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N PRINCETON UNIVERSITY LIBRARY
Marquand Library Fund
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ARCHIVIO STORICO DELL'ARTE
SERIE SECONDA
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ARCHIVIO
STORICO
DELL'ARTE
DA
DOMENICO GNOLI
Serie Seconpa — Anno II —- 1896
ROMA DANESI, EDITORE
M DCCC XCVI
INDICI
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I
SOMMARI DEI FASCICOLI
Fascicolo I-II.
Lorenzo Lotto pittore. A proposito di una nuova pub- blicazione, Gustavo Frizzoni. — Un trittico fiorentino del xiv secolo ascrivibile a Baldassarre degli Em- briachi, Diego Sant'Ambrogio. — La scultura ornamen- tale romana nei bassi tempi, Ferdinando Mazzanti. — Per un quadro eretico, Diego Angeli. — La chiesa « della Santa » a Bologna, Francesco Malaguzzi Va- leri. — Le Gallerie Brignole-Sale Deferrari in Ge- nova, Emil Jacobsen.
Nuovi pocumentI: Documenti intorno alla fabbrica del Castello del Buonconsiglio a Trento, H. Semper. — Artisti in Roma (1593-1627), Francesco Cerasoll.
Recensioni: Robert Stias8ny, Wappenzeichnungen Hans Baldung Griens in Coburg. Ein Beitrag zur Biogra- phie der oberrheinischen Meisters, G. F. — Luca Beltrami, Terza relazione dell'ufficio regionale per la conservazione dei monumenti in Lombardia, G. F. — Cesare Faccio, Di Antonio Labacco architetto ver- cellese del secolo xv e del suo libro delle antichità di Roma, C. de Fabriczy. — A. Geffr'0y, La colonne d’Arcadius à Constantinople, d’après un dessin inédit, C. de Fabriczy.
MisceLLANEa: Studi e memorie riguardanti l’arte italiana pubblicati nel 1894 nelle principali Riviste di storia dell’arte in Germania (continuazione), C. de Fabriczy.
Fascicolo III.
La scultura ornamentale romana nei bassi tempi (conti- nuazione e fine), Ferdinando Mazzanti. — Il pallio o trittico marmoreo di Vighignolo nel patrio Museo Archeologico di Milano, Diego Sant'Ambrogio. — Lo- renzo Lotto pittore. A proposito di una nuova pubbli- cazione (continuazione), Gustavo Frizzoni. — L' Evan- gelo di Nicodemo, Adalberto di Erbach Fuerstenau.
Recensioni: Broussolle J. C., Pélerinages ombriens, Giulio Urbini. — Bernhard Berenson, The fiorentine painters of the Renaissance, G. F.
Fascicolo IV.
Di alcune composizioni di Raffaello, ispirate a monu- menti antichi, Emanuele Loewy. — Un affresco ignoto
di Tiberio d'Assisi, Ugo Ojetti. — Il Palazzo Soliano o de’ Papi in Orvieto, L. Fumi. — Di una tavoletta di Luca Signorelli della Pinacoteca di Brera, Paolo Fontana. — I quadri italiani nella Galleria di Stra- sburgo, Carlo Loeser. — Il grande trittico d' 08s0 scolpito dell'Abbazia di Poissy e il suo raffronto col trittico della Certosa di Pavia, Diego Sant'Ambrogio.
Nuovi pocumentTI: Documenti intorno ad un’ancona di- pinta da Gaudenzio Ferrari a Morbegno nella Vai- tellina, durante gli anni 1520-1526, Guglielmo Felice Damiani. — Nuovi documenti su Leonardo da Vinci, Nino Smiraglia Scognamiglio.
Recensioni: Corrado Ricci, Antonio Allegri da Correg- gio, L. P.
Fascicolo V.
Alcune pitture giovanili di Baldassare Peruzzi a Roma, Federico Hermanin. — Epigrafi ed iscrizioni diverse della Certosa di Pavia, Diego Sant'Ambrogio. — Le opere d’arte di Spello, Giulio Urbini.
Recensioni: Julia Cartwright, Raphael in Rom, 6. F. — G. Lafenestre et E. Richtenberger, La peinture en Eu- rope. La Belgique, G. F. — J. von Schlosser, Giustos Fresken in Padua und die Vorliufer der Stanza della Segnatura, C. de Fabriczy.
Fascicolo VI.
L'esposizione d'Orvieto e la storia delle arti, Emile Ber- taux. — Lorenzo Lotto pittore. A proposito di una nuova pubblicazione (continuazione e fine), Gustavo Frizzoni. — Se l’altare di Carpiano sia stato in passato un’arca funebre campionese, Diego Sant'Ambrogio.
Recensioni: Gustavo Uzielli, Ricerche intorno a Leonardo da Vinci, Nino Smiraglia Scognamiglio. — Z. L. Sponsel, Sandrarts Teutsche Academie, kritisch gesichtet, C. de Fabriczy. — Weisbach Dr. Weirner, Der Meister der Bergmannschen Officin und Albrecht Diirers Be- ziehungen zur Basler Buchillustration. - Die Basoler Buchillustration des xv Jahrhunderts, P. K.
MisceLLANEA : Studi e memorie riguardanti l’arte italiana pubblicati nel 1895 nelle principali riviste di storia dell'arto in Germania, C. de Fabriczy.
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II
INDICE DELLE ILLUSTRAZIONI
NZ. — Le illustrazioni segnate con asterisco sono stampate su tavole fuori testo.
Danae, di Lorenzo Lotto (presso il SE M. Con- way a Londra)
. San Girolamo penitente, dello stesso (Galleria
del Louvre).
+. Madonna col bambino, San Giovannino e San
Pietro martire, dello stesso (R. Pinacoteca, Napoli) .
. La Vergine col putto, Santa Caterina e San Giu:
seppe, dello stesso (R. Pinacoteca, Monaco) .
. La vestizione di San Domenico, dello stesso
(Municipio di Recanati) .
. La Vergine col bambino fra due Santi, dello
stesso (Galleria Borghese, Roma).
. Ritratto d'uomo, dello stesso (Galleria Borghese,
Roma)
. San Girolamo penitente, dello stesso (Galleria
di Hermannstadt)
. San Vincenzo Ferrer, dello stesso (in San Do.
menico, Recanati) i 4 U Particolare della Disputa del Suoi dat li Raffaello. . . . . . CRE Me . Annunciazione, di Jacopo Palma il Vecchio (Già nella parrocchiale di Aizano) . . Tabernacolo in avorio con la crecifissione, la Vergine e Santi, ascrivibile a Baldassare degli Embriachi (R. Museo Nazionale, Firenze). Trittico o pala d'altare di Baldassare degli Embriachi (Certosa di Pavia). . . . .. Trittico del Louvre. . .. ai .
Soffitto classico poi parapetto in BancAgnese fuori le mura (Roma). . |... .... Soffitto del 1x secolo in Santa Maria în Tras- tevere. È dia e Pavimento a fasce intrecciate del sec. x in San Clemente .
Decorazione classica a fasce intrecciate, néi sepolcri della via Latina .
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21. 22. 23. 24.
25.
26. 27. 28. 29. 80.
Pluteòd del sec. v utilizzato per tomba medio- evale . . . . a Le transenne della PRIORA dei Rostri dell'Arco di Costantino (sec. rv). .
Mostre dell'Arco di Costantino.
Ornati della Basilica di Costantino . . Capitello in Santa Costanza (sec. iv). Traforo di finestra nell’oratorio di Equizio (sec. rv) .
Ricostruzione di un recinto marmoreo nell’ora- torio di Equizio (sec. Iv). n Pluteo stellato nelle Grotte Vaticane (sec. 1v) Colonne vitineè in 8. Pietro (sec. rv) Capitello del rv sec. in piazza Pudenziana Sarcofago bacellato del iv sec.
Tranzenne del rv sec. .
31-82. Plutei del rv sec.
33.
34.
35.
36.
37. 38.
39.
40.
4l. 42.
43.
44. " chiesa di San Clemente (sec. VI) .
45.
Riquadri in S. Sabina (seo. i
Tranzenne scolpite dietro un sarcofago del v sec. (Museo cristiano Lateranense) Ricostruzione di un recinto marmoreo da fram- menti in S. Lorenzo fuori mura (sec. v)
La porta in bronzo del Battesimo di San Gio- vanni in Laterano (sec. v) .
Capitelli ionîci pulvinati del v sec. .
Traforo di finestra del v sec. . x La Traforo di finestra del v sec. da frammenti esistenti nel Foro Romano . odi
« Pax-Christi» (Museo cristiano Laierinoia) Capitelli del vi set. ;
Cornicione dell’Abside di San Martino ai Monti Recinto presbiteriale della chiesa di San Cle- mente del tempo di Ormisda (sec. vi) . Recinto corale del tempo di Giovanni II nella
Architrave dell’altare di Ormisda in San Cle: mente (éec. vi)
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471. 48. 49.
INDICE DELLE ILLUSTRAZIONI
Tranzenne dall'altare di Ormisda in San Cle- mente (seo. vi) ‘ ì è Parapetti del ponte di Narsete luo ; Pluteo del vi sec. nelle Grotte Vaticane . Capitello del tempo di Gregorio Magno (Monte Soratte) .
50-51. Plutei in Santa Maria in misslevero (e
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67. 68. 69. 10. 71.
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73. 74, 15. 76. 71. 18. 79. 80. 81.
colo vir) . PA
Capitello del tempo di Onorio I per badia Tre Fontane (sec. vii). n Capitello d’ante nella chiesa di San Valon: tino (sec. vi) . . ; Frammento di pluteo alla Badia delle Tre Fon- tane (8ec. VII). . . .0%0.0 6.0... Pluteo nella chiesa dal S. Cuore a piazza Na- vona (sec. viII). dv; a Capitello presso dui fuori mura ie. colo vir).
Dettagli di una son in 8 ‘ Prassedo e inile strini in S. Lorenzo fuori mura (fine sec. vi e sec. VII) . EEA ni i Ricostruzione dell’altare e del è recinto presbi- teriale da frammenti esistenti in San Giorgio al Velabro (sec. vit) Ra Pluteo nel chiostro di S. Paolo (sec. vi) . L' Assunzione della Vergine, del Botticelli (Gal- leria Nazionale di Londra) . > Facciata della chiesa « della Santa » in Bo- logna . è EE 3 Porta della chiesa, opera di Sperandio da Man: tova, 1479 (ivi) pa Particolari delle terrecotte della porta (ivi) . Parte superiore della porta (ivi) .
Palazzo del Podestà di Bologna, costruito nella parte inferiore nel 1492-94 da F. di Dozza. Soffitto della sala d'inverno, di Domenico Piola (Galleria Brignole-Sale, Genova) . Gentildonna veneziana, di Paris Bordone (ivi) Ritratto d'uomo, di Morctto da Brescia (ivi). Anton Giulio Brignole-Sale, di Van Dyck (ivi) Pifferaro, di Bernardo Strozzi (ivi) . Sant'Ignazio, di Rubens, nella chiesa di San- t'Ambrogio in Genova.
Giuditta, di Paolo Veronese (Galleria Brignole: Sale, Genova) . > ws
Madonna col Bambino (ivi) . ; Sacra Famiglia, di Pellegro Piola (ivi). Venere in grembo a Marte, di Rubens (ivi) . Madonna în trono, di Gerard David (ivi) . Crocifisso della scuola di Gerard David (ivi). Cristo della moneta, di Van Dyck (ivi). Ritratto di donna (ivi).
Sacra famiglia (ivi). > é
Santa Maria Maddalena, di Gian ‘Pietrino (Museo artistico municipale di Milano).
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82. Madonna col Bambino fra S. Giovanni Battista e Santa Maria Maddalena, di Palma Vecchio (Accademia Carrara in Bergamo)
83. La Carità, di Domenico Piola dina Bri- gnole-Sale) s&
84-89. Castello del Buonconsiglio i in Trento; sink
V
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VBrIO. .0.0.0000006000 06006000 131-141
90-91. Plutei in S. Maria in Trastevere (sec. vin).
92. Paliotto d'altare del sec. vi (ivi). .
93-54. Plutei del sec. vini, in San Cosimato .
95. Fregi a nodi e capitello del tempo di Adriano I, in S. Maria in Cosmedin ima
96. Recinto presbiteriale ed altare del sec. vii, ricomposto dagli avanzi tornati in luce in S. Maria in Cosmedin :
97. Ricostruzione del recinto corale di 8. Moria in Foro, sec. vi :
98. Archetto di Leone III (Museo Cristiano Late- ranense) ride
99. Avanzi di un paliotto esistenti in $. i in Velabro. ;
100-103. Plutei dei secoli viri-1x, in is Sabina.
104. Ricostruzione del recinto corale di Eugenio II, dai frammenti scoperti in S. Sabina.
105. Archetto cuspidale di Leone IV (Chiostro di S. Giovanni in Laterano) i a
106. Pluteo del tempo di Gregorio IV (8. Giorgio in Velabro). ie
107. Ricostruzione di un parapetto del secolo ix (S. Clemente). Lau È 0
108. Margella di pozzo del sec. x (8. Giovanni a porta latina) . ui i
109. Pluteo del sec. x ($. Cosimaio) .
110. Avanzi di un traforo di finestra (S._Lorenzo fuori mura) .
111. Ricomposizione della porta di 8, Saba, dai
frammenti esistenti (sec. x1) in ab 112. Soffitto esistente nel Museo di AA (sec. x1). ai lf ce di A 113-114. Ornamenti del sec. x1 nell’altare del Monte Soratte . SE È 115. Recinto prealiiutiale della chiesa di s, Du in Leprignano (sec. x1) . nu 116. Pluteo ad arcatine binate, già nella chiesa d'Aracoeli, sec. xr (Museo Naz. Romano). 117. Frammento di archivolto cuspidato del sec. xt (S. Stefano del Cacco) . 3 118. Mensola del sec. xn1 (Vicolo Bologna in Tras- tevore) . e ea 119. Ricomposizione di un pulpito del sec. xt, dai frammenti esistenti in Ferentino). ne: 120-121. Plutei del sec. xi, nel chiostro di S. Ce- cilia . i 122. Stipite della sorta di Santa Maria in Cor smedin .
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126. 127. 128. 129.
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133. 134. 135. 186.
137.
INDICE DELLE ILLUSTRAZIONI
Stipite della porta di Civita Castellana e pi- lastrino dell’vii sec., ai Ss. Cosma e Damiano. Pluteo cosmatesco del sec. xmi (Grotte Va- ticane) . . . .
. Confronti tra fregi di varie epoche (secolo
VIIE-XII). è SE” î Ornato bisantino dell’ vii sec., nella dalmatica di Carlo Magno (Basilica di S. Pietro) Ornato bisantino dell’x: sec., dall'antica porta in bronzo della Basilica di S. Paolo
Ornati romani ad intrecciature (Museo Va- ticano) . br ELA Ornamento romano ad intrecciatura. Treccia a quattro capi (Terme di Caracalla) Frammento di archivolto, sec. xi (ivi). Mosaico romano ad intrecciature, esistente a Pompei. sd Ud dia Parte del gran mosaico dei gladiatori prove- niente dalle Terme di Caracalla (Museo La- teranense). = re a Mosaico romano del ii sec. (Sala di Costan- tino al Vaticano) . ; Mosaico cristiano del iv sec. (Cotuconita dei Ss. Marcellino e Pietro). x Mosaico romano del ii sec. (Galleria del Lo terano) . ln ie Mosaico romano ad intrecciature, del iv sec. (Mausoleo di $. Costanza) . = i Pluteo di Adriano I (S. Maria in Cosmedin).
138-141. Nodi ed intrecciature nei pavimenti ro-
142.
143. 144. 145.
mani. = de Ride &: i 0h ci Lucerne cristiane contornate da grappoli di uva stilizzati (Museo Kircheriano) . Ornamenti classici a girelli
Confronto di motivi ornamentali.
Origine delle intrecciature romane .
146-147. Fregi ad intrecciature .
148. 149.
150.
Paliotto dei bassi tempi (Museo naz. romano). Pavimento del tempo di Giulio II (Sala della Segnatura al Vaticano) . è & Pallio o trittico marmoreo di Vighignolo (Mu- seo archeologico di Milano)
. Pala di S. Bartolomeo, a Bergamo, di Lorenzo
Lotto... e e #& sw e #0
. Miracolo di San Domenico, dello stesso de
cademia Carrara in Bergamo).
. Madonna coi due putti, dello stesso (Galleria
di Dresda).
. La Vergine col Bambino Ada i Santi Sebastiano
e Rocco, dello stesso (Raccolta Piccinelli, in Bergamo) .
. Nostro Signore che prende DOS dalla Madre, e,
dello stesso (R. Galleria di Berlino)
. Ritratto di un giovinetto, dello stesso (Museo
Municipale di Milano).
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165.
Ritratto di Andrea Odoni, dello stesso (R. Gal. leria di Hampton Court).
Ritratto d'uomo in disegno, dello stesso (Gal- leria degli Uffizi) . sd ì Storie di Santa Barbara, dello stesso (Cap- pella Suardi in Trescore) . 4 Ritratto di giovine donna, di Palma Vecchio (R. Galleria di Berlino) . LA Lot colle figlie, di Giovanni Cariani (Museo Municipale di Milano). ae de ca Episodi della vita di San Giuliano, di NA stino Caversegno (Proprietà Hertz, Roma) Ritratto di un domenicano di S. Giovanni e Paolo a Venezia, di Lorenzo Lotto (Galleria Comunale di Treviso). ‘ : San Nicolò în gloria fra San Giovanni Bat: tista e Santa Lucia, dello stesso (Chiesa del Carmine, Venezia) . l'e e è La Madonna coi tre angeli, dello stesso (Rac- colta Comunale d’ Osimo)
166-185. Miniature dell’ « Evangelo di Nicodemo », cod. della Biblioteca Nazionale di Madrid. 224-236
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186. Il giudizio di Paride, sarcofago antico in Villa
Medici . 3. 0 Sig ad 242 187. Il giudizio di Paride, sarcofago antico in Villa
Pamphilj We # i 242 188. Il giudizio di Paride, incisione di Marcantonio
Raimondi (Gabinetto Nazionale delle stampe). 243 189. Il giudizio di Paride, disegno di Rubens, in-
cisione di J. Neefs iu Mati 243 190. Dettaglio dell'incisione di Marcantonio Rai-
mondi del Giudizio di Paride. . 246 191. Dio Padre della Visione di Ezechiello . 247 192. Giove e Venere, peduccio della Farnesina . 247 193. Dettaglio della sepoltura di Agostino Chigi
in Santa Maria del Popolo. . +. 248 194. Fanciulle danzanti, bassorilievo del Louvre,
già in Villa Borghese - °°. 4. +. 249 195. Fanciulle danzanti, bassorilievo antico nella
Galleria degli Uffizi 3 a 249 196. Cammeo nel Museo Imperiale di Vienna. 251 197. Palazzo Soliano prima del restauro (Orvieto). 258 198. Palazzo Soliano, progetto Zampi. 259 199. Il restauro allo stato presente . 261 200. Dettaglio di finestra dell'Episcopio (1264 2). 263 201. Dettaglio di finestra del palazzo del Popolo
(sec. xt) . ? 265 202. Dettaglio di finestra del shin Cini Cae-
tani) i é È . . 266 203-204. Due schizzi di DA Signorelli . . 271-273 205. La Madonna col Bambino, di Rocco Marconi
(Galleria di Strasburgo). 280 206. La Madonna e San Giuseppe in adorazione
del divin Figliuolo, di Bartolomeo Montagna
(ivi) . 281
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224. 225. 226. 227. 228. 229. 230. 231.
232. 283.
234. 235.
INDICE DELLE ILLUSTRAZIONI
Ritratto della Fornarina, attribuito al Penni (ivi) . è die du d ser. Trittico di altare in osso scolpito, della Ba- dia di Poissy. 3 cha dia Disposizione grafica de’ segua nel trittico della Badia di Poissy so «i Avori della storia di Paride, di Baldassarre degli Embriachi. >». & iva : Cofano nuziale di legno ed osso scolpito (Bi- blioteca Nazionale di Parigi) .
Medaglioni della storia di Piramo e Tisbe, di Baldassarre degli Embriachi . i La Madonna col Bambino, vari Santi e un devoto, di B. Peruzzi (Chiesa di S. Onofrio in Roma) . SE L’adorazione dei Re Magi, dello stesso (ivi). La fuga in Egitto, dello stesso (ivi) _ Affreschi della Chiesa di S. Onofrio in Roma, dello stesso
La Sibilla, dello stesso o (ivi) x Sw Dettaglio della testa della Sibilla, dello stesso (Chiesa di Fontegiusta in Siena) va Il presepio, del Sodoma (Accademia di Belle Arti in Siena) a
Adamo ed Eva, dettaglio del da Gesù al Limbo, dello stesso (ivi). i& La Madonna col Bambino e due Sante, di B. Peruzzi (Chiesa di Santa Maria della pace in Roma) . ib ea La presentazione al tempio, dello stesso (ivi). Madonna, attribuita al Pinturicchio (Santa Maria Maggiore, Spello).
L’Annunziazione, del Pinturicchio (ivi)
Un particolare dell’Annunziazione . s Un particolare dell'Epifania, dello stesso (ivi). Un particolare della Disputa, dello stesso (ivi). La Sibilla Eritrea, del Pinturicchio (ivi). Pulpito, di Simone da Campione (ivi). Tribuna, di Rocco da Vicenza (ivi)
Un particolare del pavimento di maiolica della fabbrica di Deruta (ivi).. .
La Pietà, del Perugino (ivi) 3 Croce capitolare cesellata e smaltata da Paolo Vanni (ivi) cv. le e Madonna, attribuita al Pinturicchio (ivi). La Leda, del Franciabigio (Galleria di Bru- xelles) .
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* Croce d’altare bisantina in oro con smalti (Cattedrale di Cosenza) .
Statuetta di Madonna in rame, con smalti (Santa Casa di Loreto) . "A
La pace di Pio II (Pieve d'Arezzo). Statuetta di San Giorgio, in argento (Presso il cav. Manni a Torino). 3a Croce e candelieri d’argento, opere di Anto- nio ‘Gentile da Faenza (Rev. Capitolo della Basilica di San Pietro) . du sol * Croce processionale (Cattedrale di Osimo). Statua d’argento di Sant’ Emidio (Tesoro del Duomo di Ascoli Piceno) . die di Tabernacolo d’argento dorato, opera di Pie- tro Vannini d'Ascoli (Cattedrale di Bosino). Ostensorio d’argento con smalto (Duomo di Orvieto) È dicsla ; Oggetti sacri in argento con smalto (Casa Chigi) . va od A Nostro Signore in Croce, di Lbroigo Lotto (Galleria Borromeo a Milano).
Santa Conversazione, dello stesso (Galleria Imperiale di Vienna). da » +. Natività col Puttino che dà lume, dello stesso (Ex Convento di S. Onofrio a Firenze)
Pala di Sant'Antonino, dello stesso (Chiesa di San Giovanni e Paolo a Venezia) .
. Il triplice ritratto d'uomo, dello stesso (Gal-
leria Imperiale di Vienna).
. Il piccolo San Girolamo, dello stesso (Raccolta
Weber di Amburgo) . 3 : Madonna in trono e quattro Santi, dello stesso (Galleria Comunale di Ancona)
Vescovo benedicente, di Agostino Caversegno (?) (Galleria Harrach, Vienna).
La Vergine col Bambino, scuola di Lorenzo Lotto (Museo Correr).
Chiesa e altare di Carpiano, presso Melegnano. Bassorilievi Campionesi del fronte e del fianco destro dell’altare di Carpiano. i Sarcofago di Regina della Scala (Museo ar- cheologico di Milano). è Sarcofago di Bernardo Visconti, del 1370 circa (ivi) . o dvd si di SE Tavola d’altare marmorea, dell’ultimo decen- nio del xiv secolo, attribuita a Giovanni de
Grassi (Basilicu di S. Eustorgio, a Milano) .
VII
Pag.
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455
457
II.
INDICR DEGLI AUTORI
Areeti (Diego), Per un quadro eretico, 58.
Berravx (Emile), L'esposizione d’ Orvieto e la storia delle arti, 405.
CerasoLi (Francesco), Artisti in Roma (1593-1627), 146.
Damtani (Guglielmo Felice), Documenti intorno ad una ancona dipinta da Gaudenzio Ferrari a Morbegno, nella Valtellina, durante gli anni 1520-1526, 806.
Ersaca Fuerstenav (Adalberto di), L’Evangelo di Ni- codemo, 224.
Fasriczy (Cornelio de), Cesare Faccio, di Antonio La- bacco architetto vercellese del secolo xv e del suo libro delle antichità di Roma (Recensione), 150.
— A. Geffr0y, La colonne d'Arcadius à Constantinople, d’apròs un dessin inédit (Recensioni), 151.
— Studi e memorie riguardanti l’arte italiana, pubbli- cati nel 1894 nelle principali riviste di storia del- l’arte in Germania (continuazione), 154.
— Julius von Schlosser, Giustos Fresken in Padua und die Vorliiufer der Stanza della Segnatura (Recen- sione), 401.
— I. L. Sponsel. Sandrarts Teutsche Academie, kritisch gesichtet (Recensione), 464.
— Studi e memorie riguardanti l’arte italiana, pubbli- cati nel 1895 nelle principali riviste di storia del- l’arte in Germania, 468.
Fonrana (Paolo), Di una tavoletta di Luca Signorelli della Pinacoteca di Brera, 269.
Frizzoni (Gustavo), Lorenzo Lotto, pittore. A proposito di una nuova pubblicazione, 1, 195, 427.
F[RIzzonI] G[urtavo], Robert Stiassny. Wappenzeichungen Hans Baldung Griens in Coburg (Recensione), 148.
— Luca Beltrami. Terza relazione dell'ufficio regionale per la conservazione dei monumenti in Lombardia (Recensione), 149.
— Bernhard Berenson. The florentine painters of the Renaissance (Recensione), 239,
— Julia Cartwright. Raphael in Rom (Recensione), 397.
— G. Lafenestre et E. Richtenberger. La Pointure en Europe. La Belgique (Recensione), 399.
Fum L., Il Palazzo Soliano o de’ Papi in Orvieto, 255.
HermanIx (Federico), Alcune pitture giovanili di Baldas- sarre Peruzzi a Roma, 321.
Jacossen (Emil), Le gallerie Brignole-Sale De Ferrari in Genova, 88.
Logeser (Carlo), I quadri italiani nella galleria di Stra- sburgo, 277.
Loewy (Emanuele), Di alcune composizioni dì Raffaello ispirate a monumenti antichi, 241. L. P., Ricci Corrado. Antonio Allegri da Correggio. His Life, his. Friends and his Time (Recensione), 316. MaLaguzzi VaLerI (Francesco), La chiesa della « Santa » a Bologna, 72.
Mazzanti (Ferdinando), La scultura ernamentale romana nei bassi tempi, 33, 161.
Osetti (Ugo), Un affresco ignoto di Tiberio d'Assisi, 252.
K[risteLLER] P[aul], Weisbach Dr. Weirner, Der Meister der Bergmannschen Officin und Albrecht Diirers Be- ziehungen zur Basler Buchillustration. — Die Baseler Buchillustration des xv Jahrhunderts (Recensioni); 466. |
Sant'AmBrogio (Diego), Un trittico fiorentino del x1v se- ‘colo, ascrivibile a Baldassare degli Embriachi, 25.
— Il pallio o trittico marmoreo di Vighignolo, nel pa- trio Museo archeologico di Milano, 188.
— ll grande trittico d’osso scolpito nell'Abbazia di Poissy, e il suo raffronto col trittico della Certosa di Pavia, 288.
— Epigrafi ed iscrizioni diverse della Certosa di Pavia, 342.
— Se l'altare di Carpiano sia stato in passato un'arca funebre campianese, 448.
SemPeR (Hans), Documenti intorno alla fabbrica del ca- stello del Buonconsiglio a Trento, 130.
SmiragLia ScoanamiaLio (Nino), Nuovi documenti su Leo- nardo da Vinci, 313.
— Gustavo Ozielli, Ricerche intorno a Leonardo da Vinci (Recensione), 461.
UrBIrI (Giulio), Broussolle J. C. Pélerinages ombriens (Recensione), 238.
— Le opere d’arte di Spello, 367.
IV.
INDICE DEGLI ARTISTI
. NB. — La lettera # aggiunta al numero della pagina indica che il nome dell’artista è citato nelle note.
A
Accursi (Giovanni degli), 79.
Achi (Ercole), 76.
Adriano di Ustada, 106.
Aertsen (Pietro), detto Lange Pier, 90.
Agostino Veneziano, 242 n., 476.
Albani (Francesco), 120, 128.
Alberti (L. B.), 157.
Allegri (Antonio), detto il Correggio, 284, 316.
Allori (Alessandro), detto il Bron- zino, 394.
Altichiero, pittore, 481.
Ambrogini (Domenico), 147.
Ambrogio da Fossano, detto il Borgo- gnone, 118.
Amerani (Anna), 416 n.
Andrea da Milano, 76.
— del Sarto, vedi Vanucchi (Andrea), detto « del Sarto ».
— Pisano, 403.
Andreatti, 158.
Angelico (Il Beato), vedi Giovanni (Fra) da Foligno, detto il Beato
‘ Angelico.
Angelini (Domenico), 147.
Angelino di Domenico da Sutri, orafo, 478.
Anselmi (Michelangelo), 481.
Antonello da Messina, 401.
Antonio da Domodossola, 76.
— di Gasparino di Val di Lugano, scultore, 376.
Arca (Nicolò da l’), 80 n.
Avanzo (Jacopo d'), pittore, 481.
B
Bachiacca (11), vedi Ubertini (Fran- cesco).
Bagazzotti (Camillo), 440.
Baglione (Giovanni), 147.
Baldassare da Varignana, 80 n.
Baldegora (Ottavio), architetto, 479.
Balduccio(Giovanni)da Pisa, 155, 449.
Baldung (Hans), detto Griin, 148.
Banchera (Angelo), 126.
Baratto (Carlo), 126.
Barbarelli (Giorgio), detto Giorgione, 8, 15, 90, 279, 470, 476.
Barberi (Jacopo de’), 3, 279.
2
Barbieri(Francesco), detto il Guercino, | Botticini (Francesco), 71.
89, 96, 100, 116.
Baroccio (Federico), 104.
Barozzi (Giacomo) da Vignola, 151.
Bartolommeo (Fra), 120.
Bartolomeo da Domodossola, 76.
— da Novellara, 76.
Basaiti (Marco), 8, 279.
Bassano, vedi Jacopo da Ponte.
— (Francesco), 110, 118.
— (Leandro), 99, 102, 284.
Bazzi (Giovanni Antonio), detto il So- doma, 11, 283, 324, 397.
Beauvais (Vincenzo da), 402.
Beccafumi, vedi Mecherino Domenico.
Beccaruzzi (Francesco) da Coneglia- no, 435, 446.
Becchetti (Michele), 76.
Belardino, architetto, 375.
Belli (Giuseppe), 444.
Bellini (Domenico), 892.
— (Giovanni), 2, 8, 11, 100, 279.
Jacopo), 279.
Bencivenni da Pisa, 375.
Benkelaar (Giovacchino), 90.
Benso (Giulio), 126, 128.
Berardi (Domenico di Obizzo), 80 n.
Bergman, incisore, 466.
Bernardi (Giovanni) di Castelbolo- gnese, 418.
Bernardo da Chiavenna, 76.
— da Cumo, 76.
Bernini (Gio. Lorenzo), 43.
Bertoldo di Giovanni, scultore, 461, 473.
Betti (Bernardino), 325.
Bia (Giovanni Antonio), 79.
Biagio da Vairone, 191 n.
Binello, architetto, 376.
Boltraffio (Gio. Antonio), 159, 283.
Bonaldi (Alessandro di Antonio), 79.
Bonetti (Antonio), 76.
Bonfigli (Benedetto), 238.
Bonifacio Veneziano, 99.
— Veronese, 99.
Bonsignori (Francesco), 3.
Bordone (Paris), 92, 104, 106, 124, 284.
Borgognone (11), vedi Ambrogio da Fossano.
Bosco (Marcantonio), 147.
Brakemburg (Richard), 110.
Bramante (Donato), 80, 464.
Bramontino, vedi Suardi (Bartolomeo).
Brandi (Giacinto), 375.
Brea (Lodovico), 124.
Brensa (Giovanni), 78.
Breughel (Giovanni), 96.
Brill (Paul), 109, 147.
Bronzino (Il), vedi Allori (Alessandro), detto il Bronzino.
Buonaccorsi, vedi Perino del Vaga.
Buonarroti (Michelangelo), 156, 472.
.| Buonvicino (Alessandro), detto il Mo-
retto, 94, 477. Burci (Orazio), 146.
C
Cagliari (Carletto), 89.
Calatuzio di Todi, orefice, 416.
Caldara (Polidoro) da Caravaggio, 98, 116, 118, 128, 482.
Caliari (Paolo), detto il Veronese, 96, 102, 106, 119, 122, 128, 282.
Cambiaso (Luca), 13, 89, 100, 124, 126, 128.
Campanaio (Lorenzo), detto Loren- zetto, 248.
Campione (Bonino da), 155.
Giovanni da), 155, 448.
Simone da), scultore, 385.
Ugo da), 449.
Canevaghi (Luigi), 198.
Cano (Alonso), 115.
Canova (Antonio), 110.
Capo di Ferro, intagliatore, 216.
Capriolo (Domenico), 446.
Caracci (Annibale), 13.
— (Antonio), 106.
Ludovico), 96.
Caravaggio (11), vedi Caldara (Poli- doro) da Caravaggio.
Cariani (Giovanni), 200 n., 218, 282, 428.
Carlo delle Madonne, vedi Maratti (Carlo), detto Carlo delle Madonne.
Carlone (Giovanni), scultore, 108 n.
— (Gio. Battista), 108.
— (Gio. Andrea), 92, 108, 126.
Carmei (Ferdinando), da Orvieto, 146.
Botticelli (Il), vedi Filipepi (Ales-|Carrucci (Jacopo), detto il Pontormo,
sandro), detto il Botticelli.
120
X
INDICE DEGLI ARTISTI
——____r---+==--aÒ-==&&-+ ll {EB F[K (i jDR ì ébìlìldldl1l);:w=»&*”*g'-- Ai e AL ir
Castagno (Andrea del), 128.
Castello (Valerio), 90, 102 n.
Castigliono (G. B.), 98, 100.
Castiglioni (G. Benedetto), 92, 126, 128.
Catena (Vincenzo), 218.
Cauchini (Antonio), 311.
Cavagna (Gian Paolo), 444.
Caversegno (Agostino), 218, 444.
Cellini (Benvenuto), 416.
Cellio (Gaspare), 147.
Cesare da Sesto, 446.
Ciccarlo di Francesco da Sulmona, orafo, 419.
Cima da Conegliano, 3, 278.
Cione, da Val di Lugano, vedi Giovan Pietro, o Cione, da Val di Lugano.
Clouet (Francesco), 116.
Cogauiet (L.), 129.
Contarini (Simone), 120.
Contini (Pietro), 147.
Coro (Giovanni dal), architetto, 428.
Correggio (Il), vedi Allegri (Antonio).
Corso da Como, 76.
Corvo (Tommaso), 375.
Cosmati (Paolo dei), vedi Paolo dei Cosmati.
Cossa (Francesco), 472.
Cotignola (Bernardo), 114, 286.
Coxcyen (Michele di), 476.
Cristoforo di Zanetino, 80 n.
Crivelli (Carlo), 129, 279, 399.
Culmbach (Hans Von), 279.
Cusano (Benedetto), 147.
D
Dandini (Cosimo), 147.
David (Gerard), 112.
— (Louis), 116.
Deferrari (Gregorio), 92.
Dini (Pietro) d'Ascoli, orafo, 419.
Dolci (Carlo), 120, 129.
Domenichino (1)), vedi Zampieri (Do- menico), detto il Domenichino.
Domenico di Tommaso, 80 n.
Donati (Nicolò), 80 n.
Dondoli da Spello, pittore, 375.
Duccio di Donato, orafo, 418.
Durante da Force, pittore, 442.
Diirer (Alberto), 89, 96, 159, 466.
E
Embriachi (Baldassare degli), 25, 290. — (Benedetto degli), 303.
F
Fagolino (Marcello), 189.
Ferrabosco (Pietro), architetto, 479.
Ferrari (Gaudenzio), 306.
— (Leontino), 191 n.
— (Lorenzo de), 126.
Fiasella (Domenico), 108, 110, 126.
Fieravanti (Aristotele), 76, 80.
— (Bartolomeo), 76.
Filipepi (Alessandro), detto il Botti- celli, 58, 239, 240, 468.
Floris (Franz), 112.
Fossi (Francesco) di Dozza, 74, 76.
Francesca (Piero della), 286.
Francesco di Ascoli (?), orefice, 422.
— di Dozza, vedi Fossi (Francesco).
Francia (Giacomo), 122.
— vedi Raibolini (Francesco). ranciabigio, 96, 239, 399.
G
Gallo (Giacomo), 146.
Garofalo (Il), vedi Tisi (Benvenuto), detto il Garofalo.
Gasparo Fiammingo, pittore, 146.
Gaulli (Gio. Battista), 100, 126.
Gentile da Fabriano, 279, 472.
Gentileschi (Orazio), 120, 147.
Gentili (Antonio), da Faenza, orefice, 416.
Geri (Filippo di Luca), 146.
Geronimo, scalpellino, 386, 894.
Ghisolfo (Ambrogio), 191 n.
Giacomo da Domodossola, 76.
— da Erba, 76.
— da Mestre, 158.
— da Ravarino, 79.
Giambellino, 6, 8, 96.
Giampietrino, vedi Ricci (Gio. Pietro), detto Giampietrino.
Gian Domenico da Carrara, scultore, 376, 388, 392.
Gian Pietro Silvio, veneto, pittore, 485.
Giordano (Luca), 96, 476.
Giorgetti (Giacomo di Vincenzo), pit- tore, 385.
Giorgio da Sebenico, 158.
Giorgione, vedi Barbarelli (Giorgio).
— di Castelfranco, 430.
Giotto, 26, 156, 403.
Giovanni Battista da Viterbo, orafo, 419.
— Pietro, o Cione, da Val di Lugano, 388.
—- da Chiavenna, 76.
— (Fra) da Foligno, detto il Beato
Angelico, 399.
da Luino, 76.
da Monte, scultore, 479.
da Siena, 158.
da Udine, 481.
di Balduccio da Pisa, scultore, 456. di Bartolo, orefice senese, 418. di Marco, orafo senese, 418.
di Pietro Spagnuolo, detto Lo Spa-
gna, 238, 394.
Giovannino di Francesco, di Arezzo, scultore, 458.
Giudice (Pietro) da Viterbo, orafo, 418.
Giulio Romano, vedi Pippi.
Giuseppe da Vico, scultore, 479.
Giusto di Giovanni de' Menabuoi, 401.
Gobbo (11), vedi Solari (Cristoforo),
detto il Gobbo.
Grammatica (Antiveduto), 146.
Grassi (Giovannino de’), scultore, 452, 458.
Greco (Il), vedi Theotocopoli Dome- nico.
Grien, vedi Griin.
Grin, vedi Baldung (Hans).
Guariente, pittore, 481.
Guglielmo da Bellinzona, 76.
— da Bologna, 76.
— da Ravarino, 79.
Guidobono (Bartolomeo) da Savona, 92, 126.
Guercino, vedi Barbieri (Francesco).
H
Hase (Giacomo di), 146. Holbein (Hans), 114. — — seniore, 98.
J
Jacopino da Tradate, scultore, 449.
Jacopo da Ponte, detto il Bassano, 96, 100, 102.
— da Valenza, 3.
Janni (Maestro), architetto, 257.
K Kulmbach, 110.
L
Labaccé (Antonio), 150.
Lamparelli (Carlo), 375, 392.
Lancret (Nicola), 116.
Lanfranco (Giovanni), 98.
Lange Pier, vedi Aertsen (Pietro).
Lelli (Nicolò de), di Arezzo, 459.
Leonardo da Vinci, 104, 239, 313, 461, 474.
— di-Pavia, 124.
Licinio (Giannantonio), detto il Por- denone, 479.
Lippi (Filippino), 122, 239, 438. -
Lorenzetto, vedi Campanajo (Lorenzo), detto Lorenzetto.
Lorenzo d’Ascoli, orafo, 419.
— di Credi, 286.
Lorrain (Claude), 116.
Lotto (Lorenzo), 1, 195, 282.
Luca di Leida, 98.
Luciani (Sebastiaro) del Piombo, 100, 397.
Luini (Bernardino), 122, 311.
M
Maccari (Lando), 260.
Maes (Nicola), 116.
Magnasco (Alessandro), 109, 124, 126.
Magno (Giovannangelo del), 307.
Maino VGLENITO 310.
Manni (Giannicola), 390.
Mantegazza (Antonio), 191.
Mantegna (Andrea), 404.
Maratti (Carlo), detto Carlo delle Ma- donne, 104, 134, 482.
Marco d’Oggiono, 283.
Marconi (Rocco), 279.
Marsilio di Antonio, 79.
Massegne (Antonio di Pietro Paolo delle), 155.
Massys (Quentin), 112.
Mecherino (Domenico), detto Becca- fumi, 118.
Melini (Andrea), 147.
Memling dune) 114.
Menabuoi (Giusto di Giovanni dei), vedi Giusto di Giovanni dei Mena- buoi.
Mieris (Willem), 114.
Montagna (Bartolomeo), 3, 280.
Monteverde (Giulio), 114.
Morandi (Antonio), detto Terribilia, 80 n.
Moretto (Il), vedi Bonvicino (Ales- sandro).
Moro (Anton), 114.
Moroni (Gio. Battista), 283.
Morto da Feltre, 430.
Mosca (Simone), scultore, 264, 392.
Mulier (Pietro), detto Tempesta, 126.
Murillo (Bartolomeo Esteban), 102, 115.
INDICE DEGLI ARTISTI
Mutius, orefice, 416. Muziano (Girolamo), 444.
N
Nanni (Gerolamo), 147.
Nati (Natio), pittore, 264.
Neefs (Jacopo), 243.
Neroni (Bartolomeo), detto Riccio Se- nese, 138.
Nicola Andrea di Guardiagrele, orafo, 419.
Nicolò da Urbino, 157.
— di Marchionne, architetto, 74.
— Pisano, 469.
Nuti (Meo) da Siena, 260.
0
Omodeo (Antonio), 189.
Onago (Benedetto dell’), 191 n.
Onofrio di Vincenzo, 82.
Orcagna (Andrea di Cione), 80, 402, 458.
Osozio (Menesez), 115.
P
Padalacqua, 158.
Padovanino, vedi Varotari (Alessan- dro), detto il Padovanino.
Paggi (G. B.), 126 n.
Palma il Giovine, 122.
Palma (Jacopo) il Vecchio, 3, 22, 23, 122, 216. .
Paolo da Assisi, pittore, 147.
Paolo dei Cosmati, marmoraro, 11.
— di Sulmona, orafo, 419.
— fiorentino, 76.
— Gaspare da Reggio, 76.
Partini, architetto, 268.
Pasifico (Giuliano), 191 n.
Pellegrino da Modena, pittore, 482.
Pennacchio (Pier Maria), 112.
Penni (Francesco), 287, 481.
Perino del Vaga (Buonaccorsi), 108, 398, 481.
Perrone (Luigi), 150. i
Perugino (Il), vedi Vannucci (Pietro).
Peruzzi (Baldassare), 321, 397.
— (Sallustio), architetto, 479.
Piaggia (Teramo), 125.
Piazza, di Lodi, 22.
Pier Niccola da Spoleto, 391.
Piero di Cosimo, 286, 475.
Pietro da Fiorenzuola, intarsiatore, 74.
— marmoraro, 34.
Pinelli (Bartolomeo), 384.
Pinturicchio (Bernardino), 238, 321, 378, 380 e segg.
Piola (Domenico), 110, 126, 128.
— (Pellegro), 104, 124, 126.
Pippi (Giulio Romano), 129, 398, 399, 476, 481.
Pisanello (Il), vedi Vittore Pisano.
Pollajuolo (Antonio), 155, 411, 473.
Pollione di Gaspare, da Foligno, in- tarsiatore, 394.
Pontormo, vedi Carrucci (Jacopo), detto il Pontormo.
Pordenone (Il), vedi Licinio (Giannan- tonio), detto il Pordenone.
Porro (Tommaso) da Cortona, pittore, 392.
Porta (G. Jacopo della), 191 n.
Postica (Antonio) di Genova, scultore, 479.
Poussin (Nicola), 106.
Predis (De) Ambrogio, 159.
Previtali (Andrea), 218.
Procaccini (Giulio Cesare), 98, 104, 106.
Pupi (Guglielmo), 76.
R
Raffaellino del Garbo, 155.
Raffaello da Firenze, 155.
— de' Carli, 155.
— de' Capponi, 155.
Raibolini (Francesco), detto il Fran- cia, 6, 84, 96, 128, 472.
Raimondi (Marcantonio), 241.
Reni (Guido), 98, 100, 110, 120.
Ribera (Giuseppe), 104, 116, 285, 476.
Ricci (Gio. Battista), 147.
— (Giovanni Pietro), detto Giampie- trino, 122.
Riccio Senese, vedi Neroni (Bartolo- meo), detto Riccio Senese.
Rigaud (Giacinto), 88.
Ripanello (Riccardo), da Urbino, pit- tore, 385.
Robbia (Giovanni della), 477.
— (Luca della), 403.
Robusti (Jacopo), detto il Tintoretto, 94, 98, 102, 118, 119, 129.
— (Domenico), 284.
Rocco da Vicenza, scultore, 386.
Rodari (Jacopo), 311.
— (Tomaso), 311.
Rodolfo, architetto, 376.
Romandino (Giovanni), da Modena, 147.
| Romanino (Gerolamo), 216.
Rondinelli (Nicolò), 284.
Rosa (Salvatore), 285.
Rosselli (Cosimo), 475.
Rubens (Pietro Paolo), 96, 105, 110, 243.
Ruffalio (Andrea), 158.
S
Sacchi (Andrea), 106.
— (Pier Francesco), 128.
Salmeggia (Enea), detto il Talpino, 444.
Salvi (Gio. Battista), detto il Sasso- ferrato, 120.
Sandrart (Giovacchino), 464.
Sanmicheli (Giovanni di Michele), 388.
Sante da Lian, 76.
Sanzio (Raffaello), 11, 17, 20, 241, 397, 476, 478, 481.
Saraceni Carlo, 118.
Sassoferrato (Il), vedi Salvi (Gio. Bat- tista), detto il Sassoferrato.
Scalza (Ippolito), 264.
— (Meo di Giacomo), 264.
Schiuffelein (Hans Leonhard), 110, 476.
Scheifelin, vedi SchAuffelein.
Schiavone (Andrea), 198.
Scipione da Lodi, 22.
Scorza (Sinibaldo), 89, 98, 112, 126, 128.
Sebastiani (Lazzaro), 3.
Sebastiano del Piombo, vedi Luciani (Sebastiano) del Piombo.
Semino (Antonio), 125.
— (Antonio Andrea), 125.
XI
Signorelli (Luca), 269, 425.
Simone da Caldarola, pittore, 442.
— di Giovanni, fiorentino, orafo, 473.
Sodoma, vedi Bazzi (Gio. Antonio).
Solari (Cristoforo), detto il Gobbo, 189.
Solario (Andrea), 129.
Spagna (Lo), vedi Giovanni di Pietro Spagnuolo, detto lo Spagna.
Spagna (Carlo), 416 n.
Sperandio da Campo, 87.
— da Mantova, 72, 80.
— (Nicolò) 87 n.
Speranza (Giovanni), 281.
Steen (Jan), 110.
Stella (Fermo) da Caravaggio, 309.
Strozzi (Bernardo), 89, 90, 96, 98, 102, 104, 108, 124, 126, 128.
Suardi (Bartolomeo), detto il Braman- tino, 11.
T
Talpino (I), vedi Salmeggia (Enea), detto il Talpino..-
Tartaglia (Francesco), 238.
Tavaroni (Lazzaro), 126.
Tempesta, vedi Mulier (Pietro), detto Tempesta.
Teniers (Abramo), 106.
— (David) juniore, 114.
Terribilia, vedi Morandi (Antonio).
Theotocopoli (Domenico), detto il Greco, 285.
Tiberio d'Assisi, 238, 252.
— di Diotallevi d'Assisi, 252.
Tintoretto, vedi Robusti (Jacopo).
Tisi (Benvenuto), detto il Garofalo, 106, 120.
Torbido (Francesco), 282.
Toschi (Paolo), incisore, 317.
Traini (Francesco), 402.
Turco (Giulio), architetto, 479.
U
Ubertini (Francesco), detto il Ba- chiacca, 239.
Ubriachi, vedi Embriachi.
Ugo da Carpi, incisore, 471.
Ugolino di Vieri, orefice, 418.
V
Vaga (Perino del), vedi Perino del Vaga (Buonaccorsi).
Valeri (Francesco), 147.
Vallorsa (Cipriano), 311.
Van de Velde (Adriano), 112.
Van der Neert (Aart), 112. i
Van Dyck, 90, 94, 106, 110, 113, 118, 129.
Van Lin H. F., 118.
Van Orley (Bernardo), 112.
Van Ostade (Isaak), 114.
Van Ruisdael (Giacomo), 112.
Vanini (Pietro), d’Ascoli, orafo, 419.
Vanni (Paolo), 388, 392, 416.
Vannucci (Pietro), detto il Perugino, 238, 384, 390, 399.
Vanucchi (Andrea), detto «del Sarto», 90, 120, 239, 269, 399.
Varotari (Alessandro), detto il Pado- vanino, 105.
Vassalletto, marmoraro, 34, 172.
XII INDICE DEGLI ARTISTI
Vecellio (Tiziano), 3, 15, 119, 401,| Vincenzo da San Gemignano, pittore, | Winckboon, 96.
486, 471. 482. Wolgemut (Michael), 466. Velasquez (Diego), 115. Viti (Timoteo), 157. Venusti (Marco), 129. Vittore Pisano, detto il Pisanello, Z . Veri (Pietro), 147. 279, 472, 481. Zaccaria lucchese (?), pittore, 394. Vernet F., 118. Viva di Siena, orefice, 418. Zaccaroni (Lorenzo), 385. Veronese (Il), vedi Caliari (Paolo), | Vivarini (Alvise), 8, 8, 11, 196. Zampi (Paolo), 265.
detto il Veronese. Zampieri (Domenico), detto il Dome- Verrocchio (Andrea), 240. W nichino, 104. Vignola, vedi Barozzi (Giacomo) da Zelotti (Battista), 106.
Vignola. Wael (Cornelio de), 90, 118 n. Zurbaran, 116.
V.
INDICE DEI LUOGHI È DELLE COSE
Agliate (Brianza)
CHirsa PARROCCHIALE: Suo ripristinamento nella forma di primitiva basilica cristiana, 149.
Alzano (Bergamo)
Curesa ParRroccHIALE: Pala d'altare, rappresentante la morte di San Pietro martire, di Lorenzo Lotto, 22.
Amaifi
Duomo: Pianeta fiamminga del xv secolo, 415. Amatrice (Aquila) Crizsa pi Sax Francesco: Tabernacolo in bronzo, di Pietro Dini da Ascoli (1472), 419.
Amburgo
GaLLeria DeL cons. WEBER: San Girolamo, di Lorenzo Lotto, 17 n. — Il piccolo San Girolamo, attribuito a Filippino Lippi, più probabilmente di Lorenzo Lotto, 437.
Ancona
Pinacoteca comuNALE: Madonna pregante col Bambino e Santi, pala d’altare, di Lorenzo Lotto — L’As- sunta cogli Apostoli, grande tela, dello stesso, 439.
Anversa
Musso: Quadro di Tiziano Vecellio, rappresentante un devoto — Crocifissione, di Antonello da Messina — Quadri fiamminghi, 401.
-
Arezzo
CatteDRALE: Altare già attribuito a Giovanni Pisano, ma di Giovanni di Francesco, di Arezzo, e sue at- tinenze con l’altare di Carpiano, 458.
Cuiesa pi Santa Marta peLLA Pieve: Pace d’argento dorato e smaltato, lavoro d’orificeria tedesca, del secolo xv, 413,
Ascoli Piceno
Duomo: Statua di Sant’ Emidio, d’argento cesellato, da attribuirsi a Pietro Vanini, 421.
Asolo (Treviso)
Cuiesa maggiore: Nostra Donna entro una gloria di Cherubini e Santi, di Lorenzo Lotto, 8.
Avezzano (Aquila).
Trittico d'Alba Fucense, opera d'orificeria italiana del principio del xm secolo, 410.
Museo: Silografie di Alberto Diirer — Esame dei legni e distinzione dei veri da quelli erroneamente attri- buitigli, 466.
Bergamo
Accapemia Carrara: Sposalizio di Santa Caterina, di Lorenzo Lotto, 9 — Predelle appartenenti alla pala di San Bartolomeo, del medesimo, 196, 198 — Tre episodi della vita di Santo Stefano, dello stesso, 198 — Madonna col Bambino e Santa Caterina, dello stesso, 202 — Busto muliebre, dello stesso, 208 — Pala d'altare, di Andrea Previtali, 218 n. — Ritratto di uomo (un architetto), tela, di Giuseppe Belli, 444.
Casa Tomini ix via DonizetTI: Restauri, 150.
CHiesa pi Sant'ALESssANDRO IN Croce: Pala d'altare, di L. Lotto, 200.
Cniesa pi San BarroLomeo: Pala d'altare, di Lorenzo Lotto, proveniente dalla chiesa dei Ss. Stefano e Domenico, 8 — Sua descrizione, 196.
Cuiesa pi San BernaRDINO: Madonna con Santi, pala d'altare, di Lorenzo Lotto, 204 — Pala dell'altar maggiore, di Gian Paolo Cavagna, ispirata da quella del Lotto in San Bartolomeo, 444.
CHiesa DEI Cappucorni ara MorLa: Cristo in croce, tela di Agostino da Caversegno, 444.
Criesa pi Santa Marra: Disegni dei lavori d’intarsio forniti da Lorenzo Lotto agli intagliatori, 216, 220. — Pitture di Lorenzo Lotto, 13 n.
CrÙiesa DI Santa Marra Maggiore: Lavori eseguitivi da Giovanni da Campione, 155 — Arca funebre del
XIV
cardinale Guglielmo De Longhi (1319), di Ugo da Campione, 449.
Cuesa- pi San MicneLE: Residui di affreschi, di Lo- renzo Lotto, 214.
CHiesa pi Santo Spirito: Pala d'altare, di Scipione da Lodi, 22 — Madonna col Bambino e Santi, pala d'altare, di Lorenzo Lotto, 206.
Criesa pei Ss. STEFANO E Domenico: Pala dell’altare maggiore, di Lorenzo Lotto, trasportata poi in San Bartolomeo, 21, 196.
Pinacoreca -comunaLE: Sacra Famiglia, di Lorenzo Lotto, 428.
RaccoLta PicosneLLi: La Vergine col Bambino fra i Santi Sebastiano e Rocco, di Lorenzo Lotto, 200.
Berlino
GABINETTO DELLE stAMPE: Due ritratti di Aldo Manuzio, l'uno disegnato, l’altro inciso in legno e probabil- mente da Ugo da Carpi, 471.
R. GacLLeria: La Carità, dipinto di Luca Cambiaso, 89 — Congedo di N. S. dalla Madre, di Lorenzo Lotto, 207 — Tre ritratti, dello stesso, 210 — Ri- tratto di giovine donna, del Palma Vecchio, 216 — Ritratto d’uomo, di Lorenzo Lotto, 220 — Figura allegorica dell’ Autunno, dipinto di Fr. Cossa — Corsa di Atalanta, dello stesso, 472.
R. Musro: Trittico in avorio di maestro italiano, del xiv secolo, ascrivibile a Baldassarre degli Embriachi, 32 — San Cristoforo col piccolo Redentore e San Se- bastiano, di Lorenzo Lotto, 432 — Figura di Ercole, scultura in bronzo, di Bertoldo di Giovanni — San Gerolamo genuflesso e un mendicante in piedi, dello stesso, 473 — Cristo risorto, attribuito a Leo.
_ nardo da Vinci, 475.
Tesoro peLLA Corona: Gli stocchi benedetti, donati
dai papi ai principi tedeschi, 473.
Casa BeLLEr In via Gartigra: Due capitelli di Speran- dio da Mantova, provenienti dal palazzo dei Ben- tivoglio, 87.
Curesa DI San Giacomo: Fregio in terracotta a stampo, sull’esterno del portico, da attribuirgi a Sperandio da Mantova, 82.
Cuiesa pi San Giovanni 10 Monte: Storia della sua costruzione, 80 n.
CuÒÙigsa pi San PetRonIO: Busto di Andrea Barbazzi da attribuirsi a Sperandio da Mantova, 82 — Parte superiore del campanile, modellato dal medesimo, 87.
Curesa peLLA Santa: Decorazioni in terracotta della facciata, da attribuirsi a Sperandio da Mantova, 72 — Storia della costruzione del convento e della chiesa di Santa Caterina, 73 — Ne furono archi- tetti Nicolò di Marchionne, fiorentino, e Francesco Fossi di Dozza, 74 — Facciata e sua decorazione, 80.
INDICE DEI LUOGHI E DELLE COSE
PaLazzo BeviLacQua, Già Sanuri: Fregio in terracotta a stampo, intorno al cortile, 82.
PaLazzo peL PopestAÀ: Storia della sua costruzione, 76 — Forse ne fu architetto Francesco di Dozza, 80 — Contribuzione alla storia della sua costru- zione, 470.
PropRrIETÀ PRIVATA: Estasi di Santa Maddalena, di Giu- seppe Ribera, e una riproduzione alterata di Luca Giordano, 476.
Bovino (Capitanata)
Duomo: Ostensorio d’argento dorato, di Pietro Vanini d’Ascoli, 420.
Brescia
CartteDpRALE: Monumento sepolcrale del vescovo Be- rardo de' Maggi (1308), di Ugo da Campione, 449.
Cuiesa pi San Giovanni EvanarzLista: Figura di mano estranea, aggiunta a una tavola di Francesco Fran- cia, 6.
Duomo VeccHIo: Restauri, 150.
Bruxelles
GaLLeRrIA PuBBLICA: Due tavole di Carlo Crivelli — Madonna col Bambino, del Perugino — Leda, attri- buita ad Andrea del Sarto, ma del Franciabigio, 399.
RaccoLta pi S. M. ir RE peL Betoro: Madonna in trono, di fra Giovanni Angelico, 399.
Buda-Pest
GaLLeria NazionaLe: Tavola triangolare di Lorenzo Lotto, proveniente dalla pala di San Bartolomeo in Bergamo, 196.
R. GaLueria: Frammento della composizione di Gior- gione, rappresentante La nascita di Paris, 470.
Capua
CarteDRALE: Copertura di messale in lamina d'oro ornata di filigrana e smalti, lavoro forse eseguito in Italia nel xt secolo, 409 — Mitra di seta rossa rabescata di perle e ornata di medaglioni smaltati, lavoro bizantino del xnr secolo, 410.
Carpiano (Melegnano)
Criesa PARROCCHIALE: Pala d'altare in avorio, di Bal- dassarre degli Embriachi, proveniente dalla Certosa di Pavia, 26 — Se l'altare di Carpiano, proveniente dalla Certosa di Pavia, sia stato in passato un’arca funebre campionese, 448 — Deve ritenersi come lavoro della seconda metà del secolo xrv — Arche campionesi della prima metà del Trecento e loro caratteri, 449 — Questi caratteri mancano nell’al- tare di Carpiano, 450 — Non regge l’argomenta- zione dell’architetto P. Cesare Bianchi, che l’altare fosse nella Certosa pavese, l'originario deposito di
TI
INDICE DEI LUOGHI E DELLE COSE
———————É——__——€_____—_n
Gian Galeazzo Visconti, 452 — Se ne adducono le ragioni, 453 — Differenze che passano fra varie arche funebri di quell’epoca e l’altare di Carpiano, 455 — "Tre monumenti di prim'ordine hanno mag. gior attinenza con l’altare di Carpiano, e sono gli altari chiesastici di Or San Michele a Firenze, della cattedrale di Arezzo e di Sant’ Eustorgio a Milano, 458 — Oltre ai criteri artistici, i criteri storici con- corrono a definire l’altare di Carpiano l'altar mag- giore originario della Certosa di Pavia, 460.
Castel Ritaldi (Spoleto)
Crirsa ParRoccniaLE : Scoperta di affreschi di Tiberio
di Assisi, 252. Celleno (Viterbo)
Paramento sacro di stile tedesco, del secolo xv, 415 — Croce d’argento dorata, di Pietro Giudice da Vi- terbo, 419.
Cerreto (Lodi)
Bapia: Restauri, 149.
Chiaravalle
Bapia: Restauri nel chiostro, 149.
Cingoli (Marche) hi Cuiesa pi San Domenico: Pala d'altare, di Lorenzo Lotto, rappresentante la Madonna col Bambino e Santi, 434 — Un Santo che guarisce una donna ma- lata, dipinto di Simone da Caldarola, 442. Civita Castellana (Roma)
Duomo : Facciata, lavoro dei Cosmati, 34.
Cluny Museo: Trittico d'avorio, di Baldassarre degli Embria- chi, 303. Colonia ProprIRTÀ PRIvaTa: Altare di terracotta invetriata, di Giovanni Della Robbia, 477. Como
Patrazzo peL BroLETTO: Restauri, 149.
Gosenza
CatTEDRALE: Croce-reliquiario, mirabile lavoro bizan- tino del secolo xi; sua importanza artistica e de- scrizione, 407.
Costantinopoli CoLonna CocLips: Storia e descrizione della colonna eretta da Arcadio nell’anno 403, 151. Cremona
Duomo: Monumento sepolcrale di Folchino de' Schizzi, di Bonino da Campione, 155.
XV
Darmstadt
BisLiorecA GRANDUCALE: Codice miniato italiano del Trecento, 481.
Dresda
R..GaLreria: Madonna coi putti, di Lorenzo Lotto, 200 — Madonna col San Francesco, del Correggio, proveniente dal Monastero di San Francesco in Correggio, 317 — Sant Agnese, di Giuseppe Ri-
bera, 476.
Ferentino (Roma)
Duomo: Frammenti di altare con mosaici cosmateschi del xrr secolo, 171 — Ricostruzione di un pulpito, 172.
Firenze
ACCADEMIA DI BELLE ARTI: Battesimo di Cristo, del Ver- rocchio, e la parte che no apetta a Leonardo da Vinci, 474.
ArcHivio DI Stato : Nuovi documenti su Leonardo da Vinci, 313.
Bisrioreca NazionaLe: Codice miniato che servì di guida a Giusto di Giovanni de' Menabuoi nei suoi freschi della cappella dei Cortellieri negli Eremi- tani di Padova, 402.
CampaniLe DI Giotto: Della sua terminazione a pira- mide, secondo un’antica pergamena senese, 156 — Arte allegorica nei suoi bassorilievi e artefici che li eseguirono, 403.
Crigsa pi Santa Maria NoveLta: Cielo figurativo ne- gli affreschi della Cappella degli Spagnuoli, 403.
CHigsa pi Or San Mic®eLe: Tabernacolo dell'Orcagna del 1359 e sue attinenze coll’altare di Carpiano, 458.
Convento DI Sant'OnorrIo: Natività col Puttino che dà lume, di scuola lottesca, 431.
GaLceria Corsini: Cartone col ritratto di Giulio II, erroneamente ritenuto originale di Raffaello, 398.
GauLeria peoLI Urrizi: Ritratto d' uomo, disegno a matita, attribuito a Lorenzo Lotto, 212 — Fan- ciulle danzanti, bassorilievo. antico, 249 — Sacra Famiglia, di Lorenzo Lotto, 430 — Natività col Put- tino che dà lume, riduzione dell’originale di scuola lottesca, attribuito a Michelangelo Anselmi, 431 — L’Adorazione di Leonardo da Vinci; ricerche sull’epoca della sua esecuzione — L’Annunciazione e la parte che sembra ne spetti a Leonardo, 474.
GacLerIa Pitti: Visione di Ezechiello, dipinto attri- buito a Raffaello, 245 — Donna velata, da ritenersi dello stesso, 398 — Le tre età dell’uomo, dipinto at- tribuito a Lorenzo Lotto; ragioni che contestano tale argomentazione, 430. .
Musro NazionaLe: Tabernacolo in avorio con lu Cro- cifissione, la Vergine e i Santi, ascrivibile a Bal- dassarre degli Embriachi, già nella Chiesa di Santa Maria Novella, 25 — Battaglia mitologica, altori-
XVI INDICE DEI LUOGHI E DELLE COSE
lievo in bronzo di Bertoldo di Giovanni; Baccanale di putti, Deposizione di Cristo, Crocifissione e un Orfeo, bassorilievi in bronzo dello stesso, prima at- tribuiti al Donatello, 473.
Francoforte
Museo: Un disegno attribuito a Raffaello, ma ricono- sciuto di mano del Pinturicchio, 380.
Frassinovo (Modena)
Colomba eucaristica, lavoro limosino del xni secolo, 411.
Gaeta
La croce pettorale, lavoro bizantino del secolo xI, 407.
Genova
Accapemia Liaustica: Due Sacre Famiglie, da attri- buirsi a Valerio Castello — Storia di S. Berna:dino, di Domenico Piola, 92 — Deposizione dalla croce, di A. Semino, 125 — Martirio di Santo Stefano, di G. B. Paggi, 126 n. |
Crirsa pi Sant'Amproaro: Miracolo di Sant’ Ignazio, di Rubens; La Circoncisione, dello stesso, 96 — Martirio dell'apostolo Andrea, di Antonio Semino e Teramo Piaggia, 125.
Cutesa pi Santa Marra DI Carignano: Deposizione nel se- polcro, di Luca Cambiaso, 89 — Pitture decorative di Domenico Piola, 92 — Madonna con Santi, di G. C. Procaccini — Murtirio di San Bartolomeo, di Carlo Maratte, 104 — Un dipinto di Domenico Fia- sella, 108.
Cuiesa pi Santa Maria DEL CasreLLo: Tutti i Santi, dipinto di Lodovico Brea, 124 — Dipinto da altare, di Pier Francesco Sacchi, 128.
Cau:esa pi San Pancrazio: San Pietro e San Paolo, di Teramo Piaggia, 125. .
Duomo pi San Lorenzo: Dipinti di altare, di Luca Cambiaso, 99 — Crocifissione, di Federico Baroccio, 104 — Nascita del Precursore, di Teramo Piaggia — Battesimo di Gesù, di A. Semino, 125 — Annun- ciazione, di G. B. Paggi, 126 n.
GaLLerie BrionoLe-SaLe DeFERRARI: [GALLERIA DEL Pa- Lazzo Rosso]: Due ritratti, di Giacinto Rigaud, 88 — Cleopatra morente, del Guercino — Un dipinto di Carletto Cagliari — Due paesaggi a soggetto bi- blico, di Sinibaldo Scorza — La Sacra Famiglia, di Luca Cambiaso — La Carità, dello stesso, copia di Bernardo Strozzi, 89 — Dipinti vari, di quest’ul- timo — Lotta fra fanteria e cavalleria, da attribuirsi a C. de Wael — Un dipinto veneziano, attribuito a Giorgione — Madonna col Bambino e Santi, di Andrea del Sarto, copia — Rutto delle Sabine, di Valerio Castello, 90 — Quattro dipinti decorativi di Guidobono da Savona — Elio sul carro del Sole, di Domenico Piola — Soffitto della sala d'inverno, dello
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stesso — Volte dipinte da Gregorio Deferrari — Ri- tratto d'uomo, di Paris Bordone, 92 — Gentildonna veneziana, dello stesso — Ritratto d'uomo, copia dall'originale di Tiziano, ora nella Galleria «del Prado — Busto di giovane, attribuito al Tintoretto — Ritratto di scienziato, di Moretto da Brescia — Il marchese Anton Giulio Brignole-Sale, di Van Dyck, 94 — La marchesa Brignole-Sale, dello stesso, 95 — Ritratto d'uomo, di Alberto Diirer — Ritratto di giovanotto, attribuito al Giambellino, ma forse di uno scolaro del Gentile — Ritratti attribuiti a Jacopo Bassano e a Francesco Francia — Conta- dino col flauto, di B. Strozzi — Cristo colla croce, di Rubens — Cristo che scaccia î mercanti, del Guer- cino — Catone, dello stesso — Clorinda che libera Olindo e Sofronia, attribuita a Luca Giordano — L'Annunciazione, di Ludovico Caracci — Due tondi, attribuiti a G. Breughel, forse di Winckboon — L'Adorazione dei pastori, schizzo del Veronese, 96 — Ritratto d'uomo e un San Girolamo, attribuiti a Luca di Leida — Dipinti attribuiti ad Holbein seniore e al Caravaggio — Madonna, del Procaccini — San Tommaso, di B. Strozzi — Madonna col Bam- bino, dello stesso — Cristo colla croce, di Giovanni Lanfranco — Copia del San Sebastiano, di Guido Reni — Ritratto d'uomo, del Tintoretto, attribuito a Leandro Bassano, 98 — L’Adorazione dei Magi, attribuita a Bonifacio Veneziano, forse di Bonifacio Veronese, 99 — Il Salvatore col globo e Maria orante, due dipinti di Guido Reni — Bambino Gesù, di Gio. Battista Gaulli — L’Adorazione dei pastori e la Fucina di Vulcano, attribuiti a Jacopo Bassano — Pietà, di Luca Cambiaso — Madonna sul trono, del Guercino — Ritratto d'uomo, falsamente attri- buito a Gio. Bellini, forse di Sebastiano del Piombo, — Abramo in viaggio, di G. B. Castiglione, 100 — Ritratto d'uomo al naturale, attribuito al Tintoretto, probabilmente di Leandro Bassano — San France- sco, di B. Strozzi — Giuditta, di Paolo Veronese — Ritratto d'uomo, attribuito a Jacopo Bassano — Madonna col Bambino, attribuita al Murillo, forse di Valerio Castello, 102 — Ritratto d'uomo in pel- liccia, attribuito a Paris Bordone — Ritratto di gio- vane in abito rosso, dello stesso — San Gioranni fanciullo, copia del dipinto del Louvre, falsamente attribuito a Leonardo — Ritratto di vecchio, della scuola del Ribera — Sacra Famiglia e Santi, di Giulio Cesare Procaccini — Madonna col Bambino e San Giovanni, di B. Strozzi — Madonna col Bam- bino e Santi, di Paris Bordone — San Rocco fra gli appestati, del Domenichino — Sacra Famiglia, di Carlo Maratte — Santa Caterina, del Baroccio — Sacra Famiglia, di Pellegro Piola, 104 — Madda- lena, del Padovanino — Ritratto di vecchio, attri- buito a Rubens, forse di un seguace di Van Dyck, 105 — Ritratto virile, di Van Dyck — Ritratto della
INDICE DEI LUOGHI E DELLE COSE
Marchesa Geronimi Brignole-Sale, dello stesso — Mezze figure di Apostoli, di G. C. Procaccini — Tobia, schizzo attribuito a Nicola Poussin — Ma- donna col Bambino e Santi, attribuito al Garofalo — Bettoladicontadini, copia dell'originale di Adriano . di Ostada — Cristo con Santa Veronica, attribuito ad Antonio Caracci — Ritratto muliebre, attribuito a Paolo Veronese, forse di Paris Bordone — L'An- nunziazione, attribuita al Veronese, ma di Battista Zelotti — Dedalo e Icaro, attribuito nd Andrea Sac- chi — Due quadretti con contadini, di Abramo Te- niers, 106 — Sacra Famiglia, attribuita a Perino del Vaga. i
— [Gaueria peL Parazzo Bianco]: Apoteosi di Santa Teresa, di B. Strozzi — Maria fra le nubi, dì Gio- vanni Andrea Carlone — Vari ritratti di imitatori di Van Dyck — Sposalizio di Maria Vergine, di Domenico Fiasella, 108 — Due dipinti di Alessan- dro Magnasco — Paesaggi della maniera di P. Brill, 109 — Dipinti attribuiti a Guido Reni — L’incoro- nazione di Cristo, di Francesco Bassano — Madda- lena penitente, del Canova — Bettola di contadini, attribuita a Jan Steen — Pasqua fiorita, dello stesso — Busto d’uomo giovane, attribuito a Van Dyck — Quattro mediocri dipinti, erroneamente attribuiti alla scuola olandese — S//eno, attribuito a Rubens, probabilmente di Domenico Piola — Venere in grer do a Marte, di Rubens, 110 — Filosofo, di artista te- desco del secolo xvr — Cristo morto, della scuola del Mantegna — Bella notte al chiaro di luna, di Aart van der Neert — Trittico, attribuito a torto a Quentin Massys, della maniera di Bernardo van Orley — Madonna in trono, trittico di Gerard David, attribuito a Franz Floris — Crocifisso, della scuola di Gerard David — Cristo con tre bimbi, della scuola del Correggio — Paesaggio, attribuito a Si- nibaldo Scorza — Ritratto d’ignoto, di scuola nor- dica — Paesaggio, di Giacomo van Ruisdael, 112 — Cristo della moneta, di Van Dyck — Mezza fi- gura d'uomo, d'artista francese, 113 — Scena di famiglia, di Willem Mieris — Madonna col Bam- bino, attribuita a Hans Memling — La camera di guardia, di David Teniers juniore — Ritratto di fanciulla, erroneamente attribuito a Hans Holbein, forse di Anton Moro — Due Madonne della scuola di Van Dyck — Sax Girolamo nel deserto, attribuito ad Alberto Diirer, forse di Bernardo o Francesco Cotignola — Piccolo paesaggio attribuito a Isaak van Ostade — Jenner che inocula il vaccino al figlio, statua di G. Monteverde, 114 — Busto in bronzo, di Giovanni Pontano, 114 n. — Ritratto di gentiluomo, del Velasquez — Due San Francesco, di Murillo — Copia di una Madonna, dello stesso — Fuga in Egitto, di un suo scolaro, forse Menesez Osozio — Comunione di una giovinetta, di Alonso Cano, 115 — Viatico all’infermo, di Zurbaran — Sant'Orsola
8
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XVII
e Sant’ Eufemia, dello stesso — Filosofo, attribuito al Ribera, forse del Guercino — Suonatore di chi- tarra, di scuola spagnuola — La danza nel parco, attribuito a Luncret — Ritratto di signora, di Luigi David — Ritratto d'uomo, attribuito a Francesco Clouet — Ritratto di giovine cavaliere, attribuibile a Nicola Maes, 116 — Due paesaggi di H. F. van Lin — Due schizzi del Borgognone — Un bivacco, di Cornelio de Wael — Paesaggio di Tivoli, di F. Vernet — Ritratto virile, di scuola veneziana — Busto d’uomo, a torto attribuito a Van Dyck — Cristo colla croce, attribuito al Tintoretto, forse di Francesco Bassano — Busto d'uomo attribuito al Tintoretto — Sonatore di liuto, attribuito al Ca-
ravaggio, probabilmente di Carlo Saraceni — Sacra
Famiglia, di Domenico Mecherino, 118 — Ritratto virile, attribuito al Tiziano, forse riproduzione di un ritratto del Tintoretto — Fanciullo che prega, attribuito al Veronese, di autore incerto, 119 — Due busti, attribuiti ad Andrea del Sarto, di scuola raffaellesca — Due quadri rappresentanti Maria, del Sassoferrato — Sacra Famiglia, di Simone Conta- rini — Due quadretti di Francesco Albani — Gesù nell'orto, di Carlo Dolci — Sacra Famiglia, copia da Andrea del Sarto — Madonna con Santi, attri- buita al Garofolo — Quattro Sibille, di Guido Reni — Ritratto d'uomo, attribuito al Pontormo — Sacra Famiglia, attribuita a Orazio Gentileschi — Duo
. quadretti a soggetto religioso, attribuiti alla scuola
fiorentina — Santa Clara e Santa Lucia, tavolette attribuite al gran Fra Bartolomeo, 120 — San Se- bastiano e Santi, di Filippino Lippi, per errore at- tribuito a Fra Filippo — Maria col Bambino, di Giampietrino, attribuita a Beruardino Luini — Lo stesso soggetto, attribuito a Giacomo Francia — Madonna con Santi, di Palma Vecchio — Cristo cro- cifisso, del Veronese — Sacra Famiglia, attribuita- a Palma Giovane — Madonna col Bambino, attri- buita al Correggio, 122 — Ritratto virile, attribuito a Paris Bordone, appartiene alla scuola del Mo- roni — Sacra Famiglia, forse di scuola pisana — Due quadri di Bernardo Strozzi — Una Santa, di Pellegro Piola — Autoritratto di Luca Cambiaso — Due dipinti di Lisandro Magnasco — Madonna sul trono, di Leonardo de Papia — Due dipinti quattrocentini di scuola genovese — Gesù crocifisso fra Maria e San Giovanni, attribuito a Lodovico Brea, 124 — San Pietro, dello stesso — Colossale Crocifisso del secolo xrv, d’ignoto — Polittico, forse di scuola umbra, 125 — Madonna col Bambino, stile del secolo xiv — Madonna bizantina — Collezione di disegni a mano, di artisti genovesi, 126. [GALLERIA PRIMA]: Diana e Calisto, di L. Cambiaso — La figlia di Labano, di G. B. Castiglione — Ca- rità e Giustizia, di Domenico Piola — Satiro, attribui- bile al Castiglione — Alcuni paesaggi, del Tempesta
XVII
INDICE DEI LUOGHI E DELLE COSE
— Collezione di disegni a mano di varie scuole: Pinturicchio, Francia, Perugino, Paolo Veronese ed altri, 126. - [Sara VII e VIII]: Santa Cuterina e Cecilia, di Ber- nardo Strozzi — Sacra Famiglia, attribuita a Luca Cambiaso — Dipinti decorativi, di Giulio Bensi — Carità, di Domenico Piola — Uscita dall’Arca, di Castiglione — Dipinto di animali, di S. Scorza — Antifonari miniati da Bartolomeo Neroni — Polit- tico per altare, attribuito alla scuola fiorentina, che ricorda Pier Francesco Sacchi, pavese — Altro po- littico di scuola lombarda — Due tavole con Santi, di scuola umbra, 128 — Madonna in trono, attri- buita a Carlo Crivelli — Madonna che allatta, copia da Andrea Solario — Sacra Famiglia, copia da Van Dyck — Crocifissione, copia dal Tintoretto — Sacra Famiglia, copia da Raffaello, forse di Giulio Ro- mano — Cristo colla croce, copia da Marco Venusti, da un disegno di Michelangelo — Busto del Salva- tore, copia da Carlo Dolci — Ritratto della duchessa di Galliera e di suo figlio Filippo, di |.. Cogniet, 129.
GaLLeria Durazzo Pattavicini: Abramo visitato dagli angeli, di Valerio Castello, 92 — L’adultera davanti a Cristo, di G. C. Procaccini, 104.
PaLazzo Bacrsi-SenaREGA: Decorazioni, di Domenico Fiasella, 109.
Grottaferrata (Roma)
Museo: Soffitto a cassettoni, avanzo della Badia del- l'xI secolo, 169.
Gubbio | CattepRALE: Ricco piviale donato dal cardinale Mar- cello Corvino nel xvi secolo, 415. Hermannstadt
GaLLERIA PUBBLICA: San Girolamo, di Lorenzo Lotto, 15.
Jesi
Cuiesa pi San FLoriano: Deposizione di N. S., di Lo- renzo Lotto, 17.
Muvszro Comurarr: Dipinti, di Lorenzo Lotto, 218 — Leggende di Santa Lucia, dello stesso, 222.
Leprignano (Roma) Criresa pi Sax Lro: Recinto presbiteriale, opera del- l’x1 secolo, 170.
Levanto
Cesa pi San Francesco: San Giorgio che combatte col drago, di Pier Francesco Sacchi, prima attri- buito ad Andrea del Castagno, 128.
Londra
CoLLezione pi Lorp ELLesmerE: La Vergine col Bam- bino, di Lerenzo Lotto, 11.
GaLterua DI Hampton Court: Ritratto di Andrea Odoni, di Lorenzo Lotto, 210.
Musro Brirannico: Disegno, di Raffaello, rappresen- tante una Venere circondata da amorini e da un satiro, 398.
NationaL GauLery: Ritratto di Giovanni Agostino medico e di suo figlio Nicolò, di Lorenzo Lotto, 24 — L’ Assunzione della Vergine, dipinta dal Botticelli per Matteo Palmieri, e la questione dell’eresia che vi si volle riscontrare, 58 — Dubbio se detto quadro debba ascriversi al Botticelli o non piuttosto al Botticini, 70 — Due ritratti, di Lorenzo Lotto, 210— La Risurrezione di Lazzaro, pala d'altare, di Fra Sebastiano del Piombo, 398 — Trittico, di Giusto di Giovanni de’ Menabuoi, 401.
Presso iL Duca pi Grarron: Ritratto di Ferry Caron- delet di Fra Sebastiano del Piombo, 398.
Presso IL srtanor Martino Conway: Dunae, di Lorenzo Lotto, 2.
RaccoLta Hocrrorp: Ritratto di donna a mezza figura, di Lorenzo Lotto, 210.
Loreto
PaLazzo ArostoLico: Due tele contenenti una Santa Lucia e una Santa Tecla, erroneamente attribuite a Lorenzo Lotto, 434.
SantuarIo E PaLazzo ANNESSO: Gesù che assolve l’adul- tera, di Lorenzo Lotto, 428 — San Cristoforo col piccolo Redentore, San Sebastiano e San Rocco, dello stesso, 432, 440 — Sacra Famiglia all'aperto, San Michele Arcangelo che inabissa Lucifero, Battesimo di N. S. nel Giordano, Sacrificio di Melchisedech, L’adorazione dei Magi, Presentazione di Gesù Bam- bino nel tempio, tele fra le ultime dipinte da Lo- renzo Lotto, 440.
Lurano (Treviglio)
Sarcofago di Alberico Suardo, prima in Santo Ste- fano a Bergamo, di Ugo di Campione, 449.
Madrid
BrsLioreca NazionaLe: L’Evangelo di Nicodemo, co- dice miniato italiano del secolo xi, descrizione e riproduzione delle 18 miniature, 225.
GaLueria peLL'EscuriaLe: Due tavole rappresentanti la Sibilla Eritrea e il Profeta Isaia, riconosciute del Moretto, 477.
GaLLerIia DEL Prapo: San Girolamo, di Lorenzo Lotto, attribuito al Tiziano, 15 — Ritratto di due sposi con un amorino, di Lorenzo Lotto, 210 — Ritratto del Bibbiena, di Raffaello, 398 — Lo spasimo di Sicilia, da attribuirsi al Penni, 482.
Matellica (Marche)
La Crocefissione, dipinto di Simone Caldarola, 442.
INDICE DEI LUOGHI E DELLE COSE
Milano
BisLioreca AmBrosiana : San Giuseppe, disegno a ma- tita di Lorenzo Lotto, nel Codice Resta, 204 — Let- tera di Leonardo a Ludovico il Moro, nel « Codice Atlantico », c. 382, dichiarata non autografa da Ravaisson-Mollien, 463.
CasteLLo Visconti-Srorza: Restauri, 149.
Curesa pi Sant'Eusroraio: Ancona marmorea, ascri- vibile a Giovannino de’ Grassi, e sue attinenze col- l’altare di Carpiano, 458.
CHiesa veLLe Grazie: Restauri, 149.
Duomo: Arca funebre della metà del secolo xiv, di Ottone Visconti, arcivescovo di Milano, e di Gio- vanni suo pronipote, 458.
GaLreria Borromeo: Nostro Signore in croce, dipinto di Lorenzo Lotto, 427.
Musro ArcHÒeoLogico: Acquisto del trittico marmoreo di Vighignolo, 188 — Descrizione del trittico. Ne è autore Cristoforo Solari, detto il Gobbo, 189 — Dal confronto del trittico coi residui del mausoleo ducale di Lodovico il Moro e Beatrice d’ Este, deve considerarsi quello come parte di questo, opera appunto del Gobbo, 191 — Questione dell’importa- zione del trittico dalla chiesa delle Grazie in quella di Vighignolo, 192 — Sarcofago di Regina della Scala, 454 — Sarcofago di Bernabò Visconti (1370 circa), 456.
Muszo Artistico: Piatto in maiolica in cui è copiata una parte dell'incisione di Marcantonio Raimondi, rappresentante il Giudizio di Paride, 244 n.
Musro Muxicirate: Ritratto di un giovinetto, di Lo- renzo Lotto, 208 — Lot con le figlie, di Giovanni Cariani, 218.
Musro PoLpi-PxzzoLi: Paesaggi, di Alessandro Ma- gnasco, 109 — Madonna col Bambino e Santi, tela di Lorenzo Lotto, 6 — Ritratto virile, di scuola ve- neziana, da attribuirsi allo stesso, 436.
Pinacoteca Di Brera: L'Assunta cogli Apostoli, pre- della ‘attribuibile a Lorenzo Lotto, 20 n. — Tre ri- tratti di Lorenzo Lotto, 212 — Predella da attri- buirsi a Luca Signorelli, 269 — Sua disposizione, 270 — Confronti con altri dipinti del medesimo au- tore, 273 — Identificazione dell’opera, 274 — Nostro Signore morto, sulle ginocchia della Madre, tela di Lorenzo Lotto, proveniente dalla chiesa di San Polo in Treviso, 435.
Prxsso 1 sianori BagatTI VaLseccnI: Santa Giustina, dipinto di Alvise Vivarini, 196.
Presso 11 sianor G. B. Caonora: Resti di due cofani scolpiti in avorio, di Baldassarre degli Embriachi, provenienti dalla Certosa di Pavia, 29.
Monaco di Baviera R. Pinacoteca: Sposalizio di Santa Caterina, di Lo- renzo Lotto, 9 — Ritratto di Bindo Altoviti, dipinto riconosciuto di Giulio Romano, 398.
XIX
Monte Soratte (Roma)
Cmesa Di Sax Sitvestro : Capitelli del vi secolo nel convento fatto costruire da Gregorio Magno, 52 — Altare formato con parti di una iconostasis del secolo xi, 169.
Montalto (Marche)
Tabernacolo, da attribuirsi a Pietro Vanini, d'Ascoli, 420.
Montefiascone (Roma)
Duomo: Calice d'argento con medaglioni smaltati e ricchi ornamenti, di Pietro Giudice da Viterbo (1427), 418 — Altro ‘calice quattrocentino firmuto Gio. Battista da Viterbo, 419.
Duomo: Restauri nella facciata e lavori nell’ in-
terno, 149.
Morbegno (Valtellina)
Csiesa pELL'Assunta E DI San Lorenzo: Ancona dipinta da Gaudenzio Ferrari durante gli auni 1520-1526 — Prova della sua dimora in Lombardia durante questi anni, 806 — Descrizione dell’opera, 807 — Artisti che vi cooperarono, Giovanni Angelo del Magno e Fermo Stella da Caravaggio, 809 — Docu- menti, 811.
Napoli CappeLLa DEL Duomo: Medaglioni d’oro smaltato che ornano la croce-reliquiario detta di San Leonzio, lavoro bizantino dell’ xi: secolo, 409. R. Pinacoteca: Madonna col Bambino, San Giovanni e San Pietro martire, di Lorenzo Lotto, 6.
Nepi (Roma) Santuario DI CasteL Sant'ELia: Sculture ornamentali del 1x secolo, 166.
Nocera Umbra
Calice finamente lavorato, di Duccio di Donato, orafo senese, 418.
Omegna Cuiesa rarroccHiaLe: Tavola dipinta da Fermo Stella da Caravaggio, 310. Orte Duomo: Croce processionale d’argento di Vannuccio di Siena, del xiv secolo, 418. Orvieto
Cuiesa DI Sax GiovenatE: Reliquiario, di Viva di Siena e Ugolino di Vieri, 418.
XX INDICE DEI LUOGHI E DELLE COSE
CD: il sail LET
Duomo: Incensiere d'argento smaltato — Pianeta © vicende, 259 — Descrizione, 262 — Modificazioni dalmatiche in damasco rosso e giallo, con disegni
di Luca Signorelli, 425.
Esposizione EucaRISTICA:
posteriori, 263.
Osimo CarteDRALE: Croce processionale in rame e argento, di Pietro Vanini, d’Ascoli, 420. Museo Comusare: La Madonna coi tre angeli, di Lo- renzo Lotto, 223.
[Agere sizantINa]: La croce di Velletri, opera del secolo xi1; sua descrizione, 406 — Croce pettorale di Gaeta — Croce-reliquiario di Cosenza; impor- tanza artistica di questo lavoro bizantino dell’x1 se- colo e sua minuta descrizione, 407 — Questione se gli smalti di stile bizantino dell’Italia meridionale
Otranto Smalto dipinto, rappresentante San Matteo coll’An- gelo, in un paesaggio, opera limosina del Cinque- cento, 413.
sieno stati lavorati sul posto o provengano tutti ‘ dall'Oriente, 409.
[ARTE FRANCESE, TEDESCA E riamminga]: Nuovi og- getti limosini: una pisside di Pienza, la colomba euca- ristica di Frassinovo, copertura di Vangeliario del x secolo del Museo Civico di Torino — Statuetta
Padova
CAPPELLA GENTILIZIA DEI CORTELLIERI, NEGLI EREMITANI : Affreschi di Giusto di Giovanni de’ Menabuoi, ri-
in rame della Madonna seduta in trono col Bam- cerche storiche, 402.
bino, del tesoro di Loreto, lavoro ritenuto bizantino del x secolo, ma probabilmente proveniente da Li- | Palermo RI one x secolo, 411 — Smalto dipinto di Museo: Trittico di rame smaltato a soggetti religiosi Otranto, opera limosina del xvi secolo — Pace di argento dorato e smaltato, della chiesa della Pieve in Arezzo, oggetto di oreficeria tedesca del Quattro- cento, 413 — Tre coppe d’argento sbalzato, del Duomo di Rieti, lavoro tedesco del Quattrocento — Statuetta
di San Giorgio, in argento, del cav. Manni di To-
e iscrizioni, 409 n. PaLazzo DELLA « FAvaRA >: Ricostruzione di Adolfo Goldschmidt, 475.
Parigi
BisLioteca NazionaLe: Cofano nuziale di legno ed 0880 scolpito, di B. degli Embriachi, 303 — Due Codici miniati, 481.
rino, lavoro fiammingo del xv secolo — Pianeta rica- mata del Duomo di Vercelli, xv secolo, di origine francese, 414 — Paramento sacro del Capitolo di Celleno, della stessa epoca, ma di stile tedesco — Pianeta fiamminga del Duomo di Amalfi — Ricco piviale donato a Gubbio nel secolo xvi dal cardi- nale Marcello Corvino, lavoro tedesco, 415.
Correzione OrLorr: Busto di Giovanni II Bentivoglio, da attribuirsi a Sperandio da Mantova, 86.
Museo DeL Louvre: S. Girolamo penitente, di Lorenzo Lotto, 5 — Trittico in avorio, ascrivibile a Baldas- sarre degli Embriachi, 32 — Sacra Famiglia, di Palma Vecchio, già attribuita a L. Lotto, 216 — Fanciulle danzanti, bassorilievo antico, già nella
[ARTE iraLiana]: Calice e patera, di Calatuzio di Todi — Crocifisso, di Paolo Vanni — Croce e cande- lieri dell'altare papale di San Pietro in Roma, 416 — Reliquiario della chiesa di San Giovenale in Or- vieto — Croce processionale d’argento del Duomo di Orte, opera del Trecento — Calice di Nocera Umbra, di Duccio Donati — Calice del Duomo di Montefiascone, con medaglioni smaltati, di Pietro Giudice da Viterbo, 418 — Croce d’argento dorato di Celleno, dello stesso — Tabernacolo in rame e Crocefisso d’argento, di artefici abruzzesi — Croce processionale d'Osimo, di Pietro Vanini d’Ascoli, 419 — Altri lavori dello stesso, 420.
[OrERE anonime]: Crocefisso d'argento e calice di oro del Duomo di Pistoia, 422 — Oggetti vari di oreficeria pugliese e abruzzese dei secoli xIV, Xv, XVI, 424 — Incensiere d'argento smaltato, del Duomo. d'Orvieto — Oggetti sacri di casa Chigi — Pia- neta, di Luca Signorelli — Altri paramenti sacri, di varia provenienza, 425. | Parma
Villa Borghese di Roma, 248 — Trittico d'osso 8col- pito dell’abbazia di Poissy, 288 — Suo raffronto col trittico della Certosa di Pavia; può ritenersene autore lo stesso Baldassarre degli Embriachi o il figliuolo Benedetto, 289 — Descrizione del trittico, 291 — Trittico con incrostazioni alla certosina, col soggetto della Crocefissione nel mezzo, opera del. l’Embriachi — Due casse esagonali coi soggetti della storia di Griselidis e di Paride, dello stesso, 303 — Disegno ritenuto di Raffaello, forse del suo scolaro Perino del Vaga, 398 — Quadri fatti da Raffaello per Francesco I, nei quali avrebbe collabo- rato Giulio Romano, 399 — Gesù che assolve l'adul- tera, di Lorenzo Lotto, 428 — Placca in bronzo raffigurante la Madonna e quattro putti, di Bertoldo di Giovanni, 473.
PaLazzo Soriano o DE Papi: Sua origine sotto Boni- Duomo: L’Assunzione della Madonna, affreschi della facio VIII, 255 — Sua fabbricazione, 257 — Sue cupola, del Correggio, 318.
INDICE DEI LUOGHI E DELLE COSE
Pavia
Certosa: Statua di Lodovico il Moro e di Beatrice d’ Este, provenienti dal mausoleo ducale della chiesa delle Grazie, in Milano, 189 — Raffronto fra il trit- tico della Certosa, di Baldassarre degli Embriachi, e quello dell'Abbazia di Poissy, dello stesso, al Louvre, 288 — Epigrafi ed iscrizioni diverse, 342.
Perugia
‘ Musro Civico: Calice e patera di Calatuzio di Todì, del secolo xiv, 416.
Pienza (Montepulciano)
Pisside smaltata limosina, del secolo xi, 411.
Pietroburgo
GacLERIA DELL « ErMitAGE »: Un ritratto e una Sacra Famiglia, di Lorenzo Lotto — Una piccola Madonna, attribuita allo stesso; ma forse di Cesare da Sesto, 446.
GaLLeria LeucuTENBERG: Santa Caterina, mezza figura di Lorenzo Lotto, 446.
Pinaco (Amatrice)
Croce processionale d’argento, da attribuirsi a Pietro Vanini, 421.
Pisa
Museo Civico: Le principali opere d’arte del Museo, 470.
Pistoia
Duomo: Crocifisso d’altare in argento e calice d’oro puro in filigrana, lavori d'orificeria in stile del Tre- cento, 422.
MoxumENTI SACRI E PROFANI: Loro enumerazione, cenni storici e architettonici, 158.
Ravenna
SALA DA PRANZO DEL Vescovo Neone: Ricostruzione della sua decorazione pittorica, 154.
Recanati
Cuiesa pi Sax Domenico: San Vincenzo Ferrer, di Lo- renzo Lotto, 17.
Chiesa pi Santa Maria soPRA MERCANTI: Annunciazione, dipinto di Lorenzo Lotto, 219 n.
ConcRATERNITA DI Sax Giacomo: Stn Giacomo pellegrino, tavoletta di Lorenzo Lotto, 17. Municipio: Pala d’altare, di Lorenzo Lotto, prima nella
Chiesa di San Domenico, 9.
Rieti
Duomo: Tre coppe d'argento sbalzato, lavoro tedesco "del Quattrocento, 414.
XXI
Criesa pi San Francesco: Note architettoniche, rico- struzioni, appunti storici, 157.
Arco DI Costantino: Diversi atili ornamentali che ri- velano la sua architettura frammentaria, 40.
Bapra peLLE Tre Fontaxe: Capitelli corinzi del tempo di Onorio I, 53 — Frammento di pluteo del vi se- colo, 54.
Basitica DI San Giovanni in Laterano: Chiostro, del Vassalletto, 34 — Decorazioni della porta in bronzo del Battistero (v secolo), 47.
Basiica pi Massenzio, PRESSO IL Foro: Diversità di caratteri delle parti ornamentali, 41.
Basirica pi San Paoto ruori mura: Chiostro di Pietro marmoraro, 34 — Pluteo del vir secolo, nel chio- stro, 56 — Avanzi della porta di bronzo niellata d'argento proveniente da Costantinopoli (xi 8se- colo), 176.
BasiLica pi San Pierro: Le colonne vitinee che sorge- vano sopra la Confessione, opera del iv secolo e riprodotte poi dal Bernini sulla tomba del Santo — Pluteo stellato, nelle grotte vaticane, 43 — Croce e candelieri d’argento dell’altare papale e busto per il teschio di Santa Petronilla, di Antonio Gen- tile faentino, 416.
Carrera Sistina: Sulla questione se nell’affresco del Profeta Geremia, Michelangelo abbia voluto raffi- gurare sè stesso, 156. — La scena nel tempio a Gerusalemme, di Sandro Botticelli, nuova interpre- tazione data da E. Steinmann all’affresco designato dal Vasari « Cristo tentato dal diavolo », 468 — Documenti riguardanti gli affreschi di Michelan- gelo, 472 — Transito degli Ebrei nel Mar Rosso, affresco attribuito a Cosimo Rosselli, forse della scuola del Ghirlandaio; la parte sinistra spetta a Piero di Cosimo, 475.
CaracomBe DEI Santi MarceLtino E Pietro: Mosaico cristiano della fine del iv secolo, 181.
Chiesa pi Sanr'AaNESE FUORI MURA: Figura di orante, lungo lo scalone, 43 — Capitelli corinzi del vir se- colo, èsistenti nel Protettorato di San Giuseppe, 54 — Recinto presbiteriale dell’vin secolo, 162.
Cuiesa D'Aracoeti: Tombe dei Savelli, 34 — Affreschi di Bernardino Betti nella cappella Bufalini, e loro influenza sull’opera di Baldassare Peruzzi in Santo Onofriò, 329.
CrÙiesa DI Santa Bigrana: Colonne presbiteriali ornate da bassorilievi del vir secolo, 56.
CÙiesa pi San CLEMENTE: Avanzi di un altare eretto sotto il pontefice Ormisda, da un certo Mercurio; cancellate marmoree che recingevano il preabiterio e il coro, lavoro del vi secolo, 50 — Frammenti ornamentali del rx secolo, 167.
XXI
Causa pi San Cosimato: Frammenti di bassorilievi del secolo vni, 162 — Chiostro del x secolo, 168.
Cress pi San Giorio In VeLABRO: Ricostruzione del- l'altare e del recinto presbiteriale restaurati da papa Leone II nel vir secolo, 56.
Criesa DI San Giovani A Porta Latina: Margella di pozzo del x secolo, 167.
Crtesa DI Ban Lorenzo FvoRI Mura: Coro, opera dei Co- smati, 34 — Architettura frammentaria, 39 — Plu- teo del iv secolo, 42 — Frammenti di plutei a bas- sissimo rilievo, del v secolo, 46 — Lavori fatti eseguire del papa Pelagio II nel vi sesolo, 52 — Sarcofago novamente scolpito a bassorilievo, nel vii secolo, 56 — Traforo di finestra del tempo di Giovanni XIX, secolo x, 168 — Mostra di porta del secolo x: nell'interno del chiostro, 170.
Cuiesa pi San Lorenzo 1N Lucina: Capitelli ionici del portico, del tempo di Pasquale II, 172.
Cuiesa pr Santa Maria In Cosmenin: Iconostasis di Adriano I; restauri e nuove scoperte, 38 — Deco- razioni marmoree del secolo vi, 50 — Bassorilievi ornamentali del secolo vini, 162 — Porta del xl se- colo, 172.
CHiesa DI Santa Maria peLLA Pace: Madonna col Bam- bino e due Sante, di Baldassare Peruzzi, nella cap- pella Ponzetti, 332 — Presentazione al tempio, dello stesso.
Criesa DI Santa Marta DEL Popoto: Rilievo in bronzo della sepoltura di Agostino Chigi e sua ispirazione dall’antico, 246 — Affreschi del Pinturicchio e di Bernardino Betti, dei quali si valse Baldassare Pe- ruzzi per i suoi dipinti in Sant' Onofrio, 328 — Ornamentazioni grottesche del Pinturicchio, 336.
Cuiesa pi Santa Marta 1N TRASTEVERE: Plutei del vi se- colo, 54 — Otto plutei del secolo vu, 161 — Porta del xn secolo, 172.
Criesa pi San Martino air Monti: Capitelli d'ordine
| corinzio e cornicione all’esterno dell’abside, lavori del vi secolo, 48 — Frammenti di un pluteo del
vir secolo, 56 — Oratorio di Equizio, traforo di fine- stra e tranzenne del recinto presbiteriale del iv secolo, 42, 182.
CÙiesa pi Sant'Onorkio: Affreschi di Baldassare Pe- ruzzi, alcuni dei quali furono già erroneamente attribuiti al Pinturicchio, 321 — Descrizione ed esame degli affreschi, 314 — Unità artistica dei dipinti e influenza che v’ebbe il Pinturicchio e il Sodoma, 328 — Ornamenti grotteschi e fregi del Peruzzi, 336.
Cuiesa DI San Pietro IN Montorto: Incoronazione della Madonna, con Angeli, di Bernardino Peruzzi o della sua scuola, 337.
CÒiesa DI San Pietro in Vincori: Avanzi dell’altare eretto dal popolo romano l’anno 680 per la libe- razione dalle peste, 55 — Pavimento in opera tas- sellata del v secolo, 181.
INDICE DEI LUOGHI E DELLE COSE
Criesa ‘pi Santa PrasseDE: Rosoni in stucco e porta del vi secolo, 55 — Fregi ornamentali del 1x se- colo, 165.
Criesa pi Santa Popenziana: Mosaico dell'abside, tran- zenne degli archi e capitelli del iv secolo, 44 — Croce gemmata latina del gran mosaico, 188.
Cuiesa pr Sax Sasa: Ricomposizione della porta dai frammenti esistenti dell’ xr secolo, 169.
Cuiesa pi Santa Sapia: Avanzi dei plutei che recinge- vano l'altare — Imposte di legno intagliato a figure, della porta d'ingresso, rimontanti al v secolo, 45 — Avanzi della chiusura presbiteriale del secolo vit, 164 — Ricostruzione del recinto corale di Euge- nio II, 166.
Chiesa peL Sacro Cuore: Pluteo del tempo di Ono- rio I, 54.
Curesa pi San Sisro VeccHio: Capitelli del rv secolo nel portichetto che precede la cappella di San Do- menico, provenienti da Ostia, 44.
Curesa peLLO Spirito Santo: Dipinti di Carlo Lampa- relli da Spello, 375.
CHiesa pi Santo StgeFANo pEL Cacco: Frammento di archivolto cuspidato del xn secolo, 172.
Cuesa pi Santo SreFano Roronpo: Capitelli ionici pulvinati del v secolo, 47 — Restauri di papa Teo- doro e mosaico dell'abside, 58, 55.
Criesa pi Sax VaLentino (Via Flaminia): Capitello d'ante del vi secolo, 54.
Eccma Casa CHÙici: Oggetti sacri in argento smal- tato, 424.
Farnesina: Peduccio di Raffaello, rappresentante Ve- nere innanzi a Giove; sua somiglianza col Dio Pa- dre della Visione di Ezechiello, 245 — Pitture di Baldassare Peruzzi nella sala della Galatea, 329 — Affreschi e loro esecutori oltre Raffaello, 483.
Gasinetto NazionaLe peLLE Stampe: Il Giudizio di Paride, incisione di Marcantonio Raimondi, su di- segno di Raffaello, 241.
GaLLeria BarpeRINI: La Fornarina, da non ritenersi come lavoro di Raffaello, 398.
GacLeria BoroHkse: La Vergine col Bambino fra due Santi, di Lorenzo Lotto, 11 — Ritratto d'uomo, dello stesso, già attribuito al Pordenone, 13 — Amor sacro e profano, 471.
GaLLeria Corsini: Disegno rappresentante una lepro morta, attribuito al Diirer, forse copia di Sinibaldo Scorza, 89.
GaLLeria Doria: San Girolamo, di Lorenzo Lotto, at- tribuito ad Annibale Caracci — Ritratto virile, dello stesso, 13.
GaLcLeria RospiaLios:: Il trionfo della castità sulla lus- suria, dipinto di Lorenzo Lotto, attribuito a Luca Cambiaso, 13.
Magazzino ArcHeoLogico MunicipaLE: Finestra del v se- colo a traforo di anelli intrecciati, 47.
INDICE DEI LUOGHI E DELLE COSE
Musgo Cristiano LateRANENSE: Due stipiti di porta riccamente ornati e un sarcofago con sculture sulla faccia posteriore, lavori del v secolo — Capitelli a forma di canestri pieni di fiori, del v secolo, 46 — « Pax-Christi », 48 — Archetto di Leone, IlI, 164 — Mosaico dei gladiatori, proveniente dalle Terme di Caracalla, ir secolo, 180 — Mosaico del 1r secolo proveniente da piazza Sora, 182.
Musro Vaticano: Due urne di porfido provenienti da antichi mausolei, scolpite a bassorilievo, del 1v se- colo, 41 — Mosnico romano del ni secolo, prove- niente dal Laterano, 181.
l'arazzo CoLonna: Ritratto di un prelato, di Lorenzo Lotto, 15.
PaLazzo DEL QUIRINALE (?): Sacra Famiglia, di Lorenzo Lotto, 14.
PaLazzo Sciarra-CoLonna: Portone, attribuito ad An- tonio Labacco, 151.
PaLazzo Venrzia: Scoperta di affreschi raffiguranti scene del mito di Ercole, da attribuirsi ad Antonio Pollajuolo, 155.
Prazza DI Sax Sitvestro IN Capire: Mostra di porta con stipiti ornati, lavoro del vii secolo, 56.
Pinacoreca CapiroLinA: Figura di mano estranen ag- giunta nella Presentazione al tempio, del Francia, 6 — Ritratto di gentiluomo, di Lorenzo Lotto, già at- tribuito al Giorgione, 15.
Proprirtà Hertz: Episodi della vita di San Giuliano, di Agostino Caversegno, 218.
Vaticano : Figura di fanciulla danzante, nella volta della settima divisione delle Logge, ispirata a Raf- faello dall'antico e da lui più volte riprodotta, 250 n. «— Di alcune figure della Scuola di Atene, di Raf- faello, nella stanza della Segnatura, e di altre nella
camera di Eliodoro, 897 — Giudizi sulle «Logge», |
398 — Primitiva destinazione della stanza della Se- gnatura, 404 — La Trasfigurazione e la Disputa, di Raffaello, e il loro significato teologico, 478 — Col. laboratori di Raffaello negli affreschi vaticani, 482 — Le Logge, 488.
Via Nomentana: Mausoleo di Santa Costanza, unico edificio Costantiniano pervenuto fino a noi senza alterazioni, 42 — Ricostruzione dei parapetti mar- morei del ponte Nomentano, riedificato da Narsete nel vi secolo, 50 — Mosaico del 1v secolo nella volta del mausoleo di Santa Costanza, 182.
Vira pi Liroxng X ara Maauiana: Appunti storici e architettonici, 159.
Vitta Mepici: Sarcofago antico, rappresentante il Giu- dizio di Paride, 241.
VirLa PampHiLi: Sarcofago antico, rappresentante il Giudizio di Paride, 241.
San Giusto (Macerata)
Cniesa pi Sanra Maria peLLA Pietà: La Crocefissione, pala d’altare di Lorenzo Lotto, 427.
| | | |
XXIII
Sedrina (Bergamo)
Madonna col putto e Santi, pala d'altare di Lorenzo Lotto — Nostro Signore morto, sorretto da tre an- geli, pala d'altare di Gian Pietro Silvio, 435.
Accapemia DI BeLLe ARTI: Il Presepio e Gesù al Limbo, del Sodoma, e loro influenza sull'opera di B. Pe- ruzzi in Sant'Onofrio di Roma, 332.
CÙiesa pi FonteGIiustA: La Sibilla, affresco di Baldas- sare Peruzzi, 329.
OratoRrIo DI San Bernarpino: Affreschi del Sodoma ai quali s'ispirò Baldassare Peruzzi per la sua opera in Sant'Onofrio di Roma, 332.
Spello
Topografia e cenni storici, 3687 — Avanzi della cer- chia romana, 371 — Porte romane d’indole toscana, 372 — La prigione d'Orlando, 373.
CrÙiesa pi Sant'Anprea: Madonne, di Bernardino Betti, e loro somiglianza con quelle di Baldassare Pe- ruzzi in Sant'Onofrio di Roma, 333.
Cuirsa pi SanT'AnorLo: Transito di San Giuseppe, di- pinto di Carlo Lamparelli, 375.
CÙirsa pi San Bermarpino: Affreschi della scuola del Pinturicchio, 374. i
Cisa pr Santa Maria Mappacena: Santa Maddalena e la Nascita di San Giovanni, dipinti ad olio del xvi secolo, 375.
CÙizsa pi Santa Maria Maggiore: Cenni storici sulla sua costruzione — Facciata, 375 — Fonte battesi- male, di maestro Antonio di m. Gasparino da Vul di Lugano — Ara funernria romana, 376 — Ma- donna, attribuita al Pinturicchio, 378 — Cappella Baglioni, dipinta dallo stesso — L’Annunziazione, l’Epifania, la Disputa coi Dottori, affreschi della cappella suddetta, 380 — La Sibilla Eritrea, dello stesso, 332 — Martirio di Sant’ Apollonia, di Lorenzo Zaccaroni — Sun Francesco, di Giacomo di Vincenzo Giorgietti — Pulpito, di Simone da Campione, 385 — 'l'ribuna dell'altar maggiore, di Rocco da Vi- cenza, 386 — Pavimento di maiolica, della fabbrica di Deruta, 398 — La Pietà e La Madonna col Putto, affreschi del Perugino, 390 — L'abside, 391 — Se- poltura del Redentore, dipinto di Carlo Lamparelli — Cappella del Sacramento, 392 — Croce capito- lare, di Paolo Vanni, 393 — Madonna col Bambino, attribuita al Pinturicchio — Nuova sagrestia, 394.
Strasburgo
GaLLeria: San Sebastiano e San Rocco, di Cima da Conegliano, 278 — San Girolamo, di Marco Basaiti — Madonna col Bambino, di Rocco Marconi — Adorazione, di Carlo Crivelli, 279 — Madonna e San Giuseppe col Figlio, di Bartolomeo Montagna, 280 — Madonna col Bambino e San Giuseppe, di
XXIV
INDICE DEI LUOGHI E DELLE COSE
e 2 02lI)] E << {[D 1 LrL'liiiIiIiil rr ru
Giovanni Speranza, 281 — Crocefissione, erronea- mente attribuita a Francesco Torbido — Deposi- zione di N. S., attribuita a Lorenzo Lotto — Due | ritratti di Gio. Cariani, 232 — Madonna col Bam- bino, attribuibile al Boltraffio — Visitazione, di Marco d'Oggiono — Sacra Famiglia, del Sodoma
— Copie di figure tolte dalla Cena di Leonardo
da Vinci, 283 — Sposalizio di Santa Caterina, del Cotignola — Madonna col Bambino, attribuita al Rondinelli — Giuditta, erroneamente attribuita al Correggio — Sacra Famiglia, di Paris Bordone — Bacco e Arianna, di Domenico Tintoretto — Angelo annunziante, di Leandro Bassano, 284 — Paesaggio, di Salvator Rosa — San Pietro e San Paolo, di Giu- seppe Ribera — Testa di fanciullo, di Domenico Teotocopoli, 285 — Corteo de’ tre Re Magi, attribuito a Piero della Francesca — Madonna col Bambino, di Lorenzo di Credi — Mito di Prometeo, di Piero di Cosimo, 286 — Ritratto della Fornarina, attri- buito al Penni, 287 — Crocefissione, di Francesco Beccaruzzi, imitatore del Lotto, 446.
Solmona
Duomo pi San Paxrito: Calice del xv secolo, di Ciccarlo . di Francesco da Sulmona, 419.
Teglio (Valtellina) Parazzo Besta: Restauri, 150. Ciresa pi San Lorenzo: Coro, dipinto da Fermo Stella da Caravaggio, 310.
Torcello (Venezia)
Criesa PARROCCHIALE (?): Mosaico del secolo xu, rappre- sentante il Giudizio finale, 236.
Torino Musro Civico: Copertura di Vangeliario, smalto limo- sino del xi secolo, 411. | R. GatLeria: L’Adorazione del Bambino, di A. Andrea Semino, 125. Presso IL cav. Manni: Statuetta di San Giorgio, in argento, lavoro fiammingo del xv secolo, 414.
Trento
CasteLLo peL Bvon ConsiaLio: Documenti intorno alla
sua costruzione, 130.
Trescore (Bergamo)
Storie di Santa Barbara, affresco di Lorenzo Lotto, nella cappella della famiglia Suardi, 214 — Pre- sepio, dello stesso, nella chiesa di San Giorgio a Credaro, 216.
Treviso
Ciiesa pi Santa Crisrina: Pala dell’altar maggiore, dli Lorenzo Lotto, 6.
GaLLeria ComunatE: Ritratto di un Domenicano, di Lorenzo Lotto, 220.
Sagrestia DEL Duomo: Scultura in legno dorato, rap- presentante il Giudizio finale, del secolo xiv, 236.
Velletri
La croce bizantina di Velletri del secolo x, 406.
Venezia
Cuiesa peL Carmine: San Nicolò in gloria, pala d’al- tare, di Lorenzo Lotto, 220.
CrÙiesa pi San Giacomo peLL'OrIo: Pala d'altare con la Madonna e Santi, di Lorenzo Lotto, simile ad altra dello stesso, ora nella Pinacoteca Comunale d’Ancona, 439.
Criesa DI San Giovanni E Paoro: Pala di Sant'Anto- nino, di Lorenzo Lotto, 432 — Notizie storiche sulla costruzione della chiesa, 469.
Criesa pi Sax Marco: Studi sullo stile e l’iconogra- fia dei musaici medioevali di San Marco, 477.
Criesa pi Santa Maria DE Frari: Notizie storiche sulla sua costruzione, 469.
Cutesa pi Santa Maria pe Servi: Notizie storiche sulla costruzione di questa chiesa, demolita nel 18/2, 469.
Criesa pi Ban Zaccaria: Pala d'altare di Giovanni Bellini, 8.
GaLLerIA DEL Principe GiovanrneLLI: San Rocco, con paesaggio, di Francesco Beccaruzzi da Conegliano, imitatore del Lotto, 446 — Scena della Tebaide di Stazio, dipinta dal Giorgione, che va col titolo Famiglia di Giorgione, 471.
Musgo Correr: Apprezzamenti sulle attribuzioni date dal Morelli alle varie opere — Disparità d'’opi- nioni sul celebre servizio 'di piatti in maiolica, i quali, anzichè a Timoteo Viti, sarebbero da ascriversi a Niccolò da Urbino, 157 — La Vergine col Bam- bino, di un anonimo imitatore di Lorenzo Lotto, 446.
Vercelli
Duomo: Pianeta riccamente ricamata, del secolo xv, d'origine francese, 415.
Verona
Chiesa pi San Zeno: Le porte di bronzo e la facciata, 476. |
Arca funebre di Alberto della Scala, di Ugo da Cam- pione, 449.
Vienna
ACCADEMIA DI BELLE ARTI: Pergine col Putto e Santi, di Giovanni Cariani, erroneamente attribuita a Vin- cenzo Catena, 218.
BisLioreca ImPeRrIALE: Codice della Genesi, del sec. 1v; sua pubblicazione e studio sulle miniature, del pro- fessor Wickhoff, 483.
INDICE DEI LUOGHI E DELLE COSE
GaLLeru Harracn: Vescovo benedicente, di Agostino
I.
Caversegno, 444,
R. GaLceria: Figura d'uomo, di Lorenzo Lotto, at- tribuita prima al Tiziano e poi al Correggio, 210 — Santa Conversazione, di Lorenzo Lotto, 428 — Il triplice ritratto d’uomo, attribuito al Tiziano, forse di Lorenzo Lotto, 436 — Enea e Anchise all’Inferno, quadro del Giorgione, che va col titolo di Tre Re Magi, 470.
Museo ImpegiaLE: Ritratto dell'Imperatore Massimi-
liano I, di Ambrogio de Predis; ritratto di Bianca Maria Sforza, attribuito prima al Diirer e poi al Boltraffio, 159 — Santa Conversazione, di Lorenzo Lotto, 220 — Piatto limosino e cameo, rappresen- tanti il Giudizio di Paride, 244 — Codice miniato che servì di guida a Giusto di Giovanni de’ Mena-
XXV
buoi nei suoi freschi della Cappella dei Cortellieri negli Eremitani di Padova, 402 — Bellerofonte col Pegaso, gruppetto in bronzo di Bertoldo di Giovanni, 473 — Codice veronese miniato e l’arte cortigiana del xiv secolo, 479.
IL Parazzo Nuovo (« Das Neugebilude »): Villa impe-
riale fabbricata d’ordine dell’imperatore Massimi- liano II, circa il 1565, da artisti italiani, 479.
Vighignolo (Settimo Milanese)
Trittico marmoreo della chiesa di Santa Maria, ora
nel Museo Archeologico di Milano, 188.
Windsor
Bistioreca DI S. M. La Rraina: Collezione di Mss. di
Leonardo da Vinci, 463.
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‘LORENZO LOTTO
PITTORE.
A PROPOSITO DI UNA NUOVA PUBBLICAZIONE,
I era venuto dicendo da gran tempo fra gli appassio- nati dell’arte che il pittore accennato era uno di quelli da meritarsi uno speciale studio, per cui venisse messo nella sua vera luce e convenientemente giudi- cato. Richiedevasi innanzi tutto a tal uopo che lo storiografo si prendesse a cuore di andare diligente- mente sulle traccie dello svariatissimo suo operato, di conversare coll’artista nei diversi periodi della sua vita, nei molteplici luoghi di sua dimora, nei generi disparati ond’ebbe ad occuparsi; condizioni tutte che richiede- vano, da parte di chi fosse disposto a sobbarcarvisi, una devozione a tutta prova al tema assunto. Questo appas- sionato intelligente si è trovato infine; egli è un gio- vane americano, il quale, venuto in Italia già da parecchi anni, si è innamorato della sua arte, ed essen-
dosi rivolto allo studio della pittura veneta, in ispecial modo, si sentì attirato quasi da
una spiccata inclinazione dell'animo suo e della sua natura sensibile e nervosa ad evocare dalle latebre del passato l’artista dalla fibra parimenti sensibile e nervosa, ad illustrarne la -figura altamente originale, e metterne in evidenza le intime qualità. Egli è riescito così a comporre un volume di oltre 300 pagine, nel quale si trova esaurito tutto quanto
O poco meno di quello che intorno al soggetto dato si sarebbe potuto raccogliere. Quanto
ai giudizi, alle vedute esposte dall’autore, si potranno fare bensì delle riserve in proposito,
si potrà riscontrarvi forse de’ criteri troppo soggettivi e non sutficientemente maturati, ma ciò non ostante è lecito asserire che la nuova pubblicazione tale qual’è si è acquistata un posto degno fra le monografie storico-critiche dei dì nostri. |
Chi fosse Lorenzo Lotto, come artista, quale la sua indole, quali i suoi pregi e i suoi difetti, ce lo insegna, più che altro, l'osservazione delle numerose sue opere sparse per l’ Italia
e anche all’estero. Se con esse egli non ha saputo innalzarsi al livello dei sommi geni del- l’arte, la ragione se ne dovrà ricercare nel fatto che egli non seppe trovare spesso il giusto equilibrio tra la foga del suo spirito creativo e la forma con la quale egli volle rivestire i suoi pensieri. Quando invece egli seppe meglio superare questa deficienza, noi ci troviamo
! Rammentiamo in proposito che del volumetto di BernHarRD Berenson, The venetian Painters of the Renais- sance, già si è fatto menzione in questo periodico sotto la rubrica delle Recensioni (fasc. II, a. 1894).
drohivio storico dell'Arte, Serie 2°, Anno II, fasc. I-II. 1
2 GUSTAVO FRIZZONI
in presenza di opere degne d’ogni encomio, e da non disgradare l’autore in faccia dei più grandi cultori dell’arte. i
Quello che fra tutti lo distingue si è una sua particolare vivacità di sentire, non imitata nè imparata da alcuno, la quale si estrinseca non meno nelle movenze delle sue figure che in una certa vibrante acutezza di colorito. Ne consegue quell’impronta estrosa, piccante, delle sue creazioni, che conferisce alle medesime un’attrattiva da far quasi dimenticare, 0 per lo meno perdonare, le frequenti deficienze nella parte che spetta alla forma, al disegno. Indi, quel non so che di vero e di pronto ch’è insito nella natura d’ogni artista di senti- mento, e che accomuna fra loro tanto il poeta antico quanto il moderno, perchè è sempre attinto alla fonte inesauribile della vita. È questo senza dubbio, e non altro, il motivo per cui a’ nostri tempi è salito in considerazione il Lotto, mentre vediamo lo spirito umano sempre più diretto alla scoperta e all’affermazione del vero, dal pittore stesso intimamente sentito ed espresso coll’interpretazione dell’artista.
In accordo col fin qui detto poi riesce naturale ch’egli, più di ogni altro forse, si sottrazga ad una classificazione assoluta in relazione al concetto di scuola e tanto più di un maestro «lal quale egli più spiccatamente dipenda. Nella sua vita alquanto girovaga, per cui migrò per varie parti d’Italia, dalle native Jagune e dalla Marca di Treviso a quella d’An- cona, e dalle contrade native alla regione che il Serio bagna e il Brembo inonda, il Lotto, per quanto si sia modificato, ossia abbia attraversato diverse fasi, pure, nel fondo, rimane eguale a sè stesso, mantiene sempre un carattere suo proprio, che il contatto con altri pittori, anche dei più reputati, non riesce ad alterare sensibilmente.
In pari tempo è bensì vero che fra le prime sue opere tuttora in essere e quelle del- l’età più provetta noi avvertiamo un divario notevole. Vi è certamente in quelle dell’età più fresca una semplicità, una compostezza di linee che sparisce più tardi per dar luogo ad una maggiore ricchezza di motivi e di movimenti; ma questa differenza evidentemente è da ascriversi unicamente alla circostanza, che in quelle prime opere noi riscontriamo l’artista non peranco sviluppato a seconda della sua indole propria, ma quasi ancora avvolto spiri- tualmente nell’embrione di quella, la quale poco stante doveva apertamente manifestarsi e segnalare l’artista in tutto quello che vi è di più personale.
Comunque sia, quando noi ci sentiamo attirati da uno speciale interesse per un dato artista non ci è possibile disinteressarci delle sue origini, del concatenamento organico fra lui e le generazioni che lo precedettero, sia che questi legami si abbiano a ravvisare me- diante l’intervento di coloro che si sogliono determinare propriamente col nome di maestri, sia mediante l’indicazione più generica di quello che si potrebbe chiamare l’ambiente profes- sionale entro il quale il nostro artista ha mosso, se non altro, i primi passi nella suadisciplina. In proposito ci danno informazioni sicure talvolta i ricordi scritti, che assumono così la qualità di veri documenti storici; ma, in complesso, sono rari, e non rimane in mancanza dei medesimi se non la scorta delle tradizioni più o meno attendibili, alla quale si è venuta associando, in tempi recenti, anche quella del giudizio dei critici, per verità non sempre concorde.
Quanto al Lotto, è appoggiata meramente sull’argomento della tradizione l’opinione generalmente invalsa, che il suo vero maestro fosse stato Giovanni Bellini. Non le si può assegnare infatti altro valore che quello indicato da un passo alquanto indeterminato del Vasari, il quale, come si sa, ragionando di artisti non toscani, era generalmente informato di seconda mano, che equivale a dire in modo più o meno vago.! Nè è più attendibile in questo senso l’asserzione del Ridolfi, venuto troppo tardi, e troppo facile ad accogliere, senza esame, le opinioni altrui. Così l’opinione circa il preteso maestro del nostro pittore si per- petuò senza sospetti sino a’ giorni nostri, e venne accettata non meno dal Cavalcaselle che
! « Fu compagno ed amico del Palma Lorenzo Lotto, maniera de’ Bellini, s’appigliò poi a quella di Gior- pittore viniziano, il quale avendo imitato un tempo la gione».
LORENZO LOTTO, PITTORE 3 dal suo avversario il senatore Morelli. E, a dir vero, nulla doveva sembrare più plausibile di questa versione, stando alla considerazione generale per cui appariva il Bellini maestro di color che sanno fra tutti ì veneti contemporanei e di poco minori di lui.
Per un altro verso sarebbe erroneo il credere che foss’egli solo a dominare il campo e a tenere scuola in Venezia. Lo stesso senatore Morelli, già da tempo, studiando con serietà di proposito tutta quell’arte meravigliosa, aveva avvertito che uno dei pittori della vecchia venerazione, cui spettava un posto dei più importanti nella città della laguna per l’ influenza da lui esercitata, si era il muranese Alvise Vivarini.
Da tale dichiarazione al riconoscere che anch'egli, accanto al Bellini, poteva essere considerato come un caposcuola, non avvi che un solo passo. E questo passo ci pare lo abbia fatto giudiziosamente nei tempi più recenti il signor Berenson, dopo avere fatto oggetto speciale di osservazione e di studio la pittura veneta durante le sue reiterate, diuturne dimore in Italia. Prendendo egli in esame tanto la parte tecnica della esecuzione, quanto quella dello stile per cui si sogliono riscontrare fra loro raggruppati gli artisti, egli ravvisò dei tratti significativi di parentela fra Alvise Vivarini e molti pittori, tanto delle isole quanto del continente. Egli considera nel novero di questi non solo uomini quali il Basaiti, Lazzaro Sebastiani, Jacopo da Valenza, i quali, in diverso grado, ci si presentano quasi come continuatori o plagiari dell’opera di Alvise, ma ben parecchi, ai quali forse non si sarebbe pensato fin qui, ma che, in realtà, interrogati nelle loro opere, porgono pur essi i loro sensibili punti di contatto e di dipendenza dal maestro muranese. Tali sarebbero, fra i più meritevoli di speciale menzione, Jacopo de Barbari, Francesco Bonsignori, Bartolomeo Montagna, Cima da Conegliano, e, fra i più giovani, il nostro Lorenzo Lotto.
Discorrendo di quest’ultimo, quale ci si presenta nelle sue opere del primo decennio del secolo XVI, osserva il Berenson che in esse egli manifesta un genere di esecuzione del pari che dei tipi ben differenti da quelli dei veri e riconosciuti scolari di Giovanni Bellini, quali un Giorgione, un Tiziano, un Palma il Vecchio. Nel modo di colorire, un metodo verosimilmente più consentaneo a quello del procedimento a colori essenzialmente chiari e liquidi, proprio del dipingere a tempera, usato di preferenza dai muranesi; nelle forme del corpo umano e dei panneggiamenti, nella tonalità dei colori, un richiamo più diretto di Alvise Vivarini che non di Giovanni Bellini.
A queste osservazioni, per quanto si vogliano ritenere fondate, crediamo tuttavia non si debba dare un’importanza eccessiva, ove si consideri che il Lotto, comunque sia, va collocato certamente nel numero degli artisti più dotati di un certo spirito d’iniziativa, atto a farsi strada da sè fino dai primordi.
Non sono che pochi anni, invero, che si è rivelato all’attenzione degl’intelliventi un piccolo dipinto del Lotto, nel quale già il Morelli ebbe a segnalare l’opera sua più antica fra quante si conoscono, ravvisandovi nel tempo stesso ad evidenza, d’accordo con tutti gli intelligenti, i tratti caratteristici dell’autore (fig. 1°). Fu l'inglese signor Martino Conway il fortunato a scoprirlo a Milano nel deposito di -un rigattiere. Fattone l’acquisto, e datolo da ripulire al noto ristauratore prof. Cavenaghi, egli lo portò seco e lo tiene sempre presso di sè a Londra. È una tavoletta di soggetto allegorico, cioè allusivo alla favola di Danae ricercata da Giove, convertito in pioggia d’oro. Nulla di più impacciato, di più infantilmente inteso di questa diva giacente in posizione alquanto rigida, vestita da capo a’ piedi, mentre un angioletto, dall’alto, riversa su di lei dal suo grembo la profusione dei suoi fiorini in forma di piccoli fiori. Che quest’angelo, o genietto che dir si voglia, nella sua conformazione fisica s’attagli manifestamente ad analoghe creature d’angeli espresse dal Vivarini, è cosa che non si può negare; ma, in pari tempo, domina in tutta la scena del curioso quadretto
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(Presso il signor M. Conway a Londra)
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LORENZO LOTTO, PITTORE 5 (nel cielo, negli alberi, nelle figure stesse) un giuoco vibrato di luce vivida e biancheg- giante che, a prima vista, accusa la creazione del nostro artista, mentre nulla di simile negli effetti coloristici si saprebbe mai riscontrare nelle opere di Alvise Vivarini, come assennatamente ebbe ad osservare la signorina C. Ffoulkes Jocelyn ragionando di questo quadretto nel suo articolo intorno alla Esposizione dell’arte veneta a Londra.
Quanto alla data alla quale va riportata l’origine della Danae, non si può che argomentarla con approssimazione. Ove si ponga mente al fatto che la prima opera recante il millesimo,
Fia. 2%, - SAN GIROLAMO PENITENTE (Nella Galleria del Louvre)
1500, è quella del piccolo San Girolamo penitente della Galleria del Louvre (fig. 2*), per ragione di confronto, si dovrebbe credere anteriore di qualche anno la Danae, nella quale il giovanetto autore non ebbe per anco l’ardire di apporre, come è il caso invece nella tavoletta del Louvre, nè il proprio nome, nè la data.
«Ammesso che nel 1546 egli avesse 66 anni, com'è significato dal tenore del suo testa- mento, ne segue ch'egli abbia a ritenersi nato nel 1480. Se la Danae pertanto ci si qualifica per un frutto un po’ stentato di uno sforzo quasi infantile, si rimane meravigliati delle disposizioni pittoriche del giovinetto ventenne, ponendo mente ai pregi per cui si distingue quel delizioso microcosmo entro il quale trovasi posto il vecchio penitente del dipinto sunno- minato. E, invero, sarebbe difficile rammentare un altro dipinto nel quale fossero congiunte, al pari che in questo, le finezze di un miniatore con le mire di rilevare, coll’osservazione
6 GUSTAVO FRIZZONI
del vero, le varietà più pittoriche che sa offrire la natura, tanto nell'ambiente atmosferico quanto nella figura umana, massime mediante l’avvicendarsi e il contrapporsi degli effetti delle luci e delle ombre. Analoghi pregi, accoppiati a quelli di un’espressione di severità religiosa che sente ancora del Quattrocento, si riscontrano nella tavola a mezze figure appartenente alla Pinacoteca del Museo di Napoli. Non ostante il carattere individuale dcl- l’autore, che si manifesta fino nel particolare della conformazione del pollice, dalla estremità larga e schiacciata della mano sinistra di San Pietro Martire, il motivo della Madonna e del Bambino è desunto direttamente da Giambellino, e si vede spesse volte ripetuto da suoi scolari. ® |
L’ unica stonatura in esso è prodotta dalla presenza del San Giovannino, interamente rifatto da mano- estranea, non altrimenti da quello ch’è una certa figura di devoto aggiunta nella grande tavola della Presentazione al tempio, di Francesco Francia, nella Galleria del Campidoglio, e, per citare un altro esempio, un San Pietro martire, nero e dozzinale, di mano estranea,- introdotto in altra pregevole tavola del Francia, esposta nella cappella del Battistero in San Giovanni Evangelista a Brescia.
Invero, quando ci si presentano simili superfetazioni affatto arbitrarie, non si può a meno di augurare che, in grazia del moderno civile principio per cui si vogliono vedere ristabiliti in genere nel loro primitivo stato i monumenti artistici di altri tempi, vengano da parte competente presi opportuni provvedimenti acciò siano rimosse quelle aggiunte, e le opere rispettive riappaiano, per quanto è possibile, nel loro stato originale.
Quanto al quadro del Lotto, qui rammentato, facilmente potrebbe dar luogo a qualche grata sorpresa ove avesse ad essere prudentemente spogliato di quanto non v’appartiene. Non ci sarebbe da meravigliarsi, fra altro, se al posto della figura del San Giovannino apparisse un busto di un devoto, come il Cavalcaselle opina, e come dà motivo a credere l’uso frequente in simili composizioni della scuola veneta d’immaginare la Madonna col gesto di protezione rivolto sul capo del committente, presentato, in certo modo, dal suo Santo patrono (fig. 3°).
L’opera più importante del nostro autore in questo giro d’anni è senza dubbio la pala dell’altar maggiore della chiesa di Santa Cristina presso Treviso, della quale vedesi una’ buona riproduzione nel libro del Berenson, ricavata da una fotografia dall’originale, della ditta Alinari. Chi desidera farsi un’idea chiara degl’ ideali del Lotto nella fresca età di un giovane dai 20 ai 25 anni, non trascuri una gita apposita a questa remota chiesetta. Egli troverà su quell’altare una creazione artistica tutta compenetrata ancora del profumo e della tran- quilla compunzione del Quattrocento. L'ambiente immaginato nella tavola principale è quello di un portico a sfondo di nicchia. Davanti a questa sorge il trono alquanto rialzato, ornato da ricco tappeto, la Vergine seduta col Bambino ritto, ignudo, da lei sorretto con la mano sinistra. Questi volge lo sguardo benedicendo alla Santa titolare, che vedesi di sotto in profilo con lo strumento del suo martirio nella sinistra, la palma nella destra. Accanto a lei San Pietro, assorto nella lettura di un libro. Dal lato opposto un giovane guerriero in armatura, in atto di reggere uno stendardo,? e il vecchio San Girolamo in abito cardinalizio. L’accento principale è posto dal pittore con nobile semplicità nella relazione spirituale che corre fra la Santa e il gruppo divino della Madre e del Figliuolo. Nulla di più celestialmente puro dell’espressione della Santa, lo sguardo rivolto in alto, mentre riceve la benedizione. Il suo tipo richiama sensibilmente quello della Danae già rammentata, il suo atteggiamento
! Il Berenson in proposito enumera ben quattro esempi di siffatta composizione, e crediamo ve ne siano pure altri.
? Il giovane guerriero non è altri che San Liberale, protettore di Treviso e suo territorio, così designato dalla bandiera rossa colla croce bianca e stelle idem,
che formano lo stemma di detta città, della quale il Santo tiene un piccolo modello nella mano sinistra. Il suo atteggiamento, la sua ferrea acconciatura trovano riscontro d’analogia nella figura del Santo stesso im- mortalata dal Giorgione nel suo capolavoro che vedesi nella chiesa di Castelfranco.
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8 GUSTAVO FRIZZONI
prelude a quello che alcuni anni più tardi il Lotto volle dare alla sua Santa Barbara nella grande pala di San Bartolomeo a Bergamo.
L’insieme di questa ideale composizione non può fare a meno di richiamare alla mente quelle analoghe, religiosamente pensate, dell’antico maestro, Giovanni Bellini, in ispecie la composizione della sua celebre pala della chiesa di San Zaccaria in Venezia. Il Berenson, mentre alla sua volta tiene conto di siffatta concordanza, nello stesso tempo rileva assen- natamente le attinenze innegabili con Alvise Vivarini per quanto concerne la specifica estrinsecazione delle forme nelle sue figure. Nè è alieno dal ravvisare, per converso, una reminiscenza bellinesca nella sovrapposta lunetta, dove si vede il Signore morto seduto sopra il sepolcro, con due angeli dolenti ai lati, che lo sorreggono; soggetto nel quale, come
| Fra, 48. - LA VERGINE COL PUTTO, SANTA CATERINA E SAN GIUSEPPE
(Nella R. Pinacoteca di Monaco)
è noto, il Giambellino più volte ebbe a prodursi, ' e che certamente era molto in voga a
quel tempo in cui i soggetti di pietà cristiana erano molto più coltivati che non ai dì.
nostri, dominati dalla corrente del positivismo critico. Riesce quindi plausibile l’ammettere che l’altare di Santa Cristina appartenga al novero delle opere dal giovane pittore, eseguite durante la sua dimora nella Marca trevigiana tra il 1503 e il 1506. Quest’ ultima data poi si vede segnata sopra altra sua pala di qualità analoghe, tuttora conservata nella chiesa maggiore di Asolo, e rappresentante Nostra Donna entro una gloria di cherubini con Sant'An- tonio abate e San Basilio al basso che la guardano.
Ben si sa ora, in base a documenti irrefragabili, il suo luogo di nascita essere stato Venezia. Conviene congetturare pertanto che colà egli abbia ricevuto la sua educazione arti- stica, indi si sia librato sulle proprie ali, ritraendosi sul continente ad eseguirvi opere così distinte, che in breve tempo valsero a procurargli l'epiteto di pictor celedberrimus. *
! Veggansi in proposito le riproduzioni di siffatti nei fascicoli 3° e 4° di questo periodico, anno 1895. suoi quadri, raccolti nell’articolo di Miss C. J. Ffoulkes ? Sappiamo che a Treviso, nel 1505, viene menzionato intorno all’ Esposizione veneta tenuta a Londra nel1895, consiffatto epiteto (vedi Gusravo Bampo, Spigolature, ecc.).
LORENZO LOTTO, PITTORE 9
Per quanto, d’altronde, i dati che abbiamo valgano ad accennare che il pittore abbia passato quei primi anni della sua attività a disposizione del pubblico nella Marca trevigiana, non vi rimane pur troppo altra opera da concorrere ad affermarlo. È bensì da supporre che ve ne siano state diverse, passate di poi in estranei lidi. Fra altre, certa tavola a mezze figure ora nella R. Pinacoteca di Monaco, col soggetto gradito a quei tempi del mistico Sposalizio di Santa Caterina (fig. 4°). Il Lotto stesso, infatti, ebbe a trattarlo di nuovo, parecchi anni più tardi, in una sua tela assai appariscente, oggidì visibile nel salone centrale dell’Accademia Carrara di Bergamo. Il confronto fra l'uno e l’altro sono interessanti, perchè ci mostrano il cambiamento operatosi nell’artista nel corso di una quindicina d’anni, circa il modo di concepire simile tema ideale, non scevro di una consentanea compunzione religiosa nel primo esempio, per quanto le figure appariscano essenzialmente studiate da modelli viventi, mentre nel secondo l’argomento non è davvero se non un pretesto per isfoggiare le attrattive di una grazia del tutto profana, accoppiata ad uno sfarzo di colori singolare.!
Il passaggio del nostro artista da una Marca all’altra, cioè da quella di Treviso a quella d’Ancona, non sappiamo per quali circostanze abbia avuto luogo, ma è da ammettere siasi verificato infatti sul declinare del 1506, da che esiste un documento del tempo, comprovante che fino d’allora la chiesa di San Domenico in Recanati lo aveva attirato in quella città, dandogli l’incarico di preparare, per l’altar maggiore, una pala che avesse a superare quanto egli aveva eseguito negli anni anteriori. Questa pala, composta di sei parti, tra di loro coordinate secondo un concetto architettonico, e nelle quali l’autore ripose ogni cura, attinchè avesse a riescire a seconda del desiderio dei committenti, fu nel processo del tempo vergo- gnosamente trascurata, e per di più anche spogliata del compimento di alcune tavolette funzionanti da predella. Il Vasari discorre di questa nei termini seguenti: « Nella predella, ch’è di figure piccole e cosa rara, è nel mezzo quando Santa Maria di Loreto fu portata dagli Angeli dalla parte di Schiavonia là dove ora è posta; delle due storie che la mettono in mezzo, in una è San Domenico che predica, con le più graziose figurine del mondo; e nell’altra papa Onorio che conferma a San Domenico la regola ». Se un giorno o l’altro con tale dato a qualche amatore venisse fatto di scoprire queste storiette e segnalarle agli altri amatori, questi avrebbero a rallegrarsene di certo, essendo noto quanto valga il Lotto in simil genere di pittura aneddotica. |
Il rimanente della pala, ora riunito fortunatamente in una sala del Municipio di Reca- nati, ma senza cornice nè buona, nè cattiva, è sempre di un’importanza da meritarsi esso pure una visita apposita su quelle ariose alture, vie più note ai giorni nostri per aver dato i natali ad un grande ed infelice poeta. A chi poi non potesse vedere l’opera originale, non sapremmo se non consigliare di procurarsi le fotografie ricavate dalle diverse parti per opera dell’ottimo fotografo Domenico Anderson, dove pure si vedrà, se non altro, come il Lotto abbia accudito all’esecuzione della sua creazione con una serietà di propositi e con un amore a tutta prova. La solennità con cui è intesa la scena principale della vestizione di San Dome- nico per parte della Vergine, nel mentre il Bambino benedicente le sta seduto in grembo, in presenza di due Santi Vescovi e di tre Angeli, ha qualche cosa di veramente meravi- glioso (fig. 5°).
E invero, l’espressione di sentimento severo che ne emana è tale, quale invano si ricer- cherebbe più tardi nelle sue opere. Lo stesso dicasi rispetto alle altre cinque tavole che servivano di complemento alla pala, contenenti figure di Santi, con teste studiate accurata- mente, come sono condotti colla massima finitezza gli accessorî onde sono ornati gl’ indu- menti di quei dignitari ecclesiastici. Quello poi che contrasta con tanta eccellenza e che ci rivela l’autore non per anco interamente provetto nel dominare la soggetta materia, si è la struttura e il disegno delle mani dei suoi personaggi, alquanto tozze, come forme, ed impacciate nelle movenze. E non ostante, quanta manifestazione di vita e di movimento in
! Vedasi in proposito la riproduzione nel volume del Berenson.
Archivio storico dell'Arte, Serie 2°. Anno II, fasc. I-II. 2
- LA VESTIZIONE DI SAN DOMENICO
(Nel Municipio di Recanati. Fotografia Anderson)
Fia. 52.
LORENZO LOTTO, PITTORE 11
quelle due figurine di angioletti posti sul gradino del trono, immaginati nel punto che danno momentanea tregua al suono dei loro istrumenti musicali, per contemplare, stupefatti, l'atto della consacrazione del monastico Santo! Come figure infantili, tolte da modelli umani, s'affratellano perfettamente con quelli dèl Bellini nel suo celebre trittico ai Frari, e con quelli della Madonna adorante il Bambino addormentato, nella sagrestia del Redentore, che Ja critica moderna con sicurezza incontrovertibile ha tolto al Bellini per rivendicarla al suo emulo Alvise Vivarini; ma quello che in essi manifesta l’elemento nuovo, che segna il divario fra i Quattrocentisti e il Cinquecentista, si è l'animazione drammatica affatto origi- nale, a confronto del concetto idillico dei tempi precedenti. !
La pala di San Domenico di Recanati, compita nel 1508, come si rileva dalla data appostavi unitamente al nome, segna l’apogèo di quella che starei per chiamare la prima maniera del Lotto, ossia della sua maniera di operare nell’età inferiore al trentennio.
Eseguita con eguale amore è bensì la tavoletta di minori dimensioni, a mezze figure, e recante la stessa data, che si vede sempre nella Galleria Borghese, dove è rappresentato con mirabile ingenuità e sentimento, affatto umano, il divino Bambino fra le braccia della Madre, rivolto ad un Vescovo che gli offre con intenzione simbolica il proprio cuore, pre- sente il decrepito Sant'Onofrio a mani giunte dal lato opposto (fig. 6°). Quando in fine alle cose fin qui enumerate si sia aggiunto una tavola a mezze figure, appartenente da tempo alla cospicua raccolta di Lord Ellesmere, nel Bridgewater House di Londra, ed un quadretto di soggetto allegorico, fatto dal pittore per Bernardo Rossi, Legato pontificio a Bologna, si è citatò tutto quanto rimane, a nostra saputa, del primo periodo della vita del Lotto.
, Il primo di questi quadri, che a detta del Berenson andrebbe anzi assegnato a un tempo anteriore a quello di Santa Cristina, già rammentato, in gran parte offre dei tipi di figure analoghe a quelle della pala di Santa Cristina stessa. È una buona copia antica del mede- simo quella che si vede pure a Londra nella dimora principesca di Grosvenor House, di proprietà del Duca di Westminster. | |
Il secondo, curioso per l'argomento, rappresenta un putto giuocante sul piano inferiore, e un satiro circondato da urne e da vasi, nell’atto che sta ascendendo un monticello. Si trovava parecchi anni or sono in mano del pittore bergamasco Gritti, il quale, dopo averlo infaustamente ristaurato, lo vendette in Inghilterra. Va riportato al tempo dalla dimora del Lotto a Treviso, come ben indica l’iscrizione dietro la tavola, e potrebbe quasi essere con- siderato, per le dimensioni e pel soggetto antico, come un riscontro a quello della Danae. *
I.
Un nuovo periodo della vita del nostro pittore s’ inizia coll’anno 1509, nel quale sap- piamo essersi egli trovato a Roma, non già unicamente di passaggio, ma coll’incarico di dipingere in Vaticano, contemporaneamente con Bartolomeo Suardi, detto il Bramantino, e con Giov. Ant. Bazzi, detto il Sodoma. Questo fatto risulta da un documento del tempo, rinvenuto e pubblicato a suo luogo, dal signor Franc. Cerruti, bibliotecario della Corsi- niana in Roma, Cod. 2135 (34, G. 27), come pure da un altro, conservato nell'Archivio Urbano (filza 16, fol. 188).
Rammentando come già nell’anno antecedente Raffaello Sanzio fosse stato chiamato a dar mano all’esecuzione de’ suoi affreschi nella Camera della Segnatura, s’ intenderà quale concorso di circostanze importanti si fosse verificato, da impressionare un animo sensibile quale doveva essere quello del giovane veneziano. Tanto più dobbiamo quindi deplorare che
! Per ulteriori ragguagli intorno alla pala di che si Comes Pontif. Tarvis. Aetat. Ann. XXXVI Mense X.D.V. tratta si consulti l’opera del Berenson. LAVRENTIVS LOTVS P. Cal. Jul. MDV. ? Sul rovescio si legge: Bernardus Rubeus Berceti
12 GUSTAVO FRIZZONI
mr DÒ. 5, ,_,._ e ___—-_.-__..———
nulla di quanto egli può avere operato in quel tempo sia giunto fino a noi, dacchè le poche opere sue che si trovano ora in Roma si hanno a ritenere tutte importate, essendo state fatte, quella già descritta di Galleria Borghese PROB DIMISnte prima della sua andata alla città eterna, le altre in anni posteriori.
Di queste opere, il noto critico signor Ottone Miindler, l’intelligente ed appassionato estimatore delle qualità dell’artista, ha fatto una descrizione così sentita e vivace, che ci piace riportarne qui tradotta la parte essenziale. Essa servirà fra altro a denotare l’oscu-
Fia. 63. - LA VERGINE COL BAMBINO FRA DUE SANTI
(Nella Galleria Borghese. Fotografia Anderson)
rità e l’ignavia che regnava fino a pochi anni or sono intorno ad un argomento che oggidì richiama a sè l’attenzione di ogni cultore del bello. !
« Chi vuol imparare a conoscere l'indifferenza, l'ignoranza e la mancanza di giudizio nella sua forma più spaventosa, egli dice, se ne vada a Roma, dove nelle mie visite ripe- tute mi venne fatto di scoprire, poichè mi è lecito esprimermi così, non meno di sei opere dell’attraente maestro. Infatti ogniqualvolta un Lotto non è segnato del nome, o che questo è stato cancellato, nascosto o non riconosciuto (visto che lo scherzoso artista si com- piacque spesso di celare, sia a mezzo di semplici iniziali, sia con altri segni speciali, come sarebbero un occhio, una bilancia, una ruota e simili), il compilatore del catalogo che dà spensieratamente i suoi battesimi suole appigliarsi a tutto quel che si vuole, fuorchè al vero ».
| Beitrlge zu Iacob Burckhardts Cicerone. Abtheilung: Malerei; von Otto Miindler. — Leipzig, Verlag von E. A. Seemann, 1870, pag. 57.
LORENZO LOTTO, PITTORE 13
Descritta poscia la Madonna nota di Galleria Borghese, soggiunge: « Nella stessa Galleria sta appeso il ritratto grande al vero di un giovane uomo, veduto fin sotto le ginocchia, tutto vestito di nero, ma senza monotonia, al contrario mirabile pel chiaroscuro; la mano sinistra, ornata di tre anelli, sta appoggiata all’anca, mentre la destra è mezza nascosta sotto le rose e i petali staccati, giacenti sopra un tavolo, fra i quali si trova anche un ramoscello di fior d’arancio. Tra i fiori sta celato parzialmente un piccolo teschio, a guisa di gioiello lavorato in ismalto. E questo impareggiabile ritratto, per fargli maggior onore, fu battezzato col nome del « Pordenone » (fig. 7°). !
Visitando la Galleria Doria ci si presenta, sotto il nome di Annibale Caracci, un pic- colo San Girolamo, i fianchi coperti da un panno rosso, colle braccia mosse quasi usi samente, preso interamente di faccia e in atteggiamento da sembrare in procinto di gettarsi a terra. Il paesaggio in luce pressochè crepuscolare. È un Lorenzo Lotto indubitato. Non lungi da questo piccolo gioiello vedesi il ritratto di un uomo, tutto vestito di nero, con barba oscura, dall’aspetto alquanto magro e sofferente, la sinistra sul petto, la destra rivolta ad indicare sè stesso, la bocca aperta come se volesse parlare. Da ritenersi, a norma di questi indizi, il ritratto del pittore medesimo. È segnato L. Lotto e inoltre anno aetatis suae 37. Nel fondo un muro abbondantemente rivestito di edera, e di un bassorilievo rap- presentante un angioletto colle ali spiegate, guardante in alto e reggente con ambe le mani una bilancia, nei piatti della quale i suoi piedini sono intesi a tenere l'equilibrio. (Forse una allusione al suo nome, di lotto, ossia combatto ?). ? i
Ma una sorpresa vie maggiore m’attendeva. Essendomi un bel giorno recato a visitare la Galleria Rospigliosi, eccomi attirato alla parete tra le finestre da un quadro singolare. Era qualificato per opera di Luca Cambiaso e probabilmente lo è tuttora. Vi decifrai la rappresentazione di una allegoria, che si specificava nel Trionfo della Castità sulla Lussuria. La Castità, avvolta tutta quanta, eccetto le braccia scoperte, in un manto di verde succoso, un panno bianco svolazzante sul capo, agita nella destra alzata l’arco d’Amore spezzato, investendo con sguardo spirante ira e con la bocca aperta la Dea d’amore e cacciandola avanti. Sul di lei petto si osserva, come simbolo d’immacolata purezza, uno svelto e candido ermellino (foggiato a guisa di una faina, con mustacchio appuntato) ornato di un collarino, munito di un grosso rubino, in atto di camminare. La Dea angustiata è librata nell’aria, i capelli biondi sparsi al vento, cinti da un giro di perle, una stella lucente sopra il capo, sulla spalla sinistra un vassoio grazioso, contenente il pettine, lo specchietto, dei flacon- cini, ecc., mentre dal petto e dall’avambraccio pendono collane con isvariati monili. Dietro a lei viene volando Amore, gli occhi rossi dal pianto, in quella di difendersi col braccio destro, che getta l'ombra sui suoi occhi, e di voltarsi indietro del pari che la madre sua, la quale vuole ripararlo colla propria destra, a guardare paurosamente la persecutrice. Egli ha rosee le ali, sulla schiena la faretra e una fiaccola accanto. Il fondo è costituito di un paesaggio a colline con cielo oscuro. Non è soltanto l’intiera composizione geniale quella che tradisce il Lotto, ma colui che si è reso famigliare col suo stile lo ritrova in ogni parti- colare, nella singolarità del modo ond’è illuminata, nel brillante del colorito, non che nella ii impareggiabile dell'esecuzione su finissima tela. In modo particolare poi si rico- nosce la mano del maestro nella figura della Castità, ch’egli si applicò ad eseguire con più amore che il rimanente; tantochè la severa figura colla sua movenza impetuosa apparisce più bella e più seducente che non la Dea d’amore, un po’ magra, dai tratti acuti e dalle
! Dovette intervenire anche l'autorità del Morelli ? Come già ebbe ad osservare il Morelli, un angio- (Lermolieff) prima che in Galleria Borghese il ritratto letto analogamente composto si osserva tra le figure riacquistasse il suo vero nome. Egli ne parla pure con intarsiate coi disegni dal Lotto nel coro di Santa Maria trasporto, descrivendolo nel suo volume di Studi critici, a Bergamo, e vedesi precisamente al lato sinistro del- dedicato alle Gallerie Borghese e Doria. (V. ediz. ita- l’entrata. Accanto al medesimo un cartello con lo scritto: liana della ditta Treves di Milano). Nosce te ipsum.
14 GUSTAVO FRIZZONI carni di una bianchezza di alabastro. Un cartellino applicato nell'angolo a destra, per quanto impiastricciato, sembra aver contenuto il nome del maestro, che assolutamente non può essere altri che Lorenzo Lotto. !
Altamente rallegrato dalla mia scoperta, me ne venni via dal casino Rospigliosi, e
Fia. 78. - RITRATTO D'UOMO
(Nella Galleria Borghese. Fotografia Anderson)
profittando del tempo e della circostanza, attraversai la piazza e m’inoltrai negli ambienti del Quirinale. Nella prima delle grandi sale da quadri il mio occhio si atfissò in una Sacra Famiglia sopra una porta, che di nuovo mi richiamava il Lotto. « Di chi è il quadro quassù, chiesi : al guardiano?» « È sempre passato per Correggio finora, soggiunse; ma essendo stato levato
! Ottimamente riprodotto dall’Anderson, il nome del maestro vedesi ora chiaramente impresso sul cartellino.
LORENZO LOTTO, PITTORE 15
alcune settimane fa, vi si trovò scritto un nome ». « Sta bene, interruppi io, datemi una scala, se è possibile, che vorrei vedervelo io pure ». Venne la scala. ed io vi lessi: « Lau!» Lotus 1524 ». n o, 4 VETTA
In mezzo al quadro sta seduta la Vergine in isfarzosa veste rossa, il Bambino ignudo in grembo. Questi porge a Santa Caterina una bella rosa rossa, verso la quale dessa stende la mano destra; la beata Vergine, con delicata movenza, muove un foglio nel libro aperto che viene tenuto da San Girolamo, vestito alla sua volta di un manto in color rosso lacca oscuro. Sopra quest’ultimo se ne sta San Giorgio, appoggiato alla sua lancia, munito di elmo abbondantemente piumato. Accanto a lui infine, in mezza luce, apparisce San Giovanni Battista, una graziosa testina sentimentale; dal lato opposto un Santo Vescovo, tutto rischia- rato con luci di riflesso, in atto di guardare in un libriccino che viene tenuto da Sant'An- tonio colla mano sinistra, mentre nella sua destra si vedono due poderosi campanelli.
Anche il palazzo Colonna possiede un ritratto di Lorenzo Lotto, cioè l’etfigie di un prelato in veste rossa, seduto in un seggiolone, con un cagnolino bianco, seduto davanti sopra un tappeto.
Altre cose si potrebbero trovare di questo maestro così produttivo, se si avesse a com- pletare il numero, ma basti per ora il fin qui detto. |
Fra altre traccie del Lotto, che si potrebbero riscontrare nelle raccolte di Roma, vuol essere rammentato per lo meno un ritratto di un gentiluomo in mezza figura, nella Gal- leria del Campidoglio. Il merito di averlo riconosciuto per tale spetta questa volta ad un critico di casa nostra, che a buon dritto merita se ne evochi spesso la memoria, e che era parimenti un buon intendente ed amante della natura artistica del Lotto. S' intende il sul- lodato senatore Giov. Morelli. Nei noti suoi Studi di critica dell’arte, pubblicati sotto il pseu- donimo di Ivan Lermolieff, egli ne ragiona nel modo seguente: « Nella Pinacoteca Capitolina avvi un opera di Lorenzo Lotto, esposta bensì sott’altro nome. Rappresenta un giovane signore, grandezza al naturale, berretto e vesti nere; col gomito sinistro s’appoggia leggermente ad un tavolo, coperto di un tappeto grigio-bleu, tenendo fra le mani un moschetto. Questa effigie, che un dì vuol essere stata certamente splendida, disgraziatamente oggi non è più che una rovina. La movenza del corpo, anche in questo ritratto del Lotto, è resa nel suo modo par- ticolare tanto fine e sentito, il disegno delle mani è caratteristico pel maestro; l’arme da fuoco riccamente ornata è eseguita con grande amore. Il quadro, mirabile dictu, viene qualificato dal Catalogo quale ritratto di un monaco, e come opera di Giorgione ».
Gli è all'iniziativa di questo critico che si deve essenzialmente la correzione adottata nelle Gallerie di Roma su quanto concerne il nostro pittore in genere. ! D'altronde, come già s'ebbe ad accennare, nessuno di questi dipinti fu eseguito in Roma probabilmente, ma vi dovettero essere importati. Quello di Galleria Borghese del 1508, tanto esaltato, ed a ragione, da tutti i conoscitori, può essere stato facilmente trasportato dalle Marche a Roma per mezzo di qualche Legato pontificio, e lo stesso dal più al meno si può arguire degli altri, tutti fatti dopo il soggiorno di Roma. Il ritratto d'uomo nella stessa Galleria viene dal Berenson giustamente classificato fra le opere dell’età matura, coincidente con altra sua dimora nelle Marche o a Venezia. I
Il soggetto dei San Girolamo penitente che troviamo molto ambito a quei tempi fra le opere di soggetto religioso, fu dal Lotto trattato più volte. Infatti, oltre ai due esemplari già rammentati qui, quello cioè a dire del 1500 al Louvre e quello di Galleria Doria, tre altri possono essere enumerati, e sono: uno firmato e datato del 1515, già in possesso dello stesso Ottone Miindler, uno nella R. Galleria del Prado a Madrid (quivi tuttora dato a Tiziano), che dev'essere, come osserva il Berenson, una replica in grande di quello dei Doria, coll’aggiunta di un angelo in alto; finalmente un quinto che fa parte della pubblica raccolta di Hermannstadt in Transilvania (fig. 8%. Anche in quest’ ultimo, a giudicare dal
! Il ritratto al Campidoglio, fra altro, sotto il n. 176, ora è registrato: « Un gentiluomo con balestra, di Lo- renzo Lotto ».
16 GUSTAVO FRIZZONI
movimento esagerato con cui vi è espresso l’atto di penitenza quale apparisce nella figura che ci sta davanti, !' deve appartenere all’età matura dell’autore. Pittoresco assai e studiato
Fra. 88. - SAN GIROLAMO PENITENTE
(Nella Galleria di Hermannstadt)
sul vero ne’ suoi particolari vi si presenta ad ogni modo .l’ambiente del paesaggio con
infiniti particolari.
! L’esemplare fotografico devesi alla ditta libraria Ludwig Michaelis di Hermannstadt. Vedasi, in proposito di quest'altro interessante quadro, le riflessioni sugge- rite al prof. Teodoro Frimmel, di Vienna, esposte nel
suo Catalogo ragionato della Galleria di Hermannstadt, facente parte di una serie di: Kleine Gualerie-Studien. Egli vi osserva, fra altro, che il quadro di che si tratta (senza alcun dubbio originale, dipinto sul legno, alto
LORENZO LOTTO, PITTORE 17
Per quel che concerne il ritratto dell’uomo malinconico e malaticcio di Galleria Doria, l’opinione che abbia a rappresentare il pittore è a ritenersi erronea, non foss’altro perchè deve appartenere ad un tempo della sua vita in cui egli era assai più avanti negli anni, di quel che fosse il soggetto ivi rappresentato, nell’età, come vi è segnato, di 37 anni.
Bisognerà pertanto contentarsi a metterlo nel numero di tanti personaggi ignoti a ‘noi, ma che al loro tempo, a giudicare dai volti vivi ed espressivi, avranno avuto, ciascuno a modo suo, qualche lato notevole e fornito ad ogni modo all’artista qualche speciale consi- derazione psicologica da svolgere.
Appartengono indubbiamente all’epoca bergamasca del Lotto le due brillanti tele, l’una di soggetto allegorico, esposta tuttora nel casino Rospigliosi; l’altra, esprimente il mistica sposalizio di Santa Caterina, già nel Quirinale, datata del 1524. L’entusiasmo col quale vengono partitamente descritti dal critico alemanno è pienamente giustificato dalle qualità di originalità e di vita onde sono improntate.
Dove si trovi ora la seconda di dette opere, che lo scrivente vide pure nel palazzo di Monte Cavallo, con grande soddisfazione, prima che vi s’insediasse il nuovo potere, è cosa generalmente ignorata; « nè vi sarebbe da meravigliarsi (soggiunge il Lermolieff col suo abituale pessimismo pur troppo non ingiustificato) che in grazia della suprema indifferenza in materia d’arte, quale regna in Italia tanto nelle sfere superiori, quanto nelle inferiori del regime costituzionale, anche questo quadro, in un modo o nell'altro, dovesse essere SCOMparso ».
III.
Mentre dunque dal fin qui detto s’ intende che è riescita vana qualsiasi ricerca di opere d’arte del nostro pittore, da ritenersi con sicurezza del tempo della sua dimora în Roma, merita eonsiderazione la circostanza, bene avvertita dal Berenson, che nelle opere poste- riori dell’artista si riscontrano molteplici indizi d’impressioni da lui direttamente ricevute alla presenza delle sublimi opere di Raffaello, eseguite sotto il pontificato di Giulio II.
. Infatti, nel primo quadro datato che troviamo in Jesi, nelle Marche, rappresentante la Deposizione di N. S. nel sepolcro, dove si legge il nome dell’autore e il millesimo 1512, ben s'intende che egli aveva dovuto osservare in Vaticano le mirabili creazioni dell’ Urbi- nate. Certi angioletti posti in alto, attorno alla nube che contiene il monogramma di Cristo, nella centinatura della tavola di Jesi, eseguita per un altare della chiesa di San Floriano, e negli atteggiamenti e nel tondeggiare delle membra ricordano vivamente quelli tanto belli ed ispirati che si osservano nella parte alta del grande affresco della Disputa del SS. Sacramento nella camera della Segnatura.
Intorno a quel tempo il Lotto deve essere stato una seconda volta a Recanati ed avervi eseguito alcune opere a fresco e in tavola, nelle quali fanno capolino del pari Je remini- scenze portate dal Vaticano, nel tempo stesso ch’egli conserva il carattere suo proprio, il suo modo d’intendere le forme e di esprimersi, con una enfasi che trabocca spesso in atti dimostrativi eccedenti la giusta misura, tanto insita invece al naturale ben equilibrato del divino maestro, col quale ebbe a trovarsi a contatto. Un piccolo San Giacomo pellegrino, avviato sul suo cammino, tavoletta alta non più di 20 centimetri e larga 14, di armonico e succoso colorito, gelosamente conservata dalla Confraternita omonima, una pala rappre- sentante la Trasfigurazione, e l’imagine di San Vincenzo Ferrer, eseguita a fresco sopra
centim. 55, largo 43), potrebbe essere per avventura condo quanto ci comunicò recentemente per lettera il quello veduto dall’Anonimo (Mare. Ant. Michiel) in casa signor Berenson, si troverebbe nella Galleria del si- di Domenico del Cornello a Bergamo. gnor Cons. Weber ad Amburgo, quivi registrato sotto
Un altro San Girolamo infine, di Lorenzo Lotto, se- il n. 33, come opera della scuola fiorentina del xvi secolo.
Archivio storico dell'Arte, Serie 2°, Anno II, fasc, I-II. 3
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Fia. 98, - SAN VINCENZO FERRER IN SAN DOMENICO A RECANATI (Fotografia Anderson)
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20 GUSTAVO FRIZZONI
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un altare della chiesa di San Domenico, sono altrettanti documenti grafici, nei quali il
Berenson pel primo rilevò i non dubbi indizi di reminiscenze raffaellesche.! E chi non ne.
ravviserebbe ora l’evidenza anche colla semplice scorta delle riproduzioni fotografiche del- l’Anderson, in ispecie nelle teste di cherubini che aleggiano nella parte alta della Trasfi- gurazione, e in talune teste delle sottoposte figure? Chi non converrebbe del pari, una volta che sia messo sull’avviso, come nel dipingere il San Vincenzo, che vedesi reso nell’unita figura 9°, dovesse balenare alla mente del suo autore una ispirazione raffaellesca, qual'è, per esempio, quella della pittoresca figura di un Santo che alza il braccio, come fosse per invocare la SS. Trinità, standosene accanto all’altare, nello stupendo affresco della camera della Segnatura? E in taluno degli angioletti che attorniano il Santo, per quanto ci mostrino in modo bene spiccato le forme del nudo nelle figure infantili, proprie del Lotto, tutt'altro che irreprensibili a dir vero, non trasparisce pure una ricerca della grazia, attinta alla nobile fonte già accennata? Si veda in proposito la figura dell’angioletto di Raffaello, posta a riscontro (fig. 10°).
Valgano pertanto questi ed altri esempi, che agevolmente si potrebbero addurre, a dimostrare come anche un ingegno vivamente individuale, qual’era il Lotto, avesse l’animo accessibile e il pennello pronti a ritrarre impressioni memorabili e ad appropriarsene a modo suo.
Una circostanza particolare che non si può trascurare nella biografia del nostro pittore si è quella della frequente variazione delle sue dimore. Infatti, nel 1513 egli si trova già lungi . dalle Marche, nè sappiamo per quale addentellato di circostanze chiamato a Bergamo. * Quivi esiste tuttora fra le carte dell’Amministrazione degli Orfanotrofi l’autografo della bozza di contratto fra il conte Alessandro Martinengo Colleoni e Lorenzo Lotto, col quale gli viene concessa l’esecuzione della pala dell’altare maggiore dei Santi Stefano e Domenico in detta città. Da questo scritto lacero, abborracciato e confuso (riportato da Pasino Loca- telli nel suo primo volume degl’ Illustri Bergamaschi)* si ricava che il committente era precisamente nipote, per via di figlia, del celebre condottiero Bartolomeo Colleoni, ed egli stesso qualificato per magnificus et splendidissimus miles et olim armorum ductor, che il padre del pittore, di nome Tomaso, già veniva noverato fra i defunti, come pure s’ intende dal contesto che l’opera doveva essere fatta con ogni perfezione e grandiosità.
Il compimento della grande pala ebbe luogo solo tre anni più tardi, come apparisce dalla data 1516 impressa sul cartellino insieme col nome dell’autore. A motivo principale di tale indugio viene addotta dal Morelli la circostanza di una dimora a Venezia del pit- tore negli anni intermedi, in grazia della quale l’esecuzione del lavoro avrebbe dovuto essere condotta per le lunghe.
Indagini ulteriori tuttavia c’' inducono a ritenere infondata siffatta congettura, essendo la medesima basata sopra fallaci indizi. Il Morelli infatti invoca quale primo argomento in appoggio alla sua tesi l’esistenza di certa tavola, nella quale sarebbe stato condotto dal pit- tore, in limitate proporzioni, un primo abbozzo in colori dell’opera importante commessagli dal Martinengo. Egli riteneva che il pittore se ne fosse occupato standosene in Venezia nel convento di San Giovanni e Paolo (dove più tardi certamente si trattenne, come vedremo)
! La Trasfigurazione, a detta del Vasari, era mu- nita di tre quadretti che ne formavano la predella, con- tenenti fatti allusivi alla vita di Gesù.
Uuw'altra storietta da predella, rappresentante l’As- sunta cogli Apostoli, che allo scrivente accadde di ri- conoscere parecchi anni or sono, quale opera del Lotto, sotto la denominazione generica di Scuola veneta nella Pinacoteca di Brera (n. 16 sala Oggioni), viene dal Be- renson giustamente collocata intorno allo stesso tempo. I
pregi pittorici del pari che i difetti del disegno, propri dell'autore, vi sono chiaramente impressi.
? Rammenteremo qui soltanto che consta come un Luigi Tasso da Bergamo, nel 1516, andò ad occupare
la sede vescovile di Recanati. (V. Berenson, pag. 186)..
* IMNustri Bergamaschi. Studi critico-biografici di Pa- sino LocateLLI. Bergamo, dalla tip. Pagnoncelli, 1867.
4 Vedi: Ivax LermoLIEFF, Die Galerien zu Miinchen u. Dresden, pag. 68.
LORENZO LOTTO, PITTORE 21 deducendolo dalle parole abbreviate che vi si leggono sul cartellino e che sono precisamente del seguente tenore: LA VR. L. IN. IO. PA V. PIN., ch’egli interpretava come avessero a signi- ficare: Lorenzo Lotto dipinse in San Giovanni e Paolo; forse ricordandosi degl’indizi per cui risulta che il pittore ebbe relazioni di domestichezza coi frati di quella chiesa, sebbene in anni molto più inoltrati. Ora se è vero che qualclie volta sonnecchiasse anche Omero, noi crediamo lo stesso sia potuto accadere nel caso presente all’eminente nostro critico con una simile interpretazione. La così detta bozza del gran quadro, che dopo essere passata da Bergamo in Francia ora ha fatto ritorno a Bergamo, in casa del prof. Varisco in via Pignolo, a chi l’osservi oggi spassionatamente non potrà a meno di apparire come cosa di fattura grossolana e di torbido colorito, da doversi assegnare certamente a tempo posteriore e da considerarsi quindi come una copia oscura dall’ originale. Ciò posto l’esecutore della medesima, non intendendo ingannare alcuno, volle senza dubbio significare colle abbrevia- ture indicate il JLotto quale inventore del soggetto, sè stesso semplicemente per riproduttore del dipinto. (Lavr. L. invenit Io. Pan. Pinzit).' Questa versione non esitiamo a ritenere l'avrebbe addotta ora, se fosse sempre fra noi, il critico nominato, pronto qual’era a ripren- dersi e a correggersi quando si accorgeva degli errori commessi in anni anteriori, come nel caso concreto, dove ci consta trattarsi di una osservazione da lui fatta circa una quarantina d’anni fa.
Sfatata così l’illusione della bozza, crediamo non si abbia ad insistere nel pensiero che il Lotto si fosse trasferito a Venezia in quegli anni, ma che l’importanza dell’ impegno preso col nobile condottiero bergamasco motivando meditazioni e studi preventivi parecchi, sia stata la causa principale dell’indugio, tanto più che si trattava, come apparisce dal testo del contratto relativo, di un’opera per la quale si erano presentati in concorso parecchi artisti. *
Molto più ci piace riportare qui testualmente le considerazioni e le congetture espresse dal Morelli in un suo foglio inedito, concernenti le circostanze storiche che possono avere dato luogo ad un’opera così ricca e così complessa.
«Il 18 di maggio del 1513, dopo lunga e per le provincie di Bergamo e Brescia disa- strosissima guerra, la Repubblica di Venezia e il Re cristianissimo di Francia vennero a trattato di pace e si concluse fra i due Governi perfino una lega. Il Doge veneto scrisse ai rettori delle provincie che la domenica seguente, cantata la messa solenne e fatta una solennissima processione, facessero pubblicare la pace e la lega conchiusa in Bles (?) tra la Maestà cristianissima di Lodovico XII e la Signoria di Venezia per mezzo del nobiluomo M. Andrea Gritti, procuratore di San Marco, essendo riserbato onorevolissimo luogo al pon- tefice sommo Leone X e fosse accompagnata questa solennità con suoni di campane e fuochi per tre giorni sì nella città che nel territorio. Questa pace però era certamente conosciuta già alcune settimane prima, ed è assai probabile che Alessandro Martinengo avesse stabilito di festeggiarla dal canto suo col dedicare alla chiesa de’ Domenicani in Bergamo una son- tuosa pala d’altare. Ne diede l’allogazione a L. Lotto ed il contratto ne fu stipulato già ai 13 maggio, cioè 5 giorni prima che si sottoscrivesse il trattato di pace. In giugno, un mese dopo la pace conchiusa fra Venezia e Francia, dunque, entrarono gli Spagnuoli a nome dell’ Imperatore in Bergamo e portarono seco oltre la solita barbarie anche la peste, della quale pare morisse, uno fra i primi, il Ripadeneira, da sua Maestà cesarea posto a gover- natore di Bergamo ».
Può darsi pertanto che gli avvenimenti accennati abbiano causato un ritardo nell’ese- cuzione della impresa artistica allogata al nostro pittore e ch’egli nel frattempo si fosse riti- rato in campagna ed avesse atteso all'esecuzione di altra opera che il Berenson ragionevol-
! Si noti che nel quadro piccolo le lettere dell’iscri- relli riportato, dove l’ in apparirebbe quale preposizione. zione sono tutte maiuscole come le abbiamo date qui, * Vedasi l’autografo della bozza riprodotta da Pa- dopo osservato il dipinto, e non variate nel modo dal Mo- sino Locatelli in Ilustri Bergamaschi, vol. I, pag. 466.
22 GUSTAVO FRIZZONI
mente pone in questo giro di anni. Questa sarebbe l’ancona tuttora sussistente sopra un altare della chiesa parrocchiale di Alzano e nella quale è rappresentata la morte tragica di San Pietro Martire.
È opera notevole. per certa impronta tutta sua propria, onde si direbbe appartenga ad un’epoca nella quale una trasformazione si andasse operando nell’animo del suo autore, nè sapremmo negare gl’indizi quivi di un suo contatto col celebre pittore bergamasco Palma il Vecchio. Certamente non vi sarà intelligente al giorno d’oggi disposto a sottoscrivere il giudizio strano e cervellotico che fa del Lotto e in ispecie di questo suo quadro uno scrittore tedesco di circa 60 anni fa, noto del resto per la sua coltura e pel suo spirito, e per lo passato citato spesso come giudice autorevole, il barone di Rumohr. Questi in un suo libric- cino, stampato nel 1832, nel quale volle raccogliere alla rinfusa le sue impressioni di viaggio, sì esprime nei termini seguenti:
«Un pittore assai antipatico di questa scuola (bergamasca) è Lorenzo Lotto, tanto manierato, che non si comprende come mai siasi potuto pur tollerare dal 1510 al 1525 un tale messere senza lapidarlo. Io non so decidermi a ripetere qui .quel che a Bergamo notai sul conto suo. Si trovano colà nelle chiese alcuni quadri di lui, segnati, ma nessuno che raggiunga in merito quelli che si vedono nella Galleria di Berlino. Quel ch’è strano si è che a lui suole essere aggiudicato l’attraente quadro nella chiesa di Alzano, poco discosto da Bergamo, per salvare l’onore della patria. Intendo il quadro a sinistra sul secondo altare, dove San Pietro viene ucciso da duc Albigesi, mentre il suo compagno fugge. Vi è azione in quella pittura, la forma e la disposizione non sono cattive. Queste circostanze non che la pastosa esecuzione pittorica accennano alla vicina scuola dei della Piazza di Lodi.
« L’intonazione del quadro ha patito in causa di ripuliture ; altrimenti il fatto sarebbe anche più strano ». (V. Drei Reisen nach Italien, 1832, pag. 320).
Molte cose in vero vi sarebbero da osservare e da QOREREEOne a queste espettorazioni dell’erudito alemanno.
Prima di tutto è cosa risaputa che i sentimenti di iii e di antipatia sono per loro natura essenzialmente soggettivi e tali quindi da non poter essere comandati. Nel caso concreto poi si vorrà ammettere che l'impressione sfavorevole del barone non basta a con- dannare un artista quale il Lotto, per quante possano essere le pecche di che si voglia incol- parlo. Che i Bergamaschi non fossero disposti a lapidarlo (inn 2u steinigen), è cosa vie più certa per chi sappia come egli sia stato stimato a Bergamo (almeno dopo la sua morte, secondo quanto suole accadere in genere co’ valentuomini) a segno da essere stato colà tenuto finora per loro concittadino. E per tale, come apparisce, lo tenne pure lo scrittore tedesco, al quale a vero dire si contrappone con molto giudizio il Morelli, che soleva ripe- . tere il Lotto già nelle manifestazioni delle sue opere rivelarsi di un naturale affatto diverso da quello dei veri Bergamaschi, i quali nella pittura in genere appariscono piuttosto tozzi, montanari, amanti delle tinte e degli accordi d’intonazione calda, laddove il Lotto è svelto nelle forme e nelle movenze, acuto ed argentino nelle luci de’ suoi dipinti, esuberante di vita e di spirito nelle sue figure, talvolta bensì fino all'eccesso. Che la Galleria di Berlino contenga parecchie opere pregevoli di lui non si vuol contestare, tuttavia sarebbe difficile assunto quello di sostenere che le grandi ancone delle chiese di Bergamo non siano supe- riori per importanza a quanto può offrire la raccolta berlinese.
Quanto sia da consigliare in fine un prudente riserbo nel pronunciare i propri giudizi, per le stampe, massime da parte di stranieri non per anco bene acclimatati fuori di casa loro, lo dimostra l’infelice ispirazione di voler pensare alla scuola dei Piazza di Lodi a pro- posito del quadro di Alzano, la quale scuola non ha proprio nulla a che fare col Lotto, salvo che uno di quelli, Scipione da Lodi, trovandosi a Bergamo, possa avere in qualche cosa imitato il pittore veneziano, come apparirebbe infatti in certa sua pala situata sul- l’altare a sinistra nella chiesa di Santo Spirito a Bergamo.
LORENZO LOTTO, PITTORE Du 28
Tornando ora al quadro del San Pietro Martire di Alzano, giova notare che l’aspetto palmesco del medesimo si spiega anche col: fatto che, secondo una testimonianza locale bergamasca, ! la pala medesima riceveva il suo compimento in alto da altra tavola rappre- sentante l'Annunciazione, fino a tempi recenti sempre tenuta per opera del Lotto, mentre in realtà fu poi riconosciuta ad evidenza dalla critica quale pittura del Palma, verificandosi così l’asserzione del Vasari che i due artisti fossero compagni nel lavoro. Codesta tavola, venduta poi da quei mal pratici Reggenti, passò in mano di un signor G. B. Noli, e da quella famiglia in quella dei nobili Baglioni, i quali, alla loro volta, la vendettero ad un antiquario di Venezia. Come documento interessante i rapporti fra i due pittori, ci piace porgere al lettore l'unita figura 11° che, in proporzioni assai ridotte, ne dà un’idea appros- simativa. Non si può negare che il pittore vi arieggia il Lotto in quel non so che di pronto e di vivo onde si vedono animate le figure, quella dell’angelo in ispecie; ma se si bada alle forme, ai tipi, alle pieghe de’ panni, ben vi si scorgeranno elementi sufficienti per conchiudere essere opera del Palma veramente.
Mentre nella tavola sottoposta invece è il Lotto quello che palmeggia, l’opera intera rimarrà segno eloquente dello scambio d’impressioni e di idee fra l’uno e l’altro.
Un altro argomento per cui si era creduto dal Morelli dover ammettere la presenza del Lotto nel Veneto verso il 1515 egli lo dedusse dal trovarsi la data indicata appunto sopra un ritratto del medico Giovanni Agostino della Torre, di Bergamo, presunto professore all’ Università di Padova. Se non che dai registri della medesima non apparisce affatto il nome di Giovanni Agostino della Torre, * sì che si può ritenere che il di lui interessante ritratto fosse dal nostro pittore eseguito propriamente a Bergamo. Poichè il Morelli stesso in anni passati ne fu il possessore ed ebbe campo di esaminarlo e studiarlo a suo piacere, giova raccogliere qui gli elementi sparsi fra le sue note manoscritte, atti a procurarci ragguagli particolareg- giati intorno ad un’opera che, se non fosse eccessivamente rimaneggiata dai ristauri, sarebbe da noverare fra le più pregevoli lasciateci dall’ingegnoso autore.
Il dipinto, che oltre all’etfigie del medico sunnominato comprende anche quella di Nicolò suo figlio ed erede,® dal Morelli pertanto viene descritto come segue:
« Tela finissima, alta 4 palmi e mezzo e larga 3 e mezzo; rappresentante due uomini a mezza figura, grandezza naturale, l’uno di circa 65 anni (benanco 70), l’altro circa di 40; il primo è vestito di lunga veste color pavonazzo-grigio foderata di pelliccia, a maniche larghe e stretta sui fianchi da una cinta di pelle nera fregiata di borchie d’ottone. Quest’uomo,. che al pari dell’altro si vede di faccia, tiene nella sua destra un pannolino bianco con frangia
Fia. 11%. - L’Annunciazione di Iacopo Palma il Vecchio
già nella parrocchiale di Alzano
1 Si tratterebbe di un manoscritto Carrara conser- vato a Bergamo, il quale ne fa cenno a pag. 24.
? Dalla cortesia del prof. Enrico Catellani, di Pa- dova, che volle fare le opportune ricerche, apprendiamo che nel 1509 tutte le scuole, compresa quella di medi- cina, andarono chiuse a motivo della guerra. Il primo professore ordinario di medicina fu quindi nominato nel 1518. Nè prima, nè dopo trovasi indicato un Gio- vanni Agostino da Bergamo. Si trova invece fatta men- zione di un Corradino da Bergamo nel 1580. Anche dal-
l'egregio signor G. Battista de Toni, possessore di un elenco dei Rettori dell’ Università di Padova, veniamo assicurati che non vi figura in alcun tempo un G. Ago- stino della Torre. o
$ Così viene qualificato in un registro intitolato: Magistrale G, già appartenente al convento di Sant'A- gostino a Bergamo ed ora conservato nell'Archivio degli Orfanotrofi. (Cortese comunicazione del signor Giuseppe Ravelli, vicebibliotecario comunale di Bergamo).
24 | GUSTAVO FRIZZONI
sulla quale è dipinta naturalissimamente una mosca e in oltre un rotolo di carta sopra il quale sta scritto: .Medicorum Esculapio Joanni Augustino Bergomati. Colla sinistra sostiene appoggiato al braccio un librone legato in rosso, color quadrello e su cui leggesi: Galienus. All’indice di questa stessa mano sinistra egli porta un grosso anello d’oro con corniola. La faccia di quest'uomo, che sta ritto in piedi col braccio destro appoggiato ad un tavolino coperto di panno verde, è rossa e rubiconda, cogli occhi grandi e neri, coll’orlo rosso in- fiammato, col naso aquilino a punta alquanto storta, con bocca a labbra sottili e parimenti un pochino storta. ‘Egli porta in capo una herretta a quattro punte, nera. Dietro a lui vedesi un uomo più giovane con barba e mustacchi bruni, con labbra tumide, occhi grandi, color ca- stagno, capelli alquanto ricci, di color bruno, frammisti ad altri grigi. Questi ha veste nera con corpetto giallo chiaro e porta in capo un berrettone di seta nera. Pare a me che questa seconda figura sia stata aggiunta di poi al ritratto del più vecchio. Io l'argomento dal tro- varsi questo secondo ritratto un poco addossato all’altro e senza che fra l’una e l’altra figura scorra quell’aria che vi sarebbe certamente, qualora il Lotto avesse avuto l'intenzione in sul bel principio di collocare su questa tela i ritratti di tutti e due questi personaggi. In una parola il secondo ritratto rimane sacrificato. Sul tavolo a destra vedonsi due ricette, un calamaio di porcellana bianca spruzzato d’ inchiostro, un temperino, una pinzetta e quattro libri, l’uno sopra l’altro. Inoltre vedesi una lettera colla seguente soprascritta: Dio. Nicolao de la Turre nobili bergomensi amico sing" Bygomi.! Questa soprascritta fu interpretata da molti come indicante il nome del secondo personaggio, ed essendo Gio. Agostino pure della famiglia della Torre e celebre lettore di medicina all’ Università di Padova (?), così avvenne che questo quadro fu generalmente denominato % quadro dei due dottori ».
Con questa denominazione infatti viene accennato nel già rammentato manoscritto Car- rara, dov'è detto che vi era un bellissimo ritratto di due medici, con libri, e sovra un panno bianco una mosca, în casa del signor Alessandro Torre a S. Cassiano.
« Questo ritratto segnato inoltre: L. LOTVS P. 1515 (come si legge sopra la scranna a cui appoggiasi il braccio sinistro di Gio. Agostino), riprende poi il Morelli, trovavasi ancora nel 1812 nella famiglia della Torre in Bergamo, e già allora invece del berretto il personaggio più giovane aveva in capo un cappellone rotondo, correzione fattavi probabilmente in un restauro del Seicento. Nel 1812 fu acquistato dal conte Teodoro Lechi di Brescia. Nel 1847 venne da quest’ultimo venduto per trecento napoleoni d’oro al conte Festetich, ungherese, stabilito a Vienna. Nel 1859 fu da me acquistato a Vienna al prezzo di centoventiquattro napoleoni d’oro; nel 1863 venne da me ceduto alla Galleria Nazionale di Londra per napo- leoni quattrocento. Quando io l’acquistai questa pittura trovavasi coperta di una vernice gialla che ne alterava tutto il colorito. Levata dal cav. Molteni, di Milano, quella vernice, trovossi la pittura alquanto danneggiata sia dal tempo, sia, in ispecie la figura di dietro, da improvvidi restauri e correzioni. In questo dipinto vedesi egregiamente il metodo di di- pingere osservato dal Lotto: nella carnagioni, p. es., il suo color locale era grigio nelle parti chiare e bruno nelle ombre, poi vi velava sopra ».
Osserveremo da ultimo che Gio. Agostino fu sepolto in S. Agostino a Bergamo, essendo morto in età di 81 anni nel 1535, come si ricava dalla lapide mortuaria appostagli dal
figlio Nicolò.
(Continua) GUSTAVO FRIZZONI.
! Ora questo scritto apparisce quasi del tutto cancellato.
UN TRITTICO FIORENTINO DEL XIV SECOLO 7
ASCRIVIBILE A BALDASSARE DEGLI EMBRIACHI
RA i molti cimelî che adornano l’attraentissimo Museo del Bargello in Firenze, vi ha nella vetrina degli avoriî (n. 1798), al primo piano del palazzo, poco dopo la collezione Carrand, un trittico d’avorio delle dimen- sioni di 40 centimetri di larghezza su un’altezza di 60, di cui siamo lieti di poter qui dare una riproduzione fototipica (tav. I).
Questo trittico, che ha la cuspide di mezzo adorna d’un fregio a larghi fogliami con pigna terminale e ai lati due statuette di profeti tenenti fra mani sacri filatterî, porta le ante laterali girevoli sì da poter ve- nire chiuso a foggia d’altarino portatile, ed è in ogni sua parte circondato da fascie e filettature a tarsia di legni bianchi e oscuri, con rombi intrecciantisi in alto
ed una greca nel basamento.
Si divide questo trittico, una volta aperto, in una fascia superiore in cui è ratfigurato, nello spazio trapezoide di mezzo ed in cinque pezzi longitudinali d’avorio, il Cristo crocifisso con ai piedi la Vergine Madre e l’apostolo prediletto San Giovanni, aventi ai lati soldati, giudei e sacerdoti del sinedrio, e, nei due spazi semitriangolari dei lati, ed in due pezzi cadauno, il soggetto di Cristo in abito di ortolano che appare alla Maddalena, prostrata a lui dinanzi sulla ‘sinistra di chi osserva, e l’altro soggetto analogo di Cristo che si mostra alle pie donne prone ai suoi ginocchi, sul fianco destro.
Nella fascia inferiore, lo spazio rettangolare di mezzo offre in vista, nelle cinque piastrine longitudinali, leggermente convesse come sono tutte in genere quelle del trittico, la Vergine
ritta in piedi tenendo abbracciato il divino Infante, che ha alla sua destra una Santa con libro fra mani che si rivela, dalla ruota del martirio posta a lei dietro, quale Santa Caterina d'Alessandria, e dopo di essa San Pietro con le chiavi nella destra mano ed un libro nel- l’altra, ed alla sua sinistra Santa Maria Maddalena col vaso degli unguenti, se non piuttosto Santa Marta coll’aspersorio in una mano e l’idria dell’acquasanta nell’altra, e a lei presso l’apostolo San Paolo con la spada levata in palo. |
Nei due scompartimenti minori e parimenti rettangolari scorgiamo etfligiati a destra Santo Stefano, con la pietra sul capo, e San Lorenzo, senza però l’attributo della graticola, ed a sinistra San Maurizio, con la spada del guerriero, e Sant'Antonio, col tradizionale bastone su cui si appoggia.
Archivio storico dell'Arte, Serie 2*, Anno II. fasc. I-II. 4
26 DIEGO SANT'AMBROGIO
In questa fascia inferiore, ciò che v’ha di notevole si è che sì la Vergine che le altre figurine di Santi che le stanno intorno, a destra ed a sinistra, hanno tutte al disopra una zona di pochi centimetri corrente in senso longitudinale, nella quale stanno scolpiti edificî diversi a guisa di torri e castelli susseguentisi, che non hanno, a dir vero, alcun riferi- mento colle sottostanti sculture.
Il trittico è egregiamente conservato, e la speciale bianchezza del materiale in cui è foggiato e la forma convessa delle varie piastrine disposte in senso longitudinale rivelano esser esso, piuttostochè d’osso come parrebbe a tutta prima, di quell’avorio di grana com- patta e assai pregiato per lavori consimili che .viene fornito all'industria dai denti di ippopotamo.
Ciò spiega la composizione del trittico in molti pezzi accuratamente “ ingegnosamente riuniti, tutti dal più al meno con lieve curvatura, inquantochè, essendo i denti d’ippopo- tamo “i all’interno, e non già pieni come quelli d’elefante, riesce impossibile il cavarne sezioni di certe dimensioni, e tutte in genere risentono, benchè in grado diverso, della cur- vatura dell’osso sì all’esterno che all’interno.
Quanto alla tecnica del lavoro, si manifesta in modo indubbio di artista fiorentino della fine del XIV secolo, ed oltre al drappeggiar largo dei panni, vi si nota buona espressione nelle teste delle diverse figure. San Giovanni e la Vergine, ai piedi della croce, sono com- presi di vero e profondo dolore, e un grande sentimento di riverente trepidazione leggesi nel viso delle tre Marie prostese al suolo davanti al redivivo Redentore e nella Maddalena cul esso apparve sotto umili spoglie, soggetto frequentemente riprodotto nel xIv secolo ed immortalato dallo stesso Giotto nell’Arena di Padova.
Caratteristici mostransi pure gli abbigliamenti dei giudei a’ piedi della croce, con certe barbute a punta acuminata e larghi scudi triangolari ricoprenti gran parte della persona, e più ne colpiscono, come affatto speciali ad un dato artista, le piante di pino ad ombrello con striature longitudinali che scorgonsi nella zona superiore delle due ante del trittico, e le piccole costruzioni scolpite in una lista orizzontale al disopra della Vergine e dei Santi diversi nella zona inferiore.
Ora, tali singolarità artistiche sono, sulla fine del xIV secolo, proprie, si può dire asso- lutamente, di un artefice fiorentino che si rese celebre per un lavoro d’avorio fra i più grandiosi che si conoscano, quale è il trittico o pala dell’altare della Certosa di Pavia, e cioè di Baldassare degli Finbriachi o degli Ubriachi.
Sormontava un giorno quel trittico l’altar maggiore del tempio, opera insigne di maestri campionesi, che tutto lascia presumere sia stato collocato dei Certosini fino dal 1396, e costituiva così l’altare iniziale stato consacrato dal duca Giovanni Galeazzo.
Fu, infatti, veduto quel trittico sull’altar maggiore del tempio, posto originariamente nel capocroce, e così sotto la cupola, da Pasquier Le Moyne, il quale, venuto in Italia col re Francesco I di Francia l’anno 1515 dopo la battaglia di Melegnano, tramandò fino a noi alcune notizie su quel suo viaggio in Italia, e, parlando della Certosa di Pavia, così testualmente si espresse: et il y a ù lautel une table très magnifique à bien petits person- nages ; con la quale espressione viene evidentemente designata la pala d’altare a foggia di trittico d’avorio. E altrettanto confermò il viaggiatore tedesco Fichard nel 1536.
Consta quel grandioso trittico (tav. II), dell'altezza di m. 2.60 per una larghezza mas- sima di m. 2.43, di una numerosa serie di quadretti (ben 66) con piccole figure accurata- mente scolpite in denti d’ippopotamo e 94 statuine distribuite nelle due torricciuole angolari e nel basamento.
Nei 26 scomparti della parte di mezzo scorgiamo riprodotte le scene dei Re Magi secondo- le perdute leggende medioevali; nei 18 della fiancata destra le storie della vita, passione e morte del Redentore, e nei 18 della fiancata sinistra quelle della vita della Vergine secondo i vangeli apocrifi, sì che si accorda, sotto questo rispetto, egregiamente il trittico coll’altare di cui doveva essere il principale decoro, fortunatamente fino a noi pervenuto nella grangia
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28 DIEGO SANT'’AMBROGIO
di Carpiano, e che si addimostra decorato di otto bassorilievi coi principali soggetti della vita della Vergine secondo i vangeli testè citati. ! di
Tolto quel trittico dall’altar maggiore verso la metà del XVI secolo, allorchè costrussero i Certosini altro altare più suntuoso in fondo all’abside del tempio, e inviarono l’altare del
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XIV secolo alla loro chiesetta sussidiaria di Carpiano, veniva dappoi collocato nel locale della sagrostia vecchia, e giunse così fino a noi in perfetto stato di conservazione.
settembre 1895.
L'altare e i marmi di Carpiano — Nel Monitore tec- Illustrazione artistica con 12 eliotipie. Milano, Calzolari mico del 20 novembre 1895. e Ferrario, 1894.
! Veggansi le Memorie al riguardo pubblicatesi: GRA CAR. Carpiano, Vigano Certosino e Selvanesco.
Pel trittico, consultisi l'apposita Monografia stata L’altare di Carpiano — Le annotazioni del libro ma- pubblicata nel IV fascicolo dell'Archivio Storico Lom-
stro delle spese della Certosa di Pavia e i caratteri bardo del 1895.
stilistici delle sculture — Nel Politecnico dal giugno al
UN TRITTICO FIORENTINO DEL XIV SECOLO 29
Insieme al trittico, da ultimo, avevano i Certosini, sempre all’epoca della fondazione della Certosa nel 1396, fatto eseguire, dallo stesso artista Baldassare degli Embriachi, anche due arche o cofani, foggiati essi pure in denti d’ippopotamo, e che, dovendo manifestamente servire ad uso del duca e della duchessa in occasione delle eventuali loro comparizioni alla Certosa, risultavano adorni invece di sculture con soggetti profani, quali le scene dì Piramo e Tisbe, di Paride, di Ero e Leandro, e due storie cavalleresche di carattere alquanto licen- zioso, fra cui quella del Becco all’oca, riprodotta nel poema 1 Mambriano, di Francesco Cieco da Ferrara. |
Anche i resti di tali cofani, disfatti già dai Certosini e adattati ad ornamenti di un gabinetto nel locale della Foresteria, benchè tolti alla Certosa da privato acquisitore nella soppressione dei Certosini sotto la Cisalpina ed il primo Napoleone, non andarono perduti, e trovansi ora.gelosamente custoditi in Milano, nella casa del nobile G. B. Cagnola, ivi disposti a decorazione di un gabinetto nel modo stesso con cui già stavano nella Foresteria del chiostro pavese.
Quanto poi- alla sicura attribuzione al fiorentino Baldassare degli Embriachi, o degli Ubriachi, tanto di questo trittico, quanto dei due cofani di cui facemmo parola, risulta com- provata, oltrechè da tradizione di vecchia data, da un chiaro e preciso documento d'archivio, e cioè dall’annotazione che leggesi Del rendiconto della Certosa di Pavia del 18 marzo 1409, del seguente tenore:
Item Domino Baldassari de Ymbriachis pro completa qucezione majestatum et coffa- | norun eburnei L. IIMXLIII.s.V.d. XII.
Che se, qualche anno prima, vediamo fatta menzione di questo trittico e dei due cofani in un rogito del notaio pavese Bellisomo, e vi si accenna in quel documento ad un paga- mento per essi di 1000 fiorini d’oro a certo Francesco De Masis, va notato che questi altro non era che notaio in Firenze, e così un intermediario forse per la corresponsione di quei lavori, mentre il Baldassare degli Embriachi esercitava realmente l’arte della scultura in Firenze, cosicchè è a lui, e non al De Masis, come arguì L. Beltrami nella sua Guida della Certosa di Pavia, che spetta la paternità sì del trittico che dei due cofani.
Usciva questo artista da nobilissima ed antica casata fiorentina, fra i più potenti ghi- bellini d’oltrarno, che avevano le loro case con torre là dove è oggi la via dei Bardi, e sembra si distinguesse in vita sua, oltrechè nell’arte della scultura, in studî ed incarichi diversi, tantochè lo si vede menzionato in altri documenti quale banchiere a Venezia ed agente politico colà di Gian Galeazzo Visconti, conte di Virtù, e fondatore della Certosa pavese.
Che in ogni modo fosse il Baldassare degli Embriachi, o degli Ubriachi, artista scultore in Firenze, provò luminosamente Gaetano Milanesi nella sua prefazione ai tre Trattatelli sul- l’arte del xeno da lui pubblicati nella dispensa 41 della Scelta di curiosità letterarie inedite e rare dal secolo XIII al XVII, edita in Bologna da Gaetano Romagnoli (1864).
Il terzo di quei trattati, del 1443, è per l’appunto di un Benedetto degli Ubriachi, e raccogliendo il dotto autore, valendosi del sussidio di speciali informazioni fornitegli dal signor cav. Luigi Passerini, quante notizie potè intorno a quella famiglia d’artisti fiorentini, avverte che il detto Benedetto fu figliuolo naturale di Baldassare di Simone d’Aliotto, legit- timato poscia dal padre suo nel 1389 per privilegio concessogli dalla Signoria.
E aggiunge che il padre Baldassare esercitò l’arte della scultura, come si cava dalla portata al catasto (quartiere San Giovanni, gonfalone chiavi), fatta nel 1470 da Lorenzo d’Antonio di messer Manfredi degli Ubriachi, suo consorte, nella quale si ricorda la portata del 1427 che diceva in Ginevra di Baldassare degli Ubriachi, scultore, e nella sua madre,
Appare bensì da alcune memorie che Baldassare dimorasse ed esercitasse l’arte sua in Venezia, dove il figlio Benedetto può avere appresa, per l’appunto, l’arte del vetro; ma ciò conferma le notizie emerse degli utfici diversi che ebbe colà Baldassare degli Ubriachi senza escludere per nulla che la sua principale arte fosse la scultura.
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Premesse brevemente queste notizie per meglio accertare l’attribuzione al fiorentino Baldassare degli Embriachi del grandioso trittico e dei due cofani ducali della Certosa pavese, ne conviene ora esporre come, per chi abbia appena superficialmente studiato l’opera di questo artista nei due cimelî testè citati, riesca senz'altro al detto artefice ascrivibile anche il trittico più sopra descritto del Museo del Bargello, per quanto sia esso nelle dimensioni sue e nella condotta del lavoro inferiore a quello della Certosa di Pavia.
E, per vero, identica è in entrambi i trittici e così pure nei due cofani la lavorazione dell’avorio di denti d’ippopotamo, tanto nelle figure quanto negli accessorî del paesaggio e dei piccoli edifici di cui s'è fatto cenno nella zona inferiore. Vedansi al riguardo, per gli opportuni raffronti, la figura del Cristo in croce e quelle, in ispecial modo, degli apostoli Pietro e Paolo, riprodotti nell’egual modo nel trittico pavese.
Quanto ai citati accessorî, ad un medesimo artista non può che attribuirsi l'espediente della piccola zona con casette ed edifici diversi nella parte inferiore del trittico del Bargello di cui si valse largamente il Baldassare degli Embriachi in gran parte dei sessantasei qua- dretti del trittico della Certosa. I pini ad ombrello con striature longitudinali, sono poi analoghi in tutto in entrambi i trittici, e così il modo con cui sono trattate le rupi e i particolari del paesaggio.
Meno ricco ed elaborato di quello del trittico pavese è l’ornato a fogliami che corona la cuspide della parte centrale, ma eguale è il garbo con cui si svolgono le foglie d’acanto e . termina la cuspide in entrambi i trittici con una pigra ornamentale, e simile in entrambi è la greca ad intarsio del basamento.
Solo, come già notammo, il trittico del Bargello è cosa di assai minore importanza artistica e in luogo di una vera e propria pala d'altare da rimanere costantemente aperta, e con tre cuspidi decorate di ben 66 quadretti, leggiadramente circondati da ‘cornici con colonnine a spirali sorreggenti un architrave con archetti trilobati, si appalesa il trittico fiorentino piuttosto come un altarino portatile composto d’una sola cuspide centrale con sportelli chiudibili ai lati, destinato a qualche piccola cappella o altarino di chiostro, e non già ad un grande altare chiesastico. |
Ma, con tutto ciò, per quanto concerne la mano d'opera, e, più che altro, la composi- zione generale del lavoro e il modo con cui fu condotto a termine, si manifestano i due trittici testè citati come opera indubbia di un solo ed unico artista, nonostante che manchino o siensi obliterate nel trittico-del Bargello le dorature che rendono più ricco e pregiato il trittico della Certosa di Pavia, e questo artista altro non può essere che quel Baldassare degli Ubriachi, o degli Embriachi, che, come ci è noto dal documento più sopra citato, ebbe a foggiare di sua mano, dietro ordinazione ed a spese dei Certosini, il trittico pavese negli anni del 1396 al 1409.
Ora, a queste conclusioni sembrava opporsi l'attribuzione fin qui data al trittico del Museo nazionale del Bargello, e che risulta inscritta anche a’ piedi della bella e nitida foto- grafia stata fatta di quel tabernacoletto d’avorio, d'essere cioè il medesimo opera di Andrea di Cione Orcagna del XIV secolo.
L’egregio direttore del Museo del Bargello, sig. prof. Umberto Rossi, all’uopo interpel- lato, non mancò però, con sua lettera del 21 novembre ultimo scorso, di dichiarare egli stesso, che «quel trittico non è certo dell’Orcagna, il quale non consta abbia mai fatto lavori in avorio », e. aggiunge: « che basterebbe confrontare le figure del trittico con quelle del tabernacolo di Orsanmichele per comprendere che l’Orcagna non vi ebbe parte meno- mamente, e che il trittico è così lavoro di altro artefice, probabilmente fiorentino, del secolo XIV ».
Tale artista, dai raffronti fatti, ci si appalesa, effettivamente, nativo di Firenze e del- l’epoca testè citata, in quel Baldassare degli Embriachi che tanta fama acquistò giustamente per la ricca e meravigliosa pala d’altare della Certosa di Firenze, ed è bene sia rivendicato al suo nome anche il più modesto trittico, di cui facemmo la descrizione, del Museo nazionale
UN TRITTICO FIORENTINO DEL XIV SECOLO ; 31
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del Bargello, benchè si riveli quell’opera, dai caratteri suoi artistici, come anteriore di tempo al trittico pavese, e di lavorazione meno complessa ed artificiosa.
Solo, come il grandioso trittico pavese, anche questo trittico del Bargello non porta indicazione di sorta del nome dell'autore, ma poichè del primo di essi conosciamo, in modo
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TRITTICO DEL LOUVRE.
indubbio, l'artefice, non è certo azzardato l’ascrivere ad esso anche il tabernacoletto del Bargello dal momento che risponde in tutto, per note caratteristiche di composizione e per la tecnica del lavoro, alla gran pala d’altare della Certosa di Pavia e ai resti sopravanzati dei due cofani ducali.
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Che se, ad ogni modo, si amasse, per maggior scrupolo, aggiungere al criterio dei raffronti qualche dato più concreto, vè da porre in luce al riguardo una circostanza che ha certo per sè un gran valore dopo le constatazioni dei citati raffronti. Ed è la seguente:
Fu Baldassare degli Embriachi, a quanto narra Gaetano Milanesi nella prefazione più sopra menzionata, munifico benefattore del convento di Santa Maria Novella, ed anzi concorse egli alla edificazione del suo secondo chiostro ed innalzò a sue spese la metà del noviziato, cosicchè essendo il D’ Embriachi insigne scultore, si presenta agevole il pensiero che qualche opera di sua mano abbia egli lasciato ad ornamento di quel chiostro domenicano.
Or bene, dalle assunte informazioni ebbe a risultare, per l’appunto, che il trittico del Museo nazionale del Bargello, già erroneamente ascritto ad Andrea di Cione Orcagna, era, ab antiquo, nel convento di Santa Maria Novella, da dove fu rubato nel novembre 1862 per essere poi fortunatamente ricuperato nel 1867.
E può bastare ad esuberanza tale singolare coincidenza a rassicurare anche i più cauti ad attribuire definitivamente a Baldassare degli Embriachi, e non già all’Orcagna, un’opera d’arte che, benchè di modeste proporzioni, acquista singolar pregio e valore dal raffronto e dalla correlazione evidente che ha col grandioso trittico della Certosa pavese, cimelio prezioso ed importantissimo, insieme ai due cofani, dell’arte fiorentina dell’ ultimo decennio del XIV secolo, e titolo di gloria imperituro per lo scultore Baldassare degli Embriachi.
Di lui l’Italia nostra possiede il capolavoro suo nel grande trittico della Certosa pavese, cui venne recentemente ad aggiungersi, con molto fondamento, l’altro trittico minore del Musco del Bargello, testè descritto, ma ulteriori indagini e studi di raffronto estenderanno certo il campo d’azione di questo valente artista della fine del secolo XIV, e già possiamo arguire siano ad esso per l’appunto ascrivibili due opere d’arte analoghe di qualche impor- tanza che si rinvengono nel R. Museo di Berlino e in quello del Louvre a Parigi.
Ora, il trittico berlinese, acquistato per conto di quel Museo a Bruxelles l’anno 1857, già viene designato come opera evidente di maestro italiano del xIV secolo nel Catalogo figurato (Bildwerke der Kristlichen Epoche) che pubblicarono recentemente di quel Museo W. Bode e Hugo von Tschudi.
Sotto il n. 548 a pag. 143 di detto Catalogo il trittico vi è brevemente dedita e ratligura esso: nella parte centrale superiore, la Crocifissione nel modo press’a poco identico del trittico del Bargello; nei due spazi triangolari dei lati, l'Annunciazione a sinistra e l’ingresso di Gesù in Gerusalemme a destra; nella parte inferiore poi vediamo la Vergine fra San Giacomo Maggiore e San Giovanni da un lato e gli apostoli Pietro e Paolo dall’altro, nello scomparto di mezzo, e i santi Francesco e Bartolomeo, e Stefano ed Antonio negli scomparti di destra e di sinistra.
Quanto al trittico più importante e grandioso del Louvre, esso fu sempre considerato come opera italiana che si collega sotto molti rispetti a quello della Certosa di Pavia,'! cosicchè riesce facile pronunciare il nome dell’autore suo in Baldassare degli Embriachi.
Offre esso in vista nello scomparto di mezzo le principali scene della vita, passione e morte del Redentore, e nei due scomparti laterali scene diverse della vita di San Giovanni Battista e di San Giovanni Evangelista. Fu questo prezioso lavoro ordinato dapprima, € donato poscia all'Abbazia di Poissy nel xv secolo, dal Duca di Berry, che fu il più insigne dei mecenati e amatori d’arti francesi del periodo che precedette il Rinascimento.
Tanto per esso quanto pel trittico berlinese, le caratteristiche del lavoro dell’avorio e dei contrassegni speciali al fiorentino Baldassare degli Embriachi vi si manifestano eviden- tissime, cosicchè ad esso per l’appunto vanno ascritte anche entrambe tali opere d’arte, come puossi vedere pel trittico del Louvre dall’unita riproduzione di una fotografia all'uopo cor- tesemente inviataci dal chiarissimo signor Eugenio Miintz.
DIEGO SANT'AMBROGIO.
! Veggasi lo studio di H. pe Cnampeavx nella Gazette des Beaur Arts, 1888, vol. II, pag. 409.
LA SCULTURA ORNAMENTALE ROMANA NEI BASSI TEMPI
UE punti culminanti ebbe l’arte in Roma: uno nei tempi antichi sotto Augusto, l’altro nei tempi moderni sotto Leone X, entrambi preceduti da lunga preparazione e seguìti da lenta decadenza. Tuttavia, addentrandosi nella storia dell’ arte romana, un fatto assai strano ap- parisce, di cui lo studioso non può subito rendersi conto; ed è quel profondo distacco che separa l’arte antica dalla moderna, e fa sì che il risorgimento di questa apparisca molti secoli dopo il tramontare del- ‘ l’altra, quasichè in quel lungo spazio di tempo ogni vitalità si fosse spenta in Roma, ciò che è smentito dalle vicende storiche, dai fatti occorsi e dai monu- menti superstiti. -
E dove vive un popolo che ha sentimento arti-
stico, l’arte non muore, nè può scomparire; essa si
modifica, si trasforma, si adatta al gusto delle nuove generazioni di cui rimane viva e
perenne manifestazione; si corrompe, s’ imbarbarisce, ma scomparire affatto non può, ed i
grandiosi mosaici delle basiliche cristiane e qualche raro affresco ci rappresentano infatti la
storia della pittura romana nei bassi tempi; ma la scultura, € massime Ja scultura orna. mentale, ci è ignota. Perchè?
Eppure non mancano edifizi di quest'epoca; si può anzi asserire che Roma ne è ricca, perchè grande fu l’attività spiegata dai pontefici dell’età di mezzo (massime se romani), nell’erigere, ampliare o restaurare edifici sacri. Ma secoli di tenebre e di barbarie si fram- mettono fra l’arte antica e la moderna, ed impediscono di scorgere quella lenta trasforma- zione che dovette operarsi nei secoli di decadenza allo sfasciarsi degli ordinamenti civili, quando uno dopo l’altro scomparivano i mitì del paganesimo, cedendo il posto ai simboli cristiani; quando alla forza materiale (così brutalmente espressa nel mosaico dei gladiatori) si sostituisce quella morale che gl’ingenui pittori delle catacombe si sforzano di esprimere; quando ai godimenti epicurei succede il più severo ascetismo, alla spensieratezza pagana le paurose profezie del millennio che annunziavano prossima e sicura la fine del mondo.
Tutto quel rimescolio di elementi vecchi e nuovi che si agitavano nella putredine del- l’antica civiltà corrotta e morente, che si raggruppavano e prendevano nuove forme arti- stiche per risorgere a vita nuova, prima ancora che l’alba del rinascimento spuntasse all'orizzonte; tutto quel movimento artistico che si produsse in questo centro della civiltà e del cristianesimo nei bassi tempi, è ignoto.
E non si tratta di poco, badate bene: dieci secoli correvano fra fi tramonto dell’arte antica ed il risorgere della moderna; e se gli studi del sommo dei moderni archeologi, che
Archivio storico dell'Arte, Serie 2°, Anno II, fasc. I-II. 5
34 FERDINANDO MAZZANTI
la morte da poco tempo ci ha rapito, diradarono le nebbie che avvolgevano l’arte cristiana dei primi secoli; se gli studi del Promis, del Boito e d’altri insigni apportarono viva luce sulle opere dei marmorari romani dei secoli XII e XIII, è forza riconoscere però che una lacuna ben grande esiste ancora.
Donde proviene ciò? Dalla mancanza d’opere d’arte di quei tempi, oppure dalla defi- cienza di studi e ricerche intorno ad esse? Quale ne sia la causa lo vedremo più innanzi:
Soffitto classico Soffitto del 1x secolo poi parapetto in Sant'Agnese fuori le mura in Santa Maria in Trastevere
mi sia lecito far notare intanto che i lavori dei sopracitati marmorari, dopo gli accurati studi eseguiti, non vanno più confusi coi bisantini lavori, ma si distinguono per i nomi di quegli artisti che firmando magister romanus fecit, diedero a conoscere l’origine locale dell’arte loro ed il pregio in cui essi erano tenuti.
Il chiostro di San Paolo di Pietro marmoraro, quello di San Giovanni in Laterano del Vassalletto, il coro di San Lorenzo fuori le mura, le tombe dei Savelli all’Aracoeli, la fac- ciata del duomo di Civita Castellana, e cento altri capolavori dei Cosmati, ci offrono splendidi esempi di quell’arte gentile che tanta grazia di classiche forme rivela, e pur tanto differisce dall’arte antica.
Si distinguono i citati lavori per eleganza di forma e finezza di ornati scolpiti con poco rilievo e minutamente intagliati quasi alla maniera bisantina; vanno adorni di grandi tondi di porfido o di granito e fasce di mosaico a piccoli pezzi triangolari, quadrangolari od esa- gonali di porfido verde e rosso e di giallo antico, riuniti in ingegnose combinazioni geome- triche; nelle parti verticali i mosaici sono assai più minuti, e composti quasi sempre con smalti colorati e cubetti di vetro dorato.
La ben calcolata combinazione dei colori robusti ma di tono basso, ed il luccichio degli smalti in contrasto con la trasparenza dei vecchi marmi della tinta di avorio, dànno un gran brio a codesti lavori ed un’impronta tutta loro speciale che li distingue da quelli prodotti in altre regioni.
La scuola dei marmorari romani fa da sè; essa ha le sue forme architettoniche, i suoi motivi ornamentali, i suoi metodi, la sua tecnica e perfino i suoi marmi prediletti! L’arte ogivale appena appena la sfiora: ad altra arte più robusta e potente essa tien fiso lo sguardo, altro sangue più nobile essa sente scorrere nelle sue vene! |
Noi conosciamo i nomi di quegli artisti che per due secoli si trasmisero le tradizioni e la pratica dell’arte, ma non sappiamo dove ebbe origine la loro scuola, nè sappiamo chi furono i loro maestri.
Forse frugando nei vecchi edifizi anteriori ai Cosmati, si troverebbero gli indizi di un’arte locale che precedette quella dei summentovati artisti; ma tali ricerche, lunghe ce pazienti negli altri centri artistici, sono in Roma così difficoltose da scoraggiare gl’ ingegni più forti e le volontà più tenaci.
Imperocchè gli ‘edifizi romani dei bassi tempi non presentano mai quei caratteri spiccati che hanno per solito i monumenti ideati e costruiti di getto in una data epoca, con mate-
LA SCULTURA ORNAMENTALE ROMANA NEI BASSI TEMPI 35
riali grezzi di cava le cui singole parti, lavorate contemporaneamente, recano tutte l'impronta ben definita di un determinato stile; essi sono, nella generalità dei casi, edifizi fabbricati con materiali provenienti da altri più antichi monumenti, che ti presentano un’accozzaglia di basi, colonne, capitelli, stipiti, fregi, ecc., di differenti epoche e stile, di diverso ordine, di varia misura.
Questo genere di costruzione, con parola assai appropriata, fu detta architettura frammentaria, cioè formata con frammenti architettonici preesistenti. (Nè tal gusto, che ad alcuni potrà sem- brare barbaro, è cessato ancora del tutto oggigiorno, come lo pro- vano il monumento Rosa al Verano ed il piedistallo della statua di Cola di Rienzo a' piedi del Campidoglio, con antichi fram- menti composti, ed altro bellissimo monumento sepolcrale che il pittore Attilio Simonetti sta ultimando nel suo studio).
I costruttori romani di quell'epoca non avevan bisogno di far venire da lontane regioni pietre e marmi da scolpire, perchè dentro la città stessa i ruderi dell’epoca imperiale presentavano
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cumuli enormi di materiali utilizzabili. Con poca fatica e presso 3
il luogo dove si voleva innalzare il nuovo fabbricato (qualche ({î volta sul sito stesso) si aprivano cave maravigliose, da dovei marmi È uscivan fuori già lavorati, le colonne tornite e lucide, i capitelli bi ed i fregi stupendamente intagliati, le lastre di marmo levigate, BHi
i mattoni già cotti, le tegole ed i canali pronti per essere ricol- locati sulla copertura degli edifizi; in tanta copia di materiali non v'era che l'imbarazzo della scelta e la ditficoltà di adattare cose di diverso ordine e misura in uno stesso edificio; ma su questo punto Decorazione classica a fascie in- gli artisti si mostrarono di molto facile contentatura e non bada- irecciate nei sepolcri della via vano tanto pel sottile, impiegando nello stesso intercolonnio co-
lonne di marmi diversi liscie o scanalate e non sempre di eguale diametro, sormontate da capitelli d’ogni sorta.
Data questa condizione di cose, è facile comprendere come nessuna impronta dovevan lasciare quei costruttori nelle parti 0r- ganiche dei loro edifizi, perchè tutte formate con materiale raccogliticcio; ma allorquando, completato il fabbricato nella parte costruttiva, si poneva mano alle opere decorative e di finimento (che dovevano di necessità crearsi sul posto), allora la perizia, l ingegno, la valentia degli artisti ebbe largo campo da eserci- tarsi, ed allora soltanto appariva lo stile proprio dell’epoca a dare l'intonazione a tutto l’edificio, che assurgeva così a monumento d’arte.
Pavimenti, altari, cibori, recinti mar- morei, sepolcri, decorazioni murali, la- cunari di soffitti, chiusure di porte e finestre, pitture, mosaici, ecc., queste fu- rono le opere in cui gli artisti dei bassi tempi dettero prova della loro maestria.
Ma accadde in seguito che per la smania di rinnovare la decorazione dei vecchi edifizi, o per la necessità di urgenti riparazioni; 0, peggio ancora, per la totale riedificazione degli
Fon
Pavimento a fascie intrecciate del sec. xi in San Clemente
36 FERDINANDO MAZZANTI edifici stessi, la distruzione di tali cose si operasse man mano; ed oggi, se si eccettuano i grandi mosaici istoriati delle basiliche, qualche raro vestigio di affresco, le porte intagliate di Santa Sabina ed i recinti marmorei di San Clemente, si può affermare che tutto fu distrutto. Ho potuto accertarmi come l’opera di distruzione incominci fin dal tempo dei Cosmati nel secolo XII, ed essa segua spietata per tutto il Rinascimento, nè qui” si jferma ancora: sopravvengono gli artisti barocchi, e quanto rimane è barbaramente scalpellato o ricoperto con goffe decorazioni in istucco. Si cercava, come dice il Vasari, dî fare scomparire qualsiasi traccia di vecchiume; ed ecco perchè le tenebre più fitte avvolgono ancora tanti secoli d’arte, e ben poco si conosce di quanto il genio latino produsse nell’età di mezzo.
* * *
Ma se tutto fu distrutto, non tutto scomparve: qualche frammento qua e là si ritrova pei cortili, pei pavimenti, per gli angoli delle vecchie chiese, o torna in luce in occasione di qualche restauro o di qualche scavo.
Uno studio molto interessante sull’architettura in Italia dal vi al X secolo, pubblicato dal prof. Raffaele Cataneo, ha illustrato parecchie di tali sculture ornamentali, e quantunque fatto con molta fretta, esso è commendevole per il metodo che viene ivi indicato per intra- prendere tali studi; metodo sperimentale basato ; 3 sopra i dati forniti dai monumenti stessi ; unica
—X% guida sicura che di rado fallisce.
(os oi Rovistando nei vecchi edifizi di Roma e internandomi nei loro più remoti recessi, sa- lendo sulle polverose soffitte, o discendendo negli oscuri ed umidi sotterranei, cercando sempre con ardore infaticabile quegli avanzi dispersi e dimenticati, ho potuto radunare un materiale copioso col quale si può ricostruire la storia dell’arte ornamentale romana nei bassi tempi e seguirne passo passo il successivo suo svolgimento.
In queste ricerche un fatto importante mi ha colpito, ed è questo: che le pietre di un edifizio che non sia stato mai abbandonato, rimangono sempre sul luogo, per quante trasfor- mazioni o ricostruzioni questo abbia subite.
Dalla villa patrizia la lapide pagana discende nella sottoposta catacomba, e sul rovescio di essa s’incide l'iscrizione cristiana: passano i secoli, la casa è distrutta, la catacomba spogliata dalle ossa dei santi, e sopra di essa s’innalza una modesta chiesuola: nel pavi- mento di questa, tra le fascie di marmo, si ritrova ancora quella lapide. Così la colonna , del peristilio diventa successivamente sostegno del baldacchino, cereo pasquale e piede
dell’acquasantiera. Il paliotto d’altare diventa predella, poi scalino, poi soglia di porta nello stesso edificio, e via di seguito.
Ma ciò si spiega col fatto che il territorio romano è privo di cave naturali di marmo; le pietre che in esso si trovano sono d’infima qualità e non adatte per lavori delicati, e che richiedono una certa finitezza: a forza di estrarre marmi dai cumuli delle rovine pagane e dai ruderi dei vecchi edifizi, la materia venne un giorno a mancare, quelle cave artificiali si trovarono esauste; come fare? L’ ingegno degli artisti romani non si sgomenta; se manca la materia prima e se mancano i mezzi per procurarsela, si utilizzano i marmi dei loculi delle catacombe, i rivestimenti marmorei delle vecchie basiliche, i plutei dei bassi tempi, e la stessa materia prende nuove forme, nuovi ornamenti, nuova impronta di stile.
Tenendo conto di questo fatto si può dunque asserire che molto di quanto si credeva perduto esiste ancora, ma rimane celato; e se si potessero voltare i vecchi marmi rilavorati in epoca a noi più vicina, un numero incredibile di opere d’arte, sconosciute a tutti, tor-
Pluteo del sec. v utilizzato per tomba medioevale
LA SCULTURA ORNAMENTALE ROMANA NEI BASSI TEMPI 37 nerebbero in luce. Io stesso ebbi a farne più-volte esperimento in San Cosimato, in Santo Ste- fano del Cacco ed in Santa Sabina, dai. quali monumenti esumai lavori importanti di cui terrò parola in appresso, che accrebbero il patrimonio artistico della città nostra; e colgo l’occasione per ringraziare S. E. il ministro della pubblica istruzione, prof. Guido Baccelli, la Direzione dei monumenti e tutte le persone cortesi che mi furono larghe di aiuti, di con- sigli, di suggerimenti e di indicazioni preziose.
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Raccolto tutto il materiale esistente, era necessario completarlo nelle parti frammentate (per quanto era possibile di fare con sufficiente esattezza) seguendo lo scomparto geometrico od il motivo ornamentale scolpitovi, ricostruendo così dal frammento l’oggetto nella sua forma primitiva; studio lungo e minuzioso, ma pieno di gradite sorprese, le quali compensarono ad usura la fatica impiegatavi. Non rimaneva quindi altro da fare che classificare per ordine cronologico tutti i vari pezzi, tenendo sempre raggruppati quelli di una medesima prove- nienza. Ma, pur troppo, in questa vasta congerie di frammenti pochissimi sono quelli che hanno iscrizioni che possano precisarne la data; e quindi riusciva assai difficile, come si può comprendere, stabilirne con esattezza la classificazione.
Ed ecco come mi regolai:
Incominciando da quelli muniti d’iscrizioni (e che venti non ammettono dubbio alcuno intorno all’epoca cui appartengono), ne formai un primo elenco che qui riporto per chiarezza: i
Secolo | Oggetto Data IV Rostri nell'arco trionfale . . . . . +. . Costantino (332) V Porta in bronzo nel Battisterio di San Giosanni . . . Ilario (461-67) VI Frammenti d’altare in San Clemente . . . . . . . Ormisda (514-23) » Schola Cantorum di San Clemente . . . . . . . . Giovanni II (5832-35) » Ponte di Narsete . . . . . ..... . . . . Narsete (563) VII he €06 d'a © Lw VII Frammenti. isolani in iena Maria. in Cosmedin . +. Adriano I (772-95) » Archetto . . . è +00... + 0. + + + Leone III (795-16) 1X Cappella di San Zenoni: 2000 + + Pasquale I (817-24) » Frammenti in Santa Sabina . . . .- + +. Eugenio II (824-27) » Frammenti in Santa Maria di Castel Sant'Elia . + + Gregorio IV (827-44) » Arco cuspidato nel Chiostro Lateranense. . . . . . Leone IV (847-55) » Frammento della Badia delle tre Fontane . . ... . Nicolò I (858-67)
X Margella di pozzo, San Giovanni a Porta Latina . . . Epigrafia del secolo x XI. Traforo di finestra in San Lorenzo fuori le mura. . . Giovanni XIX (1003-09) » Frammento d’archetto a Villa Borghese . . . . . . Epigrafia del secolo xr
» Porta in Santa Maria in Cosmedin . . . . . . . . Epigrafia fine secolo xr.
Sulla guida di questi capisaldi formai un secondo elenco di quegli oggetti che per il luogo dì origine bene accertato, per le memorie storiche del monumento in cui furono rinvenuti, per lo stile, per la tecnica della scultura e, sopratutto, per l'identità dei motivi ornamentali, potevo con sicurezza raggrupparli attorno ad uno dei surriferiti. Così, a mo’ di esempio, esistono nella basilica di Santo Stefano, sulla via Latina, frammenti di rozze sculture ornamentali con nodi assai simili a quelli dell’arco di Leone III; a questo pontefice devesi la ricostruzione e l'ampliamento di quell’edificio, è probabile quindi che i frammenti ivi esistenti siano proprio di quell'epoca, non potendo essi appartenere ad epoca più tarda, perchè troppo rozzi e scorretti, nè ad epoca anteriore per la diversità dello stile.
Venne poi una terza serie di frammenti i quali, sia per il luogo di origine accertato che ne indicava l’epoca, sia per i caratteri non più identici ai precedenti, ma alquanto
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dissimili da quelli, dovevan intercalarsi fra gli uni e gli altri, formando alla lor volta nuovi capisaldi intermedi, accrescendo la serie cronologica.
Rimasero per ultimo quelli d’ignota provenienza od appartenenti ad edifizi di cui non si hanno memorie certe, o stanno depositati nei musei senza alcuna indicazione; ma per questi il confronto coi molti già classificati fu sutficiente ad indicare il posto che loro competeva, completando così la classificazione progettata.
Riguardo ai frammenti trovati in un edifizio o attorno ad esso, tenni conto non solo dei caratteri artistici, ma delle dimensioni in superficie ed in grossezza, della natura delle sagome e d’ogni altro indizio che valesse a farli raggruppare quali avanzi di un tutto scomposto nelle singole parti disperse poi; cosa questa della massima importanza per lo studio delle ricomposizioni, non sempre osservata dal Fleury, dal Cattaneo e da altri.
Gli oggetti di provenienza certa e di epoca presunta sono numerosissimi, e per non stancare la pazienza del lettore darò un elenco in fine degli edifici ove ebbi a rinvenirne. Con questo metodo fu possibile, come si può comprendere, classificare un numero grandis- simo di sculture.con sutficiente esattezza.
Ho spiegato il metodo da me adottato per la classificazione, mi fu facilitato il compito per mezzo di spolveri eseguiti sugli originali, con i quali ebbi non solo il disegno dell’og- getto, ma anche la sua dimensione precisa, e come questi furono raggruppati nell’ordine cronologico sopradescritto apparvero immediatamente i caratteri diversi di stile che un secolo dall'altro distinguono. Si vide chiaro 'il passaggio dall’ arte classica alla cristiana nel IV e v secolo, il declinare di essa nel VII secolo e quindi il nuovo stile ricco e scor- retto della fine del secolo VIII sorgere a miglior forma e disegno nel secolo IX, per decadere nel x e risorgere nel secolo seguente con maggiore slancio, schiudendo la via ai marmorei romani del secolo XII.
Non ho ancora spigolato dappertutto e la messe è stata abbondantissima, maggiore assai di quanto io stesso avrei potuto sperare, e l'elenco di edifizi che si riporta in fine, pei quali esistono in numero più o men grande di questi frammenti, può darne un’ idea.
Ma ciò che più mi ha meravigliato in queste ricerche si è il grande sperpero fatto di sculture ornamentali che, se non altro, per la storia dell’arte meritavano di essere conservate; par che un odio feroce le abbia perseguitate di generazione in generazione, sino a farne scomparire ogni traccia visibile, così da far credere che l’arte per vari secoli nulla più avesse prodotto in Roma. Per citare un esempio, dirò dell’ iconostasis di Adriano I rinvenuta in Santa Maria in Cosmedin. Avendo il Ministero della pubblica istruzione atfidato all’ 4s- sociazione artistica fra î cultori di architettura in Roma lo studio del restauro di questo edifizio importante, l’Associazione a cui mi onoro di appartenere, prima d’intraprendere a caso un progetto di restauro, volle studiare minutamente tutto l'organismo e le singole parti del monumento e dei vari edifizi di differenti epoche che si trovano in esso incorporati, come anche tutte le fasi per le quali passò la Chiesa dall’ottavo secolo per giungere sino a noi nello stato presente.
Furono scalcinati i muri, tolte le finte volte a cameracanna, alzate le lastre marmoree del pavimento, e scoperte importantissime avvenivano quasi ogni giorno, la storia dell’edi- fizio appariva maravigliosamente scritta sulle sue pareti.
Una parte di detta iconostasis (lo zoccolo) fu trovata murata nell’alto della navata sinistra, un pilastrino e parte della cimasa giacevano dimenticati in un angolo del cortile, un pluteo era murato dentro l’ambone cosmatesco ed un altro giaceva capovolto nel pavi- mento. Una colonna era stata utilizzata nelle arcatine del campanile e parte della sua com- pagna fu adoperata a guisa di mensola per l’appoggio d’una incavallatura del tetto; nella parete del portico stava murata l’iscrizione dell’architrave, ed il paliotto dell’altare fu trovato rovesciato nel pavimento, la predella di questo era stata impiegata per corrimano dell’am- bone cosmatesco.
LA SCULTURA ORNAMENTALE ROMANA NEI BASSI TEMPI 39
Nulla di tutto questo era visibile, ed ora abbiamo invece tutti gli elementi per ricom- porre, con sufficiente esattezza, la detta iconostasis; e così dicasi di cento altri lavori. Non voglio dilungarmi maggiormente per non tediare il lettore, e passo senz’altro a descrivere, secolo per secolo, le sculture ornamentali dei bassi tempi.
SECOLO IV.
La decadenza dell’arte pagana, che sul cadere del primo secolo