Laur. 23, e Magi. 36 e 48.
3) Mutato ahhia in abbiano, colla grammatica, e col t : Il ms. Vis. ommette abbiano.
4) Ut: la science de rectorique soit en toi peinturiere.
5) Aggiunto non, che manca pure al ms. Vi.s. col senso, e col T.
6) Il T ed il ms. Vis. Ci fenist des trovemcm, or com- mence à deviser de V ordre.
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e per parti '. Ma per meglio schiarare ciò ch'egli ha detto , dirà delle regole ^ che apparten- gono all'ordine di questa arte. Ch'egli non volsi fare ^ come fece Ciclico , di cui parla Orazio ; egli non vole tornare la lumiera in fumo, anzi del fumo farà lumiera. Che tutto quello che dice per regole *, mostrerà per esempio.
E voi avete ben udito dietro ^ nel comincia- mento di questo libro , che poi che 1' uomo ha trovato e pensato ® nel suo cuore quello che '1 vole dire, sì dee ordinare suo detto per ordine, ciò è a dire eh' egli dica ciascuna cosa in suo luogo. E questo dire ordinato è in due maniere. L' una è naturale, e 1' altra è artificiale.
La naturale se ne va dirittamente ' per lo
1) Corretto parte, che è pure nel ms." Vis. in parli, col t: par parties.
2) Corretto ancora circostanze, che è ancora nel ms. Vis. in regole, col t: règles.
3) Mutato volse, che è pure nel ras. Vis. in volsi, col T : veult. Corretta l' interpunzione col t.
4) Corretto circostanze in regole, come poco sopra.
5) Agg-iunto ben tidito dietro, col t : bien oi eli arrière. Il ms. Vis. avete udito Cosi anche i mss. Fior.
6) Aggiunto e pensato, col ras. Vis. e col t : rt trovè et pensè.
7) Aggiunto dirittamente, che manca pure al ms. Vis. col T : droilement.
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gran caiiiuiino, nò non <.'sce ne d' una parlo , ni' d" altra, ciò «"^ a diro, le cose secondo eh' olio l'uro liai conìincianiento alla line, quel dinanzi dinanzi, quel di mezzo di mezzo, e quel della fine dietro. E questa maniera di parlare ò senza grande mae- stria d'arte, e però non se no intramette questo libro.
Capitolo Xll. Del parlare artificialmente '.
L'ordine del parlare artificiale non si tiene al gran cammino, anzi ne va per sentieri , e per dirizzamento, che '1 mena più avacciamente là ov' egli vole andare. Che egli non dice ^ ciascuna cosa secondo eli' ella fu ; anzi muta quel dinanzi nel mezzo, o dietro nel suo dire , e non disav- vedutamente ^, ma con senno, per aiïermare sua intenzione. E però muta il parlatore spesse volte
1) 11 T qni non fa nuovo capitolo, ma continua il pre- cedente. Il ms. Vis, concorda con Bono.
2) Mutato disse in dice, col ms. Vis. e col t : dif. 2) 11 t: desecenahlemeni.
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il suo prologo, e sua conclusione ', o l'altra parte del suo conto, e non le motte nel naturale luogo; anzi là ove eglino più vagliene. Però ' che le più ferme cose si vogliono mettere al comincia- mento ed alla fine, e le più fragili nel mezzo. E quando tu voli rispondere a tuo avversario, tu dei cominciare tuo conto alla sua diretana ragione, nella quale egli per avventura più si fida. Simi- gliantemente è di colui che vole contare una vec- chia istoria: e' gli è buono lasciare lo suo diritto corso, e variare suo ordine, in tale modo, che paia nuova. E questo medesimo vale molto in sermo- nare, ed in tutte cause ^; che 1' uomo dee guardare alla fine, ciò che più piaccia, e ciò che più smuova * gli auditori.
E questo ordine artificiale è diviso in otto maniere.
1) Corretto sue condizioni in sita conclusione, col ms. Vis. coi Fiorentini, e col t : sa conclusion.
2) Ommesso il punto prima di perù colla sintassi, e col T :
3) Corretto Ire cose in tulle le cause, col ms. Amb. Vis. e Fior, e col t : en loutes causes.
4) Corretto nuova in ismuova, col ms. Rice. Il t : esmueve.
La prima si f"^, a din' al coriiificiaiiiL'iito (juollo che va ' alla lino.
La seconda Ò, a cominciare a quel elio lïi nel mezzo.
La terza si h, l'ondare lo tuo conto sopra * uno proverbio secondo ciò clie significa lo coraincia- mento di tal proverbio ^
La quarta ò , fondarlo * secondo che signi- fica ^ lo mezzo del proverbio.
La quinta si ^, t'ondarlo secondo •"' la fine del proverbio.
La sosta si è, fondare tuo conto ad un esem- pio, secondo elio significa il cominciamento del- l' esempio.
1) Corretto fu, che è pure nel ms. Vis. iu va, col t; avoit esté.
2) Mutato od, che è pure nel ms. Vis. in sopra, col Ï : sor.
3) Aggiunto secondo ciò che significa lo cominciamento di lai proverbio, che manca pure al ms. Vis. col t : selonc ce que segnefie li cornmencemens de celui proverbe.
4) Mutato fondare che è, come appresso , nel ms. Vis. in fondarlo, col t : fonder le.
5) Mutato sefpia in siijnijica, coi mss. Ambr. e Vis. e col T : segnejie.
6) Corretto fondare in fondarlo secondo, col ms. Vis. e Col r : fonder le selonc.
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La settima si ò, fondarlo ' secondo la signi- ficazione del mezzo delT esempio.
La ottava si è, fondare tuo conto secondo la significazione della fine dell' esempio.
Ragione come : Alla * fine della cosa comincia quegli che dice : Addivegna che '1 sole quando si colca ci lasci iscura notte, la mattina torna chiaro ^ e lucente. E quegli che dice: Abraam, quando volea uccidere lo figliuolo, per rendere sacrifizio a Dio, r angiolo gli mostrò ^ un montone per fare lo sacrificio. Il simile fece Virgilio, quando comin- ciò la istoria di Troia e di Roma ^ che comin- ciò lo suo libro da Enea, quando egli fuggì dalla distruzione di Troia.
Nel mezzo della cosa comincia quegli che dice : Abraam lasciò lo suo servo col somiere a pie del monte , perchè non volea ch'egli sapesse sua volontà.
1) Mutato fondare in fondarlo, col t : fonder le.
2) Aggiunto Ragione come, e corretto la in alla, col t: liaison comment. A la fin. Il ms. Vis. Verhi gralia. Alla
fine. Così pure i mss. Fiorentini.
3) Corretto chiara in chiaro, col ms. Vi?, e col t: fhi^s luisant, riferito al sole,
4) Corretto recò, che è pure nel ms. Vis. in mostrò, col T : li mostra.
5) E di Roma, manca al t, ed al ms. Vis.
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Alla sit^'nifiranza ' del cominciamoiilo del pi'overbio coiniiicia (|uej::li, che dice : Molto serve grande merito, chi a ^ buona fede serve volen- tieri e avaccio, sì come Abraam fè^ che quando Dio gli comandò eh' egli uccidesse lo suo figliuolo, incontinente andò a compire lo suo comanda- mento.
Alla significanza del mezzo del proverbio co- mincia quegli che dice : Lo servo non dee sa- pere lo secreto del suo 'signore; e però lasciò Abraam lo suo servo, quand' egli andò sul monto per fare suo sacrifizio.
Secondo la fine del proverbio comincia que- gli che dice: Non è degna cosa, che intera fede perda suo merito; e però liberò Dio Abraam del suo sacrificio , che già era il figliuolo legato, e posto suir altare del sacrificio.
Secondo che significa lo cominciamento d'un esempio, comincia quegli che dice : Buono arbore fa buon frutto; e però vuolse Iddio, che il figliolo d' Abraam fosse messo sopra al suo altare, e ^ che non vi morisse.
1) Corretto la similitudine, che è pure nel ms. Vis. in alla sir/ìiijìcanza, col ms. Berg. e col t : à /i seçinefiancc.
2| Corretto ha in a, coi mss. Ambr. e Vis. Rice. Laur. 23, Mag-1. 36 e col t : de bone foi:
3) Aggiunto e, col ms. Vis. e coi mss. Fior, e col t: et que il ne norust.
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Alla signifìcnnza del mezzo dell'esempio co- mincia quegli che dice : L' uomo dee trarre del grano ogni mal seme, acciò che il pane non sia amaro; e però lasciò Abraam lo suo servo, per- chè non gli impacciasse lo suo sacrificio.
Alla significanza della fine dell' esempio co- mincia quegli che dice: Sì come il sole non perde la sua chiarezza per la notte, così il figliuolo di Abraam non perde sua vita per lo sacrificio del suo padre; anzi tornò bello e chiaro, sì come il sole si leva.
Or avete udito diligentemente come il par- latore può dire il suo conto secondo ordine na- turale ; e ' come egli puote dire secondo ordine artificiale in otto maniere. E sappiate, che' pro- verbi ed esempi che si accordano alla materia sono molto buoni : ma non siano troppo spessi, perchè allora sarebbero elli gravi e sospetti.
1) Aggiunto e , coi mss. Berg. e Vis. e Fiorentini, e col T : et comment.
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Capitolo XIII.
Come lo parlatore dee considerare quattro cose nella'
sua materia dinanzi che dica,
o scriva suo conto.
Appresso conviene che tu guardi in tua ma- teria quattro cose , se tu voli essere buon parla- tore, 0 ben dettare saviamente lettere.
La prima si ò, che se tu hai materia lunga, e scura , che tu la debbi abbreviare per parole brevi ed intendevoli.
La seconda si è , che se tu hai materia e breve ed oscura, che tu la debbi crescere ed aprire bellamente.
La terza si è, che se tu hai materia lunga e coverta % tu la dói abbreviare, e rinforzar e schiarire ^ di buoni motti.
1) Aggiunto quattro cose nella col ms. "Vi.=5. o col t: //// choses en sa matière.
2) Corretto aperta, die è pure nel ms. Vis, in coverta, col T : coverte.
3) Aggiunto e schiarire , col T : et ovrir. Il ms. Vis. co- prire.
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La quarta si è, che se tu hai materia breve e lieve, tu la dèi allungare ', ed ornare avvene- volmente.
Ed in questa maniera dèi tu pensare in te medesimo , e conoscere se la materia è lunga, o breve, o lieve, o ' scura, sì che tu possi ordinare ciascuna secondo suo ordine. Che materia si è come la cera , che si lascia menare , crescere, e menovare ^ a volontade del maestro.
Capitolo XIV.
Come lo uomo può aeorescere il suo conto in otto maniere.
Se tua materia è da crescere con parole *, puoila crescere in otto maniere , che si chiamano colori di retorica.
1) Corretto allocare in allongare , coi mss. Gianfilippi, Berg., Vis., Rice, e col t : alongier.
2) Aggiunto 0 lieve, col ms. Vis. e Rice, e col t: ok se eie est legiere.
3) Corretto mancare, che è pure nel ms. Vis. in meno- vare, col ms. Berg. e col t: aseticier:
4) Aggiunto con parole, col t; par paroles. La lacuna è pure nel ms. Vis.
5t
Onde la prima si cliiama ornamento, chh tutto c'\h cho r uomo può dire in tre motti ', od in quattro , o * in poche parole , elli 1' arc-rescono per parole più lunghe e piìl avvenevoli, che di- cono quello medesimo. Ragione come ^: lesìi Cristo nacque della Vergine Maria. Lo parlatore che vole ciò adornare *, dirà così : Lo benedetto Fi- gliuolo di Dio prese carne della gloriosa Vergine Maria; che tanto vale a dire, come quel poco di- nanzi. 0 se io dicessi : Giulio Cesare fu impera- tore di tutto il mondo : il parlatore che '1 suo detto vorrà crescere, dirà così : Lo senno e '1 va- lore del buono Giulio Cesare sottomise tutto il mondo a sua suggezione ^ e fu imperadore e si- gnore di tutta la terra \
La seconda si chiama torno, elio là ove tua ma- teria è tutta breve, tu cambierai li proprii motti,
1) Corretto modi, che e pure nel ms. Vis. in motti, col ms. Berg. e col t : moz.
2) Aggiunto 0, col ms. Vis. e col t : ou.
3) Aggiunto quello medesimo. Magione come, co\ ms. Ambr. e Vis. e Fiorentini , e col t : dient ce meisme. Raison comment.
4) Il t: amender.
5) Corretto suggestione in suggezione, coi mss. Berg. e Vis. e col T : subjection.
6) Corretto in terra in di tutta \a terra, col t: de toute la terre. 11 ms. Vis. della terra.
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e muterai li nomi delle cose e dello persone in molte parole bellamente intorno al fatto ', e farai punto al tuo detto, e riposerai il tuo spirito, tanto quanto tu allongherai " tuo detto, ed in tempo ^ ed in parole. E questo torno ■* può essere in due maniere: 0 eh' egli dica la verità chiaramente. Ragione come ^ : Se voli dire : Il si fa dì, dirai: E' comincia già il sole a spandere i raggi suoi sopra la terra. 0 eh' egli ^ schiva la verità per suo torno ^, che tanto vale, secondo che ^ l'Apo- stolo ^ dice: Egli hanno rimutato l'uso eh' è di
1) Aggiunto al fatto, coi mss. Ambr. e Vis. e col t: environ le fait.
2) Corretto ancora allogherai in allongherai, coi mss. Ambr. e Vis. e col t : esloignes ton conte.
3) Corretto senno in tempo, col senso, col ms. Vis. e col t: de tens, et de paroles.
4) Aggiunto torno, col t : cist tors. Il ms. Vis. ritorno.
5) Corretto ed allora in Ragione come, col t: Raison comment. Il ms. Vis. come sempre in questo libro, Verbi gratia.
6) Corretto lascia, che è pure nel ms. Vis. in schiva, col T : il eschive.
7) Corretto ritorno, che è pure nel ms. Vis. in torno, col T : son tor, come sopra.
8) Corretto secondo l'Apostolo, in secondo che l'Apostolo, col ms. Vis. e col T : selonc ce que li Apostres.
9) Omnie.sso che prima di dice, perchè ingombra , e manca al ms. Vis. e al t.
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natura, in quel!' uso eli' ^ contra natura. Por que- sto torno r Apostolo ' , schifa una laida parola, ch'egli volea dire; e disse quello elio tanto vaio. Lo terzo colore per accrescer tuo detto, chia- masi * comparazione, e questo ò il più hello ac- crescere e '1 più avvenevolo che '1 parlatore faccia; ma ep:li è diviso in due maniere, cioò coverta e disco- verta. (Questa eh' è discoverta ^ si fa conoscere per tre motti, che significano comparazione, cioè più e meno, e tanto. Ragione come * : Per questo motto più, dice r uomo così: Questo è più forte che il Icone. Per questo motto meno , dice 1' uomo così : Questo è meno cruccevole che '1 colombo. Per questo motto tanto, dice 1' uomo così : Questo ò tanto codardo quanto lepre. La seconda maniera eh' è coverta.
1) Corretto perciò ritornò l'Apostolo e schifa, in per que- sto torno l'Apostolo schifa , coi mss. Ainbr., Vis. e Berg. e col T : par ce tor eschiva li Apostres. I mss. Fiorentini concordano in generale colle correzioni di questo brano intralciato.
2) Corretto lo tene si è colore per accrescer suo detto, e chiamasi, in lo terzo colore per accrescer suo detto, chiamasi, coi mss. Vis. e Fior, e col t : la tierce color por acroister ses diz est apelèe.
3) Corretto che in questa che , coi mss. Vis. e Rice, e col t: et cele.
4) Aggiunto Ragione come, col ms. Vis. e col t: Rai- son comment, come sopra più volte.
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non si fa conoscere a questi segni, ed ella non viene in sua figura; anzi mostra un'altra sem- bianza ' di fuori, ed è quasi giunta con la verità dentro, come s' ella fosse della materia medesima. Ragione come ^ : D' un uomo pigro io dirò : Que- sto è una testuggine. E d' un isnello io dirò : Questo e un vento. E sappiate, che questa ma- niera di parlare è molto buona, e molto cortese, e di buona sentenza; e puoUa 1' uomo molto tro- vare ne' detti de' savi.
Lo _ quarto colore si chiama lamento, però che l'uomo parla, sì come gridando, e piangendo di cruccio, 0 per disdegno, o per altre cose simi- glianti. Ragione come; Io dico: ^ Ahi natura! perchè facesti tu lo re * giovane sì pieno di tutti i beni ®, e di tutti i buoni abiti ® quando il dovevi così tosto lasciare ? Ahi mala morte ! or fossi tu di- sfatta, quando tu n' hai portato lo fiore del mondo!
1) Mutato significama, clie è pure nel ms. Vis. in sem- bianza, col t : seniblance, dehors.
2) Ag-g-iunto ancora Ragione come, col ms. Vis. e col t.
3) Aggiunto Io dico , col t: ie di. Manca al ms. Vis. che duplica : ahi vatura !
4) Corretto loro in lo re coi mss. Ambr. e Vis. Laur. 23. Magi. 47 e 48 Rice, e col t: le roy. V. Illustrazioni.
•^) Aggiunto di tutti i beni, col t : de tonz biens. Manca pure al ms. Vis.
6] Corretto atti in abiti, col ms. Vis. e col t : habits.
Lo quinto colore lia nome fattura , però che r uomo la parlare ' una cosa che m>n ha podere, nò naturagli parlare sì come se la parlasse, sì come noi poterne udire ^ delle genti che ciò di- cono di bestie , o d'altre cose, sì come avessero parlato. E questo è sì intendevole, che "1 mae- stro non intende a ciò porre alcuno esempio.
Lo sesto colore si chiama trapasso, però che quando il parlatore ha cominciato suo detto per dire suo conto, egli so ne parte un poco, e tra- passa ad un'altra cosa eh' è simigliante a sua materia, ed allora è egli buono ed utile. Ma se quel trapasso non è bene accordante a sua materia, corto elio sarà malvagio e dispiacevole *. E però fé bene Giulio Cesare, quando egli volse difen- dere quelli della congiurazione di Roma. Egli fé suo trapasso al perdono, il quale i loro antichi avevano per addietro fatto a quelli di Rodes e
1) Aggiunto parlare col ms. Gianfilippi. t faint. Manca pure al ms. Vis.
2) Corretto cura in natura, col buon senso, e col t.
3) Corretto vedere, che è pure nel ras. Vis. in udire, col ms. Berg. e col t : oir.
4) Corretto ella in elio , e malvagia in malvagio, che è pure nel ms. Vis., col ms. Berg.. col senso, e col t: il sera mauvai.
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di Cartagine. E così fé ' Catone, quando li volse giudicare a morte. Egli cantò Manlio Torquato, come egli giudicò a morte suo figliuolo. Altresì trapassa l'uomo spesse volte alla fine, od al mezzo di sua materia , per rinnovare quello che parca vecchio , 0 per altra buona ragione.
Lo settimo colore si chiama dimostramento, per- chè chi parla ^ dice le proprietà e' segni della cosa ^ e dell'uomo per provare alcuna cosa che '' si ap- partenga a sua materia ; sì come la Scrittura dice : Egli avea nella terra di Hus uno uomo che avea nome lob, semplice, diritto giusto ^ e temente Iddio. Altresì fé ^ Tristano quando divisò la beltà di Isotta '. Suo' capigli (disse) risplendono come
1) Corretto egli, che è pure nel ms. Vis. in Catone, coi mss. Berg. e Gianfilippi, e col t: Calons.
2) Aggiunto perchè chi parla, col senso, col ms. Vis. e col T : porce que li farleres.
3) Corretto ìa proprietà, che è pure nel ms. Vis: in le proprietà, col t: les proprietei.
4) Corretto che sì appartengv di provare in per provare alcuna cosa che si appartenga , col ms. Vis. e col t : por achoison de prover aucune chose qui aparteignc.
5) Aggiunto giusto, col ms. Vis. e col t: iuste.
6) Corretto che in altresì col ms. Vis. e col t: autre- tant.
1) Il t: la roine Tseult , colla variante; madame, di due codici. Il ms. Vis. madonna.
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fila d'oro, la sua Ironto sormonta sopr'al giglio, suo nero sopracciglia ' sono piegato conia piccoli arconcelli, ed una picciola via di l.itte^ le diparte a mezzo ^ Io suo naso, e sì per misura, che non ha più, nò meno; suoi occhi sormontano tutti sme- raldi lucenti nel suo viso come due stelle ; sua faccia seguita la beltà dell'aurora, perchè la ha di vermiglio e di hianco insieme, che 1' un colore con r altro non risplende malamente ; la bocca piccola, e labra spesse, ed ardenti di bel colore; e' denti più bianchi che avorio, e sono posti per ordine e per misura ; né pantera, né spezierìa * non si può comparare al suo dolce fiato della sua dolce bocca; lo mento ò assai più pulito che marmo; latte uà colore al suo collo; e* cristallo risplende alla sua gola ^; delle sue spalle escono
1) Corretto ciglia, che ò pure nel ms. Vis. in soprac- ciglia, col T : noir sordi
2) Aggiunto di latte, che manca pure al ms. Vis. col t: voie de lait. Il ms. del Capitolo di Verona: voie déliée.
3) Aggiunto a col ras. Arabros. Il ms. Vis. per mezzo.
4) Corretto pesce in speziera, col t: espice. Il ms. Vis. pescio.
5) Il T : nus laiz ne donne color à son col, ne cristal ne resplendit à sa gorge; ma due codici del Chabaille leggono col Volgarizzamento : lais donne couleur a son geni col, et cristaulx resplendissans à sa très gente gorge polie.
GÌ
due lìraccia isnelle ^ e lunghe, e bianche mani ^ e le dita grandi ^ e ritonde, nelle quali risplende la beltà dell' unghie ; lo suo petto * è ornato di due belli pomi di paradiso, e sono com'una massa di neve; ed è sì isnella nella cintola, che l'uomo la potrebbe avvincere con le mani. Ma io tacerò dell' altre parti delle membra dentro '% delle quali lo cuore parla meglio che la lingua.
L' ottavo colore si chiama addoppiamento, però che '1 parlatore addoppia il suo conto, e di- celo due volte insieme. E questo è in due ma- niere. L' una si è, che dice sua materia, ed im- mantinente la ridice per il contrario del suo detto. Ra?:ione come ^ : Io voglio dire d' un uomo ch'eali è giovane, ciò è, raddoppierò mio dire in questa maniera : Questo uomo è giovane e non vecchio;
1) Corretto forti in isnelle, col t : grailles. Cosi traduce Bono appresso, el est si graille.
2) Il t: Blanches mains, oh la char est mole et tendre.
3) Ht: les doit granz , Iraitis (colla variante di due codici , covez), et reonz.
4) Il T : ses très biaus piz.
5) Trasportata la virgola dopo dentro, col t: tairai des autres parties dedanz. Ha riscontro col Cantico di Salomone: Praeter ae quae intrinsecus latent.
6) Ag-g-iunto Ragione come, col ms. Vis. e col t.
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o questa cosa ^ dolce , e non amara '. 1/ altra maniera dico sua materia, ed immantinente ridice altre parole , che cessano il contrario di quello ch'egli avea detto in questa maniera: Vero è che quest' uomo è giovane, ma e' non ò folle ; e tutto che '1 sia nobile, egli non è orgoglioso; egli ì> largo, e non guastatore.
Or avete udito rome 1' uomo punte accrescere la sué» materia , ed allungare suo detto; che di poco seme * si cresce uìolta biada, e picciola fon- tana comincia gran fiume. Però diritto è ragione ^ che '1 maestro mostri come 1' uomo può abbre- viare suo conto , quand' è troppo grande e lungo *.
1) Mutata questo giovane non è vecchio, e questo dolce non è amaì'o, in questo uomo è giovane, e non vecchio; e que- sta cosa è dolce e non amara, col ms. Vis. e col t : cist hom est juenes, et non pas viel: cu ceste chose est doxi.ce, non pas amere.
2) Aggiunto seme, coi mss. Ambr. e Berg. e col t: pò de semance. Il ms. Vis. semema.
3| Aggiunto diritto è , che manca pure al ms. Vis. e col T : droit et.
4) Aggiunto grande e, che manca pure al ms. Vis. col T." grans et. Ripete i termini retorici detti sopra.
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E ciò mostrerà egli qui innanzi, là ove egli dirà del dire lo fatto '.
Qui tnce lo maestro della dottrina del gran parlare per divisare quello del piccolo parlare ^, ciò è a dire d' un conto , e d' una pistola , che tu voli dire , o fare sopra alcuna materia che viene, che '1 maestro chiama parlatura lo gene- rale nome di tutti detti. Ma tutti i conti sono messi in uno solo detto , od in una sola lettera, od altre cose che 1' uomo conta suso sua ma- teria l
1] Aggiunto io fatto, che manca pure al ms. Vis. col ms. Berg. e col t : dou fait dir.
2) Aggiunto fer divisare qvello del piccolo parlare, coi rass. Vis. Rice. Magi. 47 e 48 e col t: por deviser cels de la petite parlenre (V. cap. XL di questo libro.)
3) Mutato .9' usa in materia in conta suso stia matena, col ms. Vis. e eoi T : on conte sor sa matière. Il Mussafia preferisce la lezione del m. Laur. 46: ma conto è uno solo detto, 0 una sola lettera, 0 altra cosa.
01
Capitolo XV.
Delle parti del conto, e come il parlatore dee stabilire li suoi detti per ordine
Lo parti del conto, secondo clie Tullio c'in- segna, sono sei. Il prologo, il fatto', il divisaraento, il conf(3rmamento, il disfertnamento , e la conclu- sione. Ma i dettatori, che dettano le lettere, per arte di retorica, dicono che in una lettera non ò mai che cinque parti, cioè saluto, prologo, fatto, la dimanda, e la conclusione. E se alcun dimanda, perchè è di- scordia tra Tullio e' dettatori, poiché ciascuno segue lo insegnamento di retorica % io dico, che la di- scordia è per sembianza , e non per verità. Che dove i dettatori dicono che lo saluto è la prima parte della lettera, Tullio intese e volse, che sa- luto fosse sotto '1 prologo : che tutto ciò che l'uomo
1) Corretto il saluto, il prologo in il prologo, il fatto, col ms. Berg. e Vis. e col t: li prologues, li faiz. Il Car- rer vi aggiunse il saluto , acciò fossero sei le parti, non osservando che mancava il fatto , che è la sesta. V. ap- presso.
2) Aggiunto poiché ciascuno segue lo 'nsegnamcnto di retorica, col t: puis que chascuns ensuit l'enseignement de rectorique. La lacuna è pure nel ms. Vis.
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dice dinanzi al fatto, ò come per apparecchiare ' sua materia, ed ò prologo. Ma li dettatori dicono, che la SLilute è porta del conto , e' suoi occhi, e però gli danno 1' onore della prima parte di let- tere * e ambasciata; però che mandare lettere, o messi , tutto va per una via.
E d' altra parte, la parte ^ che Tullio chiama il divisamente, li dettatori la comprendono sotto il fatto. E quella che Tullio chiama conferma- mento,- e diâermamento *, li dettatori la compren- dono sotto la ° dimanda. E per meglio intendere li nomi dell'uno e dell'altro, e per conoscere la intenzione di Tullio, e degli altri dettatori, vuole ^ il maestro dichiarare ora la significazione del- l' una e dell'altra parte, e del suo nome *.
1) Corretto apparecchiare chiara in per apparecchiare, col ms. Vis. e col T : por aparelHer. Cosi anche molti ma- noscritti, fra' quali il Laur. 46.
2) Corretto di lei in di lettere , col ms. Vis. e col t : des epistre.
3) A^g-iunto la parte coi mss. Ambr. e Vis. e col t: cele partie.
4) Ag-giunto e dij'ermamento , coi mss. Ambr. e Vis. e col t: et deffermement .
5) Corretto loro in la, col t: sonz la demande. Il ms. Vis. sua.
6) Corretto volse in vuole, nel ms. Vis. e col t : veulc.
7) La stampa le signijicazioni dell' uno e dell' altro , e di ciascuna parte lo suo nome. Corretto la signijicazione del-
5
OD
Capitolo XVI.
Delle sei parti del conto a parlare di bocca.
Prologo è comiiiciamento, e la prima parte del conto, che dirizza e apparecchia l'orecchio ' e '1 cuore ' a coloro a cui tu parli, ad intendere ciò che tu dirai.
Lo fatto si è a contare le cose che furono, e che non furono, sì com' elle fossero. E questo è ', quando 1' uomo dice quello su '1 quale egli ferma suo conto.
Divisamente si è, quando 1' uomo conta lo fatto , e immantinente * comincia a divisare le parti, e dice; Questo fu in tal maniera, e questo in tal maniera ; e accresce quelle parti che sono
/' una e dell' altra parte, e del Sito nome. Ut: la segnefiance de chascune partie, et de son nom. Così anche il ms. Vis.
1) Corretto la via, che è pure nel ms. Vis. in l' orec- chio, col t: l' oire.
2) Molti codici leggono di coloro.
3) Le stampe: questo è quello , quando l' uomo dice quello. Levato, secondo il desiderio del Mussafia, il primo quello, che impaccia, e manca in molti mss.
4) Corretto poi in immantinente, col ms. Vis. e col t: maintenant.
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più utili a lui, e più contrarie al suo avversario ', e ficcale lo pili ch'egli può nel cuore di colui a cui parla, e allora pare che gli sia conto il ^ fatto. E questa è la cagione, perchè li dettatori con- tano il divisamento sotto '1 fatto.
Confermamento è là ove il dettatore mostra le sue ragioni, e assegna tutti gli argomenti che può a provare ^ sue ragioni, e accrescere fede e credenza al suo detto.
Disfermamento è quando il dettatore mostra le sue buone ragioni, e' suoi forti argomenti *, che indebiliscono, impiccoliscono ^ e distruggono il confermamento di suo avversario.
1) Il t: acuille cele partie qui est plus contraire a son aversaire. Ma quattro codici del Chabaille: acq%deret teles parties qui soient plus pourjitahles à lui , et plus contraire à son aversaire.
2) Corretto che sta contra al fatto, che è pure nel ms. Vis. in che gli sia coatto il fatto, col ms. Berg. col Magi. 47, e col T. que il si ait conte le fait.
3) Corretto approvare in a provare col ms. Vis. e col t : a prover.
4) Ommesso e, prima di che, perchè intralcia, e manca ai mss. Ambr. e Vis. ed al t.
5) Ag-giuuto impiccoliscono, che manca pure al ms. Vis. col T : apeticenl.
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Conclusione è la diretana ' parte, e la con- ferraazione * del conto.
Queste sono le sei parti ' del conto, secondo la sentenza * di Tullio.
Ora ò buono contare le parti che i dettatori dicono. E dirà prima della salute.
Capitolo XVII.
Delle cinque parti delle lettere scritte, che si mandano ad altri ^.
Salute è cominciamento di epistole, che nomina quegli che manda, e quegli che riceve ^ le lettere, e
1) Corretto direttiva in diretana, col t : derraine.
2) Aggiunto e la confermazione, col t : et la confirma- tions. Nel ms. Vis. è lacuna.
3) Corretto ■parole in sei parti, col ms. Vis. e col t: VI parties.
4) Corretto scienza in sentenza, col ms. Vis. e col t: sentence.
.5) La stampa : Della salutazione delle lettere mandate. Sostituito il vero titolo del capitolo , col t : Des V parties des lettres escrites que on envoie as antres gens.
6) Il t: nome ceulx qui la reçoivent, ma la variante di quattro codici del Chabaille, seguita dal Giamboni, legge: cetdx qui mandent, et ceulx qui reçoivent les lettres.
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la dignità di ciascuno, o la volontà del cuore, che quegli che manda ha contra ^ di colui che riceve: ciò è a dire, che se egli è suo amico, si gli manda salute, e altre parole, che tanto vagliene, e più. E se gli è nimico, egli tacerà; o ^ manderagli alcuna parola coperta ^ o discoperta di male. E se gli è maggiore, sì gli manda parole di riverenza. E così dee r uomo fare a' pari e a' minori, come si con- viene a ciascuno; in tal maniera , che non abbia vizio, né di più , ne difFalta * di meno. E sap- piate, che '1 nome di colui eh' è maggiore, e di più alta dignità, dee sempre essere posto innanzi, se non è per cortesia , o per umiltà, o per altre cose simiglianti.
Del prologo, e del fatto, e della loro forza ^ ha detto lo maestro qui dinanzi la signifìcanza ; e però non dirà più ora. Però che i dettatori se ne accordano bene alla sentenza di Tullio, Ma della dimanda dice il maestro , che 1' è quella parte, nella quale la ^ lettera e '1 messaggio di-
1| Corretto contrario in contra, coi mss. Amb. e Vis. Rice. Pai. e Laur. 23, Magliab. 46. e col t : encontre.
2) Corretto e in o coi mss. Fiorentini, e col t : ou.
3) Corretto e in o, coi mss. Fiorentini e col t.
4) Corretto di falsità, né in ne' diffalta, col ms. Vis. , Rice. Magi. 47 e 48. e col t : ne defaxUe don moins.
5) Aggiunto loro, col ms. Vis. e col t.
6) Corretto quella in la, eoi mss. Fiorentini , e col t.
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manda ciò che vuole, pregando, o comandando, o minacciando , o consigliando, o in altra maniera di cose, in eh' egli spera di acquistare il cuore di colui a cui egli manda. E quando il dettatore lia tìnita sua dimanda, o mostra suo confermajnento, 0 suo disfermamento, egli fa la conclusione, cioè la fine del suo detto, nel quale egli conclude la somma ' del suo detto com' egli è, e che ne può addivenire.
Capitolo XVIII.
Dello insegnamento del prologo secondo la diversità delle materie ".
E però che '1 prologo è signore e principe del conto, secondo che Tullio disse nel suo libro, convenevol cosa è, che sopra ciò dia lo maestro la sua dottrina.
Di che Tullio disse, che prologo è un detto che acquista avvenentemente il cuore di colui, a
1) Corretto forma in somma, col m.s. Vis. e col t: la some de son conte.
2) Corretto maniere, come tante altre volte, in materie, col t: matières.
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cui tu parli, ad udire ciò che tu dirai. E questo può essere in tre ' maniere, o per acquistare sua benevolenza, o per dargli volontà d'udire, o volontà di sapere tno * detto.
E però io dico, che quando tu voli ben far tuo prologo, il ti convien innanzi considerare tua materia, e conoscere la natura del fatto, e la sua ^ maniera. Fa dunque come colui che vole murare \ che non corre avaccio all' opera ^, anzi la misura della linea * del suo cuore, e comprende nella sua memoria tutto l' ordine e la figura della ma- gione \ E tu guarda che tua lingua non sia cor- rente a parlare , ne la mano a scrivere , né non cominci ne V una, né 1' altra a corso di fortuna ; il tuo senno tegna in mano 1' ufficio di ciascuna
1) Corretto due in (re, col ms. Vis. e col t: ///.
2) Aggiunto 0 volontà di sapere , col t : ow volonté de savoir. Il ms. Vis. ommette volontà di udire, ed ha volontà di sapere.
3) Corretto i7ia in srta coi mss. Berg. e Vis. e col t : sa maniere.
4) Corretto mistcrare, che è pure nel ms. Vis. in mu- rare, col t: maisoner. Il ms. Magi, 48 wfl_^ioMflfe .• il Magi. 47 mensongniarc.
5) Corretto dell'opera in alVoptra, col Rice, e Laur. 23.
6) Corretto lingua, che è pure nel ms. Vis. iu linea, col Magi. 48, Laur. 46 e col t: ligne.
7) Aggiunto della magione, che manca pure al ms. Vis. col t: la figure de la maison, col Magi. 47 e 48 e Laur. 46.
7:i
in tal maniera , elio la materia sia lungamente nella bilancia del tuo cuore, e dentro lui prenda r ordine di sua via, e di suo fine. Però che i bi- sogni del secolo sono diversi, e però conviene parlare diversamente, e ' ciascuno secondo lor materia ',
Tullio dice, che tutti detti sono in cin- que maniere; o egli è onesto, o contrario, o vile, 0 dottoso , o oscuro. E però pensa, che tu dèi altrimenti cominciare e seguitare tuo conto nell'una che nell'altra, e altrimenti acquistare ^ benevolenza, e la volontà su l' una materia che su r altra.
E sappiate, che onestade è quello che incon- tanente piace a quelli che l'intendono, senza prologo, e senza alcuno ornamento * di parlare.
Contrario è quello che immantinente dispiace per sua malizia.
1) Corretto in in e, col x: et chascnne.
2) Corretto ancora maniero,, che è pure nel in.s. Vis. in materia, col t: matière.
3j Oramesso sua, col t, e coi mss. Laur. Magi. 47 e 48. 4) Corretto ordinamento in ornamento, col ms. Laur. 46. e col T : aornement.
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Vile è quegli, a cui quello che dee intendere, e non vuole intendere guari per la viltà, e per la picciolanza delle cose '.
Dottoso è ^ in due maniere; o perchè l'uomo si dotta di sua sentenza ; o perchè gli è da una parte onesta, e dall' altra disonesta, in tal maniera che la ingeneri benevolenza e odio.
Oscuro è ciò che quegli che dee udire ^ e' non può intendere leggermente *, o perchè non è bene savio, o ch'egli è travagliato, o perchè tuo detto sia sì oscuro, o coperto, o avviluppato, che egli non può bene conoscere.
1) Corretto col Mag. 47 e 48 , Laur. 46, e col t : vii est ce à quoi cil qui doit air n' aient gaires por la moleste, et por la pefilesse de la chose. Il ms. Vis. varia. Le stampe leggouo : Vile è quello, che dee intendere , e non intendere guari per la viltà. E per la piccioleania delle cose doitoe in due maniere.
2) La stampa delira: e per la picciolanza delle cose dot- tose in due maniere. Corretta 1' interpunzione col ms. Vis. e col t: Doutons et en II manières. Vedi nota precedente.
•3) Aggiunto oscuro è ciò che quegli che dee udire, col ms. Ambr. e Vis. Rice. Laur. 23 e 46, Magi. 49 e col t: oscurs est ce que cil qui le doit oir.
4) Aggiunto di leggieri, col ms. Vis. e col t : ne le puet entendre legiermcnt.
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Capitolo XIX. Di due maniere di prologhi, coverti e discoverti.
Per la diversità dei detti, e delle cose, sono li prologhi diversi. E sopra ciò dice Tullio, che tutti i prologhi sono in due maniere : 1' uno si chiama cominciaraento, e l'altro copertura.
Cominciamento è quello che apertamente * in poche parole acquista la benevolenza, e la vo- lontà * di coloro che 1' odono ^
Covertura è, quando il parlatore mette molte parole intorno al fatto, e fa vista di non volere quel che vole , per acquistare covertamente la benevolenza di coloro a cui parla. E però si con- vien sapere qual delli due * prologhi dee essere posto ^ sopra ciascuna materia di nostro conto.
1) Aggiunto apertamente, col ms. Vis. e col t : aper- tement.
2) B la volontà, manca al t: ma è nella variante di un codice del Chabaille : benivolence et la volonté.
3) Ut: qui o'ir doivent. E nel ms. Vis.
4) Ommesso parole, che è pure nel ms. Vis. evidente ripetizione viziosa.. Legge la stampa : parole o prologhi.
•')) Aggiunto posto , che manca pure al ms. Vis. col T : mis.
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Capitolo XX. Quale prologo conviene sopra onesta materia '.
Là dove ^ nostra materia è d'onesta cosa, e' ^ non vuole copertura nulla; ma incontanente cominciare nostro conto, e divisare nostro affare, che la onestà della cosa ha * già acquistata la vo- lontà degli auditori, in tal maniera che poco ne conviene ^ a travagliare.
E non per tanto alcuna fiata è buono un bello prologo, non per acquistare grazia, ma per ac- crescerla. E se noi volerne lasciare lo prologo, egli è buono a cominciare ad un buon detto, o a uno sicuro argomento.
1) Corretto nostra, che è pure nel ms. Vis. in onesta, col T : honeste.
2) Aggiunto dove , col senso, e col t ; là où. Il ms. Vis. u.
3) Corretto si che in e' , col t : il ne non convient. Il ms. Vis. ed altri : non si conviene.
4) Corretto abbia, che è pure nel Vis. in ha, col ms. Berg. e Magi. 47 e 48, e col t : a jà aquise.
5) Corretto 'per coverta non abbino in poco ne conviene, col ms. Vis. e col t: pò nos en convient travaillier. Cosi anche il Laur. 46, Magi. 47 e 48, Pai. e Berg.
Capitolo XXI. (a) Quale prologo conviene sopra contraria materia.
Quando la materia ò contraria, o crudele, o contra diritto, che tu voli dimandare una grande cosa, 0 cara , o strana ; allora dèi tu pensare se l'uditore è commosso contra te, o s' egli ha pro- posto nel suo cuore di non fare niente di tua richiesta. Che se ciò fosse, ei ti conviene fuggire alla covertura , e colore di parole nel tuo prologo, per abbassare suo cruccio, e addolcire sua du- rezza; e in tal maniera che suo cuore sia appa- ciato ', e tu n' acquisti sua grazia. Ma quando suo cuore non è guari turbato contra te, allora ne potrai tu passare leggermente per un poco di buon cominciamento.
1) Mutato appagato, che è pure nel ms. Vis. in appa- ciato, col t: apaisiez.
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Capitolo XXI. (b)
Quale prologo conviene sopra vile materia '.
E quando la materia è vile e picciola, e che l'uditore non intende a ciò se non poco; allora conviene che tuo prologo sia adornato ^ di tali parole, che diano piacere d'udire, e che n'affi- nino ^ tua materia , e che lo levino di sua vil- tade \
1) Fatta divisione di capitolo, col ms. Vis. e col t: Quel prologue convient sor vil matière.
2) Corretto ordinato, che è pure nel ms. Vis. in ador- nato, col T : aornez.
3) Corretto ajìni in ajinino, coi mss. Ambr. Laur. 23, e col T : enhaucent.
4) Corretto intenzione, che è pure nel ms. Vis. in vil- tade, col ms. Berg. e col t : sa viltance.
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Capitolo XXI. (e)
Quale prologo conviene sopra dottosa materia '.
E quando la materia è dottosa , perchè tu dimandi due cose, e 1' uomo dotta della sentenza la quale delle * due cose dee essere affermata ,• allora dèi tu cominciare tuo prologo alla sentenza medesima della cosa clie tu voli, e ' alla ragione in che tu piii ti fidi. E s' ella ò dottosa , perchè la cosa è d' una parte onesta, e dall'altra parte * disonesta ; allora dèi tu ornare tuo prologo per acquistare l'amore e la grazia degli auditori , in tal maniera , che paia loro che tutta la cosa è tornata onesta.
1) Fatta divisione di capitolo, col ms. Vis. e col t: Quel frologtu convient sor doulotcse matière.
2) Corretto di due in delle due, coi mss. Mag;. 46, 47 e 48, Laur. 46 e Pai. e col t.
3) Mutato 0, che è pure nel ms. Vis. in e , col t : et.
4) Aggiunto onesta, e dall'altra parte, col t: de una part honeste, et d' anitre dehoneste. Il ms. Vis. concorda colla stampa.
Capitolo XXI. (d) Quale prologo conviene sopra oscura materia '.
E quando la materia è oscura a intendere, allora dèi tu cominciare tuo conto per parole , che diano talento agli auditori di sapere quello che tu voli dire; e poi * divisare tuo conto, secondo che tu penserai che sia lo meglio.
Capitolo XXII.
Di tre cose, che sono bisogno a ciascuno prologo^
che non può essere buono senza 1' una ,
o senza l'altre '.
Per questo insegnamento potemo * sapere, che in tutte maniere di prologhi, sopra qualunque
1) Fatta divisione di capitolo, coi mss. Vis. e col t : Quel frologue convient sor oscure matière.
2) Corretto puoi in poi, col t: et puis, e coi mss. Fior.
3) Corretto senza l' altro, ed il ms. Vis. senza l'aria, in senza l' ima, o senza le altre, col ms. Berg'. e col t : sanz V une, ou sanz les autres.
4) Corretto puotemo in potemo, coi mss. Ambr. e Vis. conforme alla regola dell' accento mobile. Così il Sorio.
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materia elli sieno, ci convien fare una dello tre cose: o d'acquistare la grazia di colui a cui noi parliamo, o ' donargli talento di udire lo nostro * detto, o di saperlo. Che quando nostra materia è disonesta ^ o niaravigliosa, o dottosa, nostro pro- logo dee essere per acquistare benevolenza ^ Ma se tua materia ò vile, allora dee essere per dargli talento di udire. E quando la materia è oscura, alloia dee essere per dargli talento di sapere quello che tu gli dirai.
E però è ragione , che '1 maestro ci dica come ciò può essere fatto, ^ e in che maniera.
1) Corretto in in o col t : on. Il ms. Ws.per, Laur. 46 ed Magi. 48, o.
2) Corretto tuo, in nostro, col ms. Vis. e col t: noz diz.
3) Corretto d' onesta cosa , che è pure nel ms. Vis. in disonesta, col t : deslioneste. La stampa è assurda.
4) Aggiunto benevolenza, col ms. Vis. e col t : aquerre la lienvoillance.
5) Aggiunto fatto, col ms. Vis. e col t : 'puet estre fait.
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Capitolo XXIII. Della dottrina per acquistare benevolenza \
Benevolenza s' acquista da quattro parti, cioè per nostro corpo , o per lo corpo di nostro av- versario, 0 dagli auditori, o dalla materia me- desima.
Dal corpo nostro s' acquista , quando noi ri- cordiamo nostre opere , o nostre dignitadi corte- semente, senza nullo orgoglio, e senza nullo ol- traggio. E quando 1' uomo mette sopra noi alcun biasimo, o alcuna colpa, o altro misfatto ^, se noi diciamo che noi no '1 facemmo ^ e che ciò non fu da parte nostra ; e se noi mostriamo lo male e li dolori * e disavventure che sono state, e che possono addivenire a noi, e a' nostri ; e se nostra
1) Il T : La bienvoillance des oianz. Il ms. Vis. concorda colle stampe.
2) Ag-g-iunto 0 altro misfatto , col ms. Vis. e col t: ou autre méfait.
3) Corretto facciamo in facemmo, coi mss. Ambr. Vis. Fiorentini, e Berg-. e col t : ne le feismes pas.
4) Agg'iunto li dolori, col ms. Vis. e col t : les dolours.
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S2
pregliiorn ò dolco, o di hiinna aria, o ' di piofà, o di inisoricordia ; o so noi no ^ ptoferiamo di buona aria agli auditori, per questa, e per altre sembraljili cose e proprietadi di noi e do' nostri ^, s'acquista benevolenza, secondo quello che n re- torica s'appartiene.
E sappiate, che ciascun uomo * e ^ ciascuna cosa ha sue proprietà, por le quali l'uomo può acquistare grazia, o disgrazia ^ E di ciò dirà lo maestro qua dinanzi , là ov' egli sarà luogo e tempo.
Per lo corpo di tuo avversario acquisterai tu grazia, se tu conti la proprietà di lui, che il motta in ira', in invidia, o in dispetto degli auditori. Che senza fallo tuo avversario è in odio, se tu
1) Mutato qui, ed appresso, e che è pure nel ms. Vis. in 0, col t: ou.
2) Corretto non in ne, che è pure nel ms. Vis. coi mss. Pai. e Laur. 46, e col t: se nos nos ojfrons.
3) Corretto per quesl' altre semhrabili in fer questa, e fer altre sembrahili, coi mss. Gianfilippi, Fiorent. Vis. e Berg. e col t : far ceste, et par autres semblables proprietez.
4) Il T : chascun cors d'orile.
5) Corretto ia in e, coi mss. Vis. Fior, e col t : et cha- scune chose.
6) B disgrazia, manca al t. Il ms. Vis. benevoglienza e malavoglienza.
7) Aggiuuto in ira, col ms. Vis. e col t : en haine.
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dici ' che quello eh' egli ha fatto è contra diritto, e contra natura ^ e per suo grande orgoglio, o per sua fiera crudeltà, o per troppo malizia. Al- tresì cade in invidia, se tu conti la forza, e l'ar- dimento di tuo avversario, e sua possanza, e sua signoria , e sue ricchezze , e suoi uomini, e suoi parenti, e suo lignaggio, e suoi amici, e suo te- soro , e suoi danari , e la sua fiera natura, che non è da sostenere, eh' egli usa di continuo ' suo senno *, e suo podere in malizia, e ch'egli si fida più di quello, che ^ di suo diritto. Altresì vien egli in dispetto, se tu mostri che tuo avversario sia vizioso, senza senno e senza arte *', e uomo lento e pigro , e che non si studia se non nelle cose frodolenti ^ , e che egli mette tutto il suo tempo in levità ^, in lussuria , in gioco e in ta- verne.
1) Corretto vedi in dici, col ms. Vis. e col t: se Ui diz.
2) Il T : contre droit de nature.
3) Aggiunto di continuo, che manca pure al ms. Vis.
4) Aggiunto suo, coi mss. Fior, e col t : toz jours.
5) Corretto quello eh' è, in quello che coi mss. Amb. Fior, e Vis. e col t : en ce, que.
6) Il T : nices et sanz art.
7) Il t: choses frivole.
8) Il T : le chérie. I mss. Rice. Magi. 36 e 47, Lau. 23 e 46, hanno leccieria, leccerie, leccheria, leccherie: Magliab. 48, ha favole.
S4
Per lo coi-po (lo^'li aiulitori s' acquisii hono- volonza , so tu dici li buoni costumi, o lo [no- priotà fli loi'o bontà, o lodi loro, e le loro opere, e diri che sempre è stato loro costume di fare tutto loi'o cose ' saviamente e arditamente, se- condo Iddio, e secondo Lriustizia, e che tu ti fidi di loro, e che tutto il tnondo n' ha buona cre- denza, e quello che faranno ora di questa biso- gna, sarà sempi"o in memoria e in esempio degli altri.
Per la materia acquisti tu grazia, se tu dici le proprietà ^ e le apparenze della cosa di ^ che tu parli, che afforzano e alzano tua parte, e con- fondano * la parte del tuo avversario, e mettanla in dispetto.
Qui tace il conto a parlare della grazia, per mostrare come 1' uomo dà talento agli auditori d' udire il nostro detto.
1) Il t: bien et sagement.
2) Corretto la proprietà in le proprietà, coi mss. Vis. Fior, e col t: les proprie tez.
3) Aggiunto di coi mss. Vis. Fior, e col t: dont (u paroles.
4) Mutato ajfondino in confondano col ms. Vis. Fior, e col T : confondent.
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Capitolo XXIV. (a)
Dell' insegnamento per dare talento ' di udire i nostri detti - agli auditori.
Quando tu parli davanti ad alcuna gente, o davanti uomo, o davanti a femina ^, o qualunque sia ^ 0 tu le mandi lettere, se gli voli dare ta- lento cir egli intenda tuo detto , però che ^ tua materia è picciola e dispiacevole ^, tu dèi dire al corainciamento del prologo , che tu dirai grandi novelle o grandi cose \ o che non paiono crede-
1) Mutato talenti in talento, col ms. Berg. e col t : ta- lent. Ha riscontro nell' ultimo inciso del capitolo prece- dente.
2) Aggiunto li iiostri detti, col t: noi diz. 11 ms. Vis. varia.
3) Aggiunto tiomo , o davanti a femina, coi mss. Vis. Magi. 47 e 48, Laur. 40 e col x : home ou feme.
4) Aggiunto qualunque sia, che manca pure al ms. Vis. col t: qui que ce soit.
5) Ommesso se prima di tua materia, perchè manca nei mss. ed è superfluo.
6) CovvQtto spiacevole in dispiacevole coi mss. Ambros. e Vis. Fior, e col t: desprisahle.
7) Corretto e graziose, in o grandi cose , coi mss. Ambr. Vis. Fiorentini, e col t : oVf (jrans choses.
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voli, 0 cho toccliino a tutti gli uomini', e qnolli che son dinanzi a te, o di uomo * di grande nomo, 0 di divine cose, o di comun pr(/ ' ; o se tu pro- metti che tu dirai brevemente, e Mii poche parole ciò che vorrai dire%* o se tu tocchi nel comincia- mento un poco della ragione in cui tu più ti confidi.
Capitolo XXIV. (b)
Dell' insegnamento per dare talento di sapere agli auditori '.
E quando tu voli, che l' auditore abbia ta- lento di sapere quel che tu voli dire ; però che
1) La stampa, ed il ms. Vis. o che non tocchino a' tuoi uomini. Corretto o che tocchino a tutti gli uomini , col ms. Ambr. Magi. 47 e 48, Laur. 46. e col t : ou que touchent a touz homes.
2) Corretto o davanti uoraini, in o d' ìiomo , col Magi. 47 e Laur. 46 e col t : ott des homes.
3) Corretto o d' alcuno prò' in o di comun prò', coi mss. Ambr. Vis. e Fior, e col t: oiì dou commm projìt.
4) Aggiunto e, col t : et en pò de paroles.
5) Aggiunto ciò die corrai dire, col t: ce q ne tu verras dire. Il ms. Vis. concorda colla stampa.
0) Fatta divisione di capitolo, col ms., Vis. e col t : Les enseignemens por doncr as oianz talent de savoir.
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la materia è oscura , o per una cagione, o per un'altra; allora d(''i tu cominciare tuo conto alla somma della sua intenzione brevemente e aper- tamente \ cioè a dire, in quel punto in eh' è la forza grande di tutta bisogna. E sappiate, che ogni uomo che ha talento di sapere, certo ha talento di udire. Ma ogni uomo, che ha talento di udire, non ha talento di sapere. E questa è la differenza tra r un e l'altro talento.
Capitolo XXV. Del prologo che è covertura.
Infin a qui ha divisato il maestro come l'uomo dee cominciare senza prologo ^ o per tal prologo che non abbia covertura nulla; ora vuol divisare come r uomo dee fare suo prologo per maestria , e per covertura. Alla verità dire, quando la ma- teria del parlatore è onesta, o vile, o dottosa, o scura, egli ne può leggermente passare oltra, e cominciare suo conto per poca di covertura, o
1) Aggiunto apertamente , col ms. Vis. e col x: aper- ternent.
2) Aggiunto 0 per tal prolofjo, coi mss. Vis. Rice. Pai. Magi. 36, e col t: oh, par tal prologue.
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senza nessuna covortura ' secondo che il maestro divisò * qui di sopra. Quando la materia è con- traria e laida, e * che il cuore delT auditore è commosso contro a lui; allora ci conviene tornare alla maestrale coverta. E ciò può essere per tre cagioni: o perchè la materia, o quello di ch'egli vole * parlare, non si la a colui, anzi gli dispiace; 0 perchè tuo avversario, o altro qual che sia, gli fa intendere altra cosa , sì eh' egli la crede in tutto, 0 la maggior parto; o perchè l'auditore è travagliato ^ da molti alti-i che hanno a lui par- lato dinanzi.
1) Aggiunto 0 senza nessuna cover tura, col ms. Vis. e col T : ov, sani nulle coverlure.
2) Mutato divisa in divisò , col ms. Vis. e col t: onl devise.
3) Aggiunto e col ms. Vis. e col t: et que.
4) Corretto volle in vale, col ms. Vis. e col t: tev.lt.
5) Il T : ernhosoigniez ov, iraveilliez.
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Capitolo XXVI.
Come l' uomo dee cominciare suo prologo quando la materia spiace agli auditori.
E se tua raaterin dispiace, il ti conviene co- prire tuo prologo in tal maniera , che s' egli è corpo d'uomo , o altra cosa che gli dispiaccia , o che non ami, tu te ne tacerai, e nominerai un uomo, 0 altra cosa, che ^ sia grazioso e amabile a lui, sì come fé Catellina , quando nominò gli antichi suoi, e loro buone opere dinanzi li sena- tori di Roma, quando egli si volea ricoprire della congiurazione di Roma : e quando egli disse a loro, che ciò non era per male, anzi per aiutare li debili, e li meno possenti , sì com' egli avea sempre in costume *. Ciò dicea egli, e così dèi tu bellamente fìngere tua volontà, e in luogo del- l' uomo che dispiace, trovarne un altro uomo, o
1) Ommesso gli pleonasmo prima di sia, pereliè manca nei mss.
2) Corretto l'interpunzione: In coshime ciò dicea egli. E così, in in costume. Ciò dicea egli, e così, col senso, e col t: Il aooit acoshdmè. Ce disoil, et si.
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un'altra cosa che sia amata, od in luogo della cosa eh" Ci l.iida, noniinorai un uomo buono, o una cosa ' buona piacevole, in tale maniera, clie tu li ritraggi suo cuore da quello che non gli j)iace, a ciò* che gli debbia piacere. E quando ciò sarà fatto, tu dèi mostrare che tu non voglia ciò che r uomo pensa che tu vogli , o che tu non difendi ciò che tu voli difendere , secondo che fece Giulio Cesare, quando egli ' volse difendere quelli della congiura. Allora comincia anche * addolcire li cuori degli auditori , e tu dei im- mantinente a poco a poco entrar a toccare ^ tua intenzione, e mostrare che tutto quello che piace agli auditori piace a te, e ciò che loro dispiace
1) Aggiunto che sia amala, ed in luogo della cosa eh' è laida , aoifiinerai uìi nomo buono, o una cosa, col ms. Vis. e col T : qui soit aimèc, et en leu de la chose qui est laide, nomeras uti home bon, ou une chose.
2) Mutato acciò ìq a ciò, col ms. Vis. « col t: a ce qui li doit plaire.
3) Corretto il iu e^li (elli) coi mss. Fiorentini.
4) Posto il punto prima di allora, col ms. Vis, e col T, e corretto egli, che è pure nel ms. Vis. in anche, col t, anques.
5) Corretto acconciare, che è pure nel ms. Vis. in entrar a toccare, coi mss. Giamfilippi e Berg. e col t: entrer pò U pò à touchier.
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non ti sia a grado'. E quando avérai apaciato ' coloro a cui tu parli, tu dirai che di quella bi- sogna a te non appartiene: ciò è a dire , che tu non facesti lo male, che un altro gli ^ fece.
Sì come disse la prima amica di Paris nelle lettere cli'ella gli mandò poi ch'ella lo perde per l'amore di Elena: Io non dimando (diss' ella) tuo argento, ne tue gioie per ornare mio corpo ^ E questo vale tanto a dire, come s'ella dicesse: Tutto quello chiese Elena.
Appresso, dèi tu negare che tu non dici di lui quello ^ medesimo, che tu ne dici; secondo ciò che Tullio disse contra Verre : Io non dico , che tu furasti lo casiello di tuo compagno, né rubasti case, ne ville. E questo vale tanto a dire, come se dicesse : Tutto questo hai tu fatto. Ma tu dèi molto guardare che tu non dichi ne l'un, ne l'altro, in tal maniera, che sia discovertamente contra
1) Aggiunto e ciò che loro dispiace, non ti sia a grado, col ms. Vis. e col T : et ce qui lor desplaist, ne te soit pas a gre.
2) Mutato ancora appagato, che è pure nel ms. Vis. in apaciato, col t : apaisiè.
3) Corretto lo in gli, coi mss. Fiorentini , e col t : il Jist.
4) Il T : por loier de mon corps.
5) Aggiunto ipiello coi mss. L. 45 M. 46 47.
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la volontà (lefj-li auditori, o contra quelli eh' elli ' amano, anzi siasi sì ' covertaraente ch'ellino stessi non si addiano %• e che tu dilunghi i loro cuori da ciò cirelli hanno proposto, e cornraovili a tuo desiderio. E quando la cosa sarà a ciò ve- nuta, tu dói ricordare uno esempio simile, o * pro- verbio, o ^ sentenza, o autorità de' savi, e mostrare che tua bisogna sia simile a coloro; sì come disse Cato a quelli della congiura: Mo dico (diss'egli) che anticamente Manlius Torquatus dannò suo figliolo alla morte , perchè egli aveva com- battuto contro '1 suo comandamento, sendo lui 'mpeiator dell' esercito. Così sono da far condan-
1) Corretto che lo in eh' elli, col ms. Vis. e col t : contre cels que il aiment.
2) Corretto iscovertamente, in sì coverlamente, col ms. Anibr. e col t: soit si convertement. Nel ms. Vis. è lacuna
3) Corretto adirino, in addiano, coi mss. Rice. Pai. L. 23 e 19. ([ tre M. accorgano, L. 46, avvengano.) Qoncov- dano anche nella correzione precedente.
4) Corretto a in o, nel ms. Vis. e col t : o prouerbe. .'>) Ommesso a dopo o, col ms. Vis. e col t : ou sen- tence.
6) Qui segue il t . le di, fist il que anciennement Mal- lins Torquatus dampna son fri à mort, porce qu' il s' estoit combattus contre le commandement de V empire, autressi doi- vent estre dampnè cil conjures. Empiuta la lacuna col ms. Giamfilippi, che è conforme ai mss. Berg. e Mag. 36. II ms. Vis. varia alquanto.
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nare questi traditori ', che voleano distruggere Roma, però che hanno fatto peggio di colui.
Capitolo XXVII.
Come 1' uomo dee cominciare suo prologo quando gli auditori credono al suo avversario.
Quando colui a cui tu parli crede ciò che tuo avversario, o un altro ^ gli ha fatto veduto ^, allora dèi tu al cominciaraento di tuo conto pro- mettere, che tu voli dire \ e dirai quello mede- simo nel che tuo avversario si fida più ^, e me- desimamente di ciò che gli auditori hanno cre- duto : 0 tu cominci tuo conto a una delle ragioni di tuo avversario : o a quello eh' egli dice nella
1) Aggiunto che coi mss. Fiorentini.
2) Aggiunto 0 mi altro, col ms. Vis. e col t : oìì au- tres hons.
3) Il L. 8. 46, e M. 48 gli ha fatto intendere.
4) Oramesso il punto, e continuato il periodo, secondo il contesto, il ms. Vis. ed il t.
5) La stampa nel tuo avversario medesimaraente. Corretto e compiuto. Nel che Ino avversario si Jìda fin, e medesi- mameule, col ms, Vis. e Rice. L. 23, 46, M. 3.^, 47, e col t: en quoi li aversaires se Jìe le plus, et raeismement.
line del suo conto: o tu di', clic tu sci timoroso come tu dói cominciare, nò a clic, n<^ come tu deljba rispondere, nò a chi', fare sembiante come ' d' una maraviglia ; però che quando gli auditori veggiono che tu sei fermamente apparecchiato di contraddire, là ove tuo avversario pensava averti turbato '\ certo * olii penseranno d'avere folle- mente creduto, e che il diritto sia verso te.
1) Ommesso né anche, ed aggiunto: né a che, né come tu debba rispondere, né a chi. Cosi i mss. Fior. Il r: ne a quoi, et comment tu dois respondre, ne a quoi. Il ms. Vis. è conforme alle stampe.
2) Aggiunto come col ms. Vis. e col t: contine d'une merveille.
3) Mutato avere che è pure nel ms. Vis. in averli, col t: le cuidoil avoir troblè.
4) Aggiunto certo, che manca pure al ms. Vis. col t: certes il cuidera.
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Capitolo XXVIII.
Come l'uomo dee cominciare suo prologo quando gli auditori sono in travaglio '.
E se sii auditori sono in bisogno ^, o trava- gliati da molti altri parlatori innanzi ^ allora dèi tu promettere * di non dire se non poco, e che tuo conto sarà più breve che tu non avevi pen- sato, e che tu non voli seguire la maniera ^ de- gli altri che parlano lungamente. E alcuna fiata dèi tu cominciare come * una novella cosa, o '
1) 11 t: est traveillies, ou embesoigniez, Bono dimenticò anche poco sopra di tradurre il secondo vocabolo.
2) Qui traduce embesoigiiiez, in bisogno, e non credo fe- delmente. Il ms. Vis. è conforme alle stampe.
3) Ag-giunto molti, ed appresso innanzi, col ms. Vis. e col T : de mains autres parleors devant.
4) Ommesso innanzi, che è pure nel ms. Vis. Doveva allogarsi innanzi a suo luogo. Non si promette [pros-railto] mai dopo ! Manca nel t.
5) Finalmente una volta 1' amanuense sbagliò anche maniera in materia, dopo di avere sbagliato cento volte materia in maniera. Il ms. Vis. mainiera.-
6) Corretto ad, che è pure nel ms. Vis. in come, col t: comme novele chose.
7) Aggiunto 0, col ms. Vis. e col t : ou.
9(\
cIk» li Ibccia ricloro, ma ' eh' olla sia apparto- iionto " a tuo conto, o a una fabula, o a un esem- pio ^ o a un'altra parola pensata, o non pensata, clic sia di riso e di sollazzo. Ma se la cosa è per corruccio * , allora sarà buono cominciare con '^ una dolorosa novella, o con '^ altre orribili pa- role; chò sì come lo stomaco carico di vivanda sì si scarica per una cosa amara , o contraria ' per una dolce; così il cuore travagliato per troppo udire, si rinnovella, o per maraviglia, o per riso.
1) Corretto si in ì/ia, col ms. Vis. e eoi t : mais ijue eie soit.
2) Corretto apertamente, che è pure nel ms. Vis. in apparleueìile, col ms. Arabr. M. 47 e 48 e C'^1 t: apar- tenans.
3) 0 a un esempio. È nel ms. Vis. manca al t.
4) Corretto è per, in la cosa è per corrticcio, col ms. Vis. e col t: mais se la chose est de corroiiz.
5) Aggiunto con , col t : commencier à une dolorouse novele. Il ms.Vi«. a una dolorosa novella. Così anche i mss. Fior.
6| Aggiunto con , che manca pure al ms. Vis. col t: ou à autre orrible parole.
7) Il t: assouagiez par une douce, che vuol dire ?«- soavisce con una dolce. Bono voltò contraria, perchè pen- sava al vieto aforisma : contraria contrariis curantur. Ci- cerone, qui tradotto da Brunetto, scrisse : satietas et fasti- dium, aut subamara aliqua re relevatur, aut dulci mitigatur. Il ms. Vis. concorda con Bono. Il ms. Magi. 47 a suo aggio : Magi. 48, alleggialo Laur. 46 alleggerito.
Qui tace il conto a parlare di prologhi, clic sono per copertura, o senza copertura, però che partitamente n' ha detto tutta la dottrina dell'imo e dell' altro per sé. Ora vole mostrare il comune insegnamento di ciascun insieme.
Capitolo XXIX.
Dell' insegnamento di tutti i prologhi insieme.
In tutti i prologhi di ' qualunque maniera sieno, dèi tu mettere , secondo che disse Tullio, assai di buoni motti, e di buone sentenze. E per tutto debbono ^ esser forniti d'avvenevolezza, però che sopra tutte cose ti convien dire cose che ti mettano in grazia degli auditori ; ma egli dee avere poca di doratura, e di giuoco, e di conso- nanza, però che di tali cose nasce spesse volte una sospezione, come di cose pensate per grande maestria ; in tal maniera, che gli auditori si dot- tino di te, e non credano le tue parole. Certo chi bene considera la materia del prologo, il tro-
ll Corretto in, in di, coi mss. Fiorentini. 2) Corretto dèi lu, che è pure nel ms. Vis. in debbono, col T : doivent.
08
voi":i, cIh! non ('• mIIio cIk; por ' a])parncc])inrr' li cuori ili coloro che debbono udire, cui udii-o ' di- ligentenientfì tuo detto, e crederlo; e rli'<'lli fac- ciano ^ alla fine quel che tu loro * l'ai intendere.
E però io dico, clie dee esser fornito di motti intendevoli, e di sentenze '% ciò ò a dire d'inse- «j;namento di savi , o di proverbi , o di buoni esempi, ma non vogliono esser troppi, ch'egli non vole esser dorato di lusinghe, nò di motti coverli, sì che non paia cosa pensata maliziosa- mente V^ non di troppe parole di gioco, nò di vanità, anzi ferme, e di buon sapore.
E guarda, che non abbia consonanza, ciò è a dire più motti insieme 1' un dopo V altro che finiscano, o comincino tutti in una medesima let- tera 0 sillaba , però che quella è laida maniera di contare.
1) Ag-giunto per, col ms. Vis. e col t: por autre chose que por apereillier.
2) Corretto dirsi, in udire, col ms. Vis. e coi mss. Fior, e col t : à oir.
3) Mutato egli faccia in cUi facciano , colla gramma- tica, essendosi prima voltato celui in coloro. Il ms. Vis. qui ha lacuna.
4) Corretto li in loro, colla grammatica.
5) Corretto d' inlenzioni, che è pure nel ms. Vis. in di sentenze col ms. Berg. e Magi. 47, 48 e col t : de sentences
6) Il T : pensée J'elonessement et par malice.
99
Capitolo XXX.
Di sette ^ vizii di prologhi , e primo del generale.
Appresso la virtù del prologo, è convenevole cosa da dire de' suoi vizii, che son sette, secondo clie disse Tallio; cioè generale, comune, mutabile, lungo, strano, diverso, e senza insegnamento.
Generale è quello, che 1' uomo puote mettere in molti conti ' avvenevolmente ^.
Comune è quello, che l'avversario può altresì ben dire ■* come tu.
Mutabile è quello, che tuo avversario per poca mutazione può adoperare.
Lungo è quello, là ove è troppo di parole, e di sentenze, oltra a quello ch'è convenevole.
Strano è quello, che in nulla maniera •"' ap- partiene a tua materia.
1) Sette, manca al t. È nel ms. Vis.
2) Aggiunto conti col ms. Vis. e col t: mains conte.
3) Corretto convenevolmente in avvenevolmente, coi mss. Fior, e col t: avenahlement.
4) Il T : liien melre.
ó) Il T : nule maniere dov, monde.
iOO
Diverso ò quello, che fa altra cosa, cìnt tua materia richiede; cioò che là ove tu tlAi acqui- stare grazia, tu no '1 fai, anzi doni talento d'udire, o di sapere, o ' quando * tu tU'i parlare per co- vertui-a usi ^ parole tutto discoverte.
Senza insegnamento è quello, che non fa niente di quello che '1 maestro insegna, né acqui- sta grazia, nò non dà talento d' udire , né di sa- pere, anzi fa il contrario, che vale peggio.
Da tutti questi sette * ci conviene guardare fermninonte ^ e seguire lo insegnamento, in tal maniera che né la ^ salute, né alcuna parte di prologo sia da biasimare, anzi sia graziosa , e di buona maniera.
1) Aggiunto 0, col t: ou.
2) Corretto tjuanto in quando, coi ms.s. Berg. e Fior, e col T : quant.
3) Aggiunto ìisi, col x: hi paroles. Il ms. Vis. varia.
4) Sett<;, manca al t. È nel ms. Vis.
5) I mss. hanno fermamenle , e fieramente Così anche il T, ,
6) Aggiunto né la, col t: qde nus saluz. Il ms. Vis. nulla salute.
101
Capitolo XXXI.
D' un antico esemplo di grande autorità, lo quale fu dotto per più savi '.
Ora avete udito 1' insegnamento che appar- tiene al prologo, e come il parlatore dee comin- ciare suo conto , secondo la diversità delle ma- terie * che addivegnono ognora ^ ne' bisogni del secolo. Ma per ciò che '1 maestro vuol mostrare più apertamente quello che disse ^ ; dirà egli un vecchio esempio di grande autorità, lo quale fu detto per più savi. Vero fu, che quando Catellina fé la congiura in Roma , secondo che le istorie divisano, Tullio, che fé questa arte della retorica, e che era consolo a Roma ^, per suo gran senno
1) Il T : Ci met exemple por mieuLv demosirer ce qui est devant. Il ms. Vis. varia, come spesso, nei titoli.
2j Corretto ancora col ms. Vis. e non sarà l'ultima volta, maniere in materie, col t : matières.
3) Ag'g-iunto ognora, che manca pure al ms. Vis. col t: tozjors.
4) Corretto dice, che è pure nel ms. Vis. in disse , col t: a dit.
5) Aggiunto era consolo a Roma, col ms. Vis. e col t : estoit adonqux consiile de Home.
102
trovo ' la confj^iuriì, o proso più di quelli (lolla congiura de' maggiori uomini di Roma, e di più possenti, e miseli in carcero, e la congiurazione fu scoperta, e saputa certamont''. Tullio fò ragu- nare li senatori e '1 consiglio di Roma, per con- sigliare che si dovesse iliro do' prigioni.
Salustio dice, che Decio Sillano, cioò un no- bile senatore, ch'era eletto ad essere consolo l'anno dopo, disse prima sua sentenza, che' pri- gioni doveano esser giudicati a morte, e gli al- tri che si prendessero simigliantemente. E quan- d'egli ebbe così ' compiuto suo conto, e che tutti gli altri s'accordavano quasi a sua sentenza, Giu- lio Cesare, che volea difendere li prigioni per covertura , raaestrevolmouto in ^ questa maniera disse.
1) Il T : enquist et trova.
'2) Mutato quasi, che manca al ms. Vis. in cos), col contesto.
3) Mutato SK in in , col ms. Vis. e col t: en ceste maniere.
103
Capitolo XXXII.
Come parlò Giulio Cesare.
Signori padri conscritti . tutti quelli che vo- glion consigliare dirittamente \ e dare buon con- siglio delle cose dottose , non debbono guar- dare ira , ne odio , né amore , ne pietà , perchè queste quattro cose posson far partire 1' uomo dalla via della dirittura, e partire dal dritto giu- dizio. Senno non vale là^ ove l'uomo vuol seguire in tutto suo volere. Io potrei nominare assai prin- cipi, che diritta via lasciarono ' senza ragione, però ^ che ira, o pietà gli ha presi senza ragione. Ma io voglio meglio parlare di ciò che i savi uomini anziani ^ hanno fatto di questa città al- cuna volta, quando lasciavano la volontà di loro
1) Consigliare dirittamente, manca al ms. Vis. ed al t.
2) Corretto lasciano, che è pure nel ms. Vis. in lascia- rono (forse lasciaro) col t : laissierent.
3) Ommesso e prima di però (forse emperù) perchè in- tralcia, e manca nel ms. Vis. nei Fior, e nel t.
4) Anziani manca al t. È .nel ms. Vis.
cuori, «! toneano quello elio il h\\(,n online inse- l^'-na, 0 flio torna a ' coniun profiKo,
Lì città di Rodes ora contra noi in batta- Lrlia che noi avevamo contra Perseo lo re di Ma- cedonia: e quando la batln.^lia fu finita, il sonato e li consoli * g-iudicò, che quelli di Rodes non fossero distrutti, acciò elio nullo dicosse, che cu- piditcà di loro ricchezze li dislrugì^esse ^ più, che la cagione di loro fallimento.
Quelli di Cartagine ci fallirò nel tempo della iiuerra tra noi e quelli d' Africa , e ruppero tre- gua e pace ; e per tutto ciò nostri maestri non guardarono a quello, eh' e' doveano fare di loro \ ch'olii li poteano bene distruggeie, anzi li ri- tennero dolcemente ^. E però quel medesimo ^ si-
1) Corretto trova il in (orna a coi mss. Vis. Magi. 38, 47, 48 Ambi-. Berg. e Gianfilippi e col t: tornoil. Tradusse in tempo presente altresì ensegnoit , nel periodo medesimo.
2) Corretto e 'l consiglio, in e li consoli, col t: et li consule. Un codice solo del Chabaille legge con Bono, contro alla storia, le senat et li conseillier. Il ms. Vis. lo senato o consiglio.
3) Il T : le fisi destruire.
4) Aggiunto ck'e' doveano fare di loro, coi mss. Fior, e col t: que il dccoient faire de els. La lacuna è anche nel ms. Vis. Laur. 23, Magi. 82.
5) Il T : les retint doucors et benairetès.
6) Mutato e quel perù medesimo in e fero quel mede- simo, col mss. Berg-.
105
pnori padri, dovemo noi provvedere, che la fel- lonia e '1 fallo di coloro che son presi, non sor- monti nostra dignità, e nostra dolcezza. E più dovemo noi guardar nostra fama , eh' a nostro cruccio. Quelli che hanno dinanzi a me senten- ziato, hanno bellamente mostrato ciò che può di male addivenire per loro congiura : crudeltà di battaglia ', prendere pulzelle ' a forza, togliere i garzoni di collo ai padri e alle madri sue, far forza e onta a donne, dispogliar templi, e ma- gioni ardere, empire la città di carogne ^ e di sangue , e di pianto. Di questo non ci convien più parlare ; però che più può muovere il cruccio di cotal fatto il cuore, che '1 ricordo dell' opere. Nullo non è, a cui non pesi suo dannaggio. E tali sono che portanlo * più grave eh' egli non è mestieri ^ ; ma egli si fa ad uno quello che non si fa ad un altro. Che s' io son un basso uomo .
1) Ommesso e, che manca al ms. Vis. ed al t, e con- tinuato il periodo conforme al ms. Ambr. ed al t.
2) Mutato puelle, in pulzelle, coi mss. Fior.
3) Ommesso e corpi , che manca al ms. Vis. ed al t. ed è superfluo.
4) Mutato portano in portanlo, e poi gravi in grave, col ms. Vis. e col t: qui le portent plus grief.
5) Aggiunto mestieri , con un ms. della Capitolare di Verona coi mss. Fiorentini e Vi.s. e col t: que tnesiiers il' est.
106
0 io Mìisfaccio in alcuna cosa per mio cruccio , pochi io sapranno. Ma molli ' sanno se un grande uomo misfà o in giustizia, o in altra cosa. Che se '1 hasso uomo misfà, gli è imputato ad ira; ma quello del grande uomo, è imputato ad orgoglio. E però dovemo noi guardare nostra fama. E dico bene in diritto di me, che '1 forfatto di quelli della congiura sormonta tutte pene ; ma quando l'uomo vuole tormentare alcun uomo, se '1 tor- mento ò aspro •, tali ci sono che sanno ben pen- sare ^ e biasimare lo tormento; ma del fallo non fanno parola. Io credo che Decio *, ciò ch'egli ha detto, sì ha detto ^ per ben del comune, ch'egli non guarda ad amore, nò a odio , tanto io ''' co- nosco il suo temperamento, né sua sentenza * non mi pare crudele , che uomo non potrebbe nulla crudeltà fare contra tal gente. Ma tuttavia dico io, che sua sentenza non ò convenevole a
1) Il t: tìiit.
2) La stampa aperto , il t: apers , Sallustio severior. Forse il t diceva aspers. Corretto aspro.
3) Ben pensare, manca al ms. Vis. ai Fior, ed al t :
4) Il T : Sillamis Decio Sillano.
5) Aggiunto si ha detto, che manca pure al ms. Vis. e mss. Fior, co! t: ce que Sillantis a dit, il l' a dit.
6) Corretto e tutto, che è pure coi ms. Vis. col Mag. 48 in ta7ito io, col T : tant je connais.
7) Il t: sa sentence, ne s' atemprance.
107
nostro comune. E tutto sia che Sillano è forte uomo e nobile eletto consolo, egli ha giudicato a morte \ per paura di male che addivenire ne potrebbe, chi gli lasciasse vivere ^ ? Paura non ha qui punto di loco ^, che Cicerone nostro console è sì * discreto , e fornito d' arme e di cavalieri, che noi non abbiamo temere nulla. Della pena dirò io. sì come è. Se uomo gli uccide ^ morte non è già tormento, anzi è fine e riposo di pianto e cattività ^ La morte consuma tutte pene ter- rene ; di poi la morte non cura ne gioia '. Però non disse ^ Sill-,no, se vuoli ^ che l'uomo li bat-
1) .-1 morte, che è pure nel ms. Vis. manca al t, che lo sotto intende.
2) Ag'g'iunto il punto d' interrogazione col t.
3i Corretto loro in loco, col ms. Magi. 47 e 48, e t.
4) Agg'iunto sì col ms. Vis. e col t: est si dicrez, et si garniz.
5) Corretto si come 'l succede in s\ eome è. Se nomo gli uccidCf coi mss. Fior, e col t : se V on 1er eceist. Il ms. Vi?, varia.
6) Corretto attività in cattività, col ms. Berg. e Vis. e col T : choitivete. Di pianto, che è pure nel ms. Vis. manca al t: ma un Codice del Chabaille legge: pìor et de chai- tivetè.
7) La stampa, ed il ms. Vis. non curare gioja. 11 t : n' est oevre ne joie, colla variante né cura, né gioia.
8) Aggiunto non, col ms. Vis. e col t : ne dit.
9) Corretto role, che è pure nel ms. Vis. in voli, col t : se tu veuls.
10^
tesse 0 tormentasse avanti, se alruna loppe vieta dio alcuno uomo non frusti uomo giudicato a morto; alcuna logge dice , che uomo non uccida cittadini dannati , anzi no vede 1' uomo tuttodì scampare '.
Signori padri conscritti, guardate quello che fate, chò V uomo sovente ^ fa tal cosa per Leno, di che addiviene gran male. Poi che li Lacede- moni ^ ebbero preso Atene, elli ordinarono trenta uomini, ch'erano mastri del comune, e quelli al cominciamento uccideano li pessimi e disleali uo- mini, senza giudicamento, e di ciò era tutto il popolo allegro, e diceano che buon e santo uffi- cio eia questo *. Poi crebbe il costume e la li- cenza ^, a la picciola, sì che poi uccideano buoni e malvagi a loro volontà, tanto che gli altri n'e- rano ispaventati, e fu la città in tal servaggio che ben s' accorgeano, che lor gioie gli tornavano in pianto, L. Siila fu molto lodato di ciò che giudicò, e uccise Daraasippo e altri, li quali erano
1) Il t: ainz le envoie on en essil à touz jars.
2) Aggiunto sovente col ms. Vis. e col t: sovent.
3) Corretto Macedoni, che è pure nel ms. Vis. in Lace- demoni, col t: Lacedemonieìis.
4) Il T : disait que bien /'aisoient.
5) Il T ha di più petit à petit. Il ms. Vis. alla picciola, cbc vi aiitì-iunsi.
1 Oi)
stati contra '1 comune di Roma ; ma quella cosa fu cominciamento di gran male, che poi sì come ciascun conoscea ' , voleano le abitazioni della città, la villa % li vaselli e la roba d'altrui, e egli si sforzava di dannar colui, le cui cose egli volea avere, e erano molti buoni dannati a torto, più per cagione di lor avere, che di lor fallo ^. E così fattamente ^ della morte di Damasippo, chi furono lieti , ne furono poi crucciosi ^ che Siila non finì in questa maniera d'uccidere, fin a tanto che' suoi cavalieri non furono tutti pieni d'avere e di ricchezze ^ Ma non per tanto di tali cose non ho io dottanza in questo tempo, e specialmente che Tullio è consolo. Ma in sì gran città, ha ' molti diversi e pieni d' ingegno ^ ; al tempo di altro consolo ^ altri potrebbe metter al-
1) Ut: si comme chascims convoitoit.
2) Ag-g-iunto la villa, col ms. Capitolare veronese, e col t: la vile. II ms. Vis, la magione, la citiate, li vassalli.
3] 11 T : estoient maint autre home dampnè à tori por lor avoir.
4) Corretto fecero niente in fattamente col Mag-1. 48.
5) Ommesso sì prima di che Siila, coi mss. Fior. q) 11 t: plain d'avoir.
7) Corretto a in ha, col t,: a.
8) Corretto ingegni in ingegno , col ms. Vis, e col t : engin g .
9) Ag-giunto al tempo di altro consolo , col t : ati tens d'un autre consnle. 11 uis. Vis. varia.
Ivo consig-lio. E se il consolo ' ucciderebbe allora* per (lorreto ^ del senato uomo incolpato * a torto, certo mal ne potrebbe avvenire. Quelli che fu- rono dinanzi a noi, ebbero senno e ardimento; né orgoglio non tolse loro, eh' elli prendessero buoni esempi di ragione agli ^ strani, e * quando elli trovavano ne' loro nemici alcuna taccia, elli sapeano ben mettere in opera ne' loro alberghi, e meglio amavano seguire il bene eh' averne invi- dia \ Elli frustavano li cittadini eh' aveano mi- sfatto, al modo di Grecia : quando li mali comin- ciaro a montare, allora furono le leggi date , che li dannati andassero in esilio ^ Dunque prende-
1) Corretto consiglio, che è pure nel ms. Vis. in con- solo, col t: li consules.
2) Aggiunto allora, col t: lors.
3) Corretto per lo dello in per decreto , col ms. Vis. e col T : por le decreil.
4) Corretto in colpa, in incolpato, col ms. Vis. e col t : encolpc.
5) Corretto ragioni de' s Ir ani in ragione agli strani, coi mss. del Capitolo di Verona e Vis. , e col t: de raison as estranges.
6) Aggiunto e, che manca pure al ms. Vis. col t.
7) Corretto noia in invidia, col ms. Vis. e col t: envie.
8) Corretto cattività, che è pure nel ms. Vis. in esilio, col T : €71 essil.
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remo consiglio novello ' ? Così fecero i nostri antichi : e maggior virtù, e più sapienza ò in loro che in noi ". Elli erano pochi , e si con- quistare con poca ricchezza quello che noi ap- pena potiamo tenere e guardare. Dunque che fa- remo noi ? Lascieremo noi questi prigioni andare per accrescer l'oste di Catellina? Dico di no; anzi è mia sentenza, che lor avere sia pubblicato al comune e riposto ^, e li loro corpi siano messi in diverso prigioni fuori di Roma, in forti ca- stelli ben guardati ^ ; che nessuno parli per loro al senato, né al popolo; e chi fa contro a questo, sì sia messo in prigione come un di loro.
1) Agg-iunto il punto d' interrogazione col t.
2) La stampa, ed il ms. Vis. in noi, che in loro.
3) Ut: soit publiez, et mis en l'osi.
4) La stampa iìi forti castelli fuori di Roma, in diverse prigioni ben guardate. Uniformata la lezione al ms. Vis. ed al T : en diverses frisons fors de Rome, et en fortere- sces bien garnies.
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Ca'Itolo XXXIII. Come parlò Osare secondo questa arte '.
Per questa sntenza potemo noi vedere , che il primo parlatori cioè Decio Sillano, passò bre- vemente ' senza piego, e senza covertura nulla, però che sua maeria era di ' onesta cosa, cioè a giudicare a mrte li traditori del comune di Roma: ma Giuli( Cesare che pensò altra cosa, si tornò alla covrtura ed a * motti d' oratori, però che sua materia ra contraria; eh' egli sapea bene che i cuori degliauditori erano commossi contra sua intenzione, eperò gli con venia acquistare lor grazia; e dalT alrfa parte era sua sentenza dot- tosa, per più seof^nze e coverture * eh' egli volea
1} Corretto j)an in parlò, col t: parla, lì ms. Vis. disse.
1) Il t: bri^ :,i a pò di parolis.
3) Corretto ;/ a di, coi rr-s. Vi.?, e col t: de honesle chose.
A) Corretto con a ed a, col t : et as mot dorez. Il testo italiano di Brunet) (V. Illustrazione a qaesto capitolo) disse: e raolti d'orlori. 11 ma. Vis. motli dorati.
5) Mutato coveief in eavertnre, coi rasa. Ambr. , Vis. e Gianfilippi.
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113
consigliare. E sopra ciò gli onveniva dare talento agli auditori d'udire, e di capere quello ch'egli volea dire. Ma però che dcatura di parole è so- spettosa cosa , non volle ?gli a cominciamento iscoprirsi di benevolenza aquistare; anzi toccò la somma di sua intenza , parlar agli auditori ta- lento di udire e intendere ao detto, là ove disse delle quattro cose che ilbuon consigliatore si dee guardare. E non per tnto suo prologo non fu senza benevolenza, là ovegli chiamò , signori padri conscritti ; e là ov' eg innalza sua materia, e la conferma per belle panie, e bolle ragioni '. e per esempi di vecchie stoie che sì bellamente ° ricordò. E così in luogo deb cosa che dispiacea. nominò cose che dovessero ùacere , per ritrar li cuori degli auditori da qollo ch'era laido , a quello che Mosse onesto e raionevole. E in questa maniera passò a dire il fatt, nel qual volea fon- dare il suo conto , cioè delconsiglio che dovea esser sopra *1 misfatto di cloro della congiura ; e t^ vista di non voler difadere loro male, ma di guardare la dignità e T nere del senato.
1) Aggiunto belle ragioni, e, ci t: heles raison, et.
2) Aggiunto sì bellamente, cot: tot bêlement. Manca al ms. Vis.
3) Mutato /'m, che è pure nel as. Vis. in fosse, col t: Just.
8
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Capitolo XXXUI. Come parlò Cesare secondo questa arte '.
Per questa sentenza poterne noi vedere, che il primo parlatore, cioò Decio Sillano, passò bre- vemente " senza prologo, e senza rovertura nulla, però che sua materia era di ^ onesta cosa, cioò a giudicare a morto li traditori del comune di Roma; ma Giulio Cesare che pensò altra cosa, si tornò alla covertura ed a ■" motti d' oratori, però che sua materia era contraria; eh' egli sapea bene che i cuori degli auditori erano commossi contra sua intenzione, e però gli con venia acquistare lor grazia: e dall'altra parte era sua sentenza dot- tosa, per più sentenze e coverture ^ eh' egli volea
1) Corretto parla in parlò, col x: parla. Il nis. Vis. disse.
1 ) Il T : hrienent à pò de paroles.
3) Corretto ad in di, col ms. Vis. e col t : de ìioneste chose.
4) Corretto con in ed a, col t : et as moz dorez. Il testo italiano di Brunetto (V. Illustrazione a questo capitolo) disse : e motti d'oratori. Il ms. Vis. motti dorati.
5) Mutato coverte, in coverture, coi mss. Ambr. , Vis. e Gianfilippi.
113
consigliare. E sopra ciò gli conveniva dare talento agli auditori d' udire, e di sapere quello eh' egli volea dire. Ma però che doratura di parole è so- spettosa cosa , non volle egli a cominciamento iscoprirsi di benevolenza acquistare; anzi toccò la somma di sua intenza , per dar agli auditori ta- lento di udire e intendere suo detto, là ove disse delle quattro cose che il buon consigliatore si dee guardare. E non per tanto suo prologo non fu senza benevolenza, là ov' egli chiamò , signori padri conscritti ; e là ov' egli innalza sua materia, e la conferma per belle parole, e belle ragioni \ e per esempi di vecchie storie che sì bellamente ' ricordò. E così in luogo della cosa che dispiacea, nominò cose che dovessero piacere , per ritrar li cuori degli auditori da quello ch'era laido , a quello che ^ fosse onesto e ragionevole. E in questa maniera passò a dire il fatto, nel qual volea fon- dare il suo conto , cioè del consiglio che dovea esser sopra '1 misfatto di coloro della congiura ; e fé vista di non voler difendere loro male, ma di guardare la dignità e i' onore del senato.
1) Aggiunto belle ragioni, e, col t: heles raison, et.
2) Aggiunto sì bellamente, col t : tot bêlement. Manca al ms. Vis.
3) Mutato y^, che è pure nel ms. Vis. in fosse, col t: fusi.
8
1 11
Alloca corniiiciò la terza parto di suo conto, cioò divisatnento , u divisò il divisaaiento, e di- visò li detti degli altri e la crudeltà del misfatto ' per parte, e mise quelle parti che più Taiutavaiio contro a coloro che aveano parlato, e accostolle ' a' cuori degli auditori tanto quanto egli potè più.
E quando egli ebbe così contato il fatto ^ cominciò la quarta parie del conto *, cioè confer- mamento, là ove disse che doveano guardare loro fama, e mostrava di lodar la sentenza degli al- tri, ma molto la biasimava; e sopra ciò confermò suo detto per molte ragioni che davano fede a suo consiglio, e toglievanla alla sentenza degli altri.
E poi eh' egli ebbe fermato suo conto per buoni argomenti, egli se n'andò alla quinta parte, cioè al disfermamento, per infralire e distruggere li detti di coloro che aveano parlato innanzi da lui, là ove disse : Guardate che voi fate ; e im- mantinente ricordò piti esempi, e più sentenze, e autorità di savi, eh' erano simili a sua materia ; e poi quando viene verso la fine , egli conferma
1) La stampa, ed il ms. Vis. e la crudeltà degli altri sopra fatti. Conformato al t : le lUz des avtres, et la cruanlè dou forfait.
2) Il t: les aficha es cuers.
3) Ag-g-iunto il fatto col ms. Vis., e col t: le fait.
4) Ag-g-iunto del conto, col ms. Vis., e col t : dou conte.
115
suo detto con migliori argomenti, e per le più forti ragioni eli' egli può.
E viene alla sesta parte, cioè alla conclusione, e dico sua ' sentenza, e mette fine al suo conto.
E poi che Cesare ebbe così parlato, l'uno dicea uno, e l'altro dicea un altro, tanto che Cato si levò, e disse.
Capitolo XXXIV. Come fa il giudi oamento di Cato.
Signori padri conscritti , quando riguardo la congiura e lo pericolo, e penso in me medesimo la sentenza di coloro che hanno parlato, io penso altra cosa che Cesare non ha detto , né alcuno degli altri. Egli hanno parlato solamente della pena di coloro della congiura, che hanno ap- parecchiata battaglia a loro paesi ^ , ed a' loro parenti, ed a' loro templi e magioni distruggere; ma maggior mestieri è , che 1' uomo si consigli come si possa guardare da loro e dal pericolo.
1) Aggiunto Sita, col ms. Vis. e col t : dit sa sentence,
2) Corretto in loro paesi che è pure nel ms. • Vis. in a loro paese, col t: à lor pais.
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elio prondoro consiglio come siano dannati a morto '. So r uomo non si provede che questo pericolo ^ non vegna sopra, niente vale Tiro ^ a consiglio, (juando sarà venuto. Se la città è presa a forza, li vinti non hanno punto d' intendimento; tutta fia umiliata. Ora parlerò a voi che avete intendimento, avete magioni, e ville, ed insegne, e tavole d'oro e d'argento \ e più che al prò' del comune , se voi queste cose che voi tanto amate volete guardare , e ritenere, e mantenere vostri diletti per ordine e riposo , isvegliatevi, e pensate di guardare il comune , e liberare. Se '1 comune pericola , come iscamperete voi ? Questa bisogna non è di gabelle , né di passaggi , nò d' aquistare la grazia de' compagni ^ ; ma di guar-
1) Ut: liorè a peine, et clampìiè.
2) Aggiunto questo pericolo, col ms. Vis., e colx: que cist perilz n'avieigne.
3) Corretto l'uomo , che è pure uel ms. Vis. in l'ire, col t: por neant iroit on à conseil.
4) Aggiunto, ed' argento, che manca pure al ms. Vis. col T, et d'argent.
5) La stampa mutila e guasta ne di tuo luogo, né di suo 'paraggio. Empita la lacuna, e corretta col ms. del Ca- pitolo di Verona, conforme al testo latino, ed al t : n' est pas da trechìi, ne de paage, ne de querele de cornpaignons.
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dare ' nosira franchezza, e di difendere nostri corpi \ che sono in pericolo.
Signori, io aggio molto parlato, e compianto ^ dinanzi a voi della avarizia , e lussuria, e cupi- dità dei nostri cittadini. Io aggio la malevoglienza d'alcutio, però ch'io non perdono volentieri altrui lo misfatto, di che io non sento nulla taccia in me. E di nullo forfatto perdonare io non dimando altrui grazia. Se di ciò non vi cale \ e vostre ricchezze facciano ^ a voi molte cose mettere in non calere; tuttavia starebbe ® il comune in diritto stato, e fermo. Oramai in diritto non parliamo noi di nostro ben vivere, ne di nostro mal vivere", ne della signo- ria de' Romani accrescere, od innalzare, anzi ci (Conviene pensare se quello che noi avemo , ci può
1) Aggiunto guardare, col ms. suddetto, e col t : no- stre franchise difendre.
2) Aggiunto difendere, col ms. suddetto. Il ms. Vis. è meno scorretto della stampa, ma non integro, in questo periodo.
3) Corretto con pianto in compianto nel ms. Vis. e col T : plaintes.
4) Aggiunto se di ciò non vi cale, col ms. Vis. e col t; se il ne vos chaloit de ce.
5| Mutato/acé«, in faccia, co\ ms. Vis. e col r : faisoit.
6J Mutato stava, in starebbe , col ms. Vis. e col t : estoit.
7) iVc' di nostro mal vivere, manca al t, ma è nel ms. Vis. In due codici del Chabaille è: ne de nostre mal vivre.
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rimanere, ed essore nostro , o se sarà de' nostri inimici '. Olii non dee nullo parlare di buonarilà, e di misericordia , oliò noi avemo assai perduto il diritto nome di pietà, e di mercè: che donare lo ^ altrui bene, ciò ò nostra bonari tà; ed esser cessati da mal ^ fare, ciò è nostra virtù, e però va nostro comune sì come al dichino. Or potete dun- que essere di buon aere , e metter lo popolo a ventura. Or potete esser pietosi in coloro che non ci pensavano nulla a lasciare * , e pensavano 1 > comun tesoro rubare. Doniauìo loro il nostro san- gue, si che tutti li prodi uomini vadano a per- dizione; e sì come voi vedete, pochi de' malfat- tori distruggano turba di buona gente.
Cesare parlò bello, ed assettatamente^ udenti noi ^ della vita e della morte, quando disse, ap-
1) Corretto vicini in inimici, col ras. Vis. e col t: en- nemis.
2) Corretto ad altrui , ed il ms. Vis. alimi, in lo al- trui col testo latino aliena Iona, il t: douer autrui bien.
3) Corretto ben in mal col ms. Vis. e col t : mal faire.
4) Corretto non ci lasciavano nulla a guastare in non ci pensavano nulla a lasciare, coi mss. Ambr. e Vis. e al t: qui ne vos cuident riens laissier.
5) Udenti noi, che è pure nel ms. Vis. manca al t, ma due codici del Chabaille , diversi dai due poco sopra ci- tati, hanno oiant nos.
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presso la morte non cura nò gioia '. Ma quan- d' egli parlò così, credo eli' egli pensava falso, di quegli si trovan air inferno, dove li malvagi sono divisi dai buoni, ed entrano in neri luoghi orri- bili e putenti e spaventevoli. Appresso, giudicò il loro avere fosse pubblicato al comune, ed elli fossero guardati in diverse prigioni fuori di Roma in diverse castella e forti; perchè si dubitava che se l'uomo li guardava in Roma, che quelli della congiura . od altra gente pregiata, li caveranno a forza di prigione. Non ha dunque mala gente se non è in questa città ^? per tutte parti si può trovare malvagi uomini. Da niente si ^ dotta Ce- sare, s'egli crede che 1' uomo non si possa guar- dare dentro in Roma come di fuori. E s'egli solo non ha paura che gli fuggissero delle prigioni , ov' egli disse eh' elli siano messi, o * egli non crede il pericolo del comune : io son quello che ho paura di me, e di voi , e degli altri : e però dovete voi sapere , che ciò che voi giudicherete di questi prigioni, dee esser giudicato di tutti quelli della compagnia di Catelli na. Se voi fate
1) Corretto anche col ms. Vis. come il Magi. 24 del cap. XXXII. Le stampe: curare gioia.
2) Aggiunto il punto d'interrogazione col t.
3) Corretto ci in si , coi mss. Arabr. e Vis. e col T : se redoute Cesar.
4) Aggiunto 0, col t: ou, e corretta l'interpunzione.
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di questi aspra g^iustizia. tutti qiiolli rlell'osto di Catenina no saran spaventati. E se voi ne fate fievolmente ', voi li vedrete venire crudeli e fieri contra di voi. E non pensate che' nostri, antecessori accrescessero la sig'noria di Roma ' solamente per arme. Che s'olii andassero così, dovunque la possanza ne migliorerehbe, che più avemo com- pagnia di cittadini, e maggiore abbondanza di ca- valli e d'arme, ch'olii non aveano. Ma olii eb- bero in loro altre cose, perchè olii furono di gran nominanza e di gran pregio, che non ha guari in noi. EUi erano in loro fatti savi ed accorti, e davano ' diritti comandamenti a quelli di fuori. Li cuori aveano sani * e liberi a dar consiglio, senza suggezione ^ di peccato clT olii credessero, e senza seguire malvagio voluntà. In luogo di ciò può r uomo trovare in noi lussuria , od ava- rizia, comune povertà, e private ricchezze ^. Noi
1) Il t: foiblement et mo dément.
2) Il T : rfo% comun.
3) Corretto ed aveano in davano, col mss. Anibr. e Vis. e col T : et donoienl.
4) il T-.Jranc, colla variante di cinque codici seant.
5) Corretto suggestione, che è pure nel ms. Vis. in sug- gezione, col T : Sìijection.
6) Il T ha di più : nos loons les proesces, et nos ensuions les fcresces. Empiuta la lacuna col ms. Vis. noi lodiamo le ricchezze, noi seguiamo la sperditezza.
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lodiamo le ricchezze, noi seguiamo le sperdi tezze. Noi non facciamo differenza da buoni a malvagi: tutto è ' tornato a cupidezza. Questo è ^ lodare di virtude; e in ^ questo non è maraviglia, che ciascuno tiene sua via, e suo consiglio per sé medesimo. Voi intendete in vostre magioni a' * vostri diletti , e intendete a ^ vostra volontà se- guire. Fuori vostre magioni cercate d' ammassare avere, e grazia ® d'altrui acquistare. Da ciò ad- diviene, che r uomo guerreggia lo comune, e tutti i congiurati lo vogliono distruggere. Ma di que- ste cose che voi così ^ fate, io non dirò ora piii.
Nobili cittadini fanno insieme congiura , che elli arderanno la città, e recano a loro la gente di Francia per movere battaglia, che niente amano la signoria, e 1' onor di Roma.
Catenina duca de' nostri nimici, ne vien so- pra le teste con tutto suo sforzo. State dunque
1) Aggiunto è , col ms. Vis. e col t: est tome.
2) Mutato è da lodare in è lodare col mss. Ambr. e col T : est li loiers.
3j Corretta 1' interpunzione, ed in questo, in e in questo.
4) Corretto e in «' col ms. Vis.
5) Agg-iunto intendete a, col t: entendez à.
6) Corretto allegrezza in grazia, col testo latino, coi mss. Ambr. e Vis. e col t: grace.
7) Ag-g-iunto così, che manca pure al ms. Vis. col t : en tele maniere.
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in pensiero ', elio voi farete di vostri nimici, i quali ovete presi dentro a queste mura V E tutto cir io giudiclii, che voi ne * abbiate mercè , dite che giovani sono, e por follia e per mala cupi- dità l'hanno fatta, o lasciateli andar tutti armati: ma per certo io vi prometto ^ che questa pietà e questa dolcezza vi tornerà in pianto, ed in tor- mento \ ed in amaritudine. La cosa ò aspra '', e pericolosa : non avete voi temenza ? E sì ^ avete. Ma la pigrizia, la malvagità, la briga de' vostri cuori, fii clie l'uno si tiene all'altro. Voi met- tete vostra speranza no' vostri Iddei, e dite ch'olii hanno guardato ' il comune di diversi pericoli. L'aiuto di Dio non viene a quelli che voglion vivere come femmine; ma in tutto coso sovve-
1) 11 t: que demorez vos doue, et doxitez. 2; Corretto non in ne, e continuato il periodo , col t: que vos en aiez merci. Il ms. Vis. è conforme aile stampe.
3) Il T : Je crien.
4) ed in tormento, manca al ms. Vis. ed al t.
5) Corretto della cosa aspra in la cosa è aspra, coi mss. Berg". e Vis. e col t: la chose espre.
6) La stampa, ed il ms. Vis. e sì avete malempiezze la malvagità, le brighe de' vostri cuori, fate. Rabberciata la lezione col ï:o7/ voie. Mais la peresce et la maiovaisliè et la mollece (il cod. Cap. Ver. la moleste ) de vos cuers fait. E si l' avete. Ma la pigrizia, la malvagità , la briga de' vostri cuori, fa.
7) 11 T : g arde et délivré.
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gnono ' a quelli che vogliano vegghiare in ben fare, ed in dare buoni consigli. Per niente chiama Dio chi si motte in disperazione, e cade in malva- gità ^
Manlio Torquato, uno de' nostri anziani duca, comandò che fosse ucciso un suo figliuolo, solamente perchè combattea una battaglia in Francia a suoi nemici, contra al suo comandamento. Per tale for- fatto morì quel nobil giovane. E voi dimorate a far giustizia di questi crudeli giovani pergiuri % che voleano la città distruggere. Lasciate voi loro per la buona vita ? Non morrà Lentulo per la dignità di suo lignaggio? S'egli amò unque castità, s'egli amò buona nominanza, s' egli amò unque Iddio , s' egli sparagnò unque uomo. Non morrà Cetego per pietà di sua gioventù, s' egli non mosse mai briga ne battaglia in questo paese. Gabino e Sta- tilo e Cepario che sono ^? che ne debbano dire?
1) Corretto ma tutte cose vengono in ma in tutte cose SQvvsgnono, col t : mais à toutes choses aitent. Il ms. Vis. a tutte cose avviene, riferendosi a adjntorie.
2) Aggiunto Per niente chiama Dio, coi mss. Anibr. e Vis. e col T : per neant apele Dieu qui s'alandone à peresce et à mauvaistiè.
3) T : paricides.
4) Aggiunto che sono? col t: qxii sont il? Il ms. Vis. Che debbo dire che sono elli.
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S'obli avessero ia loro ragione e ' misura; egli non avrebbero tal consiglio preso al diritto* contra il comune. A voi dico, signori padri, che per Dio non li lasciate scampare; io non li lascerei ^ ben soffressi che voi ne foste castigati per lor oltraggio, quando voi consiglio non volete credere. Ma però io dico, che noi siamo rinchiusi , ed in pericolo da tutte parti.
Catenina con tutta sua oste ci è innanzi agli occhi là di fuori , e pensaci inghiottire. Gli altri sono dentro a questa * città d' ogni parte. Non poterne nulla consigliare, né apparecchiare, che' nostri nimici non sappiano. Noi ci doverne avac- ciare. Però ne darò io cotal sentenza. Vero ò che '1 comune è in pericolo per lo maledetto consiglio di cittadini iscomunicati ^ e disleali :
1) Mutato né in e, che è pure nel ms. Vis. e col t : et mesure.
2) Al diritto, manca al ms. Vis. ed al t.
3) Il T ed il ms. Vis. varia qne por dieu, se mon cor en deusl eschaper, je vos en laissasse bien convenir.
4) Mutato alla (ms. Vis. della) in a questa, col t : at ceste vile.
5) Corretto is convenevoli, che è pure nel ms. Vis. in iscomunicati, col t : escnmeniei. Brunetto era guelfo. Anche nella Secchia rapita, si oltraggia il nemico, non però pa- gano, cou simile frase: Maledcti da De', sconiiinegadi.
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questi hanno rabbia, e son conventati ' per lo detto di messaggi di Francia, che voleano la città ar- dere, ed uccider li migliori uomini, lo paese di- struggere, donne e pulcelle vituperare, ed altre crudeltà fare; e però dico io, e do questa sen- tenza, che r uomo faccia di loro come di tradi- tori, e di micidiali, e di ladroni.
Capitolo XXXV. Come Cato parlò secondo questa arte.
Questa è la • sentenza di Cato; ma ^ per me- glio intendere suo detto , e come parlò secondo r ordine ^ di retorica, ne convien guardare di- nanzi la maniera di suo detto, e la natura di sua materia. Di che molti dicono eh' eli' è dottosa, ed un poco oscura , però che sua materia è da una
1) Ut: sont convainee.
2) Il t: li contens (variante di cinque eodici contes], et la sentence.
3) Aggiunto ma, col ms. Vis. e col t : mais.
4) La stampa delira : secondo quest' arie. Dell'arte del- l' ordine. Corretto eoi mss. Ambr. Vis. e col t : selonc les règles.
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pLUtc onesta, o d'altra parte disonesta: che ' a dire lo prò' del comune , ed a difendere lo buono stato di Roma, e distruggere li rei, ' onesta cosa b; giudicare a morte una gran gente di cittadini '\ ed a dire contra Cesare che avea sì fermamente stabilito suo giudicio e con sì buone regioni *, che appena il potrebbe uomo contraddire, e clie gli auditori erano quasi accordati a suo detto ; certo e' parea crudel cosa e maravigliosa; e però egli era mestiere dorare suo prologo, sì ch'egli acquistasse la grazia degli auditori, o eh' egli dosso loro talento di sapere quel eh' egli volea diro, per levarli della sentenza di Cesare, secondo che il maestro divisa qui dietro , là ov' egli in- segna la diversità de' prologhi.
E però toccò egli nel cominciamento suo bre- vemente e partitamente ^ ed apertamente lo punto, in che era tutta la forza della bisogna, cioè '^ quello che gli auditori aveano creduto, quando
1) Ag-giunto e d'altra parte disonesta , e corretto eh' è in che, col ms. Vis. e col t : ce d'autre part deshoneste.
2) Ommesso en prima di onesta, e corretta l' interpun- zione, col T : il ms. Vis. varia.
3) Il T : une (jent de nohle cltè.
4) Aggiunto e con sì buone ragioni, col ms. Vis. e col t: et par si bones raisons.
5) Partitamente, manca al t, ed al ms. Vis. G) Il T : meismement.
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disse, eh' egli pensava altra cosa die Cesare non avea detto, né alcun degli altri , così diede loro talento \ d' udire e di sapere ^ quello eh' egli volea dire; e fé sembiante di voler consigliare solamente della guardia del comune, e non della morte de' congiurati; ed immantinente d' avere la grazia ^ degli auditori, per appaciare lor cuori \ e per tornare la cosa a onestà , e per accrescere la grazia eh' egli avea, però che sua materia era onesta, secondo che '1 buon intenditore potrà sa- pere, 0 conoscere , s' egli considera , o sguarda diligentemente l'insegnamento, il quale è ad- dietro.
E però ne tace ora lo maestro , però che '1 vorrà dire d'altre dottrine buone ed utili.
1) Corretto di talento in diede loro talento , col t : lor dona talent.
2) Mutato di sapere e d'udire, che è pure nel ms. Vis. in di ìi'Ure e di sapere, coli' ordine logico, e col t : de c'ir et de savoir.
3) Mutato appagare in appaciare, come altre volte, col T : apaisier.
4j Ut: d' avoir et d' aqnerre l'amor et la bienvoillance.
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Capitolo XXXVI. Della seconda parto dol conto, cioè il fatto '.
Appresso la dottrina del prologo se no viene la seconda parte del conto, cioò il fatto. Di che Tullio disse, che '1 fatto è, quando il parlatore dice il fatto come '1 fu, o come non fu, altresì come s' e' fosse stato *, ciò è a dire quando egli lascia il prologo, e viene al fatto e dice la pro- pria cosa, di che è la cagione e ^ la materia di suo conto; e questo ò in quattro * maniere. L'una è cittadina , che dice propriamente il fatto e la cosa, di che è il conto ^ e la questione, e divisa le ragioni, perchè quella cosa può essere provata;
1) La stampa Dell' insegnamento della pi-ima parte del prologo. Il nis. Vis. Come Catone parla sopra qxiesta parte. Corretto col buon senso , e col t: i?e la seconde branche don conte, ce est le fait.
2) Aggiunto altresì come s'è' fosse stato, col t : autressi comme se eles eussent estèes. Il ms. Vis. varia.
3) Aggiunto la cagione, e, col t: l'achoison, et.
4) Corretto tre in quattro,co\ t: ////.
5) Corretto contenzione, in il conto, col ms. Vis. e col t : li contes.
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e questa maniera appartiene dirittamente a qiie- st' arte ' però eh' egli insegna tenzonare 1' un par- latore con r altro , secondo quello che il libro disse qua dietro, nel cominciamento ^
Ma qui si tace lo maestro , e non dirà più, però che dirà largamente ^ qui appresso ; anzi vole dire delle due altre maniere del fatto, che non appartengono sì propriamente a questa arte.
Capitolo XXXVII.
Qui comincia a divisare del eonto, che trapassa fuori della sua materia ^
La seconda maniera ^ del fatto dire *' si è, quando 1' uomo si diparte un poco di sua propria
1) Corretto costumi, che è pure nel ms. Vis. in quest'arte, coi mss. Ambr. Gianf. e col t: cesie ari.
2) Ag'g-iunto secondo quello che 'l libro disse qua dietro, col ms. Vis. e col t : selonc ce que li livres dit cà arriéres.
3) Corretto l'argomento, che è pure nel ms. Vis. in lar- gamente, col t: largement
4) Ag-giunto del conto : corretto che trapasso è, in che trapassa, coi mss. Fiorentini, e col t : Dou conte qui tra- spasse hors de sa matière. Il ms. Vis. varia.
5) Corretto ancora materia in maniera, col ms. e Vis. e col t; maniere. '
6) Aggiunto dire, coi ms. Fior, e t.
9
VM)
iiiatfM'ia, o trapassa ad altro coso di l'uori a sua principale causa ', o por biasimare lo corpo o la cosa, 0 por accrescer il male od il bene di' egli disse, 0 per mostrar clie due cose sieno somi- plianti * insieme , o per fare sollazzare gli au- ditori d'alcun gabbo, che sia appartenente ^ a sua materia.
E questa maniera di dire lo fatto tiene spesso il parlatore, per meglio provare ciò che vole del corpo, o della cosa.
1) Mutato cosa, che è pure nel nis. Vis. in causa, col t: cause.
2) Corretto sì mischiate in somiçlianli, coi niss. Ambr. Bero-. Giamf. Vis. e Fior, e col t: semMables.
D
3) Corretto somigliante in. apprtenente, col t: qui aper- ti ent.
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Capitolo XXXVIII. Del conto, ohe è per gioco . e per sollazzo.
La terza maniera di dire lo fatto non appar- tiene alle cose cittadine, anzi è per sollazzo e per giuoco : ma niente meno egli è buona cosa, che l'uomo s' accostumi a ben contare, che 1' uomo ne diventa meglio parlante al gran bisogno , e però ne dirà il maestro la natura. Tullio dice, che ciò che l'uomo dice in questa direlana materia, o ' divisa la proprietà ed i costumi ' del corpo, o ^ dice le proprietà d' una * altra cosa. E se egli divisa le proprietà d' un' altra cosa ^, egli conviene a forza che '1 suo detto siano favole , od istorie,
1) Corretto quivi ove in o, col t : o%.
2) Aggiunto ed i costumi, che manca pure al ms. Vis. col t: et les mours.
3) Corretto ed ove in o, col t : ou.
4) Corretto di una cosa in altra , che è pure nel ms. Vis. in di un' altra cosa , col ms. Amb. e col t : de une autre chose.
5) Aggiunto E se egli divisa le proprietà d'una altra cosa, col ms. Vis. e col t : Et s'il devise le proprietez d'une autre chose.
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od Mi-^oiiiciii!. Fi però si ia (;;jli a sapore '. rlio monta runa, e dio in<Jiita T altra.
E ciM'to fabula ò un conto, che V uomo dice delle cose che non sono vere, nò a vero somi- gliano, sì come la tabula della nave ^ che vola por aere lungamente.
Storia ^ a raccontare le antiche cose state veramente , le quali furono dinnanzi a nostro tempo '\ e fuori di nostra memoria.
Argomento ò a dir una cosa falsa che non sia stata; ma può ben essere, e dicela per simi- litudine d'alcuna cosa.
E se '1 parlatore divisa le ^ proprietà del corpo, e' conviene che per suo detto V uomo ^ ri- conosca li costumi ^o le proprietà del corpo e del coraggio insieme, ciò è a dire s' egli è vec- chio, 0 liiovane, e s' egli è cortese, o villano, od
1) Corretto si fanno elli in si fa coi mss. Riccard. M. 23. Vis. col t: fait il bon savoir.
2i Corretto neve in nave, che è pnre nel ms. Vis. col ms. Berg. M. 46. 48, e col t : la nef.
3) Aggiunto dinanzi a nostro tempo, coi mss. Fior, e col t: devant nostre tens.
4) Corretto la proprietà che è pure nel ms. Vis. in le proprietà, col ms. Berg. e col t : les proprietez.
5) Corretto lo in V uomo, coi mss. Vis. e Fior, e col t: il conoisse.
6) Corretto la natxua, che ò pure nel ms. Vis. in //" co- stumi, col T : les moïirs.
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altre colali proprietà. Ed a cotali cose conviene avere grande ornamento che sia formato ' dalla diversità delle cose e della similitudine de' co- raggi, e della fierezza, di buonarità, di speranza, e di paura, e di sospezione, di desiderio, d' infi- gnitudine, d'errore, e di misericordia, di muta- mento di fortuna ^ di subita allegrezza, di peri- colo che r uomo non pensi, e di buona fine, se- condo questo libro diviserà qui dinanzi, là ov'egli insegnerà ^ a conoscere gli adornamenti ^ e la beltà del parlare.
E però non ne dice ora più che detto n' ha; anzi tornerà alla prima maniera del fatto dire ^, eh' è chiamato cittadino.
1) Corretto siaìio forti. Ma, che è pure nel ms. Vis.. , in sia formato, coi M. 47, 48, e col t : formez.
2) Agg'iunto di fortuna, clie erroneamente è posto dopo allegrezza anche nel ms. Vis, Il t : remuement de fortune.
3) Corretto insegna in insegnerà, col ms. Vis. e col t : enseignera. Ha riscontro con diviserà, poco sopra.
4) Corretto argomenti in ornamenti, coi mss. Fior, e col t: aornemenz.
5) Corretto come sopra wirtiem del fatto del dire in ma- niera del fatto dire, col t.
i:n
Capitolo XXXIX. Del conto, eh' è chiamato cittadino.
Dice lo maestro, che la cittadina maniera di dire ', che divisa la cosa propriamente, dee avere tre cose: cioè ch'ella sia breve, e chiara, e ve- risimile *.
Di tutte ^ dirò lo maestro, e prima della brevità.
1) Ommesso è, perchè manca al t, ed ai mss. Ambr. e Vis. e Fior, e nuoce al senso.
2) Corretto ricordevole in verisimile, col ms. Ambr. e col T : voirsemblable, e col testo latino di Cicerone. Il ms. Vis. versemblahile.
3) Corrotto tulli in iulte colla grammatica.
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Capitolo XL. Qui c'insegna egli a contare lo conto brevemente.
Tullio disse, che allora è il fatto contato bre- vemente, quando il parlatore s' incomincia al di- ritto cominciamento di sua materia , e non di lunga cominciaglia ', che non fa utile a suo conto, sì come fece Salustio volendo contare la storia di Troia , che cominciò alla creazione del cielo e della terra , che gli bastava cominciare a Paris, quando furò Elena. Altresì sarebbe breve , se là ov' egli ^ è assai a dire la somma del fatto, egli noi divisa ^ per parti ; che basta ben dire così ; Quest' uomo uccise quell' altro ; e non dire : Egli lo prese, e misegli man alla gola \ e cosi fu que-
1) Corretto cominciarla in cominciaglia. coi mss. Vis. e Fior, e col T : commencaille.
2) Corretto s' ella od egli , che è pure nel ms. Vis. in se là ov' egli, coi M. 47 e 48 e L, 46, e col t : de là où il est.
3) Corretto senza divisar , che è pure nel ms. Vis. in egli noi divisa, col M. 47, L. 46 , e col t: in le de- vise pas.
4) Il T : il traisi le coulcl de le gaine, il le leva.
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sto, 0 cosi fu (|iioll'alti"(); che lo più volto Imsta a dire quel eh' ò fatto, senza diro il coriio, od in che maniera.
Altresì ò breve, s' egli non dice più cose che mestiere sarebbe di sapere, e non trapassa a dir altre cose strane, che di nulla non appartiene a sua materia, e s' egli non dice quel che l' uomo può intendere per quel eh' egli avea detto. E so tu dici: Egli andare là ove poterò, e' non conver- rebbe ' a dire: Egli non andare là ov' egli non poterò E se io dico : Aristotile dice cotal cosa : egli non si conviene che l'uomo dica: Egli lo disse di sua bocca, che bene lo può ciascuno in- tendere, per quello eh' è detto dinanzi -.
Altresì è egli breve, se non ^ eonta ciò che li può annoiare * , o quel che non può aiutare , nò noiare; e se dice ciascuna cosa ^ una volta, e non più ; e s' egli non ricomincia ® spesso alla
1) Mutato ma egli basterebbe in e' non converrebbe, col M. 48. Il t: il ne t'estuet, colla variante di tre codici del Chabailles. el ne convient. 11 ms. Vis. varia.
2) Aggiunto detto col ms. Vis. e col t: esloit dit devant.
3) Aggiunto non, col ms. Vis. e coIt: se il ne raconte.
4) Corretto nominare in annoiare, mutato eh' egli può, in che li può, coi mss. Ambr. e Vis. e col i' : ennier.
5) Ommesso ad, col ms. Vis. e Fior, e col t: nncj'oiz. Le stampe leggono erroneamente : ad ttna volta.
6) Mutato comincia iu ricomincia, coi mss. Fiorentini.
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parola ch'egli ha detta. E sì come il parlatore si dee guardare della moltitudine de' motti e delle parole \ altresì ^ che non dica troppe cose, per- chè molte genti ne sono ingannate, e che dove si studiano ^ in poco dire, dicono troppo, però ch'egli si procacciano di dire ■" pili cose e poche parole, ma eglino non si sforzano di dire poche cose tanto quanto gli bisogna, e non piii. Ragione come ^: Tu penserai brevemente dire , se tu dirai in que- sta maniera : Io andai a richiedere voi, ed io ri- chiesi vostro garzone ; ed egli rispose, quando di- mandai di voi , non vi eravate. E tutto che tu dirai brevi motti, tu conti più cose che mestieri non t' è ; che assai bastava a dire : L' uomo mi disse, che voi non eravate in vostra casa. Però si dee guardar ciascuno, che sotto li brevi motti
1) Agg-iunto e delle parole, col ms. Vis. e col t : et des paroles, se doit il garder.
2) Mutato e ili altresì, coi mss. Fiorentini.
3) Corretto che si studia (ms. Vis. studiano) in che dove si studiano, col t : car là où il s' estudient.
4) Aggiunto più cosa e poche parole, ma eglino non si sforzano di dire, coi mss. Berg. e Vis. e M. 47, 48, L. 46 e col t: choses plusors à pò de paroles ; mais il ne s' es for- cent de dire.
W\ Aggiunto Ragione come, col ms. Vis. ecolx: Rai- son comment.
13S
non dica tante coso ', che suo conto sia noioso a ascoltare.
Capitolo XLI.
Qui e' insegna a contare lo fatto intendevolmente -,
Appresso ciò dee il parlatore studiar di dire chiaramente quello che dice, e che suo detto sia aperto ed intendevole. Tullio dice, che '1 fatto è contato chiaramente, quando il parlatore, o il det- tatore comincia suo detto a quel eh' è stato ^ di- nanzi, e segue 1' ordine della cosa, e della sta- gione, così com' ella fu, o come ella può essere, in tal maniera, che suo detto non sia turbato, né confuso, ne inviluppato sotto strane parole, e che non trapassi ad altre cose dissimili, o dilungi da
1) Omraesso acciò, perchè manca al t, ai mss. Ambr. e Gianf. e Vis. e Fiorentini, ed oscura il senso.
2) Mutato chiaramente in intendevolmente, col ms. Berg-. e col T : iutcudcblenicnt II ms. Vis. Iretemenle.
3) Corretto detto in stato, col t: devant a esté. I mss. Vis. e Fior, davanti è stato detto.
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sua materia, e che non cominci a troppo lunga incominciaglia , e che non prolunghi la fine di suo conto, tanto com'egli potrebbe dire, e che non lasci nulla di ciò che a contare faccia.
Ed in somma egli dee guardare tutto quello che '1 maestro insegna qui dinanzi sopra la bre- vità del fatto , perchè egli addiviene molte fiate che '1 conto n'è più confuso per molto parlare, che per la brevità ' delle parole. E sopra tutto ciò dee il parlatore usare motti proprii , e belli, e costumati, secondo che '1 maestro divisa qui davanti nel capitolo del bene ^ parlare.
1) Corretto scurità, che è pure nel ms. Vis. in brevità, col T : coriesce.
2) Ag-giunto bene, che manca pure al ms. Vis. col t: bone parleure.
ì 10
Capitolo XLII.
Qui c'insogna a contare il fatto in maniera che sia verisimile '.
Appresso dee il parlatore contare il fatto, in tal maniera, clic sia verisimile, ciò ò a dire che gli auditori possano credere quelle cose, e ch'egli dica la verità. Tullio dice, che a ciò fare gli con- viene dire ^ le proprietà del corpo s' egli è vec- chio, 0 giovane, o paziente, o uomo che si crucii ^ 0 d' altre simili proprietà che sieno testimonio a suo detto.
Appresso, gli conviene wiostrar la cagione del fatto, ciò è a dire, la ragione perchè, e come si *
Il Ag-giunto in maniera, conforme al periodo che se- gue, ed al T : voirsemhlahlement. Il ms. Vis. varia.
2) Ommesso fer prima di proprietà, perchè manca ai mss. ed al t.
3) Il T ha di più: ou ireus ou tacieres. Manca pure al ms. Vis.
4) Corretto lo in sì , col ms. Vis. e col t: ou devoit.
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potea, e dovea far quella cosa', e ch'ebbe e po- tere e piacere di ciò fare, e eh' ebbe convenevol tempo a ciò fare ; e che il luogo " fu buono, e sufficiente a far ciò che il parlatore mette dinanzi. Appresso dee mostrare, che l'uomo, o la cosa di ch'egli dice, sia di ^ tal natura, ch'egli potrebbe e saprebbe ben fare ciò che ^ la nominanza, e la voce del popolo n' è sopra lui, e che ha tal fede, e ha tale credenza, e tal opinione, ch'egli farà bene una sì fatta cosa.
1) Corretto (^we/Ze' cose, che è pure nel ms. Vis. in quella cosa, col T : cete chose, ed aggiunto : e di' ebbe e potere e piacere di ciò fare, e ch'ebbe, correggendo la stampa, ed il ms. Vis., che leggono : e coiffa convenevol lempo. Il t : e' que il ot et pooir et loisir de ce faire, et que il ot avenable tens. xXnclie M. 48, L. 46 leggono eh' egli ebbe, e non colga.
2) Aggiunto luogo, coi mss. Vis. e Fiorentini, e col t: li leus fu bons.
3) Corretto in in di coi mss. Fiorentini.
4) Aggiunto ciò che, col t: ce que. Manca eziandio al ms. Vis.
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Capitolo XLIll. De' vizii del diro lo fatto.
Ora avete udito, come il parlatore, lo ' fatto dee diro in tal maniera, che sia breve, e chiaro, e verisimile , che queste tre cose sono fieramente bisognevoli - a ben dire. E sì come il parlatore dee seguire le virtù che appartengono a ben dire; così si ^ dee guardare da' vizii che disornano * suo dire, che sono quattro. L' uno si è , quando egli è suo danno a contare lo fatto. Lo secondo è, quando non gli fa prò' niente a dirlo. Lo terzo si ò, quando il fatto non è contato in quella ma- niera eh' egli è. Lo quarto è , quando egli non dice in quella parte del conto ciò che è mestiere.
1) Corretto del in lo, col ms. Vis. e col t : le fait dire.
2) Corretto bisogno in bisognevoli, col ms. Vis. e col t: fierament hesoignables.
3) Aggiunto si, coi mss. Vis. e Fior, e col t : se doit il garder.
4) Il T : empeschent, et horoissenl. Il ms. Rie. disnorano.
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Onde sappiate, che allora è dannaggio ' al par- latore contare lo fatto eh' egli è stato, quando quella cosa dispiace agli auditori, che elli sieno contra lui mossi ^ ad ira, o a mal talento, se elli non si addolcissero per buoni argomenti che con- fermino la sua causa l E quando quello addi- viene, tu non dèi contare lo fatto tutto a motto a motto insieme, sì come fu, anzi il convienti di- visare per parti ■*, una branca qua e un' altra là; e immantinente giugnere la ragione di ciascuna parte in suo luogo; in tal maniera, che ciascuna colpa abbia sua medicina, e la buona difensa ad- dolcisca li cuori turbati degli auditori.
Anche sappiate, eh' egli non è prò' coìitare lo fatto, quando tuo avversario, o altri davanti a te abbia parlato e detto tutta la cosa e la ra- gione ^ in tal maniera, che non bisogni che tu
1) Corretto è mestieri a sapere, onde fìa lode maggiore, che è pure nel ms. Vis. in sappiate , die allora è dan~ naggio, coi mss. Berg. e Fior, e col t : sachiez, que lors est il domage.
2) Corretto ritolto in raossi, col ms. Vis. e col t: esmeu à ire.
3) Corretto sue cose in la sua causa, col t: sa cause. Cosi anche li mss. Vis. e Fior, e cento altre volte.
4) Corretto parte, che è pure nel ms. Vis. in parli, col T : par parties.
5) Il T : tonde la cause.
Ili
la ridirli!, nò rosi, nò altrimenti di lui ; o ' quando colui a chi tu parli sa la cosa , in tal maniera, che non ha bisogno di mostrare ch'<dla sia d'al- tia guisa.
E quando questa cosa addiviene, Tullio co- manda clie tu taccia, e non dichi lo fatto.
Lo terzo vizio ^ si ò, quando il fatto non è contato in quella maniera che dee, cioè quando ciò che dee ^ far prode a tuo avversario tu me- desimo lo divisi bene e bello; o quando ciò '' che dee giovare a te , tu '1 dici turbato e crucciata- mente.
Tullio dice, che per schifare questo vizio, tu dèi recare tutte cose ad utile di tua ragione ^ e tacere il contrario tanto quanto potrai. E se ti conviene nulla dire di quello che appartiene al- l'altra parte, tu ne passerai leggermente, e tut- tavia dirai la tua parte diligentemente , e aper- tamente, e fermamente ^
1] Aggiunto 0, coi mss. Vis. e Fior, e col t : ou.
2) Aggiunto vizio, col ms. Vis. e col t: vices.
3) Aggiunto ciò che, coi mss. Arabr. e Vis. e col t: ce qui.
4) Aggiunto ciò, col mss. Vis. e col t : ce.
5) Il T : de la cause.
6) Aggiunto e apertamente, e fermamente, col ms, \ is. e col T : et aperlement, et fermeriient.
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E però se ne tace ora lo maestro infino là ove tratterà dell'ordine, come l'uomo dee stabi- lire suo conto, e sue parti.
Capitolo XLIV.
Della terza parte del conto . cioè divisamento.
Appresso la dottrina del fatto, viene la terza parte del conto, cioè divisamento. Di che Tullio dice, che divisamento è quando lo parlatore lo dice secondo suo senno, bene e chiaramente '. Certo egli n' è più ordinato ^ e più bello, e più inten- de voi e ^ E tutto che queste branche, cioè il fatto e '1 divisamento, sieno * per dire la cosa, nondi- meno infra loro ha differenza; che il divisamento dice tutto a certo lo punto in che lo parlatore si ferma, e eh' egli vole provare , ma il fatto non dice così.
1) Corretto diritto, che è pure nel m. Vis. in senno, bene, e chiaramente, col t: sens, bien et clerement.
2) Il T : plus riches.
3) Ommesso e meglio, perchè manca al t. Il ms. Vis. e meglio intendevole.
4) Corretto si sono in sieno , coi mss. Ambr. Vis. e Berg. e col t : soient.
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140
Lo parti <l''l (livisamento sono duo. L' una elio divisa c\h t'ho l' avversario riconosce ' , e ciò * eh' egli nega ^ in tal maniera, che ciascun può ben intendere lo punto che il parlatore vole provare. L'altra ò, quando il parlatore divisa brevenaente per parti tutti li punti * ch'egli vorrà provare, sì che l'uditore lo sa in suo cuore, e intende ben che egli ha dett"; tutta la forza di sua cosa. E però si convien divedere ^ la dot- trina dell' un divisamonto e dell'altro, e " come '1 parlatore lo dee usare nel suo conto '.
1) Corretto conosce, che è pure nel mss. Vis. in rico- nosce (ras. Giamf. confessa) t : reconoìsl.
2) Corretto acciò in e ciò, coi mss. Ambr. M. 36 , 48 , L. 4G. Pai. Rice, e Vis. e col t : et ce.
3) Corretto dica in tal modo in nega , col ms. Vis. e col t: nie.
4) Corretto per parte tutto lo punto , che è pure nel ms. Vis. in per parti tutti li punti, col t: far parties tons les poinz.
5) Corretto dividere in divedere , col ms. Vis. e col t: deveoir.
6) Aggiunto e, col ms. Vis. e col t : et comment.
7) AtrS'iuuto nel suo conto, col ms. Vis. e col t : en son conte.
14:
Capitolo XLV. Come il parlatore dee divisare suo conto '.
Nel primo divisamente che conta ciò che l'avversario riconosce ^ e ciò ch'egli nega, dee il parlatore prima recare quella riconoscenza al prò' di sua causa, sì come l'avversario d'Oreste, che non disse che Oreste conoscesse che egli avesse morto sua madre ^ anzi disse altre parole, che più affermano la causa * contra ad Oreste. Egli ha ben conosciuto (diss' egli) che la madre fu morta per man di suo figliuolo; che a dire, che il figliuolo uccise sua madre, è '" più crudel cosa, che a dire il nome dell' un e dell' altro. Così fece Cato in sua sentenza. Egli non disse, che ellino avessero conosciuta la congiura solamente, che
1) Il t: De premier devisement.
2 Corretto conosce iu riconosce, come nel capitolo pre- cedente, il t: reconoist.
3) Il t: Clitemeslren.
4) Mutato cosa in caiisa , come anche poco sopra , ed appresso, col t: cause.
5) Il T ha di più : por lien, che manca nel ms. Vis. è in due codici del Cbabaille.
14S
molto genti dicoano, drilli non l'avevano fatta contra il comune di Roma , ma contra alquanti che governavano male il comune. Però recò Cato la loro conoscenza all' utile della causa, e disse contra loro fiore parole, e maravigliose, cioè che olii voleano la città ardere, e uccidere i mi- gliori, lo paese distruggere, e vituperare donne e donzelle.
A questo vedi tu che l' un e l'altro disse ciò eh' era riconosciuto; ma ciascun lo tornò ' a suo miglioro. E quando tu avrai quel medesimo fatto in tuo conto, tu dèi dire ciò che tuo av- versario nega, e stabilir la questione sotto ^ '1 giudizio per sapere lo diritto.
Ragione come ^ : Oreste riconoscea l'omicidio; ma egli negava ch'egli no '1 feee a torto, anzi a diritto. Ma qui sta la questione che rimane sotto '1 giudizio, per sapere s' egli fece a torto, o a diritto.
1) Corretto torna, che è pure nel ms. Vis. in tornò, col T : le torna.
2) Mutato sopra, che è pure nel ms. Vis. in sotto, col t; soz«z, e colla variante di quattro codici del Chabaille. Nel periodo che segue, Bono traduce souz, sotto.
3) Aggiunto Ragione come, col ms. Vis. e col t: liai- son comment.
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Capitolo XLVI.
Come il parlatore dee divisar suo fatto brevemente ^
Il " secondo divisamente, è ^ che numeri ■* per parti li punti ^ eh' egli vorrà provare. Dèi tu guardare eh' egli sia breve, e delibero e corto ^
Breve è quando tu non dici ^ alcun motto, se ^ non bisogna a tua causa '" ; che tu non dèi
1) Il t: Del secont devisement.
2) Corretto Nel in il col t.
3) Aggiunto è, che manca pure al ms. Vis. col t: est.
4) Corretto menerà in numeri, coi mss. Ambr. Vis. M. 36, L. 23, Rie. e Berg. e col t : nombre.
5) Corretto per parte lo punto, che è pure nel ms. Vis. in per parti li punti, col t : par partiez les poinz.
6) Aggiunto e delibero e corto , coi 3. M. L. 23, 46, e Rice, e col t : briez, et délivre, et cours. Il ms. Vis. breve e libero e corpo breve ! !
7) Corretto e quando tu ne dici, che è pure nel ms. Vis. in Breve è quando tu. non dici, coi ms?. Ambr. e Fior, e col T : Brietez est que tu ne dies.
8) Ommesso qui, dopo se, perchè manca al t. Il ms. Vis. quei.
9) Corretto se non bisognavano a tua cosa, che è pure nel ms. Vis. in se non bisogna a tua causa, col x : se tels non qxù besoignent à la cause.
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travagliare li cuori agli auditori por parole, o por maravigliosi ornamenti ', quando tu divisi tuo fatto, e tue parti *.
Delibero è ^ quando tu dici generalmente tutto ciò che comprende tutte cose di che tu voli dire. E sopra ciò ti conviene fieramente guardare, che tu non lasci di * mentovare nulla general cosa che ti sia utile , e che tu noi dichi tardi , cioè fuori il tuo divisamento, che questo è male detto e vizioso.
Corto è lo divisamento ^ : là ove tu dici lo generale motto della tua causa, tu non dèi ridire ^ lo speciale motto eh' è compreso sotto il generale che tu avevi già detto.
E sappiate, che generale motto è quello che comprende molte cose sotto il suo nome; che questo motto animale, comprende, uomo, e bestia e pesce,
1) Corretto argomenti in ornamenti, col rus. Vis. Il t : ornements.
2) Corretto e t%(,a farte in e tue farti , col t : et tes parties.
3) Corretto tv, deliberi in delibero è, col senso, coi mss. Fior, e col t.
4) Aggiunto di, prima di mentovare, coi mss. Fior.
5) Aggiunto coi ms. Vis. e Fior, che questo è male detto e vizioso. Corto è lo divisamento. Il t : car ce est mal dire et oicious. Cour est li devisemens.
6) Corretto redire in ridire, col t : ne redies avec le special.
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e uccello '. Speciale motto è quello che è compreso sotto un altro; che questo Pietro, Carlo ', Giovanni, è ben compreso sotto general nome, cioè uomo. Ma egli ci ha motti che sono generali ^ sotto l'uno, e sono speciali sotto un altro, che questo motto uomo è speciale sotto questo motto animale; ma egli è generale sopra questo motto, Pietro o Giovanni.
Questa dottrina del generale e dello speciale dice il maestro, acciò il parlatore si guardi * nel suo generale divisamento, eh' egli non metta la special parte; che quegli divisò il fatto suo in questa ma- niera; Io mostrerò, diss'egli, che per cupidità, e per lussuria, e per 1' avarizia dei nostri nemici, tutti i mali sono addivenuti a nostro comune; egli non intese bene ^, che nel suo divisamento egli mischiò
1) Ag-g-iunto e pesce, col ms. Vis. e col t : et peissons. Nella storia naturale di Brunetto Latini, i pesci formano una classe da sé, non compresa nel genere bestia. Vedi i primi libri del Tesoro.
2) Il T, ed il ms. Vis. laques,
3) Corretto generali che sono in che sono, generali, col ms. Vis. e col t : nioz qui sont general.
4) La stampa : del generale dee il parlatore s\ guardare. Corretto coi mss. Vis. e Fior, del generale e dello speciale dice il maestro, acciò il parlatore si guardi. Il t : dou gene- ral et de l' especial dit li maistres porce que li parleres se garde.
5) Corretto è in intese bene, coi mss. Vis. e Fior, e col T : n' entendi pas bien.
152
pli ' speciali motti col suo generale ' ; ch^ senza fallo cupidità h general nomo di tutti li dosiri, e lussuria e avarizia sono parti di lei ^
Guarda dunque, ohe quando tu hai divisato lo generale, che tu non dichi quelle parti sì com'elle fossero altre cose strane. Ma nell'altre branche ven- gono appresso, cioè del conferraamento, potrai ben mettere le speciali parti del generale detto innanzi \ per meglio fermare lo tuo fatto % e lo tuo divi- samento. Ragione come '^ : Tu vuoi provare che Oreste fece omicidio. Di' dunque appresso lo divi- samente^ : Uccise egli Clitemnestra , dunque fece omicidio.
1) Corretto mischia, che è pure nel ms. Vis. in mischiò, col t: mesla.
2) Corretto appresso li generali in col suo generale, col T : avec son general. Il ms. Vis. appresso lo generale.
3) Le stampe : partiti da lei, ms. Vis. partili di lei : corretto in parli di lei, col t.
4) Corretto delle generali dette innanzi in del generale detto innanzi , coi mss. Fior, e col t : dou general de- vant dit.
5) Aggiunto ^0 tuo fallo, e, col ms. Vis. e col t: ton fait, et.
6) Aggiunto Ragione come, coi ms. Vis, e col t: liai- son comment.
7) Aggiunto appresso lo divisamenlo, col ms. Vis. e col T : après le dimsemenl.
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Appresso, guarda in tuo divisamento, che tu non divisi più parti ' che mestieri sia a tua causa ^, che se tu divisassi in questa maniera: Io mostrerò bene che mio avversario aveva bene lo podere di ciò fare, e eh' egli volea, e eh' egli lo fé ; certo cotale divisamento è grave , perchè v'ha entro troppe cose; e basterebbe a dire: Io mostrerò ch'egli lo fece. Altresì, guarda, che se ^ la tua cosa sia semplice, e una cosa senza più, e' non vi conviene se non poco divisare, eh' egli è assai a dire lo punto della questione. E non per tanto egli addiviene spesso, che una cosa può essere provata per più ragioni. E quando questo è, lo parlatore si dee divisare le sua prova, in tale maniera: Io mostrerò che tu facesti la co- tal cosa, per tale ragione, e per carte, e per te- stimoni.
Sopra questa branca dice Tullio , che egli * trovò in filosofia molti insegnamenti, ma egli lasciò
1) Corretto ancora parte in jìarii, col t: parties.
2) Mutato ancora cosa in causa, col t : cause. Il ms. Vis. in ambe queste correzioni è conforme alle stampe.
3) Aggiunto se, col senso, col ms. Ambr. e col t: là où ta chose est simple.
4) Corretto trova in trovò, ed appresso lascia in lasciò, che e pure nel ms. Vis. col t: trova, laissa.
15 i
(jiiolli olio sono sì fioramento bisognevoli ' a l)on pai-lare, come (jnolli che qui sono, E ancora ne comanda una altra cosa, che l'uomo non dee dimenticare in suo conto. Quando avrà finito suo divisamente, egli comincia l'altra branca, cioè confermamento, per provare ciò che egli ha detto Savvengagli ch'egli confermi dinanzi, ciò che di- visa dinanzi, e poi ciascuna parte in suo luogo, in tal modo, che quando vorrà finire suo conto, egli non abbia dimenticato niente di suo confermamento, eh' egli sarebbe laida cosa a ricominciare un altro piato appresso la fine del suo parlamento.
Capitolo XL VII.
Qui dice della quarta branca del conto, cioè del confermamento
Appresso la dottrina del divisamento viene la quarta parte del conto, cioè confermamento, di che Tullio dice: Confermamento è, quando il par-
1) Corretto insegnevoli in bisognevoli, ed aggiunto Jie- ramente, coi mss. Ambr. e Berg. Vis. M, 47, 48, e col t: si fièrement heisoijnables.
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latore dice buoni argomenti che accrescono auto- rità 0 danno ' fermezza a sua causa '.
Perchè diverse cose richiedon di diversi con- fermamenti, vorrà lo maestro innanzi mostrare e insegnare i luoghi de' ^ quali i parlatori possono ritrarre * suoi argomenti ; e poi quando sarà luogo e tempo egli dirà come 1' uomo dee confermare ^ suo confermaraento sopra ciascuna maniera delle cause ^
E sappiate, che nulla scienza insegna luogo di provare suo detto, se non dialettica e retorica. Ma tanto ha differenza tra 1' una e l'altra, che reto- rica considera speciali cose, secondo il suono del nome, e secondo la voce solamente. Ma dialettica considera le generali cose, secondo la significa- zione de' nomi e delle voci. E addivegna che quelli che sanno leggi , e divinità, e altre arti
1) Corretto e fermezza, che è pure nel ms. Vis. in e danno fermezza, col t: conjìrment.
2) Mutato ancora cosa in causa, col t : cause.
3) Corretto per li in de', coi mss. Fior.
4) Corretto ritenere in ritrarre, coi mss. Ambr. Vis. e Fior, e col t: retrairre.
5) Corretto formare, che è pure nel ms. Vis. in con- fermare, col T : confirmer.
6) Mutato ancora cosa in cause, col t : causes. Anche il ms. Vis, legge sempre cose, e non cause.
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facciano prova poi' luogo ; io (lieo elio ciò ò por dialettica, o per retorica.
Capitolo XLVIII.
Qui divisa gli argomenti per provar ciò che il parlatore dica.
Tutte cose sono confermate per argomenti , che sono retratti dalle ' proprietà del corpo, o dalle proprietà ^ della cosa.
E sappiate, che Tullio ^ chiama corpo colui, per cui detto, o per lo cui fatto nasce la que- stione. Ma cosa si chiama quel detto, o quel fatto, di cui la questione nasce.
Di queste proprietà dirà il maestro 1' inse- gnamento tutto, e prima dirà del corpo.
1) Corretto dalla in dalle, col t: des propriété:.
2) Aggiunto del corpo, o delle proprietà, coi mss. Fior, e col T : dou cors, ou des proprietez.
3) Corretto si in Ttillio. col t: Tnlle. Il ms. Vis. cor- regge come noi questi tre errori delle stampe.
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Capitolo XLIX.
Qui divisa le proprietà del corpo, ohe danno argomento di provare '.
Le proprietà del corpo son tali, che per loro può lo parlatore dire e provare , che quel corpo è tornato ^ a fare alcuna cosa, o non fare. Tullio dice, che queste proprietà sono undici, lo nome , la natura, la nodritura, la fortuna, Tabito, la vo- lontà, lo studio, lo consiglio, l'opera, lo detto, e lo caso ^.
Nome è * una propria e certa \oce, eh' è posta a ciascuna cosa com' ella sia chiamata. Onde r uno è '1 nome, l'altro è il soprannome, e dell' un e dell'altro può il parlatore fermare suoi
1) Corretto e prova in di provare, col t: de prover.
2| Corretto (jìiel corpo, e torna in che quel corpo è tor- nato, coi mss. Ambr. e Vis. e con L. 23, M. 36, Rice, e col t: que cil cors est atornez. Cicerone dice persona e non corpo.
3) Corretto la cosa in lo caso , coi mss. Fior, e t: chevite.
4) Corretto non in norae è, coi mss. Ambr. Vis. e col t: non est.
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argumonti. Ragione come ' : Io dico die quest'uomo de' ben esser * fiero, che egli ha nome Lione. Così dice la santa Scrittura : Io dico , dice 1' an- gelo, eh' egli avrà nome Gesù, però eh' egli sal- verà ^ lo popolo.
Natura è molto grave cosa a scriver suo es- sere, che uno dice, che natura ò cominciamento di tutte cose, l'altro dice, che non ò ; che se ciò fosse, dunque avrebbe avuto Iddio cominciamento da parte di * natura. Ma Platone dice, che na- tura è la volontà di Dio, e però può essere ^ che Dio e natura siano insieme; ma natura è doppia, una che fa nascere, un' altra di quel eh' è nato. Delle cose che sono nate, altre sono divine, altre sono mondane, 1' una appartiene agli uomini, e l'altra alle bestie. Di ciò che appartiene agli uo- mini per natura sono sei luoghi, per li quali lo parlatore può prendere suoi argumenti.
1) Aggiunto Ragione come, col ms. Vis. e col t: Rai- son comment.
2) Corretto dehbe esser fatto in de' ben esser fero, coi mss. Fior, e col t.
3) Corretto avrà [nome di salvare in salverà, coi mss. Vis. e Fior, e col t : sauvera. Cosi anche il testo del- l'Evangelio.
4) Corretto di parte da natura in da farte di natura, coi mss. Berg. e Vis. e col t : de far nature.
5) Il T : aperl.
159
Lo primo si è, s' egli è maschio o femina. Ragione come ' : Voi non dovete credere che madonna facesse la battaglia, però che questo non è opera di femina.
Lo secondo luogo si è suo paese. Ragione come : Noi dovemo creder che quest' uomo sia savio, però che è greco.
Lo terzo si è sua ' terra. Ragione come : Noi dovemo credere che questo sia buon drappiere, poich'egli è di Provenza ^
Lo quarto si è suo lignaggio. Ragione come: Ben dee Carlo esser leale, per ciò eh' è figliuolo del re di Francia.
Lo quinto si è suo tempo. Ragione come : E' non è maraviglia se questi è leggieri e aitante \ però eh' è fortemente giovane.
Lo sesto luogo è lo bene e '1 male , che Tuomo ha per natura nel ^ suo corpo, e nel suo cuore. Nel corpo s' egli è sano o malato, grande 0 piccolo, bello o sozzo, veloce o lento. Nel cuore
li Aggiunto Ragione come, e cosi quattro volte poi col ms. Vis. e col t.
2) Corretto una in sua, col ms. Vis. e col t : aa terre.
3) Corretto Proino, che è pure nel ms. Vis. in Provenza, col T : Proviìiz.
4) Il T : muaòles et legier.
5) Corretto del in nel, coi mss. Fior. Ha riscontro con altro nel appresso.
ino
si Ô, s'egli ha ' duro ' ingegno o sottile, di te- nace memoria o no ^, o dolce, o aspro, o soffe- rente, 0 orgoglioso. E in somma tutte le cose che r uomo ha per natura nel corpo, o nel cuore, son contate sotto luogo di natura; ma quelle che son acquistate sotto insegnamento, son contate sotto il luogo dell' abito, sì come il maestro dirà qui appresso.
Nodridura dimostra come, e tra che gente, e per cui l'uomo è stato nodrito e educato \ cioè a dire, chi furono suoi maestri, e chi suoi amici, e suoi compagni, che arte ^ egli fa, e di che s'in- tramette, e com'egli governa le cose sue, di sua masnada ^, e de' suoi amici , e come mena sua vita. E queste e altre simiglianti proprietà ap- partengono a nodritura , e di tutti può prendere suoi argumenti. Ragione come ' : Alessandro dovea
1) Corretto è in ha coi 4 M. 46, Rie.
2) Corretto cìiore in ingegno , col ms. Vis. e coi t: engin.
3) Aggiunto di tenace memoria, o no, col t : 5^ il est bien rememhrans, on non. Il ms. Vis. compendia.
4) Aggiunto e educato , che manca pure al ms. Vis. col T : et apris.
5) Corretto arti in arte , col ras. Vis. e col t : qtiel ari.
6) Aggiunto le cose sue, di sua masnada, e de', col ms. Vis. e col T : ses choses, et sa maisnia, et des.
1) Aggiunto Ragione come, col ms. e t.
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ben esser savio, però che Aristotile fu suo mae- stro. Questo prete non dee esser vescovo, perchè mena sua vita in lussuria.
Fortuna comprende ciò che addiviene al- l'uomo di bene o di male, ciò è a dire se ' que- st'uomo è servo, 0 libero : ricco, o povero; propo- sto, 0 senza propostia ; o s' egli è ben augurato, 0 di buona nominanza, o no; o che figliuoli egli ha, 0 che femina. Ma se tu parli d'uomo morto, considera le sue proprietà , cioè adire, che uomo egli fu, e come morì ; che di tutte queste cose puoi tu prender argomento per luogo di fortuna. Sì come disse Giovenale : E' non ha nel mondo (diss' egli) sì grave cosa come ricca femina.
Abito si è un compimento che l' uomo ha d' una cosa permanente nel suo cuore, o nel suo corpo. Nel cuore si è il compimento delle virtù , che son divisate nell'altro libro ^ ed ^ il compi- mento dell'arti e delle scienze che l'uomo sa ado- perare, le quali 1' apprende nel suo cuore. Nel corpo sono li compimenti che 1' uomo non acqui- sta per natura, ma per suo studio, o per inse-
1) Aggiunte se , che manca pure al ms. Vis. col t: se cist hoM.
2) Corretto nel secondo in iieW altro , col ms. Vis. e col T : en V autre livre.
3) Ag-g-iunto cr/, col ms. Vis. e col t: et el cornjdiement.
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j>;rta(n(;nto, sì corno di ben comliattoro , o <Ii ben baj^ordarc ', o di ben cavalcare.
Volontà si ò un leg'gier mutamento che al- cuna volta viene al corpo e al cuore per alcuna cagione, si come allegrezza, cupidità, paura, cruc- cio, malizia, fievolezza, e altre simiglianti cose.
Studio si è una continua impresa che il cuore fa con grande volontà , sì come ò studiare in filosofia, e in altre scienze ^ Di ciò può il parlatore formare suoi argomenti in questa ma- niera : Quest' uomo sarà ^ buon avvocato, eh' egli studia sollecitamente in legge.
Consiglio ò una sentenza * lungamente pen- sata sopra a fare o non fare ^ alcuna cosa; ma egli ha differenza tra consiglio e pensamento , che pensamento è a considerare tra una parte e l'altra ; ma consiglio si è la sentenza quando prende l' una delle due parti ; però conviene a tutti i consigli che la materia , e '1 ^ con-
1) Il T : bien Initier.
2) Il T : et en clergie.
3) Corretto è in sarà, col t : sera. Il ms. Vis. si è.
4) Corretto scienza in sentenza , coi mss. Vis. e Fior, e col T : sentence.
5) Aggiunto 0 non fare, coi mss. Vis. e Fior, e col t : ou non faire.
6) Corretto del in e 'l, col ms. Vis. e col t : et (e con- seilleur.
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sig-liatore e '1 tempo siano convonevoli a ciò die r uomo vole provare; chò s'io dicessi: Quest'uomo ha ben barattato di suo cavallo, però che se ne consigliò col suo prete, certo lo consigliatore non è convenevole ; ma se io dico : Quest' uomo è ben confessato ', però che s'è molto consigliato col suo prete, questo è argomento buono e